Gerusalemme 17 giugno 2010, Nena News – Occupano le terre dei palestinesi in Cisgiordania e sono pure razzisti verso la propria gente. Oggi i coloni ebrei ultraortodossi di Immanuel, con il sostegno di 100mila «timorati», stanno paralizzando il centro di Gerusalemme e tenendo in stato di allerta 10mila poliziotti, perché si rifiutano di accogliere nelle loro scuole alcune ragazze ebree sefardite, originarie dell’Asia e del Nordafrica, come imposto da una sentenza della Corte suprema. Proteste sono previste anche a Beit Shemesh e Bnei Brak, centri abitati in prevalenza da ebrei ultraortodossi situati rispettivamente nei pressi di Gerusalemme e di Tel Aviv.

Protagonisti della protesta sono gli hassidici Slonim, di origine bielorussa. Su indicazione del rabbino-colono Shmuel Berezovsky, 43 coppie Slonim hanno scelto di andare in carcere per due settimane piuttosto che «piegarsi» alla sentenza di un tribunale (poi confermata dalla Corte Suprema) che nell’agosto scorso impose di integrare le ragazze sefardite nelle scuole. Per protesta contro la sentenza le famiglie Slonim ritirarono le loro figlie dalle scuole riscuotendo ampio sostegno tra i religiosi fondamentalisti.

Ieri invece centinaia di ebrei ultraortodossi avevano protestato a Giaffa contro la costruzione di un nuovo albergo su tombe antiche. A guidare la protesta è stato il rabbino Tuvia Weiss, leader degli Edah HaChareidis, un gruppo religioso estremista. Il rabbino ha anche scagliato una maledizione contro i responsabili del progetto edile. (red) Nena News

A maggiore completamento:

Il Manifesto
18.06.2010
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100618/pagina/09/pezzo/280706/
 
Il totem della sicurezza
ISRAELE: Oltre 100mila coloni ultraortodossi in piazza per difendere la segregazione a scuola

di Michele Giorgio

A Gerusalemme si moltiplicano le manifestazioni di intolleranza

Oltre 100mila ultraortodossi erano in piazza ieri a Gerusalemme e Bnei Brak a difendere la segregazione nelle classi scolastiche contro poche decine di attivisti del Meretz, la sinistra sionista, che invocavano il rispetto della legge dello Stato. «Il nostro paese deve decidere se siamo uno Stato laico o uno Stato religioso», ha spiegato ai microfoni di radio e televisioni Nitzam Horowitz, attivista del Meretz. Ma il suo interrogativo ha già una risposta, fin troppo chiara, su cosa è Israele, poiché anche un viceministro, Yaakov Litzman, non ha avuto esitazioni nell'affermare che «se il tribunale (dello Stato) mi chiedesse di compiere azioni contrarie alla Torah o alla legge religiosa, preferirei dimettermi». Non pochi si affanneranno a ricordare che Israele è anche Tel Aviv, tempio della libertà individuale, del divertimento notturno e dove pochi giorni fa si è svolta la Gay Parade. Altri evidenzieranno che un po' tutti i mezzi d'informazione hanno condannato la rivolta dei «haredim», i «timorati» difensori dell'ortodossia. Ma il primato della legge di Dio sulla legge dello Stato, ieri è stato schiacciante, e le manifestazioni hanno ben rappresentato un paese sempre più dominato da Torah e Talmud oltre che prigioniero del totem della sicurezza.
 
Centomila ultraortodossi in piazza e chissà quanti altri israeliani a casa hanno proclamato il diritto a discriminare apertamente, magari con un riconoscimento ufficiale, in nome del rispetto della legge di Dio. E se fino a ieri i discriminati erano gli arabi israeliani (i palestinesi con cittadinanza israeliana), ora lo sono anche gli ebrei con una incerta appartenenza all'ortodossia più rigida. Tra loro ci sono le ragazzine ebree sefardite (nordafricane e mediorientali) alle quali non è consentito frequentare la scuola assieme alle ashkenazite (europee). I coloni ultraortodossi di Immanuel, in Cisgiordania, appartenenti alla comunità hassidica di Slonim (Bielorussia), non solo occupano la terra dei palestinesi ma sono pure razzisti verso la propria gente. Da un anno, seguendo le istruzioni perentorie del rabbino-colono Shmuel Berezovsky, si rifiutano di accogliere nelle loro scuole le sefardite che, dicono, in ragione della loro origine, sarebbero meno «ortodosse» rispetto alle compagne di classe ashkenazite. Una condizione che metterebbe a rischio l'integrità morale di queste ultime. Così 86 genitori askenaziti di Immanuel hanno preferito il carcere piuttosto che obbedire al verdetto della Corte suprema che li costringeva ad accogliere le bambine sefardite. Incuranti dell'accusa di razzismo, questi genitori, accompagnati da decine di migliaia di manifestanti, si sono presentati ieri pomeriggio in un commissariato di Gerusalemme da dove poi sono stati trasferiti nella prigione di Maasiyahu. Secondo la sentenza della Corte Suprema dovranno scontare due settimane di prigione ma la pena la subiranno con ogni probabilità soltanto i padri e, forse, solo per alcuni dei 15 giorni di carcere. Quando usciranno dalla cella saranno dei «martiri» agli occhi di coloro che credono solo nella Torah e non nella legge dello Stato. La sentenza della Corte Suprema per loro è un'occasione di «santificare il nome del Signore».
 
Già nel 1999 mezzo milione di «haredim» paralizzarono Gerusalemme con la più imponente manifestazione della storia di Israele, per protestare contro «la dittatura» della Corte suprema. Dopo alcuni anni (quelli della Seconda intifada), trascorsi con un atteggiamento di basso profilo, gli ultraortodossi stanno ora ritornando nelle strade per imporre le loro leggi, i loro modi di vivere. Le loro proteste sono piccole ma diffuse e, spesso, violente. Mercoledì avevano protestato a Giaffa contro la costruzione di un nuovo albergo su tombe antiche. A guidarli, è stato il rabbino Tuvia Weiss, leader degli Edah Haredit, che ha anche scagliato una maledizione contro i responsabili del progetto edile. Cinque poliziotti e due fotoreporter sono stati feriti dai manifestanti che hanno lanciato pietre e tentato di arrampicarsi sulla palizzata del cantiere. Una giornalista della radio statale ha dovuto rifugiarsi in un pulmino. Il mese scorso, altri ultraortodossi avevano cercato d'impedire la costruzione di una nuova ala dell'ospedale di Ashkelon per la quale si era resa necessaria la traslazione di altre tombe antiche.