Haaretz.com
03.04.2013
http://www.haaretz.com/opinion/the-inner-syntax-of-palestinian-stone-throwing.premium-1.513131
La sintassi interna palestinese del lancio dei sassi
Avrebbe senso per le scuole palestinesi dare lezioni di resistenza: come costruire numerosi villaggi di 'tralicci e steccati' nell'area C, come comportarsi quando le truppe dell'esercito entrano nelle vostre case, come identificare i soldati che vi scagliano, ammanettati, sul pavimento delle jeep, al fine di presentare un reclamo.
di Amira Hass
Lanciare pietre è un diritto di nascita e un dovere di chiunque sia soggetto all’occupazione straniera. Lanciare sassi è un'azione, ma anche una metafora della resistenza. La persecuzione dei lanciatori di pietre, fra cui ci sono anche bambini di 8 anni, è una parte inseparabile - anche se non è sempre enunciata – dell’attività di un regime straniero, non meno degli spari, della tortura, del furto della terra, delle restrizioni al movimento e della diseguale distribuzione delle risorse idriche.

La violenza dei soldati di 19 anni, dei loro comandanti di 45 anni, e dei giuristi, burocrati e avvocati è dettata dalla realtà. Il loro compito è quello di proteggere i frutti della violenza instillata dall’occupazione straniera: risorse, profitti, potere e privilegi.
La fermezza (Sumud) e la resistenza contro la violenza fisica, e ancor più sistemica, istituzionalizzata, è cuore della sintassi interna dei palestinesi in questa terra. Si riflette ogni giorno, ogni ora, ogni momento, senza pausa. Purtroppo, questo è vero non solo in Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est) e a Gaza, ma anche all'interno dei confini riconosciuti di Israele, anche se la violenza e la resistenza nei suoi confronti sono espresse in modo diverso. Ma su entrambi i lati della Linea Verde, i livelli di stress, oppressione, amarezza, ansia e ira sono in continua crescita, come lo stupore di fronte alla cecità che fa credere che la loro violenza potrà rimanere sempre sotto controllo.
Spesso il lancio di pietre è figlio della noia, di un’eccessiva spinta ormonale, imitazione, millanteria e competizione. Ma nella sintassi interna del rapporto tra l'occupante e l'occupato, il lancio di sassi è l'aggettivo della questione "ne abbiamo avuto abbastanza di voi, occupanti."
Dopo tutto, gli adolescenti potrebbero trovare altri modi per dare sfogo ai loro ormoni senza il rischio di multe, arresti, morti e ferimenti.
Anche se si tratta di un diritto e un dovere, le varie forme di fermezza e di resistenza al regime straniero, così come le sue regole e limitazioni, dovrebbe essere insegnate e sviluppate. Le limitazioni potrebbero includere la distinzione tra i civili e coloro che portano armi, tra i bambini e chi è in divisa, così come l’analisi dei fallimenti e dei limiti dell’uso delle armi.
Avrebbe senso che le scuole palestinesi introducessero lezioni di resistenza: come costruire numerosi villaggi di "tralicci e steccati" in Area C; come comportarsi quando le truppe dell'esercito entrano nelle vostre case; mettendo a confronto le diverse lotte contro il colonialismo in altri paesi: come utilizzare una videocamera per documentare la violenza dei rappresentanti del regime; i metodi per logorare il sistema militare e i suoi esponenti; un giorno settimanale di lavoro nelle terre al di là della barriera di separazione; come ricordare gli estremi identificativi del soldati che li scagliano ammanettati sul fondo della jeep al fine di presentare un reclamo; i diritti dei detenuti e su come esigere che vengano rispettati; su come superare la paura degli interrogatori e i tentativi di massa di realizzare il diritto al libero movimento. Pensateci bene, anche gli adulti palestinesi potrebbe fare uso di queste lezioni, caso mai in sostituzione delle esercitazioni, dell’addestramento per disperdere le proteste, e della pratica di spiare i messaggi di Facebook.
Quando, due anni fa, gli studenti delle scuole superiori sono stati arruolati nella campagna per il boicottaggio dei prodotti delle colonie, è sembrato un passo nella giusta direzione. Ma è finito lì, senza andare oltre, senza ampliare il contesto. Tali lezioni sarebbero state perfettamente in sintonia con la tattica di fare appello alle Nazioni Unite –disobbedienza civile dal basso e sfida al potere della diplomazia.
Allora, perché tali lezioni sono assenti nel curriculum scolastico palestinese? Parte della spiegazione sta nell'opposizione degli stati donatori e nelle misure punitive di Israele. Ma è anche per inerzia, pigrizia, mancanza di motivazioni, malintesi e interessi personali di alcune parti della società. In realtà, negli ultimi due decenni, la logica che sta dietro all'esistenza dell'Autorità palestinese si è fondata su una regola di base - adattamento alla situazione esistente. Così, si sono create una contraddizione e uno scontro tra la sintassi interna dell'Autorità palestinese e quella del popolo palestinese.
(tradotto da barbara gagliardi
per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)