di IKA DANO

Beit Sahour (Cisigirodania), 3 maggio 2012, Nena News – Un bilancio positivo per Fatah quello delle elezioni nelle maggiori univeristà palestinesi. Alla fine di aprile, il partito dell’Autorità Nazionale Palestinese tira le somme: vittoria nella più grande università An Najah di Nablus, nella più rinomata di Bir Zeit di Ramallah, ma anche all’università di Betlemme, e in quelle di Jenin ed Hebron.
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All’università An Najah, con i suoi 20 000 studenti, Fatah ha sconfitto per la prima volta in otto anni Hamas, con 38 seggi su 81 nel consiglio studentesco. Hamas, che alle ultime elezioni del 2011 si era presentata insieme al movimento islamico della Jihad, ha perso 46 seggi , lasciandone due alla Jihad Islamica, tre al Fronte Popolare per la Liberazione (FPLP) e due al Fronte Democratico (FDLP).

Simili i risultati all’università Bir Zeit di Ramallah: il “Blocco del martire Yasser Arafat”, facente capo a Fatah, ha ottenuto 26 seggi su 51, mentre il blocco del Wafaa islamico è risultato la seconda forza con 19 seggi. Formare una coalizione non ha dato credito neanche qui ai partiti di sinistra, che con il “Blocco democratico degli studenti progressisti” hanno ottenuto 5 seggi.

Hamas e Jihad Islamica boicottano le elezioni all’università di Betlemme, lasciando una vittoria meno netta a Fatah, che strappa 18 seggi contro i 13 della coalizione del Fronte Popolare (FPLP) e del Fronte Democratico (FDLP).

All’Università americana di Jenin, nel nord della Cisigordania, Fatah si aggiudica 19 seggi su 33, e il blocco islamico perde di netto, ottenendone solo 6. Cinque vanno al FPLP e tre al FDLP, in corsa da soli. Anche all’università di Hebron vince il Blocco del martire Yasser Arafat con 23 seggi.

La vittoria a tappeto di Fatah è stata attribuita  dalla stampa israeliana proprio ad un revival del simbolo della resistenza palestinese Yasser Arafat e alla candidatura di studenti con un passato di lotte, come nel caso Hassan Sanakra all’università An Najah, condannato dalle autorità israeliane a 15 anni in carcere di cui 7 scontati.

Ma i motivi della vittoria gialla sembrano ben altri. “Si sa che se Fatah è unita ed organizzata nelle strade palestinesi – ha dichiarato Iman Nimer, direttore dell’università Al Najah riportato dalla radio universitaria –non c´è alcun movimento che puó competere. Credo che le elezioni siano state decise dagli studenti del primo anno, che non hanno ancora un’opinione cristallizzata, e hanno scelto Fatah”.

Secondo l’analista Adnan Ramadan della coalizione della società civile OPGAI, la convinzione politica sarebbe decisiva per meno del 30% degli studenti votanti. “Fatah è storicamente una delle foze politiche maggiori, e dalla conferenza di partito del 2010 ha puntato molto sulla ristrutturazione organizzativa interna – ha dichiarato a Nena News –  ma i motivi della sua vittoria nelle università hanno molto piú a che fare con la sua capacità di cooptazione dovuta ad interessi personali deglii studenti, al timore di pressioni dell’apparato di sicurezza dell’Autorità nazionale e alle risorse finanziarie del partito. Tanti degli studenti sono figli di impiegati pubblici dell’Autorità, o sperano in possibilità lavorative migliori grazie all’affiliazione al partito dell’Autorità, o vogliono usufruire degli aiuti finanziari messi a disposizione da Fatah, che dispone di molte piú risorse degli altri partiti”.

“Fatah mette a disposizione borse di studio, sussidi per l’alloggio, ma anche piccoli privilegi come le ricariche gratis del cellulare agli studenti” dichiara Odeh, studente dell’università di Betlemme.

Per quanto i risultati non rappresentino una rottura netta con la tedenza passata, i partiti di sinistra dimostrano anche sui campus di non essere capaci di costituire una terza alternativa a Fatah ed Hamas. “I partiti di sinistra sono frammentati, e anche laddove formano una coalizione come quella di Betlemme – continua Ramadan - lo fanno in modo strumentale, all’ultimo minuto, perdendo così anche la lealtà di studenti scontenti dei compromessi fatti dai singoli partiti per raggiungere l’accordo di coalizione. Il lavoro congiunto dovrebbe essere strategico, non tattico. Altrimenti è solo nocivo”. Nena News