di Malak AlHelou
la lettera di una ragazza scampata al genocidio a Gaza e rifugiata a Firenze, dove sta proseguendo i suoi studi e imparando la lingua italiana
10 ottobre 2025
Sono Malak AlHelou
Io ho 21 anni. Sto studiando alla facoltà di educazione, nel corso di lingua Inglese e metodi di insegnamento.
Sì, e certamente il palestinese esiste ancora!
Sono uscita dalle macerie, tra le rovine, senza nulla: né cibo né acqua, ma con uno zaino sulle spalle contenente i miei libri, appunti e riassunti scientifici.
Porto il mio sogno, che ho perseguito con determinazione e impegno, e nonostante le circostanze dure, dimostrerò al mondo che non sono una persona qualsiasi, ma qualcuno che vuole essere utile a sé stessa, agli altri e alla società. Merito la vita più bella perché ho lavorato duramente sin da piccola per costruire me stessa ed essere un esempio per molti della mia generazione.
Sono uscita dal genocidio stanca fisicamente e psicologicamente: tutto è stato distrutto, la mia casa, i miei ricordi, l’università, il mio paese, e ho perso molti membri della mia famiglia e amici.
Pensavo di aver perso anche gli anni di studio, quelli che avevo dedicato alla mia istruzione.
Ero profondamente triste, passava il tempo e mi stancavo di pensare: tutto è perduto? È finita? Non c’è speranza! Non c’è futuro! Cosa faccio? Come continuerò il mio percorso?!
Il mio pensiero era passato da "Ho lezioni domani?" a "Riusciremo a vivere fino a domani?"
Ero davvero stanca di tutto, stanca di pensare…
Improvvisamente, ho ricevuto un messaggio sul cellulare dalla mia università distrutta dall’occupazione. Pensavo fosse tutto finito.
Il messaggio diceva che le lezioni e lo studio universitario sarebbero continuati online.
Avevo terminato la scuola superiore un anno prima della guerra, con una media del 99%, ottenendo così una borsa di studio dal Presidente per studiare in una delle università storiche della Palestina.
Sognavo di diventare dottoressa all’università da giovane.
Quando ho aperto il messaggio, mi sono sentita felice ma anche triste: lacrime di gioia e di dolore si sono mescolate, lacrime di speranza e di perdita.
Ho dimenticato tutto e mi sono ricordata che dovevo rialzarmi, rimuovere le macerie intorno a me, spazzare via la polvere della guerra e dei razzi.
Sostituire l’odore delle bombe con quello dei libri, il rumore delle esplosioni con il suono delle penne, e cercare di recuperare le mie forze mentali per ricominciare.
Ho continuato i miei studi e mi sono iscritta di nuovo all’università.
Il professore tiene le lezioni dentro una tenda, mentre intorno sento il rumore degli aerei, delle esplosioni e dei droni che coprono la voce del docente.
Molti dei miei amici sono stati martiri durante la guerra, erano con me nel gruppo WhatsApp, tra loro il mio collega che ci aggiornava sugli esami e ci aiutava per il nostro successo.
Sì, questo è il nostro spirito: cooperazione e dedizione. Ho pianto tanto per lui, e il giorno dopo ho partecipato alla lezione e ho continuato…
Ora continuo i miei studi nel paese straniero, come rifugiata, lontana dalla mia famiglia e dai miei amici, piango per il passato e tutto ciò che è stato.
Sto imparando una nuova lingua e conosco persone nuove che mi vogliono bene e che io voglio bene.
Anche se mi confido con loro, non riesco a esprimere il fuoco dentro di me e il dolore del mio cuore, perché nessuna parola può descrivere ciò che sento…
Studio online con i miei compagni e insegnanti, e attraverso loro sento di tornare nel mio paese, vivendo con loro momenti di bombardamento e paura, e mi preoccupo per loro.
Vivo passato e presente allo stesso tempo. La vita scorre, la conoscenza continua e si sviluppa. Devo continuare i miei studi, impegnarmi, avere pazienza, piangere, ridere, gioire e soffrire.
Spero che questi giorni finiscano in pace, che questo genocidio termini e che Dio protegga la mia famiglia e i miei compagni.
Alla fine vi dico: la conoscenza è luce, la conoscenza è il futuro. Attraverso la conoscenza costruiamo le nazioni, offriamo e contribuiamo, sviluppiamo noi stessi come persone istruite e generose.
E vi dico che la Palestina rimane. Noi rimaniamo. Il palestinese esiste in ogni luogo del mondo, e continuerà ad esistere. Il genocidio non potrà mai distruggerci.
Siamo il passato e il presente, rimaniamo come gli ulivi, continuiamo a imparare, siamo istruiti, artisti, belli e creativi. Rimaniamo, rimaniamo, rimaniamo.