Dichiarazioni del Consiglio Palestinese delle Organizzazioni dei Diritti Umani sullo sciopero della fame dei prigionieri politici

Al Haq.org
03.05.2012
http://www.alhaq.org/advocacy/topics/right-to-life-and-body-integrity/568-palestinian-political-prisoners-subject-to-collective-punishment 
 

I prigionieri politici palestinesi sono sottoposti a punizione collettiva mentre lo sciopero della fame prosegue. 

del Palestinian Council of Human Rights Organisations (PCHRO)

 

In quanto rappresentante le organizzazioni impegnate nella promozione e tutela dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati (OPT), il Consiglio Palestinese delle Organizzazioni per i Diritti Umani (PCHRO) è seriamente preoccupato per una serie di misure collettive e punitive adottate dal Servizio Carcerario Israeliano (IPS) contro i prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane attualmente impegnati in uno sciopero della fame di massa.

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Anche le vite di Bilal Diab e di Thaer Halahleh, che, oggi, hanno iniziato il loro 66° giorno di sciopero della fame, costituiscono un elemento di grande preoccupazione. Per la maggior parte della durata dello sciopero della fame è stato negato loro l’accesso a medici indipendenti ed entrambi sono in condizioni critiche. Thaer ha fatto notare che erano stati sottoposti a consistenti sollecitazioni da parte dei medici della prigione e dell’Amministrazione carceraria perché interrompessero lo sciopero della fame, ma loro sono determinati a continuare fino a quando non saranno rilasciati. Nell’udienza di oggi dell’Alta Corte di Giustizia israeliana non è stata presa nessuna decisione per quanto riguarda gli ordini di detenzione amministrativa. Sia Bilal che Thaer sono stati portati al processo e sono rimasti in attesa su sedie a rotelle. Durante l’udienza, Bilal è svenuto ma non c’era alcun medico presente all’interno del tribunale. Thaer ha testimoniato i maltrattamenti che ha subito fin dal suo arresto. Il giudice Amnon Rubinstein ha annunciato che la giuria avrebbe preso una decisione dopo aver esaminato il “fascicolo segreto”, ma dopo l’esame ha dichiarato che le parti sarebbero state informate in un secondo momento, senza specificare quando. 

Il 17 aprile 2012, i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane hanno promosso uno sciopero della fame di massa per chiedere la fine della detenzione amministrativa, dell’isolamento e delle altre misure punitive adottate contro i prigionieri palestinesi che comprendono il veto alle visite della famiglia e dell’avvocato, in particolar modo per i prigionieri che provengono dalla Striscia di Gaza - ai quali fin dal 2007 erano già state negate le visite di familiari - e l’accesso all’istruzione universitaria. La Campagna ha avuto un costante impulso nelle ultime due settimane e si stima che ora facciano uno sciopero della fame indeterminato 2.500 prigionieri. 

Fin dall’inizio dello sciopero della fame, il Servizio Carcerario Israeliano (IPS) ha punito collettivamente i prigionieri che vi partecipavano utilizzando una gran varietà di tattiche. I più recenti aggiornamenti segnalano che alcuni prigionieri sono stati multati tra i 250 (50€) e i 500 (100€) Shekel per ogni giorno di sciopero della fame. Nel carcere di Naqab, i prigionieri stanno subendo giornalmente le perquisizioni di sezioni scelte a caso, la cui durata è approssimativamente dai 40 ai 50 minuti. Queste comprendono ispezioni sia delle celle che del corpo. Inoltre, i prigionieri non sono più autorizzati a lasciare le loro celle nel periodo della pausa giornaliera. 

Molti tra coloro che fanno lo sciopero della fame sono stati trasferiti in prigioni diverse o in sezioni speciali all’interno del carcere stesso, nel tentativo di isolarli ulteriormente dal movimento in crescita e dal mondo esterno. Gli ultimi spostamenti comportano il trasferimento di prigionieri tra il carcere di Megiddo, la
prigione di Shatta e una sezione speciale del carcere di Gilboa. Almeno tre leader della Campagna sono stati messi in isolamento a Beersheba, oltre a molti altri che lo erano già al momento dell’annuncio del loro sciopero della fame. 96 scioperanti della fame sono stati trasferiti alla prigione di Ohalei Keidar, dove sono stati sistemati due detenuti per ogni cella di isolamento. 

Agli avvocati che tentano di visitare i prigionieri in sciopero della fame è stato impedito di poterlo fare, con le amministrazioni carcerarie che bandiscono in modo categorico determinati avvocati, sostenendo che le visite non sono state fissate in modo adeguato, o dichiarando che c’è una “situazione d’emergenza” prima o durante visite programmate e già approvate in precedenza. Il 29 aprile, a un avvocato dell’Associazione Addameer per il Sostegno dei Prigionieri e i Diritti Umani
è stato detto che la sua visita al carcere di Ashkelon non è stata approvata, anche se la stessa era stata confermata il giorno precedente. A un altro avvocato è stato solo permesso di visitare il Segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (PFLP), Ahmed Sa’adat, che è stato ricoverato nel centro medico della prigione di Ramleh il 27 aprile, il 30 aprile per un tempo della durata di 10 minuti, e il giorno successivo gli è stata rifiutata la visita. 

Altri sei prigionieri rimangono in sciopero della fame prolungato, tra cui Hassan Safari, che oggi ha iniziato il suo 60° giorno, e Abu Omar Shalal, che oggi è al suo 58° giorno. Jaafar Azzedine, attualmente al suo 43° giorno di sciopero della fame, ha riferito di soffrire di frequenti vertigini, che a seguito di uno svenimento, la settimana scorsa, gli hanno prodotto ferite alla testa. A ciascuna di queste persone viene negato l’accesso a medici indipendenti e agli avvocati, nonostante che le loro condizioni di salute stiano deteriorandosi rapidamente, visto che le autorità israeliane continuano a violare i loro diritti umani, in particolar modo il loro
diritto alla salute. 

Nel contesto dello sciopero di massa della fame dei prigionieri politici palestinesi, il PCHRO:

-          fa appello all’Unione Europea, in particolar modo al Parlamento dell’UE, alle Nazioni Unite e al Comitato Internazionale della Croce Rossa perché
           intervengano immediatamente con Israele al fine di salvare la vita di Bilal Diab e Thaer Halahleh e chiedano che siano liberati dalla detenzione
           amministrativa;

-          chiede che tutti coloro che fanno lo sciopero della fame abbiano libero accesso a medici indipendenti e ad adeguate cure mediche;

-          chiede che gli Stati membri delle Nazioni Unite esercitino con urgenza una pressione su Israele perché ponga fine alla sua politica della detenzione
           arbitraria e rispetti le norme standard che regolano il trattamento dei detenuti, adottate nel 1995, le quali stabiliscono ciò che è generalmente accettato
           debba essere un criterio e una prassi giuste nel trattamento dei prigionieri;

-          fa appello al Parlamento Europeo perché invii una missione parlamentare d’inchiesta che comprenda membri della sua Sottocommissione per i Diritti
           Umani affinché svolga indagini sulle condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. 

Il Consiglio Palestinese delle Organizzazioni per i Diritti Umani (PCHRO)

 

Adameer Addameer Prisoners’ Support and Human Rights Association
Sahar Francis
General Director
aaldameer Aldameer Association for Human Rights
Khalil Abu Shammala
General Director
Al-Haq-Small Al-Haq
Shawan Jabarin
General Director
Mezan Al Mezan Center for Human Rights
Issam Younis
General Director
Badil Badil Resource Center for Palestinian Residency and Refugee Rights
Najwa Darwish
General Director
DCI Defence for Children International
Palestine Section
Rifat Kassis
General Director
Ensan Ensan Center for Human Rights and Democracy
Shawqi Issa
General Director
Hurryyat Hurryyat - Centre for Defense of Liberties and Civil Rights
Helmi Al-araj
General Director
JLAC Jerusalem Center for Legal Aid and Human Rights
Issam Aruri
General Director
PCHRS Ramallah Center for Human Rights Studies
Iyad Barghouti
General Director
wclac2
Women’s Centre for Legal Aid and Counselling
Maha Abu Dayyeh
General Director

(tradotto da mariano mingarelli)