"POETARE E PENSARE IN FORMA DI PAROLE"

A.A.V.V.   "POETARE E PENSARE IN FORMA DI PAROLE"

Sei poeti di Palestina:

Mahmud Darwish, Samih Al-Qasim, Fakhri Sardawi,

Walid Al-Shaykh, Ali Al-Khalili, Sa'id Al-Hatim

a cura di Giulio Soravia e Ahmed Addous.

Poetare e pensare in forma di parole.Rivista trimestrale Associazione culturale - Bologna 2003

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<<Questo numero, a cui ha dedicato lunga attenzione il nostro amico Giulio Soravia insieme ad un collaboratore palestinese, Ahmed Addous, con la passione non solo specialistica di arabistica, raccoglie alcuni poeti di Palestina, già in parte tradotti in lingue occidentali e mai tradotti in lingua italiana. L’intenzione è rendere notizia di un <<sogno>> nelle voci di poesia: il desiderio di liberazione nella testimonianza della umiliazione e disperazione di un popolo a cui quelle voci appartengono. Le voci dei poeti di Palestina, qui raccolte fra tante, sono, anche per noi lettori, al fondo, una convocazione di una scena tragica . Le “cause” e gli “effetti” di ciò che ha il nome di “conflitto israelo-palestinese” nel suo durare, rinascere, estendersi, periodicamente indagati nella prospettiva puramente “politica”, non possono contenere o eliminare la tragedia. La riconciliazione, premessa della pace, non può consistere nella precostituzione di posizioni “nemiche”, che sono la permanente giustificazione del dato di fatto. La pace può essere fondata solo dal riconoscimento della reciproca ospitalità nella terra comune da abitare, una dimora non divisa, separata, lacerata in cui ciascuno scriva il proprio spazio……..C’è nei poeti palestinesi, come dice uno di loro, una “memoria per l’oblio”: una storia inscritta della “catastrofe” (Naqbah) dell’esodo originario, nella memoria della mortificazione e della resistenza. Per essi la memoria è lo sguardo e la voce del dolore e della miseria, la coscienza a venire dell’unica alternativa della pace come giustizia, che è della parte più debole e povera, più impaziente al diritto dell’uguaglianza dei diritti….>>                                                                               Gianni Scalia