Richiesti 3 anni di reclusione per chi documenta le violenze dell’esercito
Orly Noy , Newsletter di +972 Magazine, 22/12/22
Controllare l'informazione è sempre stata la chiave per mantenere un regime di apartheid - e il nuovo governo di estrema destra israeliano lo sa bene. Il primo progetto di legge portato alla Knesset dal partito Otzma Yehudit ("Potere ebraico"), guidato dal prossimo ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, mira a imporre una pena detentiva di tre anni a "coloro che disturbano un soldato mentre sta svolgendo le sue funzioni".
La legge è esplicitamente rivolta agli attivisti che documentano il comportamento i soldati israeliani nei territori occupati e diffondono tale documentazione online. Queste immagini sono raramente, se non mai, lusinghiere per l'esercito, il che porta le autorità ad attaccare e talvolta persino ad arrestare coloro che osano mostrarle in tutta la loro crudezza.
Per decenni, Israele ha investito ingenti risorse per nascondere i propri crimini, minacciando al contempo coloro che cercavano di denunciarli – fossero essi residenti , attivisti, gruppi per i diritti umani o giornalisti. Per oscurare ulteriormente la realtà, Israele ha creato un ecosistema di bugie e verità distorte su se stessa e sui palestinesi che governa, un sistema che funziona vertiginosamente e su scala mondiale. La proposta di legge di Otzma Yehudit, tra le altre, fa parte di questa politica.
L'attacco alla verità in Israele avviene su più fronti, su più livelli ed è estremamente violento. Operiamo in un luogo in cui gli attivisti di sinistra vengono chiamati traditori dai politici di destra; in cui i palestinesi le cui case vengono sistematicamente distrutte vengono chiamati criminali; in cui ogni palestinese ucciso dai soldati viene automaticamente definito terrorista, senza che nessun organo di informazione israeliano chieda prove per tale accusa; e in cui gli assalti violenti da parte dei coloni israeliani armati vengono giustificati come autodifesa, mentre i palestinesi che lanciano pietre sono descritti come preda di una violenza nazionalista o razzista, senza alcuna considerazione di contesto.
Noi di +972 non ci consideriamo cronisti neutrali di questa realtà, ma piuttosto attivamente allineati con coloro che cercano di cambiarla. Con l'ascesa di un fascismo aperto e senza censure, ci troviamo sull'orlo di uno dei momenti politici più difficili e pericolosi che abbiamo mai conosciuto qui in Israele-Palestina.
I centristi israeliani, dal canto loro non è che siano stati più teneri nei confronti dei gruppi per i diritti umani. Lo stesso Lapid ha fatto commenti simili nella sostanza, se non nello stile. Nel 2015 ha annunciato l'intenzione di approvare una legge che avrebbe bloccato le risorse finanziarie dei gruppi come Breaking the Silence che, secondo Lapid, "contribuiscono a diffamare Israele" e le cui critiche "erodono le fondamenta dello Stato". La situazione è ancora più grave per le organizzazioni a guida palestinese che operano nei territori occupati: nell'ottobre 2021, il ministro della Difesa di Lapid, Benny Gantz, ha annunciato che il suo governo aveva designato sei importanti gruppi palestinesi per i diritti umani come "organizzazioni terroristiche". Il governo israeliano che si è spinto più in là di ogni altro in termini di azioni contro le organizzazioni per i diritti umani non è il governo Netanyahu-Smotrich-Ben-Gvir, ma il governo uscente del "cambiamento"", ha dichiarato il direttore esecutivo di B'Tselem Hagai El-Ad. "Qualsiasi azione futura contro le organizzazioni per i diritti umani, palestinesi o israeliane, sarà legittimata da questa vergognosa eredità che gli lascia il governo Lapid".
da: “A light in the descending darkness”, Newsletter di +972 Magazine, ripubblicato da Jewish Currents newsletter 21 dicembre 2022
Trad. a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese