di Marco Consolo – 28 agosto 2026, https://marcoconsolo.altervista.org/
L’industria della disinformazione digitale e della manipolazione elettorale è relativamente nuova: un settore giovane e innovativo… dedito a distorcere la realtà e spargere propaganda on line. Una florida industria clandestina capace di interferire nelle elezioni e manipolare il dibattito pubblico, che ha trovato in America Latina un terreno particolarmente fertile. I suoi clienti sono, in generale, direttamente Stati, mercenari al soldo di governi, o clienti privati che preferiscono operare nell’ombra, dove la morale non conta e i pagamenti non lasciano traccia.
La denuncia video del The Guardian Sul fronte della manipolazione elettorale, una documentata denuncia arriva dalla testata britannica The Guardian e da Forbidden Stories, che hanno deciso di seguire una pista lunga sei mesi. Tre giornalisti – Gur Megiddo di TheMarker, Frédéric Métézeau di Radio France e Omer Benjakob di Haaretz – si sono finti consulenti di un fantomatico uomo d’affari intenzionato a ritardare le elezioni in un grande Paese africano. Spacciandosi per clienti interessati ai servizi di una misteriosa impresa informatica israeliana, hanno scoperchiato l’esistenza di una struttura clandestina di contrattisti di Tel Aviv, nota come Team Jorge: una specie di agenzia di marketing politico globale, specializzata in hackeraggi, propaganda e manipolazione elettorale su scala planetaria.
Nel video registrato clandestinamente della riunione [i], il capo dell’unità si presenta con lo pseudonimo di “Jorge”, dato che la sua identità era rimasta segreta per vent’anni. Il suo vero nome è Tal Hanan: ex agente delle forze speciali israeliane, oggi un uomo d’affari sulla cinquantina, profilo LinkedIn impeccabile, esperto di sicurezza ed esplosivi, già citato dal Washington Post nel 2006 [ii]. Hanan, con la modestia tipica dei professionisti del settore, racconta di aver manipolato la bellezza di 33 elezioni grazie al Big Data e ad un software chiamato AIMS (Advanced Impact Media Solutions). Si tratta di una piattaforma sviluppata per gestire il cuore del sistema: un esercito di circa 30.000 profili falsi, altamente sofisticati, che utilizzano l’intelligenza artificiale per simulare il comportamento umano con estrema precisione. Migliaia di “persone” inesistenti, ma che hanno Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn, YouTube, Telegram e tutto il necessario per sembrare umani. I falsi profili hanno persino account su Amazon, portafogli di criptovaluta e profili su Airbnb, costruendo credibilità per ingannare gli utenti anche con discorsi politici diretti. Una popolazione fantasma che vive, commenta, litiga e vota online, mentre viene controllata automaticamente da Tel Aviv.
A ognuno l’algoritmo che si merita Da tempo, l’evoluzione del mercato della disinformazione ha sostituito la semplice automazione con profili dotati di machine learning, che imparano le routine di interazione, memorizzano i dati raccolti e riproducono narrazioni calibrate per ogni segmento sociale senza suscitare sospetti, rimanendo attivi per lunghi periodi. Una forza lavoro instancabile che non ha ferie, non sciopera, non vota e non ha opinioni: esegue. E nel farlo amplifica la portata dello spionaggio, del furto di dati sensibili e delle campagne diffamatorie contro obiettivi strategici. Nel video della riunione, Hanan spiega come si crea un’identità digitale completa di un falso profilo: nome, cognome, nazionalità, data di nascita, e-mail, etc. Alla domanda del finto cliente su dove prendano le foto, risponde con un sorriso: “Se ve lo dicessi, dovrei uccidervi e farvi scomparire”. Una battuta, certo, ma che suona meno divertente detta da uno che traffica anche in esplosivi.
Il modello del Team Jorge deriva dal robusto settore “privato” della cyber intelligence israeliana, lo stesso che ha prodotto il controverso spyware Pegasus, commercializzato a livello globale da NSO Group. Mentre Pegasus è diventato popolare nel spionaggio illegale di giornalisti, attivisti e oppositori politici, il Team Jorge è solo una delle tante società incentrate sulla diffusione di notizie false, la distruzione della reputazione e l’alterazione diretta dello scenario politico istituzionale a beneficio di coloro che li contrattano. Hanan ha come clienti grandi imprese e politici. Prezzo del servizio: fino a 600.000 dollari al mese. Una cifra che fa sembrare le consulenze politiche tradizionali un hobby da dopolavoro. Nella riunione si vanta delle sue operazioni passate e presenti e sostiene che su 33 azioni effettuate, ben 27 sono andate a buon fine, tra cui le elezioni in Nigeria del 2015. Una percentuale di successo da far impallidire qualsiasi agenzia pubblicitaria, ma che dice molto sullo stato di salute delle democrazie contemporanee.
In America Latina, l’indagine giornalistica ha identificato azioni dell’organizzazione in almeno quattro paesi. In Messico, il Team Jorge ha lavorato alla ripulitura dell’immagine di Tomás Zerón de Lucio, l’ex funzionario indagato per la scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa, poi fuggito in Israele per evitare l’arresto. In Venezuela, il gruppo ha agito nelle elezioni del 2012 diffondendo bugie contro l’allora presidente Hugo Chavez. In Ecuador, è stato assunto dai banchieri William e Roberto Isaías Dassum per creare narrazioni di vittimizzazione politica dopo il crollo del Philanbanco. E, come se non bastasse, hanno lasciato tracce anche in Catalogna, California e Trinidad e Tobago. Una sorta di franchising globale della manipolazione.
E in Europa… I casi registrati in America Latina non sono un fenomeno isolato, e le denunce fioccano anche in Europa. Un episodio di caratteristiche simili si è verificato in Ungheria durante le elezioni legislative del 2018. Secondo varie indagini, gli agenti legati ad un’altra impresa israeliana, Black Cube, hanno usato false identità per infiltrarsi nelle organizzazioni della società civile e registrare segretamente i leader contrari al governo di Viktor Orbán, riproducendo un modello operativo simile a quello successivamente osservato in altri scenari internazionali.
Recentemente il ministro degli Affari esteri della Slovenia ha denunciato presunte operazioni di interferenza israeliane durante il processo elettorale. La Slovenia ha vietato la vendita di armi a Israele durante il genocidio a Gaza, ed il Primo Ministro Robert Golob ha di recente condannato pubblicamente l’attacco all’Iran. In questo contesto internazionale, gli sloveni si sono recati alle urne nel marzo 2026. Pochi giorni prima del voto, sono comparsi online video anonimi che sembravano mostrare quattro collaboratori di Golob mentre discutevano di presunti metodi illeciti per ottenere appalti pubblici [iii]. Tutti e quattro hanno negato le accuse ed i servizi segreti sloveni hanno confermato che i video erano stati manipolati.
Le indagini giornalistiche e istituzionali hanno poi svelato che esponenti della società di intelligence privata israeliana Black Cube avevano operato nel Paese, usando la copertura di un fittizio fondo d’investimento britannico (“Stockard Capital“) per adescare e registrare di nascosto esponenti politici dell’area di governo. Settimane prima, l’agenzia di intelligence slovena (SOVA) aveva confermato che Janez Janša, il principale leader dell’opposizione e filo Trump, si era riunito con tre membri di Black Cube. Janša ha ammesso di aver incontrato un funzionario della Black Cube, ma ha negato qualsiasi suo coinvolgimento [iv].
Nel caso della Francia, un’azienda israeliana denominata BlackCore è stata recentemente al centro di inchieste e accuse da parte dei servizi di intelligence francesi per presunte campagne di diffamazione e interferenze nelle elezioni in Francia, oltre che in Angola, Togo, Scozia ed in quelle del 2025 per il sindaco di New York.
In particolare, ci sono state denunce di interferenze digitali da parte di alcuni candidati della France Insoumise, che si erano pronunciati contro il genocidio sionista nella campagna elettorale. Uno di loro, François Piquemal, candidato alle elezioni municipali a Tolosa, nel settembre 2025 aveva fatto parte della Global Sumud Flotilla, in missione umanitaria verso Gaza. Era stato sequestrato in acque internazionali da Israele e liberato dopo qualche giorno. Insieme ad altri esponenti di La France Insoumise ha depositato denunce penali per denunciare campagne di diffamazione e interferenze digitali mirate durante le elezioni municipali del 2026 [v].
Più recente è il caso della Spagna: il presidente del governo, Pedro Sánchez, è stato vittima di spionaggio telefonico attraverso Pegasus da parte del Marocco (con l’aiuto di Israele) per farlo cedere sulla questione del Sahara occidentale [vi].
Tutte queste denunce confermano che ormai la manipolazione elettorale non è più un’eccezione, ma un servizio. Un mercato milionario che trasforma la democrazia in un campo di battaglia, dove la tecnologia, quando non è regolata, diventa rapidamente un’arma nelle mani di chi può permettersela e la verità è solo una delle tante variabili.
Le istituzioni, intanto, cercano ancora di capire come regolamentare i commenti anonimi e arrancano nel tentativo di difendersi. Ma è chiaro che la necessità di legiferare in materia è sempre più urgente.