Alakhbar English
20.05.2013
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Sindrome da errore di valutazione per Israele
Di tanto in tanto, gli israeliani scherzano sulla precisione delle previsioni da parte dei loro servizi segreti riguardanti lo scoppio di una guerra, per esempio dicendo che “ogni volta che le agenzie segrete dichiarano che non c'è nessuna guerra all'orizzonte, i veterani della guerra del Kippur corrono ai ripari”.
di Mohamad Bdeir
Queste parole si riferiscono all'errore precedente dell'intelligence militare, che aveva insistito sul fatto che gli arabi non sarebbero andati in guerra con Israele, nonostante molti segnali avessero fatto pensare il contrario.

L'errore è costato a Israele migliaia di morti e feriti, e molti dei suoi leader hanno temuto per la loro stessa vita, fino a che gli Stati Uniti non hanno cambiato il corso della guerra. Hanno creato un ponte aereo per rifornire le forze d'occupazione di armi, al fine di aiutarli a difendersi. Più tardi, sulla base delle lezioni apprese, la base militare israeliana ha effettuato alcune modifiche strutturali, precisamente relative al processo di previsione dell'intelligence.
Non sarebbe passato molto tempo dalla successiva esperienza militare di Israele nel sud del Libano del 1982, costretti da un piano politico a creare un regime alleato a Baabda. Il nuovo progetto prevedeva nuovi collegamenti con precisi gruppi libanesi, che erano in via di costituzione. A ogni modo, ci vollero poche settimane perché le aspirazioni di Tel Aviv si scontrassero con una realtà imprevista che ha cambiato le previsioni di Israele.
Israele aveva sperato in una rapida e conveniente vittoria militare e politica. In ogni caso, si è ritrovato a dover fronteggiare una resistenza da parte del Libano, e questa emergenza non era stata prevista dai servizi segreti: Hezbollah. In nessun modo avrebbero potuto prevedere che in futuro ci sarebbe stato un nuovo tipo di resistenza mai visto nella storia del conflitto arabo-israeliano.
In questo modo un “promettente” progetto strategico si è trasformato in un gioco assurdo durato diciott'anni, un pantano da cui non sarebbe stato facile scappare fino a che l'arroganza israeliana non si fosse esaurita. Tra il 1982 e il 2000, numerosi scontri, dall'operazione “Accountability” del 1993 all'operazione Grappoli d'ira del 1996, hanno contribuito a svelare il fallimento di Israele per non essere riusciti a comprendere la mente o il comportamento della resistenza.
L'ex primo ministro israeliano Ehud Barak è colui che ha espresso nel migliore dei modi quel senso di fallimento. Ha affermato: “Pur avendo un'intelligence capace delle migliori previsioni al mondo, abbiamo ancora bisogno di un dreidel per comprendere come ha fatto l'Hezbollah a prenderci”.
Oltre a questo, c'è da considerare anche la guerra del luglio 2006 e gli scandalosi fallimenti dell'intelligence legati a essa, infatti Israele fece un errore di valutazione nel momento in cui confuse la manovra di contenimento di Hezbollah con un segnale di debolezza.
Poi c'è il caso della Siria, un posto che Israele ha sempre millantato di poter conquistare facilmente. Tutti ricordiamo di quando Ehud Barak dichiarò fiducioso che Assad sarebbe caduto in poche settimane. Ma le settimane diventarono mesi, e Tel Aviv pronosticò che il regime sarebbe caduto nell'arco di un anno o due, ma senza stabilire una data precisa.
Questo il motivo per cui Israele ha deciso di intromettersi nella scena siriana spostando l'ago della bilancia e affermando che la Siria rappresentava una stazione di passaggio tra Iran e Hezbollah. Al di là delle dietrologie riguardanti la decisione e gli obiettivi israeliani, si può essere certi che la decisione era stata presa sulla base della fattibilità e della convenienza. E' inoltre possibile che le valutazioni relative ai costi si concentrassero su un solo punto: la possibilità che la Siria rispondesse in termini militari.
A ogni modo, Israele è stato protagonista di un ulteriore errore di valutazione nel momento in cui Siria, Iran e Hezbollah hanno risposto diversamente rispetto alle aspettative. Risulta che Israele abbia guadagnato in termini tattici, ma non strategici. Questo non fu solo dovuto all'impegno della leadership siriana - nonostante tutti gli avvertimenti politici - a rifornire di armi la resistenza, ma anche alla decisione strategica di aprire il fronte del Golan, che significa nient'altro che una guerra d'attrito in cui Israele non ha la meglio.
Davanti a questa sfida, Israele ha giocato al suo gioco preferito: fuggire in avanti, attraverso un'ufficiale insistenza ad attuare la politica delle “linee rosse”, minacciando di rovesciare il regime siriano se questo avesse osato mettere in atto le ultime decisioni di armare la resistenza, aprire il fronte del Golan e reagire militarmente a un ipotetico attacco futuro da parte di Israele.
Cosa significa questo per le fratture relative alla situazione regionale?
Significa che Israele dovrà fare i conti con un altro attacco di “sindrome da errore di valutazione”. Non serve un genio per arrivare alla conclusione che gli alleati strategici della Siria (Russia, Iran e Hezbollah), che hanno proibito e impedito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, alla Nato, alla Turchia e ad altri paesi un diretto intervento militare, non staranno fermi a guardare quando Israele interverrà per raggiungere il suo scopo.
(Traduzione a cura di Valeria Merante)