Al Arabiya News
17.11.2012
http://www.alarabiya.net/articles/2012/11/17/250144.html
Indicazioni e ripercussioni dell'attacco di Gaza
di Tarek Fahmi
Al Arabiya Institute for Studies
Israele ha programmato e lanciato l'operazione "Pilastro di Difesa", prendendo di mira il capo dell'ala militare di Hamas, Ahmad al-Jaabari, il leader della presa di potere della Striscia di Gaza da parte di Hamas che ha avuto un ruolo nella cattura del soldato israeliano Gilad Shalit. Questa operazione comporta molte implicazioni a diversi livelli.

Il primo livello: all'interno del governo israeliano
Le discussioni in seno al comitato dei ministri per la sicurezza hanno riguardato la priorità del ripristino del potere dell'esercito israeliano, la necessità di assassinare personaggi palestinesi presenti in un elenco di 14 nomi presentato dallo Shabak e dallo Shin Bet, con Ahmad Al-Jaabari come obiettivo primario, e l'esecuzione di attacchi strategici su Gaza, miranti alla distruzione delle potenzialità del movimento di Hamas e delle altre organizzazioni della resistenza palestinese, in particolare della Jihad islamica.
Nella commissione erano presenti due posizioni: una era guidata dal Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Generale Binyamin 'Benny' Gantz e dal ministro della difesa Ehud Barak. Questo gruppo sposava la scelta di una risposta forte alle "minacce" provenienti da Gaza, nonostante il sistema di difesa “cupola di ferro”, che avevano fatto un favore al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che si era avvantaggiato della situazione e aveva portato la condizione di stallo ad un nuovo livello, col dare inizio agli assassini.
L'altra parte aveva ritenuto che Israele stesse affrontando un pericolo reale, al di là degli attacchi missilistici, e aveva sollecitato una risposta graduale, inviando attraverso terzi dei messaggi ad Hamas, senza lanciare un attacco su larga scala.
Ma entrambe le parti hanno concordato quanto segue:
1. Fare ricorso ad un'escalation sfruttando le posizioni della destra israeliana, compresa quella della coalizione di governo, per le quali Israele si trova ad affrontare una guerra diretta contro Gaza e Hezbollah, e una guerra indiretta con l'Egitto.
2. L 'attuale situazione danneggerà la reputazione di Israele per quanto riguarda il suo potere di risposta strategica e potrà mandare un messaggio sbagliato alle fonti esterne di pericolo: alias Siria, Hezbollah e l'Iran e che un pesante attacco contro Gaza, associato agli omicidi, rafforzerà la presenza strategica di Israele.
3. La prossima convocazione per le elezioni parlamentari, del 22 gennaio, chiederà al governo di dimostrare che può garantire la sicurezza, non solo una tregua precaria.
Il secondo livello: Le forze palestinesi
Questo livello può essere diviso in molte sezioni, gestite da Hamas, dalla Jihad islamica e da altre organizzazioni della resistenza, poste di fronte a nuovi elementi quali:
1 - La volontà di Hamas di sondare il terreno di una nuova lotta con Israele, sulla base delle nuove realtà nel mondo arabo e sulla scia delle rivoluzioni della primavera araba.
2 - La volontà di Hamas di porre fine al blocco economico imposto a Gaza per molti anni, soprattutto dopo la visita dell'emiro del Qatar, che ha aperto la porta ad altre potenziali visite, con un supporto diretto dell'Egitto che ha aperto in modo permanente il valico di Rafah.
3 – Il rafforzamento di Hamas grazie al sostegno delle potenze arabe, quali il Qatar, l'Egitto e la Turchia, che ha riconfermato la capacità di Hamas di affrontare Israele e rispondere con un arsenale bellico avanzato, con tutto ciò che questo significa militarmente e strategicamente.
4 – La valorizzazione della potenza militare di Hamas, con la maggiore precisione dei missili.
5 – L'opinione generalmente diffusa tra le organizzazioni palestinesi che Israele cercherà di modificare lo status quo prima delle elezioni.
6 - Hamas ha ammesso che lo status quo palestinese non può rimanere invariato dopo l’insuccesso nell'ottenere il completo riconoscimento della Palestina alle Nazioni Unite subito dal presidente palestinese Mahmoud Abbas.
Per quanto riguarda l'autorità palestinese, a prescindere dalla sua posizione riguardante l'assassinio di Ahmad Al-Jaabari e gli attacchi di Gaza, si è concentrata sui seguenti aspetti:
1 - Eliminare Hamas come parte attiva negli sforzi di riconciliazione, e la volontà di emarginare l'opzione militare temendo il suo impatto negativo sulla domanda della Palestina per il pieno riconoscimento all'ONU.
2 - Prendere una nuova strada, lontano dalla riconciliazione, minacciando una rivolta pacifica.
Lo sviluppo più importante sarebbe la reazione dell'autorità palestinese se Israele intensificasse gli attacchi e rioccupasse il valico di Filadelfia al confine di Gaza, facendolo tornare a quello che era definito come la porta dell'inferno.
Il terzo livello: la posizione egiziana
Nonostante gli sforzi egiziani per rafforzare la tregua prima degli attentati, sforzi che sono stati annullati sia da Hamas e che da Israele, hanno indicato quanto segue:
1 - La volontà di Hamas e Israele di cambiare le regole del gioco e porre nuove regole l'uno contro l'altro, a livello militare e di sicurezza.
2- La presenza di una pressione interna su entrambi i fronti affinché inizi un nuovo ciclo di azioni, dopo il fallimento egiziano, per creare una nuova realtà strategicamente affidabile.
L'escalation degli attacchi e l'inizio di una guerra aperta a tutte le possibilità, insieme con gli assassini, creerà una nuova realtà sia per l'Egitto che per Hamas, in particolare il fatto di aver richiamato l'ambasciatore egiziano in Israele senza il ritiro dell'ambasciatore israeliano in Egitto potrebbe essere un indicatore del fatto che Egitto e Israele potrebbero giocare un ruolo nel mettere fine alla guerra sotto pressioni esterne, ma questo richiederebbe alcune condizioni che mancano dal lato israeliano, a causa della pressione interna sul primo ministro.
Se Israele accetterà un intervento egiziano, sarà necessario un nuovo modo di guardare i legami israelo-egiziani al di là di Hamas, della fine delle ostilità o di una nuova tregua, per aprire la porta ad un trattato di pace che vada oltre Camp David e gli altri accordi. Questo potrebbe far sì che Israele cessi di considerare Abu Mazen come partner tanto da portare a misure unilaterali contro l'autorità palestinese.
Una delle richieste dei partiti di destra al primo ministro israeliano Netanyahu è stata quella di intervenire direttamente nel Sinai, dopo il fallimento della “cupola di ferro” nel fermare i missili lanciati da quella zona, e il fallimento dell'Egitto nel fermarli; ma Israele cercherà una soluzione temporanea con gli egiziani invece di pensare ad altri scenari tra cui la creazione di una forza americana e internazionale.
Possibili scenari
Israele ha concentrato le sue priorità su Gaza in base a calcoli a breve termine, relativi alle elezioni, ed a prospettive a lungo termine che considerano Gaza come una continua fonte di pericolo che richiede un intervento radicale senza una guerra su larga scala, mentre i rapporti dell'intelligence suggeriscono di attaccare la spina dorsale del resistenza e di spingerla al suicidio, oltre a sottolineare l'importanza delle elezioni anticipate nel determinare le opzioni strategiche di Israele e le sue priorità sulla sicurezza, e che prendono di mira Iran o Hezbollah, o Hamas o la Jihad, adottando la politica della libertà di avviare qualsiasi guerra su ogni fronte e mettendo l'Egitto e la sua posizione nei confronti di Hamas in primo piano dal punto di vista del movimento israeliano.
E non è un segreto che Israele abbia molti piani per gestire il fronte egiziano (Oz - o forza - piano dettagliato), come rivelato dalla vasta gamma di esercitazioni militari che dimostrano le opzioni militari di un paese che non ha trascurato l'opzione militare sia a Gaza che altrove.
E con la probabile continuità della destra nel governo di Israele dopo le elezioni, gli attacchi di Gaza possono essere un preludio ad ulteriori attacchi verso i paesi e le organizzazioni della resistenza, in base alle priorità di Israele.
A livello regionale, vi è una mancanza di potenze che possano fermare gli attacchi israeliani a Gaza, tra cui l'Egitto, che Israele sta mettendo a dura prova; infatti, con questa guerra in particolare, l'Egitto si troverà ad affrontare sfide economiche e di sicurezza attraverso Rafah, in previsione di una vera e propria inondazione di palestinesi nel Sinai e per gli obblighi nei confronti dei residenti di Gaza. In aggiunta a questo, i ministri degli esteri arabi mancano di soluzioni realistiche per affrontare gli eventuali sviluppi a Gaza, mentre la delegazione palestinese alle Nazioni Unite è occupata con la questione del pieno riconoscimento della Palestina.
A livello internazionale, gli Stati Uniti hanno dato il via libera ad Israele affinché continui a perseguire le sue operazioni di legittima difesa a Gaza, ma la vera domanda arriverà se Israele dovesse decidere di espandere le sue operazioni al Sinai. E il vero pericolo è che gli Stati Uniti non spingano Israele a negoziare con i palestinesi, in assenza di una riconciliazione fra i palestinesi stessi, e la debolezza di chi dovrebbe lavorare per porre fine agli attacchi, in particolare di quelli per i quali Israele è riuscito a far passare le sue operazioni come risposta alla minaccia militare da Gaza.
Sulla base di questi sviluppi, entra in vigore l'opzione della resistenza militare, con il caos nella scena politica araba e l'assenza di posizioni internazionali per fermare Israele nell'uso di crescenti misure radicali non solo nei confronti di Gaza, ma anche contro i paesi vicini come è successo di recente nel Golan, il che significa che Israele continuerà a prendere misure unilaterali per preservare la propria sicurezza, che è una priorità assoluta, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione verso la sicurezza degli altri.
* Tarek Fahmi è il capo del servizio israeliano presso il Centro Nazionale egiziano per gli Studi sul Medio Oriente.
(tradotto da barbara gagliardi
per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)