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Creato: 25 Agosto 2007
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COLONI DI KIRYAT ARBA FANNO FESTA SU UN TERRENO PRIVATO PALESTINESE.

20 agosto 2007 ? International Solidarity Movement ? Palsolidarity.org

Venerdì, 17 agosto 2007, alle 1 e 40 pomeridiane, un gruppo di operatori per la difesa dei diritti umani ricevette una telefonata da un palestinese, Anan Jabouri, che vive sulla terra di sua proprietà che è molto prossima alla colonia di Kiryat Arba [Hebron]. Jabouri avvertì un palestinese locale ed un membro dell'ISM che un gruppo di coloni israeliani aveva sistemato una tenda sulla sua terra, sotto la quale si stavano ammassando numerosi.

20 agosto 2007 ? International Solidarity Movement ? Palsolidarity.org

Venerdì, 17 agosto 2007, alle 1 e 40 pomeridiane, un gruppo di operatori per la difesa dei diritti umani ricevette una telefonata da un palestinese, Anan Jabouri, che vive sulla terra di sua proprietà che è molto prossima alla colonia di Kiryat Arba [Hebron]. Jabouri avvertì un palestinese locale ed un membro dell'ISM che un gruppo di coloni israeliani aveva sistemato una tenda sulla sua terra, sotto la quale si stavano ammassando numerosi. Egli richiese agli internazionali di recarsi a casa sua per verificare che i coloni non divenissero violenti e che, se fosse possibile, cercassero di allontanarli dalla sua terra, perché non avevano alcun diritto di stare lì. Infatti, già nel passato, i coloni israeliani che circondavano la casa di Jabouri erano stati causa di parecchi problemi per la sua famiglia, in particolar modo con la costruzione di una tenda, che essi avevano affermato essere una ?sinagoga?, e che usavano nonostante che l'esercito e il tribunale israeliano avessero dichiarato parecchie volte che quella tenda era illegale. Quella tenda, posta sul terreno della famiglia Jabouri, era stata spesso causa di tensione tra i coloni ed i palestinesi proprietari di quelle terre. In quest'area, quindi, i coloni avevano allestito una tenda di teli catramati per ospitare molte persone. Quando gli operatori per i diritti umani giunsero in zona, erano circa le 2 e un quarto pomeridiane, si avvicinarono a un folto gruppo di coloni che se ne stava attorno ad una banda che suonava musica, e che si era sistemata sulle terre dei Jabouri, impedendo loro di lavorare. C'era anche un gruppo di soldati israeliani e la polizia di frontiera che impedivano di attraversare la zona o di stare in prossimità dell'assembramento. Gli operatori umanitari, insieme a membri della famiglia Jabouri, si avvicinarono alla folla e fecero pressione perché i soldati allontanassero i coloni dalla terra. I soldati dissero ad Anan Jabouri che i coloni avrebbero terminato in circa mezz'ora e poi sarebbero stati obbligati ad andarsene. Contrariamente a tali affermazioni, l'assembramento dei coloni israeliani si protrasse per oltre un'ora, nonostante che la famiglia Jabouri e gli operatori internazionali avessero cercato ripetutamente di stimolare i soldati ad intervenire per allontanare quei coloni dalla zona. Quando però il gruppo degli internazionali, insieme alla famiglia Jabouri ed a tre membri del CPT (Christian Peacetaker Team) tentarono di cominciare a lavorare nel campo, l'esercito intervenne subito per fermarli. Alla fine, quando i coloni decisero di lasciare libera la zona, ci furono alcuni momenti di tensione. I coloni infatti affrontarono Anan Jabouri cercando di allontanarlo e sollecitarono i soldati perché fossero loro a farlo andar via dalla zona. Nonostante ciò, la maggior parte dei coloni se ne partì, permettendo così a operatori umanitari e alla famiglia Jabouri di cominciare a lavorare. Purtroppo, l'impegno messo per lavorare tutta la terra fu ostacolato dalla continua presenza di un gruppo di una decina di coloni, formato da sette giovani donne e da tre adulti, in quanto l'esercito e la polizia continuò a bloccare l'area dove stazionavano i coloni. Ne conseguì che un quarto del terreno non potè essere lavorato. Dopo di ciò, la famiglia portò fuori pecore e cavalli per farli pascolare sul campo. Ciò andò bene e in tranquillità fino a che il figlio di Anan se ne andò in groppa a un cavallo fuori dal campo, sulla strada. Quando ritornò sul campo conducendo il cavallo, venne affrontato da un comandate dell'esercito che tentò di impedire che il cavallo fosse condotto indietro nella zona da pascolo. Il figlio di Anan Jabouri si mise a discutere con il comandante per un po' su fin dove il cavallo avrebbe corso libero uscendo dal suo regno e salito la collina. A questo punto il comandante militare pretese di arrestare il figlio di Jabouri, cercando di cacciarlo nella parte posteriore della jeep militare. Ciò venne però impedito dall'intervento degli operatori umanitari, che si posero davanti alla jeep, cercando di bloccare un arresto che sembrava non avere alcun senso. La vicenda si concluse quando la polizia israeliana, intervenuta, pose l'ultimatum che se tutti, palestinesi e internazionali, non se ne fossero andati subito dalla zona, il figlio di Anan Jabouri sarebbe stato arrestato. Anan Jabouri, per paura che suo figlio venisse arrestato, accettò di lasciare la sua terra e suo figlio venne così rilasciato.

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