Foto: L'ambasciatore israeliano Gilad Erdan alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu con la stella gialla a sei punte
di Gideon Levy, Haaretz - 19 agosto 2026
trad. it. Lavinia Marchetti
Dal punto di vista di Israele, gli hamasnik sono sette volte peggio dei nazisti. Agli occhi della maggior parte degli israeliani, chiunque si trovi a Gaza è Hamas, ed essere Hamas significa ricevere una condanna a morte, anche quando la persona uccisa è un medico, un insegnante o un contabile.
Le immagini del caffè sulla spiaggia di Gaza intriso di sangue, questa settimana, hanno fugato qualsiasi dubbio: Israele sta violando il cessate il fuoco e l’uccisione di massa continua, seppure a un ritmo più lento. Fa male, però meno di prima.
Il portavoce delle Forze di difesa israeliane ha farfugliato qualcosa a proposito di «comandanti della Nukhba riuniti per un incontro», di un comandante di compagnia e tre comandanti di plotone che sarebbero stati neutralizzati, poi di «piani terroristici» e dell’«eliminazione di una minaccia immediata». Le solite cose. Nessuna parola sul bambino ucciso o sulle altre vittime del bombardamento.
Qualsiasi comandante di plotone di Hamas viene considerato un bersaglio legittimo e, agli occhi di quasi tutti gli israeliani, merita di essere eliminato. Essere Hamas significa essere condannati a morte, anche quando la persona uccisa è un medico, un insegnante, il contabile di una municipalità, un assistente sociale di un centro comunitario o un agente della polizia stradale. La sentenza è già stata pronunciata.
Molti israeliani credono che gli hamasnik siano nazisti e che ciascuno di loro meriti di morire.
L’identificazione di Hamas con i nazisti sminuisce l’Olocausto fino a sfiorarne la negazione. Vorrei che lo Stato di Israele trattasse Hamas nello stesso modo in cui gli Alleati vittoriosi trattarono i nazisti alla fine della Seconda guerra mondiale.
Vorrei che Israele trattasse le migliaia di detenuti di Hamas che tiene prigionieri nello stesso modo in cui trattò Adolf Eichmann. Dal punto di vista di Israele, gli hamasnik sono sette volte peggio dei nazisti.
Israele è deciso a uccidere chiunque abbia un qualche legame con Hamas e ritiene di avere il diritto di farlo. Gli Alleati operarono invece una distinzione precisa in base al grado di coinvolgimento dei civili.
Il processo di denazificazione, termine che la destra israeliana ha utilizzato riferendosi ad Hamas, distingueva tra i maggiori criminali di guerra, che furono processati, incarcerati per molti anni e in alcuni casi giustiziati; gli attivisti del Partito nazista, che vennero licenziati e persero alcuni dei loro diritti; coloro che avevano avuto un coinvolgimento minore, ai quali furono comminati periodi di libertà vigilata e multe; infine la vasta maggioranza dei tedeschi e dei cittadini dei paesi occupati che erano stati sostenitori passivi del regime.
I nazisti rappresentarono l’apice del male umano, eppure gli Alleati erano privi dell’ossessione omicida di eliminarli tutti, uno per uno, a prescindere dal tempo che sarebbe stato necessario. A Gaza accade qualcosa di diverso. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir parla di uccidere «30 o 40» persone a Gaza ogni notte, comprese persone che non rappresentano un pericolo immediato.«Non dovrebbero vivere», ha dichiarato questa settimana, cogliendo perfettamente lo spirito del tempo nell’Israele di oggi.
La sua formula è semplice e precisa: chiunque si trovi a Gaza è Hamas; dunque chiunque si trovi lì merita di essere ucciso. Questo è il modus operandi dal 7 ottobre, dapprima attraverso un genocidio accelerato e adesso attraverso un genocidio più limitato, della stessa natura. Tutti prendano il fucile; ogni hamasnik deve essere eliminato. Questo ci riporta alla discussione sul genocidio, una discussione che avrebbe dovuto concludersi molto tempo fa.
Etichettare chiunque a Gaza come Hamas apre la strada al genocidio.La distruzione sistematica di Gaza, fisica e ancor più politica e sociale, possiede un carattere genocidario pari a quello delle uccisioni. Impedisce la ricostruzione di una nazione. Da tre anni lo Stato di Israele è impegnato in una continua opera di morte e distruzione, senza che se ne intraveda la fine. Gaza viene ulteriormente punita perché questi crimini sono ormai pienamente accettati dall’opinione pubblica israeliana. È un crimine detenere decine di medici soltanto perché ricevevano lo stipendio da Hamas. Un crimine ancora più grave consiste nel continuare a massacrare gli ufficiali di grado inferiore dell’organizzazione. A Norimberga furono giustiziati dieci comandanti nazisti, ventitré se si contano anche i tredici messi a morte nei successivi processi americani. Israele ne ha sterminati migliaia, persino dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco.
Questa strage avviene senza suscitare grande attenzione nel più vasto pubblico israeliano, circostanza che ne accresce ulteriormente la gravità. La sofferenza della Striscia di Gaza viene applaudita. Volete equiparare Hamas ai nazisti? Allora almeno trattateli come furono trattati i nazisti.