Gli ex detenuti descrivono in dettaglio le torture sistematiche e le violenze sessuali, compreso lo stupro, subite mentre erano in custodia israeliana
di Simon Speakman Cordall e Awad Joumaa
Al Jazeera, 9 giugno 2026
Avviso: questo articolo contiene descrizioni di violenze sessuali che potrebbero turbare alcuni lettori.
Muhammad al-Bakri ricorda con precisione la data dello stupro subito.
Era il 10 aprile 2024, durante la festività dell’Eid al-Fitr, alla fine del mese sacro del Ramadan. Il funzionario pubblico di Gaza era stato picchiato, torturato, legato e costretto a farsela addosso sin dal suo arresto da parte dei soldati israeliani, avvenuto un mese prima.
Quel giorno i soldati e i loro cani da guardia lo avevano circondato. «C’erano sei soldati a destra e sei a sinistra», ha ricordato. «Ti chiedevano il nome. Se rispondevi “Muhammad”, dicevano: “No, di’ che ti chiami p****”».
Al-Bakri ha raccontato di essere stato arrestato insieme ad altri sette prigionieri. Sono stati tutti spogliati, bendati e ammanettati.
«Siamo stati violentati dopo essere stati spogliati dei nostri vestiti», ha detto. «Gridavamo: “Oh Signore, oh Dio”, ma loro ridevano e ci filmavano». Al-Bakri ha poi ribadito quanto riportato anche da diverse agenzie per i diritti umani: le guardie hanno utilizzato i cani durante gli abusi sessuali sui prigionieri. «I cani seguivano gli ordini degli agenti per [attaccarci]», ha detto.
«Non c’era pietà. Siamo rimasti in quello stato di abusi sessuali e percosse per circa 20 minuti o mezz’ora. Poi ci hanno detto di rivestirci e ci hanno riportato in prigione».
Al-Bakri è uno dei numerosi ex detenuti che hanno fornito testimonianze dettagliate ad Al Jazeera per il documentario investigativo Bodies of Evidence: Israel’s Darkest Weapon (Corpi di reato: l’arma più oscura di Israele), che indaga su ciò che i giudici della Corte penale internazionale (CPI), le Nazioni Unite e la loro relatrice speciale sui territori occupati, Francesca Albanese, definiscono un ricorso diffuso e sistematico allo stupro e alla tortura sessuale da parte dell’esercito israeliano contro i palestinesi. Anche gruppi per i diritti umani come il Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) e l’Euro-Med Human Rights Monitor hanno documentato testimonianze di detenuti che raccontano come i soldati israeliani abbiano usato i cani per violentarli.
Le accuse di abusi sessuali sui palestinesi nelle prigioni israeliane non sono una novità: risalgono a decenni fa. Tuttavia, con l’avvio della sua guerra genocida contro Gaza a seguito dell’attacco guidato da Hamas nell’ottobre 2023, Israele sembra aver intensificato l’uso dello stupro come arma di guerra, secondo l’inchiesta di Al Jazeera e vari rapporti delle Nazioni Unite e delle principali organizzazioni per i diritti umani.
Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nel marzo 2025 ha rilevato prove dell’uso “sistematico” di violenza sessuale, riproduttiva e di altre forme di violenza di genere da parte di Israele a partire dal 7 ottobre 2023. A maggio, Israele è stato inserito nella “lista nera delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nelle zone di conflitto”. Human Rights Watch, Amnesty International, l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem e il PCHR hanno descritto la cultura pervasiva della violenza sessuale all’interno delle forze israeliane, specialmente tra coloro incaricati di sorvegliare i prigionieri palestinesi. Molti di loro erano stati arrestati e detenuti senza alcun capo d’accusa in base al sistema israeliano di detenzione amministrativa.

Mohammed Zaki al-Bakri [Al Jazeera]
Nessun soldato o guardia è stato condannato per abusi sessuali ai danni di palestinesi. Israele ha arrestato 10 agenti di sicurezza dopo che, nel luglio 2024, è trapelato un video dello stupro di un detenuto dal centro di detenzione di Sde Teiman, nel deserto del Negev. Tuttavia, gruppi di manifestanti di destra, tra cui alcuni parlamentari, hanno tentato di assaltare la struttura in cui erano detenute le guardie nel tentativo di liberarle.
Lo scorso luglio, Israele ha ritirato tutte le accuse contro le guardie. L’ufficiale donna che avrebbe diffuso il video dell’aggressione, il generale di divisione Yifat Tomer-Yerushalmi, è stata successivamente arrestata. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito il suo «reato» – la diffusione del filmato dello stupro commesso da soldati israeliani – come «il più grave attacco di pubbliche relazioni» subito dal Paese dalla sua fondazione.

Manifestanti di destra presso il centro di detenzione di Sde Teiman dopo l’arrivo della polizia
militare israeliana nell’ambito di un’indagine sul presunto stupro di una detenuta palestinese
avvenuto nel luglio 2024 [Jill Gralow/Reuters]
La relatrice delle Nazioni Unite Albanese ha affermato che l’intento alla base degli abusi sessuali sui prigionieri palestinesi è chiaro: non semplicemente infliggere dolore, ma distruggere la vittima e il suo senso di autostima.
«C’è qualcosa di più profondo, nel senso che la tortura, specialmente lo stupro e altre forme di tortura sessuale, distrugge la mente della persona, in particolare la sua capacità di ristabilirsi o di godere della propria intimità», ha dichiarato ad Al Jazeera, riferendo delle interviste condotte con due sopravvissute allo stupro.
Alla domanda posta alla Knesset, il parlamento israeliano, nel luglio 2024, se fosse mai legittimo violentare un prigioniero, Hanoch Milwidsky, membro del partito Likud di Netanyahu, ha gridato: «Sì».
«Se è un Nukhba [combattente di Hamas], tutto è lecito, tutto».

Francesca Albanese [Al Jazeera]
Sopravvissuti al genocidio e allo stupro
Job, il lavoratore precario – come Al Jazeera ha scelto di presentarlo – non ha mai ritenuto che ci fosse nulla di particolarmente degno di nota nella sua vita.
Come al-Bakri, Job pensava di essere un normale padre di famiglia di mezza età di Gaza. Entrambi mettevano il futuro dei propri figli al di sopra del proprio. Entrambi davano la priorità alla sicurezza delle loro famiglie da quando Israele aveva lanciato la sua guerra genocida nell’ottobre 2023. Entrambi si erano abituati a guidare le loro famiglie attraverso i posti di blocco, i bombardamenti e gli sfollamenti forzati che caratterizzavano la vita quotidiana nell’enclave assediata.
La situazione è cambiata quando entrambi sono stati fatti prigionieri, torturati e ripetutamente violentati da soldati israeliani e da cani da guardia.
Come nel caso di al-Bakri, anche il ricordo dello stupro di Job è altrettanto nitido. «Delle soldatesse sono entrate nella mia stanza», ha raccontato ad Al Jazeera. «Mi hanno ammanettato i polsi dietro la schiena con delle manette di ferro. Mi hanno tolto le manette dalle gambe e me ne hanno messe altre. Poi mi hanno spogliato».
È stato immobilizzato a terra con degli stivali sulla schiena e sul collo, mentre le soldatesse lo violentavano utilizzando oggetti vari.
«I soldati intorno a loro applaudivano e filmavano la scena. Stavano filmando la scena dello stupro».
Lo stupro e le torture sessuali subite da Job sono continuati, il tutto mentre veniva interrogato per sapere se fosse a conoscenza dell’attacco guidato da Hamas, di cui non sapeva nulla.

Job [Al Jazeera]
Rabbia
L’attacco del 7 ottobre 2023, durante il quale 1.139 persone sono state uccise e circa 250 rapite, ha lacerato gran parte della società israeliana e messo in discussione i presupposti sul rapporto con i palestinesi nei territori occupati.
Attraverso il ripetersi incessante dei notiziari in diretta, il trauma degli attacchi ha echeggiato in tutta la società israeliana, mentre la classe politica si applicava ad amplificare il danno inflitto a Israele quel giorno.
Ricordando gli eventi della sua cattura, Job ha raccontato di essere stato bendato, torturato, calpestato e picchiato, mentre veniva interrogato sugli eventi del 7 ottobre, nonostante non avesse alcun legame con quanto accaduto quel giorno.
«Ci dicevano: “Conoscete Dio e il versetto coranico, occhio per occhio, dente per dente. Chi semina raccoglie”», ha ricordato. I soldati israeliani gli dissero: “Siete entrati nelle nostre terre, le terre israeliane, e le avete invase. Avete violentato e avete fatto questo e avete fatto quello”.
Ad Al-Bakri fu assegnato un numero al posto del nome e descrive di essere stato picchiato quando aveva tentato di identificarsi in qualsiasi altro modo. “Siete qui come prigionieri di guerra”, ricorda che gli fu detto. “Vi trovate qui a causa della distruzione che avete causato”.
Oltre allo stupro, ha detto al-Bakri, lui e altri prigionieri sono stati attaccati con i cani e con quelle che ha descritto come bombe sonore atte a provocare disorientamento.
«Dovevi dormire a pancia in giù, con le mani legate e gli occhi bendati, mentre ti facevano camminare i cani sopra e ti prendevano a calci», ha detto.
Albanese ha dichiarato ad Al Jazeera che sono comuni resoconti simili di maltrattamenti e torture a seguito dell’attacco del 7 ottobre. «La brutalità ha raggiunto livelli senza precedenti», ha affermato. «È diventata vendicativa.»
«Le pratiche abituali sono state percosse violente, schiaffi, ustioni, ossa rotte, denti rotti, violenza sessuale e stupro», ha dichiarato. «La penetrazione sessuale tramite oggetti, sia corporei che di altro tipo, come ad esempio l’uso ricorrente di barre metalliche, oggetti taglienti che potrebbero essere coltelli, metal detector o bottiglie.»

Uno dei palestinesi arrestati e torturati per giorni dai soldati israeliani mostra il numero con cui
è stato contrassegnato e la mano gonfia a causa delle manette [Abdelhakim Abu Riash/Al Jazeera]
Disumanizzazione
Molti dei soldati israeliani accusati di aver preso parte a torture, abusi sessuali e stupri ai danni di prigionieri palestinesi sono cresciuti in società descritte da osservatori interni a Israele come condizionate a considerare i palestinesi in un modo o nell’altro indegni di rispetto umano.
Organizzazioni quali B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel hanno descritto come molti israeliani trascorrano l’intera vita senza mai entrare in contatto con palestinesi, un popolo destinato, per volontà politica dello stato, a frequentare sistemi scolastici separati.
L’idea che i palestinesi siano in qualche modo al di fuori della categoria di un popolo riconoscibile è profondamente radicata nella cultura politica israeliana, ha affermato il sociologo Yehouda Shenhav-Shahrabani. Ciò risale dal presente fino al Mandato britannico per la Palestina, quando i funzionari la descrivevano come una “terra senza popolo”, fino ad oggi, dove i palestinesi possono essere uccisi, violentati e torturati con apparente impunità.
«Raffigurando l’intera popolazione come bestie umane e terroristi, e invocando la nozione di scudi umani per giustificare i massacri, Israele ha di fatto dipinto un bersaglio sulla schiena di un’intera popolazione civile in quanto tale», ha dichiarato Albanese ad Al Jazeera. «Persino i bambini descritti come terroristi in erba raccontano di un’opprimente paura di morte imminente».
Il presidente israeliano Isaac Herzog non ha avuto alcuna esitazione nell’attribuire “inequivocabilmente” la responsabilità dell’attacco guidato da Hamas del 7 ottobre a tutti i palestinesi, dichiarando ai giornalisti: “È un’intera nazione ad esserne responsabile. Non è vera questa retorica secondo cui i civili non ne sarebbero consapevoli, né coinvolti. Non è assolutamente vero”.
All’indomani dell’attacco, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant ha affermato che Israele stava combattendo contro quelli che ha definito «animali umani» e ha ordinato un «assedio totale» contro gli uomini, le donne e i bambini presenti sul posto. Altri, come il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, si sono resi responsabili di violazioni sistematiche, riferendosi abitualmente ai palestinesi come a terroristi o descrivendo ampi segmenti della società palestinese in termini genericamente criminali o estremisti, in particolare in relazione a Gaza e alla Cisgiordania occupata.
«Il linguaggio disumanizzante svolge un ruolo chiave in imprese come il genocidio o altre forme di punizione collettiva e abuso», ha affermato Albanese, «perché, per trattare l’altro come un subumano, è necessario vederlo come un subumano».

Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich
sono stati accusati di ricorrere sistematicamente a un linguaggio razzista per disumanizzare
i palestinesi [Foto: Gil Cohen-Magen/AFP]
Impunità
Nonostante ciò che gli analisti hanno descritto come un modello consolidato di stupri e abusi sessuali ai danni dei palestinesi, Israele non ha ancora ricevuto alcuna censura legale da parte di organismi presenti in vari paesi né ha subito sanzioni per le sue azioni a Gaza o nella Cisgiordania occupata. I tentativi da parte di organismi internazionali, compreso quello delle Nazioni Unite di indagare sulle accuse di abusi sessuali nel gennaio 2025, sono stati attivamente ostacolati da Israele.
Abusi specifici – dalla nudità forzata e dalle minacce di stupro alle aggressioni mirate ai genitali – sono diventati prassi abituale per le forze israeliane, come ha rilevato l’ONU, e vengono perpetrati con l’approvazione esplicita o implicita di alti funzionari. Ben-Gvir, ad esempio, ha deplorato le indagini sullo stupro a Sde Teiman definendole “vergognose”, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha descritto i tentativi di ritenere i soldati responsabili dello stupro come una “calunnia del sangue”.
La tortura dei palestinesi è stata glorificata in Israele, ha osservato Albanese. «Non solo funzionari e leader israeliani si sono vantati di quanto fossero stati maltrattati i palestinesi… Ma sia i coloni che i cittadini sono stati condotti nei centri di detenzione per osservare, assistere o addirittura [prendere parte] all’umiliazione inflitta ai palestinesi».
Triestino Mariniello, professore alla Liverpool John Moores University e membro del team legale che rappresenta le vittime di Gaza presso la Corte penale internazionale (ICC), ha sottolineato quella che ha definito una «differenza molto importante nel diritto penale internazionale tra atti isolati di violenza sessuale e atti che fanno parte di un modello sistematico contro i civili».
«I primi possono costituire crimini di guerra. Quando gli stessi atti sono organizzati e diffusi, equivalgono a crimini contro l’umanità», ha affermato.
«Questi crimini avvengono nei centri di detenzione statali e nei centri di detenzione militari. Il fatto che i responsabili non vengano processati, perseguiti o condannati dimostra l’esistenza di una politica istituzionale alla base della loro perpetrazione», ha aggiunto Mariniello.
Tuttavia, i palestinesi continuano a resistere, ha affermato Albanese. «I palestinesi stanno ancora lottando per non essere cancellati, per non essere ridotti all’estinzione come popolo dotato di capacità di autodeterminazione».
Ma agli occhi della maggior parte degli osservatori, il genocidio perpetrato da Israele a Gaza prosegue – In spregio al cessate il fuoco solo sulla carta imposto a Israele dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’ottobre 2025. Israele sta portando avanti a ritmo serrato lo sfollamento forzato dei palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata, e qualsiasi resistenza opposta dai proprietari delle terre e dagli agricoltori ai coloni israeliani e alle forze di sicurezza viene regolarmente repressa con violenza, incarcerazione e spesso tortura e stupro.
«Sopravvivere alla violenza sessuale e alla tortura in generale, e allo stupro in particolare, è un’esperienza brutale» ha affermato Albanese. «Immagini cosa possa significare quando ciò avviene su larga scala e in modo sistematico nei confronti di un’intera popolazione. Significa distruggere quel popolo in quanto tale».
Il documentario Bodies of Evidence: Israel’s Darkest Weapon (“Corpi di reato: l’arma più oscura di Israele) è su Youtube .
Traduzione a cura di Leila Buongiorno per Invictapalestina