Repressione comune da parte dei servizi di sicurezza palestinesi e israeliani

Ma’an News Agency

31.03.2010

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=272552

 "Forze di sicurezza israeliane insieme a quelle dell’Autorità

 

Forze di Sicurezza Palestinesi cercano di impedire a giovani palestinesi di scagliare pietre in direzione di una torre di controllo israeliana durante la dimostrazione del 29 marzo 2010 contro le restrizioni israeliane allo spostamento, imposte ai palestinesi durante le festività della Pasqua.

Bethlehem – Ma’an – Le Forze di Sicurezza dell’Autorità Palestinese e quelle Israeliane hanno usato la mano pesante con coloro che, lunedì a Betlemme, protestavano contro la prolungata incarcerazione dei detenuti della Domenica delle Palme, e che stavano celebrando la Giornata della Terra. 

    

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Più di 200 manifestanti avevano partecipato all’assembramento, organizzato da Fatah e da membri del PLO, per l’incarcerazione di domenica senza precedenti di Abbas Zaki, un ufficiale di alto rango di Fatah, il primo arresto di un ufficiale palestinese di alto grado eseguito dalle Forze israeliane in tempo di pace.

Tra i dimostranti erano presenti Jamal Muheisin, membro del Comitato Centrale di Fatah, Mustafa Barghouthi, leader del partito di Iniziativa Nazionale Palestinese, Abdul Fattah Hamayil, governatore di Betlemme e i capi dei Comitati Popolari di Betlemme, Beit Sahour, Beit Jala ed Hebron. Era presente anche la moglie di Zaki. 

La marcia aveva avuto inizio alla moschea di Bilal Ibn Rabah adiacente alla tomba di Rachele, per portarsi al checkpoint di Gilo che separa Betlemme da Gerusalemme, il luogo delle incarcerazioni di ieri. I soldati israeliani in servizio presso l’installazione militare hanno lanciato barattoli di gas lacrimogeno e granate assordanti in direzione dei manifestanti che, in risposta, si sono vendicati lanciando bottiglie vuote e sassi. 

Un portavoce della polizia israeliana nella West Bank non ha rilasciato dichiarazioni né fatto commenti. 

Durante la manifestazione, Muheisin ha rivendicato il diritto dei palestinesi ad una resistenza non-violenta ed ha condannato la politica israeliana in rapporto ai siti musulmani e cristiani, le limitazioni imposte ai fedeli di entrambe le confessioni per ciò che riguarda l’accesso ai luoghi sacri di Gerusalemme dove compiere i riti religiosi. Egli ha affermato: "Il giorno in cui Israele distruggerà l’Al-Aqsa, Israele sarà distrutto."

Barghouthi, che partecipa spesso alle manifestazioni contro il muro nella West Bank, ha dichiarato "noi veniamo oggi a Betlemme e a questo checkpoint che ci separa dalla città di Gerusalemme, per affermare che noi non accettiamo il muro di separazione, l’ebraicizzazione ed il nuovo assedio imposto da Israele sia a Betlemme che a Gerusalemme." 

L’incarcerazione dei manifestanti della Domenica delle Palme, compreso Zaki, è stata una procedura israeliana tirannica, ha detto Barghouthi, che mirava ad ostacolare la resistenza popolare non-violenta. Tali atti, ha aggiunto, "non fermeranno mai la resistenza contro il muro di separazione, l’attività di insediamento e l’assedio….La resistenza alla fine trionferà." 

Successivamente sono esplosi dei tafferugli nei pressi della Tomba di Rachele, quando Forze dell’Autorità Palestinese sono intervenute nella manifestazione attaccando i dimostranti. Animate discussioni sono seguite tra i giornalisti che stavano facendo un servizio sull’episodio e le Forze dell’Autorità Palestinese. A seguito di ciò, i giornalisti hanno cominciato un sit-in vicino alla tomba. 

Il portavoce di Fatah a Betlemme, Muhammad Lahham ha riferito a Ma’an che "La Sicurezza palestinese si è comportata in modo scorretto, e nonostante il fatto che da parte nostra si è tenuto conto degli accordi con le autorità israeliane, una tale aggressione nei confronti dei giornalisti e dei manifestanti non ha alcuna giustificazione." 

Lahham ha detto di aver parlato con il capo dei Servizi di Sicurezza di Betlemme, Suleiman Umran, il quale l’avrebbe assicurato che sarebbe stata costituita una commissione per indagare sull’incidente, impegnandosi solennemente di perseguire qualsiasi ufficiale della Sicurezza che fosse risultato colpevole dell’aggressione nei confronti dei giornalisti e dei manifestanti.

(tradotto da mariano mingarelli)