Un filmato di Al Jazeera sull’uccisione di Shireen Abu Akleh

Maureen Clare Murphy, Arte e cultura 12 dicembre 2022  https://electronicintifada.net/blogs/maureen-clare-murphy/al-jazeera-film-investigates-killing-shireen-abu-akleh

The Killing of Shireen Abu Akleh, un documentario di 40 minuti realizzato da Fault Lines di Al Jazeera English, è alternativamente straziante ee esasperante.  Straziante perché ritrae il pesante dolore dei colleghi di lunga data di Abu Akleh, che hanno assistito alla sua morte per mano di un tiratore scelto israeliano a maggio.  E' esasperante perché dimostra la complicità dell'amministrazione Biden nell'insabbiamento dell’indagine morte di Abu Akleh da parte di Israele, con il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price e il portavoce della Casa Bianca John Kirby che si rifiutano di riconoscere le prove che Abu Akleh è stata deliberatamente uccisa.

Nessun secondo viene sprecato in questo breve documentario che inizia con spezzoni di reportage fatti da Abu Akleh sulla Cisgiordania occupata, esponendo la realtà della vita dei palestinesi che vivono sotto la brutale occupazione militare di Israele. Una parte significativa del documentario racconta i minuti prima e dopo che Abu Akleh è stata colpita da un singolo proiettile alla testa.  I colleghi di Abu Akleh sopravvissuti all'attacco - il produttore Ali Samoudi è rimasto moderatamente ferito - descrivono una tipica mattinata di lavoro, anche se nel contesto anomalo dell'occupazione militare israeliana.

Si trovavano a Jenin per riferire su di un raid israeliano. I giornalisti avevano indossato un equipaggiamento protettivo che li identificava come membri della stampa. Una volta accertato che non c'erano scontri tra soldati e palestinesi e che la situazione era calma, hanno iniziato a camminare lentamente verso un gruppo di veicoli militari israeliani.  Pochi secondi dopo, sono stati colpiti dal fuoco proveniente dalla direzione della postazione israeliana.   Majdi Bannoura, che aveva filmato spesso con Abu Akleh, da quando entrambi erano stati assunti da Al Jazeera nel 1997, ha iniziato a filmare.  Il suo filmato mostra Abu Akleh riparata  dietro un albero e coglie  le sue ultime parole: "Ali è stato ferito", riferendosi al suo collega Ali Samoudi, colpito alla spalla. Il filmato mostra poi lei che giace immobile a terra mentre un uomo grida freneticamente il suo nome e chiama un'ambulanza.

Anton Abu Akleh racconta di aver ricevuto un messaggio in cui si diceva che sua sorella era stata ferita mentre faceva un reportage a Jenin. L'ha chiamata e le ha mandato un messaggio per sapere se stava bene, ma non ha ricevuto risposta. Ha appreso della sua morte, come il resto del mondo, quando la notizia è stata riportata come breaking news su Al Jazeera.

"La temevano"

Non sarebbe stato l'unico terribile shock che la famiglia avrebbe dovuto sopportare.  Alcuni giorni dopo, i partecipanti al lutto che trasportavano il feretro di Abu Akleh sono stati brutalmente attaccati dalla polizia israeliana che voleva interrompere la massiccia manifestazione di solidarietà collettiva e di dolore dei palestinesi nelle strade di Gerusalemme.  "Era chiaro che la temevano", spiega Lina Abu Akleh, nipote di Shireen. "Temevano la folla, temevano l'impatto che ha avuto e non credo che si aspettassero questo tipo di reazione da parte dei palestinesi".

Mentre la polizia israeliana brutalizzava i palestinesi per le strade, i suoi propagandisti erano impegnati a inventare bugie e giri di parole per creare una narrazione a proprio favore.

Hagai El-Ad, direttore del gruppo israeliano per i diritti umani B'Tselem, riflette sull'affermazione iniziale di Israele, immediatamente smentita dalla sua organizzazione, secondo cui Abu Akleh sarebbe stata uccisa da palestinesi.  Non importa se la propaganda e le bugie di Israele siano di alta o bassa qualità. Il punto è mettere in dubbio la credibilità delle affermazioni palestinesi.

La vicenda  dell'uccisione di Abu Akleh è stato atipico. Le indagini in corso sui media, insieme alle richieste di responsabilità espresse a gran voce dalla famiglia di Abu Akleh e al suo status di cittadina statunitense, hanno mantenuto il suo caso sotto i riflettori. L'insolita attenzione ha anche costretto Israele a cambiare la propria narrazione, man mano che le indagini portavano alla luce ulteriori fatti.

"Si può solo immaginare quanti altri casi ci siano in cui non c'era tutta questa attenzione internazionale, non c'erano filmati, non c'erano testimoni", dice El-Ad.  L'indagine più completa finora è quella intrapresa dal gruppo di ricerca londinese Forensic Architecture e da Al-Haq, gruppo palestinese per i diritti umani con sede a Ramallah. Fa parte di un documento presentato da Al Jazeera alla Corte penale internazionale per richiedere un'indagine sull'uccisione di Abu Akleh.  La ricostruzione ha stabilito che i giornalisti sarebbero stati chiaramente identificabili come tali dai soldati israeliani che hanno sparato contro di loro.  Inoltre, è emerso che i colpi sparati dal tiratore scelto israeliano "erano colpi mortali", spiega un ricercatore di Al-Haq. "Quindi il tiratore scelto era determinato e aveva deliberatamente preso di mira i giornalisti in quell'incidente".

L'insabbiamento da parte degli  Stati Uniti

È una conclusione inequivocabile che contrasta nettamente con quella del Coordinatore della sicurezza degli Stati Uniti, il quale ha affermato che Abu Akleh è stata probabilmente uccisa da un soldato israeliano, anche se non intenzionalmente, senza spiegare come si è giunti  a tale determinazione.  Il rapporto del coordinatore della sicurezza statunitense - che si basa sull'autoindagine di Israele e per il quale non sono stati intervistati testimoni chiave - è stato usato dall'amministrazione Biden come scudo per sviare le richieste sulle reali responsabilità.

"Non solo non è adeguato, ma è oltraggioso", afferma El-Ad a proposito della deferenza dell'amministrazione Biden nei confronti di Israele.  L'assenza di responsabilità e l'implicita approvazione da parte del governo statunitense dell'uccisione di Abu Akleh hanno avuto un effetto raggelante sui giornalisti palestinesi.  Nel frattempo, sempre più palestinesi vengono uccisi dall'esercito israeliano, che ogni anno riceve un minimo di 3,8 miliardi di dollari in assistenza dagli Stati Uniti.  "Ogni giorno, da quando Shireen è morta, sentiamo parlare di qualcuno che viene ucciso, sotto il fuoco degli israeliani, senza alcuna ragione, senza alcuna giustificazione, senza alcuna responsabilità", afferma Anton Abu Akleh.

La denuncia di questa realtà ingiusta è stata la forza trainante del lavoro di Abu Akleh. Ed è per questo che è stata presa di mira, dicono i suoi colleghi.Come chiarisce Ali Samoudi: "Rappresentiamo un pericolo per loro perché li denunciamo".

Uccisa dopo Shireen. Aveva 15 anni

Trad. a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese