AIC – Alternative Information Center
14.05.2013
http://www.alternativenews.org/english/index.php/politics/opinions/6456-new-us-approach-to-israeli-palestinian-peace-.html
Nuovo approccio Usa alla pace israelo-palestinese?
Sembra che l'amministrazione Obama stia tentando con calma di rinnovare il processo di pace tra israeliani e palestinesi, ma stavolta con l'aiuto della Lega Araba. C'è qualcosa di nuovo nella visione americana di aggirare le ragioni che hanno condotto al fallimento degli Accordi di Oslo? La risposta, sfortunatamente, è no, spiega Nassar Ibrahim.
di Nassar Ibrahim
Il segretario di Stato Kerry incontra la delegazione della Lega Araba a Washington
Il 29 aprile il segretario di Stato Kerry ha incontrato una delegazione della Lega Araba guidata dal ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Hamad bin Jassem. Anche il vice presidente Usa Joe Biden ha partecipato alla riunione. Kerry ha presentato l'approccio statunitense al processo di pace. Il primo maggio il quotidiano libanese Al Akhbar ha pubblicato elementi e meccanismi che dovrebbero sostenere tale processo, così come presentato da Kerry:
Israele dovrebbe ricevere rassicurazioni nell'ambito della sicurezza. Dall'altro lato devono essere rispettate le richieste della controparte palestinese in merito alla questione dei confini e al problema delle colonie. La questione di Gerusalemme, a causa della sua complessità, è stata rimandata alla fase finale del processo.
I meccanismi pratici del processo di pace, secondo l'approccio di Kerry, seguono tre percorsi: primo, la sicurezza, ovvero discutere le preoccupazioni israeliane e il tentativo di trovare soluzioni. In tale contesto, Obama ha inviato il generale John Allen, comandante delle forze NATO, in Israele questo mese per discutere delle misure di sicurezza necessarie.
Secondo, l'economia e l'obiettivo di stimolarla nei Territori Palestinesi Occupati. Kerry ha rivelato di aver cominciato a lavorare con grandi compagnie americane, comprese la Cisco, GE e Coca Cola, per investimenti in Palestina e l'implementazione di un piani pratico per lo sviluppo dell'economia palestinese.
Infine, il percorso politico, preludio alla creazione di due Stati che vivano in pace. La questione delle colonie israeliane sarà posposta e risolta nell'accordo finale, quando si definiranno “i confini di separazione”.
E' stato osservato che Kerry usa spesso il termine “confini di separazione”, traslazione dell'idea di Netanyahu che il conflitto sia principalmente legato all'identità della terra: ebrei e israeliani. L'utilizzo della parola “separazione” tra due Paesi serve al concetto usato da Netanyahu: terra israeliana per uno Stato ebraico.
Guardando velocemente alle linee guida tracciate da Kerry nel suo incontro con la delegazione araba, è chiaro che il contesto che guida la politica statunitense è identico a quello dell'ex presidente George W. Bush. Kerry ha notato che la sua visione di soluzione si costruisce sulla seguente gerarchia: la sicurezza di Israele è la questione più importante, l'economia palestinese è importante e le politiche usciranno fuori da questi due fattori, mentre il punto cardine è la demarcazione dei confini di separazione tra i due Paesi.
Quindi, è la stessa politica e lo stesso approccio, che entra attraverso la porta della sicurezza e non della politica, insieme alla convinzione che la preoccupazione più importante per il popolo palestinese è migliorare le proprie condizioni di vita (approccio identico a quello del presidente Reagan) e per questo si incoraggiano le compagnie a investire nei Territori Palestinesi. Come queste compagnie potranno avere un ruolo nel garantire lo sviluppo umano sostenibile del popolo palestinese? E per quanto riguarda i piani di sviluppo imposti alla Palestina dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale e dai finanziatori stranieri dagli Accordi di Oslo a oggi?
No. Le questioni più importanti sono i rifugiati palestinesi, Gerusalemme, le colonie, i confini, l'acqua e la sovranità nazionale. Tutte questioni che, fin da Oslo, sono state posposte all'ultima fase, a dimostrazione che Kerry non ha previsto un contesto generale, politico e legale, del processo di pace. I palestinesi resteranno così alla mercè delle condizioni israeliane e statunitensi.
Il nuovo-vecchio approccio di Kerry farà sì che rimarremo intrappolati nello stesso circolo vizioso, che lascia i palestinesi senza possibilità se non quella di accettare le condizioni israeliane e statunitensi per il negoziato e la pace. Il popolo palestinese dovrebbe tornare ad essere unito e a capire la lezione derivante dal fallimento di 20 anni di negoziati futili, un fiasco che ha portato prima Oslo e poi la road map ad un nulla di fatto.
(tradotto a cura di AIC Italia /Palestina Rossa)