AIC – Alternative Information Center
01.05.2012
http://www.alternativenews.org/english/index.php/topics/news/4354-day-15-palestinian-prisoners-hanger-strike-enters-crucial-period.html
15° Giorno: lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi entra in una fase cruciale.
di Ahmad Jaradat & Emma Mancini
Aggiornamento sullo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi, oggi entra nel suo 15° giorno. Israele si dà da fare per compromettere la lotta dei prigionieri, sperando così di spezzare la resistenza palestinese. Le associazioni dei prigionieri palestinesi sollecitano una solidarietà internazionale stringente e misure per porre fine alle violazioni israeliane dei diritti e per salvare la vita di migliaia di palestinesi.

Oggi, i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane hanno iniziato il 15° giorno di sciopero della fame aperto, una protesta di massa lanciata il Giorno del Prigioniero Palestinese (17 aprile). Nelle ultime due settimane, la loro lotta, chiamata il Karama Strike (Sciopero della Dignità) o “Lotta delle pance vuote”, è diventata una questione nazionale. Ogni giorno, si sono svolte in tutta la West Bank e nella Striscia di Gaza marce, iniziative, manifestazioni e i prigionieri palestinesi hanno trovato il sostegno della loro gente.
In ogni città palestinese, gli abitanti hanno allestito una tenda di solidarietà e numerosi parenti di prigionieri, insieme a palestinesi qualunque, hanno iniziato un loro proprio sciopero della fame a sostegno di quello dietro alle sbarre delle prigioni israeliane. Martedì mattina (1°maggio), dimostranti hanno effettuato una manifestazione di protesta alla prigione di Ofer a sostegno di coloro che facevano lo sciopero della fame; l’esercito israeliano ha reagito con il lancio di gas lacrimogeno e sparando pallottole di acciaio rivestite di gomma e ferendo quattro persone.
E dentro le prigioni, il numero dei prigionieri in sciopero della fame continua a crescere. Il 17 aprile, hanno iniziato la protesta 1.600 detenuti ed oggi più di 2.600 prigionieri politici palestinesi rifiutano il cibo. Molti di loro, ora, sono in condizioni critiche e la situazione della loro salute non potrà che peggiorare. 14 di coloro che fanno lo sciopero della fame, compreso il Segretario Generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, Ahmad Sa’adat, sono stati trasferiti negli ospedali delle prigioni israeliane.
E mentre lo sciopero della fame viene portato avanti da un numero sempre crescente di detenuti palestinesi, il Servizio Carcerario Israeliano (IPS) si rifiuta di discutere le loro richieste e continua a violare il diritto internazionale. Le giuste rivendicazioni dei prigionieri in sciopero comprendono la fine delle misure illegali, come l’isolamento e la detenzione amministrativa (detenzione senza accuse e processo, semplicemente sulla base di “prove segrete”); la fine del diniego delle visite familiari, soprattutto per le famiglie della Striscia di Gaza alle quali non sono state più concesse visite alle prigioni negli ultimi sei anni; accesso all’istruzione di base e universitaria; e fine delle perquisizioni personali durante le quali viene violata la dignità umana dei prigionieri tramite ispezioni invasive.
Invece di discutere le richieste dei prigionieri, gli IPS tentano di rompere lo sciopero della fame e la protesta. Per indebolire la campagna palestinese, le autorità israeliane impiegano metodi brutali e punizioni collettive contro i prigionieri coinvolti nella lotta. Questi includono attacchi e aggressioni ai danni di detenuti palestinesi, la confisca dei loro beni personali, i trasferimenti forzati da un carcere all’altro o da una sezione della prigione all’altra, il rifiuto delle visite degli avvocati e la traduzione in isolamento individuale.
Nel frattempo, otto prigionieri palestinesi – cinque dei quali in detenzione amministrativa – stanno svolgendo lo sciopero della fame da più di due mesi. Thaer Halahleh, da Hebron, e Bilal Diab, da Jenin, oggi entrano nel loro 63° giorno di sciopero della fame e sono rinchiusi nell’ospedale della prigione per il rapido deterioramento delle loro condizioni di salute. Hassan Safari è al suo 58° giorno di sciopero, Mohammad Al-Taj al 48° (secondo il Club dei Prigionieri le condizioni della sua salute sono estremamente gravi) e Mahmoud Sarsak al suo 40° giorno senza cibo.
E mentre sempre più prigionieri palestinesi si uniscono allo sciopero della fame, Israele accresce costantemente il numero dei palestinesi detenuti. La scorsa notte, nell’ambito di incursioni militari in tutta la West Bank, l’esercito israeliano ha arrestato 23 palestinesi, mentre la notte prima aveva arrestato 15 persone, principalmente nei distretti di Hebron e di Jenin.
Ora è urgente un’iniziativa locale e internazionale per sostenere la lotta dei prigionieri palestinesi e per fermare le continue violazioni del diritto internazionale da parte delle autorità israeliane. Le condizioni in cui vivono i detenuti nelle carceri israeliane e il fatto che i prigionieri palestinesi sono imprigionati non all’interno del Territorio Palestinese Occupato, ma all’interno della Palestina del 1948, sono chiare violazioni della IV Convenzione di Ginevra, del diritto internazionale e dei diritti umani.
Le associazioni dei prigionieri palestinesi fanno pertanto appello alla società locale e a quella internazionale per il sostegno dello sciopero della fame e per rimarcare le politiche crudeli e brutali di Israele contro il popolo palestinese. Al momento, più di 4.600 palestinesi sono detenuti nelle prigioni israeliane, 350 dei quali in detenzione amministrativa (senza processo o accuse) . 250 prigionieri sono bambini, al di sotto dei 18 anni di età, e dal 2000 il loro numero cresce sempre di più.
“Nella lotta per la liberazione della Palestina,” ha dichiarato Abu Kabbara, un ex-prigioniero palestinese, “il movimento dei prigionieri ha avuto ed ha tuttora un ruolo fondamentale. Entro le celle, grazie ad una nuova consapevolezza si sarebbero formate generazioni politiche.”
Infatti, la lotta dei prigionieri sta raggiungendo una volta ancora un livello nazionale, grazie al sostegno e la solidarietà in tutto il Territorio Palestinese Occupato. Questo è il motivo per cui i prigionieri sono l’obiettivo principale di Israele: indebolire il movimento dei prigionieri significa distruggere la resistenza palestinese. Ma lo sciopero della fame in atto nelle carceri israeliane e la risposta della società civile palestinese fuori delle prigioni dimostrano che la resistenza palestinese è viva e forte. E Israele non avrà vita facile nell’affrontare questa lotta del popolo palestinese.
(tradotto da mariano mingarelli)