Nena News.com
13.10.2011
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CISGIORDANIA: AL VIA LA RACCOLTA DELLE OLIVE
E' iniziata la raccolta delle olive. A rischio le comunità palestinesi intorno a Nablus. Fino a novembre, anche una presenza di volontari italiani, a protezione dei residenti contro gli atti vandalici dei coloni.
Ramallah, 13 ottobre 2011, Nena News – Foto di Anne Paq- Activestills.org - Si è aperta ufficialmente ieri (giovedì) la raccolta delle olive in Cisgiordania, alla presenza del primo ministro Salam Fayyad nel villaggio di Faroun, vicino Tulkarem. In molti villaggi però la stagione annuale era stata anticipata, soprattutto nelle zone a ridosso delle colonie, per evitare attacchi e atti vandalici: una decisione che in molti casi è stata concordata con l’esercito (soprattutto nelle aree sotto controllo militare) che non ha la reale volontà di proteggere i contadini palestinesi, con la speranza di evitare tensioni con i coloni.
Le aree agricole di villaggi come Burin e Qaryut (area di Nablus, a nord della Cisgiordania) infatti si trovano accanto ad alcuni degli insediamenti dove risiedono alcuni dei coloni più aggressivi e in molti casi l’esercito israeliano, pur trattandosi di aree molto vaste, ha già fatto sapere ai residenti (palestinesi) che consentirà la raccolta per sole due giornate.
Martedì per esempio i residenti di Burin, i cui alberi arrivano sulle colline vicine alle recinzioni delle abitazioni della colonia di Yitzhar, mentre raccoglievano le olive, sono stati interrotti da alcuni soldati dell’esercito israeliano: è stato loro detto che devono concordare in anticipo la raccolta con l’esercito e che il tempo a loro disposizione è di tre giorni.
Meno di una settimana fa sono stati i residenti di Awarta ad essere attaccati dai coloni del vicino Itamar, armati di bastoni e pietre, mentre raccoglievano olive in un terreno di proprietà alla famiglia Awwad, coinvolta nell’uccisione dei Fogel, una famiglia di coloni israeliani.
Sono le comunità a nord della Cisgiordania, quelle nei piccoli agglomerati agricoli intorno alla città di Nablus, le più soggette alle violenze dei coloni; non a caso l’organizzazione di attivisti israeliani degli Anarchici contro il muro, ha stilato un piano che prevede l’invio di volontari israeliani ma anche internazionali nelle zone più a rischio: Burin, Qusra, Qaryut, Beit Furiq, Iraq Burin, Huwwara, Essawiya.
Secondo Ghassan Doughlas, referente dell’Anp in merito agli insediamenti: “I coloni stanno cercando di aumentare la tensione con l’inizio della stagione della raccolta delle olive”. Una conferma che viene anche dagli alti vertici dell’esercito israeliano, che individua nella stagione della raccolta delle olive, il picco di tensioni tra coloni e contadini palestinesi. E’ sempre Ghassan Douglas a dichiarare che “l’esercito non è mai di aiuto”. Secondo un’intervista al Ministro responsabile per la Anp delle questioni relative a muro e insediamenti, Maher Ghnaim, i recenti atti vandalici contro i palestinesi, in concomitanza con la presentazione di Abu Mazen alle Nazioni Unite della richiesta di piena adesione dello stato palestinese, sono stati “coordinati” tra coloni ed esercito. Secondo i dati diffusi dall’Anp, più di 4000 ulivi sono stati vandalizzati o dati alle fiamme, solo nel mese di settembre, in Cisgiordania. Tanto che l’Anp, nei villaggi più difficili, ha deciso di affiancare ai contadini, impiegati pubblici e poliziotti.

Si intensificano anche le presenze internazionali nei Territori occupati palestinesi. Da oggi e fino al 9 novembre, un gruppo di 14 volontari italiani sarà accanto ai contadini palestinesi, garantendo una presenza civile nei villaggi di Al Masara (Betlemme) e Iraq Burin (Nablus). Il progetto, promosso dal Servizio Civile Internazionale, l’Associazione per la pace e Un Ponte Per…, in collaborazione con il Popular Struggle Coordination Committee, ovvero i comitati popolari per la resistenza nonviolenta, ha come obiettivo l’invio di volontari internazionali come “deterrente contro la violenza a cui i contadini sono soggetti quotidianamente da parte dei coloni, con la connivenza dell’esercito israeliano”.
Il PSCC non costruisce rete solo a partire dai cittadini palestinesi ma lavora in strettissimo contatto con gli internazionali e con gli israeliani attivi contro l’occupazione. É proprio nel suo essere “condivisa” e nella pratica di resistenza non violenta che si trova il valore aggiunto di questa lotta, che i volontari italiani e le loro organizzazioni hanno deciso di sostenere. Nena News


