SOFFERENZE IN GRAN NUMERO

Più il morso dell'assedio a Gaza si fa profondo,ancor più vengono meno i Palestinesi per malattia e per povertà.Scritto da Saleh Al-Naami - Al-Ahram Weekly

20 agosto 2007. Saleh al-Naami ? Al-Ahram Weekly Online

Rimosso il tempo della preghiera e il pisolino pomeridiano, Mohamed Saleh e Hassan Barak trascorrono gran parte del loro tempo conversando presso l'incrocio che separa le loro case, nel quartiere meridionale del campo profughi di Al-Maghazi, nella zona centrale di Gaza. Saleh e Barak, che lavorano entrambi nell'edilizia, sono rimasti disoccupati da quando Hamas ha preso il pieno controllo della Striscia di Gaza. Fin d'allora, Israele ha stretto in modo oppressivo il suo assedio della Striscia di Gaza ed ha proibito l'ingresso di materiali in uso per l'edilizia, facendo restare l'intero settore senza lavoro. Il progetto edilizio, iniziato grazie a finanziamenti europei e arabi, nei sobborghi del quartiere di Tel Sultan a sud di Rafah, si è arenato poiché i progetti infrastrutturali dipendono dai consigli locali siti dall'altra parte della Striscia.

A Gaza, l'attività industriale si è praticamente fermata del tutto. Secondo le statistiche dell'Associazione degli uomini d'affari palestinesi, 3.190 fabbriche, nella Striscia, hanno chiuso per l'impossibilità di importare le materie prime. Ciò ha prodotto 56.000 lavoratori disoccupati. Per rendere la situazione ancor più grave, Israele ha vietato ai coltivatori palestinesi di esportare i loro raccolti attraverso i passaggi commerciali, posti sui confini di separazione della Striscia da Israele, facendo in tal modo crollare i prezzi dei prodotti e i mercati interni per i produttori.

Maher Al-Tabaa, direttore delle pubbliche relazioni della Camera di Commercio di Gaza, fa notare che, a causa dell'assedio imposto alla Striscia, i commercianti stanno perdendo 5 milioni di $ al giorno, una cifra che, se distribuita su tutta la Striscia, risolverebbe i problemi per la vita e le necessità di sopravvivenza di migliaia di famiglie. Al-Tabaa avverte inoltre che i prezzi dei generi di consumo aumenteranno sensibilmente a causa del blocco dei posti di accesso commerciali a Gaza.

Lo stato di assedio ha, naturalmente, inasprito fortemente la povertà soprattutto nella Striscia. Secondo l'Ufficio Centrale Palestinese di Statistica, nel 2006 il 57 % delle famiglie palestinesi aveva un reddito mensile al di sotto della linea della povertà nazionale, mentre il 44 % di tale numero veniva classificato come estremamente povero. Adnan Abu Hansa, portavoce dell'UNRWA per i profughi palestinesi, ha raccontato al settimanale Al-Ahram Weekly che il numero di coloro che risultano dipendenti dal soccorso delle UN nella Striscia assomma a 782.000 persone.. Egli ha fatto osservare che tale numero è destinato a salire presto: ?Nello spazio di poche settimane, se la situazione resterà invariata, il 50% la gente verrà a dipendere completamente dall'aiuto esterno,.?

In aggiunta, l'assedio ha portato ad un catastrofico deterioramento delle condizioni di salute. Secondo le statistiche del Centro Palestinese per i Diritti Umani, negli ospedali e nelle cliniche sanitarie, più di 150 tipi di medicinali sono esauriti . La maggior parte di essi sono essenziali per il trattamento di pazienti con malattie croniche. Il Centro fa notare che 20 tipi di medicine sono introvabili in tutte le farmacie private della Striscia di Gaza, determinando in tal modo una grave ripercussione sullo stato di salute di migliaia di persone. Due settimane fa, centinaia di pazienti che avevano bisogno di un trattamento di dialisi hanno inviato una lettera accorata al Presidente palestinese Mahmoud Abbas e al Primo Ministro del governo dimissionario di Abbas, Ismail Haniyeh, supplicando entrambi di far avere loro i trattamenti necessari perché non muoiano.

La mancanza di medicine non è il solo problema che gli ammalati devono affrontare a Gaza a causa dell'assedio. molte apparecchiature sanitarie, in modo particolare per radiografie , non sono in grado di funzionare più a lungo, perché le necessarie operazioni di manutenzione non possono essere fatte. Maawiya Hasanein, direttore del dipartimento di emergenza presso il Ministro della Sanità palestinese ha raccontato al settimanale che l'80 % degli apparecchi per radiografie negli ospedali di Gaza sono rotti, oltre alla maggior parte delle macchine a scansione per la TAC. Macchine per la dialisi ed altri strumenti medicali non possono essere utilizzati. Hasanein fa notare che un gran numero di operazioni devono essere rinviate per la mancanza dell'apparecchiatura necessaria e perché gli anestetici sono non disponibili.

Basim Naim, Ministro della Sanità del governo dimissionato di Haniyeh, sostiene che l'assedio e la chiusura dei posti di transito di Gaza sono le cause delle maggiori crisi che stanno affrontando gli ammalati a Gaza. In un articolo su Weekly, Naim ha dichiarato che la maggior quantità di medicine del Ministero della sanità sono a Ramallah. Naim afferma che a Gaza le condizioni della sanità risultano tutte le più tragiche, a differenza della West Bank, dove la presenza di grandi fabbriche farmaceutiche, ha reso relativamente facile reperire e soddisfare le necessità terapeutiche dei pazienti. Naim non ritiene che il governo di Abbas e del primo ministro incaricato Salam Fayyad sia responsabile del deterioramento dello stato della sanità a Gaza. Fa notare, infatti, che nonostante le divergenze esistenti tra i due governi, tra loro esiste una stretta cooperazione per riuscire a superare la situazione di crisi derivata dalla mancanza di farmaci.

Naturalmente, l'assedio ha accresciuto notevolmente la limitazione della libertà di movimento dei palestinesi. Sebbene il maggior numero di coloro che avevano stazionato di fronte al posto di confine di Rafah sia ormai tornato nella Striscia, migliaia di palestinesi a Gaza vorrebbero partire per motivi connessi agli impegni personali, associati alle loro condizioni di salute, o alla necessità di portare a termine la loro formazione universitaria.

Anche se non così drammatica, la situazione generale non è molto diversa anche nella West Bank. Secondo Abdul-Rahman Al-Tamimi, capo dell'Associazione Idrologica Palestinese, nella West Bank 600.000 palestinesi sono rimasti senz'acqua da bere, per l'impossibilità di pagare le loro bollette dell'acqua. Al-Tamimi, rivela che, per il deterioramento della situazione attuale, al momento, il 50% dei consumatori non è in grado di pagare la propria bolletta del consumo dell'acqua e tale circostanza ha determinato il fatto che le amministrazioni locali della West Bank non hanno i mezzi, a loro volta, per pagare alla compagnia Qatari-israeliana Mekorot l'acqua acquistata.

E' sorprendente che, contrariamente alle apparenze secondo cui Abbas e i suoi collaboratori hanno cercato di operare con successo, gli incontri con gli israeliani non hanno portato ad un miglioramento delle condizioni di vita dei palestinesi. Al contrario, le condizioni sono peggiorate. Mustafa Al-Barghouti, precedente Ministro palestinese per l'informazione e capo del blocco palestinese indipendente al Parlamento, fa notare che, nonostante le affermazioni israeliane di rimuovere dalle strade della West Bank i posti di controllo militari, questi sono aumentati dai 545 del 2005, agli attuali 693. Egli ha ribadito a Weekly che: ?Tali incontri creano un'immagine fuorviante e danno una copertura a Israele che può così continuare a portare avanti i suoi progetti di espansione e di aggressione contro il popolo palestinese.?

Barghouti fa notare che, da quando Israele ha dato inizio al piano di disimpegno da Gaza nel 2005, il numero dei coloni nella West Bank è aumentato del 50%, . Inoltre, mette in evidenza che se furono rilasciati 255 prigionieri palestinesi a seguito degli ultimi accordi di Sharm El-Sheikh, Israele ha arrestato nel frattempo ben 336 palestinesi, dei quali solo il 50% sono poi stati rimessi in libertà. Barghouti ricorda che, al momento, Israele detiene 11.000 palestinesi, tra i quali 426 sono bambini. Egli si lamenta del fatto che Abbas, con il tenere continuamente incontri con il primo ministro israeliano Ehud Olmert, sta contribuendo a fuorviare l'opinione pubblica palestinese, araba e internazionale. A suo parere Israele, con questi incontri, sta organizzando una campagna di pubbliche relazioni a suo favore, e null'altro.

Barghouti mette in rilievo come il ruolo giocato dagli interessi stranieri nei rapporti interni palestinesi ha un effetto negativo, specie nel caso delle relazioni tra Fatah ed Hamas. Egli ha proposto un'iniziativa per ristabilire un dialogo che possa sottrarre i palestinesi dall'attuale situazione di crisi; una iniziativa basata sulla formazione di un governo di transizione e sullo scioglimento dei due governi in atto, l'uno nella West Bank e l'altro a Gaza. Per Barghouti, il primo atto che dovrebbe essere intrapreso è quello della riunificazione del controllo amministrativo palestinese sulla West Bank e sulla Striscia di Gaza. Inoltre, è urgente una riforma dei servizi di sicurezza palestinesi: la loro ristrutturazione su base professionale, scissa da interessi di parte. Questo governo di transizione, da lui proposto, dovrebbe dare inizio alla preparazione di nuove elezioni, alle quali dovrebbero prendere parte tutti i partiti palestinesi, per portare alla formazione di un vero governo di unità nazionale.