Netanyahu incita al genocidio nel suo discorso all’ONU. Ecco cosa vi siete persi

Al termine della sua delirante invettiva all’ONU il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recitato quello che sembrava un oscuro versetto della Bibbia. Ma si tratta in realtà di istigazione al genocidio.

di Jonathan Ofir

Mondoweiss, 25 SETTEMBRE 2026

Benjamin Netanyahu ha parlato all’Assemblea Generale dell’ONU il 24 settembre a New York. Centinaia di manifestanti hanno bloccato per protesta le strade di accesso all’ONU, e circa un centinaio sono stati arrestati per avere invocato l’arresto di Netanyahu, tra gli altri le attrici Susan Sarandon, Hannah Einbinder e Debra Winger.

Quando Netanyahu si è presentato sul palco decine di delegati hanno abbandonato l’aula nel corso di un minuto e mezzo, mentre i sodali di Israele gridavano “Am Yisrael Chai” (‘la nazione di Israele vive’).

Il discorso in sé è stato un misto di menzogne e istigazioni, in bilico tra reprimende al sindaco di New York Zohran Mamdani e al commentatore politico e influencer Hasan Piker, riproposizioni della propaganda standard israeliana sulle atrocità del 7 ottobre e ripetizione spudorata della storiella secondo cui l’esercito di Israele è “il più morale del mondo”.

Poi però il Primo Ministro Israeliano ha scelto di finire il suo discorso con un’apparentemente oscura citazione dalla Bibbia: “Nezah Israel lo yeshaker“, cioè “l’eternità di Israele non verrà meno”. Questa frase è anche tradotta come “colui che è la gloria di Israele non mentisce”.

In entrambi i casi, i lettori che non conoscono a fondo la Bibbia senza dubbio troveranno tutto questo molto vago. Ma i seguaci di Netanyahu in area nazional-religiosa sanno esattamente a cosa si sta riferendo: si tratta infatti di un incitamento al genocidio.

È importante ricordare che manca solo un mese alle elezioni israeliane (27 ottobre), e che il discorso di Netanyahu è in larga misura diretto agli elettori israeliani.

Ecco quindi il contesto.

L’espressione, che è tratta dal versetto di 1 Samuele 15:29, si riferisce al genocidio di Amalec, o degli Ameleciti, nemici giurati degli Israeliti. Si tratta di un riferimento biblico che Netanyahu ha utilizzato numerose volte nei confronti dei palestinesi odierni, com’è tristemente noto in occasione dell’inizio del genocidio a Gaza.

Re Saul venne ammonito dal profeta Samuele perché non era riuscito a sterminare completamente gli Amaleciti. Saul aveva risparmiato il loro re Agag e “il meglio delle pecore e delle vacche” che gli Israeliti “non vollero distruggere completamente”. Secondo la Bibbia, questo livello di annientamento non era sufficiente e tradiva la debolezza di re Saul. Questo il motivo per cui il profeta Samuele ammonì il re biblico:

“Il Signore non ti ha forse unto re d’Israele? Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va’, vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?”.

Saul cercò di giustificare le sue azioni, ma Samuele riferì un messaggio irremovibile:

Poiché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re di Israele”.

Saul chiese perdono, ma Samuele riferì un messaggio che non dava scampo:

“Oggi il Signore ha strappato da te il regno d’Israele e l’ha dato a un altro migliore di te. D’altra parte colui che è la gloria d’Israele non mentisce né può pentirsi, perché egli non è uomo per pentirsi“.

Il contesto della frase è cruciale. Trasposto nell’Israele di oggi, Netanyahu sta dicendo ai suoi seguaci che devono andare fino in fondo nell’annientamento degli Amaleciti di oggi. Qualsiasi cosa che non arrivi a tanto vorrebbe dire rigettare la parola di Dio.

Non è stata la prima volta che Netanyahu ha fatto uso esattamente di questa citazione. Nel maggio del 2024, quando il procuratore capo della Corte Penale Internazionale Karim Khan ha annunciato di aver richiesto un mandato di cattura per Netanyahu, tra gli altri, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, Netanyahu ha risposto con due video, uno in inglese e uno in ebraico, in cui definiva il tutto come “accusa del sangue” [famigerato archetipo antisemita secondo cui gli ebrei avrebbero usato il sangue di bambini cristiani per i rituali della Pasqua, n.d.t.] e paragonava Khan a un giudice nazista. Mentre la versione inglese dello sproloquio finiva con “mai più è ora”, la versione ebraica finiva con la stessa espressione: “Nezah Israel lo yeshaker“.

La citazione è stata usata da Netanyahu anche nel 2017, quando ha pronunciato un altro discorso all’ONU, ma era stata riservata alla trascrizione in ebraico.

L’uso di messaggio biblici da parte di Netanyahu non è casuale. Si tratta di un messaggio rivolto all’elettorato israeliano, e oggi quel messaggio significa “genocidio fino in fondo”.

Nel discorso all’ONU del 24 settembre Netanyahu ha riassunto tutto così: “E la ragione è semplice. Non abbiamo altra scelta. Grazie a tutti. Chag Sameach le’Am Yisrael,” o “buone vacanze alla nazione di Israele”.

In altre parole, l’unica scelta che abbiamo è il genocidio.

Si potrebbero citare tante altre cose dal suo discorso, tra cui ad esempio le solite spacconate kitsch su suo fratello Yonatan (Yoni), ucciso durante l’operazione Entebbe nel 1976, ma non dobbiamo perdere di vista il punto principale: un criminale di guerra ricercato è salito sul palco all’ONU per istigare alla continuazione del genocidio. Un altro dei punti più bassi toccati da questa istituzione ormai in dissoluzione.

 

Traduzione dall’inglese di Federico Zanettin per Zeitun.info