Democrazia coloniale, Primavera Araba e Siria

AIC – Alternative Information Center
29.10.2012-11-16
http://www.alternativenews.org/english/index.php/news/opinion/5538-colonial-democracy-arab-spring-and-syria.html?showall=1

 

Democrazia coloniale, Primavera Araba e Siria

di Nassar Ibrahim   

L'analista Palestinese Nassar Ibrahim sulla questione della democrazia coloniale occidentale a seguito della “Primavera Araba” e la situazione in Siria. 

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Le celebrazioni al Cairo in Piazza Tahir si sono mutate in disordini dal momento che il nuovo governo egiziano sta stabilendo solide relazioni con gli USA e le istituzioni finanziarie internazionali (Foto: Jonathan Rahad) 

“L'atteggiamento degli occidentali riguardo alla democrazia: va bene fino a che il risultato corrisponde a ciò che noi vogliamo” […] 

“Le forze che operano in Siria stanno portando il Paese all'autodistruzione” Noam Chomsky, Il Cairo, 23 ottobre 2012

 

1. Introduzione 

Nella maggior parte dei dibattiti che ho avuto con intellettuali, attivisti ed amici europei ho sempre avuto l'impressione che vi fosse una profonda differenza nel modo di vedere gli eventi della Primavera Araba, in special modo quelli relativi alla Siria. Ciò si è sopratutto verificato nella diversa interpretazione del concetto di “democrazia, libertà e diritti umani”. Anche se le intenzioni di tutti erano buone e nobili e pur concordando tutti sul valore fondamentale del concetto, avevamo posizioni differenti riguardo alle rivolte nel Mondo Arabo 

Il modo in cui questo concetto è correntemente usato è spesso fuorviante e confuso. Gli Stati hanno cominciato ad usarlo arbitrariamente per descrivere la cosiddetta “Primavera Araba” ed in particolare gli avvenimenti in Siria.

Di conseguenza, una grossa contraddizione è venuta a crearsi tra la sua essenza e la sua traduzione in   realtà, creando confusione e dubbi tra le società Arabe. Molti gruppi sociali, invece che venire attirati dall'idea di democrazia, libertà e diritti umani, sono restati freddi e perplessi a fronte di un processo di cambiamento nei loro Paesi che è caratterizzato da divisioni, sangue e caos 

Ciò solleva una questione: il concetto di democrazia, libertà e diritti umani ha lo stesso significato per i Pesi occidentali e per i popoli Arabi? Se ci intendiamo sul termine, come mai è così diversa la posizione sulla Primavera Araba? Se invece non ci intendiamo sul termine da dove è che proviene tale differenza? Come possiamo raggiungere di nuovo una unità riguardo a questi valori senza ferire la sostanza del concetto da una parte e le specificità di ciascuna società dall'altra? 

I sociologi confermano che esportare i concetti da una società all'altra è estremamente pericoloso. Ciò non significa tuttavia che lo scambio di idee e di esperienze tra società sia impossibile. Piuttosto, malgrado le enormi varietà di tempi e luoghi, la storia umana è una. La traduzione di esperienze è pericolosa quando trattiamo concetti, nel nostro caso democrazia, libertà e diritti umani, che sono il prodotto di un particolare sviluppo storico e contesto politico (p.es. Le società europee) e lo imponiamo, con la medesima struttura sopra una realtà sociale diversa (p.es. Le società Arabe). Tale fatto non tiene in considerazione gli effetti che tale traduzione può avere sulle priorità, obiettivi , cultura e struttura di una specifica società.

In questo articolo io non intendo criticare le politiche di Barack Obama, Hollande o Cameron. Nè intendo cambiare i punti di vista di dei principi dell'Arabia Saudita o di Erdogan. Il mio scopo non è nemmeno quello di guadagnarmi il consenso di Salafiti, Wahabiti odi altri gruppi estremisti. Essi agitano la bandiera di democrazia, libertà e diritti umani per ragioni ed obiettivi totalmente diversi da quelli della gran maggioranza dei cittadini europei. Di conseguenza essi non intendono la stessa cosa. Loro sfruttano la bandiera della democrazia per controllare il processo di cambiamento nel Mondo Arabo sotto l'ombrello occidentale. I migliori esempi di questo modo profondamente diverso di intendere sono i gruppi estremisti che combattono in Siria e la retorica dei regimi del Golfo 

In questo articolo mi rivolgo a coloro che sinceramente credono nella democrazia, libertà e diritti umani, coloro che sono disposti a lottare per la dignità umana dovunque, coloro che si oppongono ad ogni forma di oppressione, occupazione o discriminazione e a coloro che credono nella giustizia e nei diritti politici economici e culturali per tutti i popoli 

Allora, mentre riconosciamo un significato comune a democrazia, libertà e diritti umani per i popoli Arabi, perché è così problematica la sua traduzione nella cosiddetta Primavera Araba?

 

2. I precedenti

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                Manifestazione francese per l'eroe Mohammed Bou-Azizi (Foto: Antoine Walter) 

La attuale suddivisione del mondo Arabo tra i poteri coloniali, UK e Francia, costituisce il risultato della strategia coloniale iniziata nel 1916 con l'intesa Sykes-Picot e la fine del WWI. Il piano era quello di creare degli Stati fantoccio -specie Stati Arabi nel Golfo- sottomessi agli interessi occidentali. Lo scopo era quello di guadagnare il controllo assoluto sulle risorse naturali in particolare sul petrolio arabo. Di conseguenza, fin dalla prima guerra mondiale, il popolo Arabo ha visto una progressiva perdita di libertà e di diritti ed ha cominciato a sognare di lottare per unità, libertà e dignità 

Di conseguenza, la decisione del giovane tunisino Mohammed   Bou-Azizi di darsi fuoco il 12 dicembre 2010 non derivò solo dalla sua miserevole condizione economica o dalle umiliazioni subite dalla polizia tunisina. L'atto di Bou-Azizi ha illuminato la notte di oltre 300 milioni di Arabi che vivevano sotto il pesante fardello del disordine, sofferenza, repressione, marginalizzazione e assenza di diritti umani elementari. Questa gente ha lottato contro i propri regimi, autoritari e stati-fantoccio, dipendenti dai diktat coloniali dell'occidente.

Da un lato, il loro scopo era di lottare per uno Stato democratico moderno come modo per conquistare i loro diritti individuali e collettivi. Ma per un altro verso, il loro scopo era anche di costruire uno Stato sovrano nell'ambito del contesto internazionale, e sopratutto uno Stato capace di lottare contro la occupazione israeliana della Palestina. Questa aspirazione divenne chiara con le massicce proteste di piazza del popolo egiziano contro il nuovo presidente Morsy ed il suo lento e inconsistente processo di cambiamento.

La frustrazione era dovuta non solo ai molti elementi di continuità con il regime di Mubarak in relazione alla struttura politica interna, ma anche per la assenza di atteggiamenti politici verso l'esterno, verso la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario così come verso il conflitto Medio-orientale. La interdipendenza tra politica interna ed estera non costituisce una particolarità del mondo Arabo. Lo stesso lo vedremmo se analizzassimo il ruolo dello stato nazione in questo periodo di globalizzazione e di rivoluzione tecnologica in generale. La politica interna e quella estera sono gemellate e non possono venire separate se non per propositi intellettualistici, in quanto democrazia, libertà e diritti umani costituiscono un concetto olistico. In altre parole, uno Stato non può essere democratico e rispettoso della democrazia, libertà e diritti umani sul piano interno e nel contempo colonialista e dittatoriale nella sua politica estera. Prima o poi lo squilibrio da una parte finisce per riflettersi anche sull'altra, e la breve citazione della guerra americana del terrorismo ed i suoi effetti diretti sulle politiche interne in termini di diritti di cittadinanza e di libertà dovrebbero essere sufficienti 

 

3. Diritti Umani e Democrazia come conquiste europee

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Lavoratori europei nella Rivoluzione Industriale, una trasformazione sociale che ebbe grande impatto sullo sviluppo della democrazia in Europa e Nell'America del Nord (Foto: limerickwriter.wordpress.com)  

Il ruolo dello Stato ed il suo grado di sovranità è alla base della questione di democrazia, libertà e diritti umani nel corso della Primavera Araba e della confusione tra le esperienze occidentali e quelle arabe. 

Nelle società europee i concetti di democrazia, libertà e diritti umani sono il risultato di una lunga storia di conquiste. Lo Stato nazionale moderno, una delle più importanti conquiste dell'Occidente, ha costituito il quadro entro cui tali concetti hanno preso forma riflettendo le aspirazioni dei popoli.   

Il consolidamento di questi valori nelle società occidentali non è il risultato di un singolo subitaneo passo ma è stato il risultato di un processo rivoluzionario lungo di carattere sociale, politico, economico e culturale contro forze conservatrici che tendevano a rimandare all'indietro il progresso sociale. 

Così come in ogni altro processo di cambiamento profondo, questi risultati non sono solo una questione di evoluzione delle coscienze, ma richiedono anche lotte sociali per tradurre ideali e valori in realtà tangibili. Quindi, la realtà è formata dalle condizioni contingenti di carattere economico, politico e culturale a cui i diversi movimenti sociali devono far fronte. Il mutamento sociale non è mai stato un semplice processo mentale, ma è legato ai cambiamenti materiali. Per questa ragione, non è possibile analizzare il concetto di “democrazia, libertà e diritti umani” e nel contempo ignorare i cambiamenti imposti nelle società occidentali da parte della rivoluzione industriale sui livelli politici, economici, sociali e culturali. Venne coniato il concetto di cittadinanza ed il moderno stato-nazione divenne l'ambito entro cui i diritti di cittadinanza vengono riconosciuti e rispettati.

Tenendo presente questo fatto, le conquiste dei cittadini europei in termini di democrazia, libertà e diritti umani sono ovviamente il risultato del rapporto dialettico tra sviluppi sociali, economici e politici e la creazione del moderno stato-nazione.

Con questo termine si intende uno Stato rivolto ai bisogni dei propri cittadini, compreso uno sviluppo permanente della sfera culturale, politica, economica e sociale.

Se non vi fosse stato un equilibrio tra l'infrastruttura e la super-struttura della società tali diritti non sarebbero stati garantiti.

Il concetto di società civile nelle società europee è da qui che deriva, e deve considerarsi quale risposta popolare e sociale nei confronti del ruolo coercitivo dello Stato. La lotta da parte della società civile deriva dalla necessità di far fronte alle contraddizioni sociali presenti dentro lo Stato e di difendere gli interessi ed i diritti dei diversi soggetti sociali.

Allo stesso tempo, questi cambiamenti si verificarono pur nel rispetto dello Stato sovrano e garantendo la conservazione dei risultati acquisiti dalla società, risultanti da lunghi anni di lotte.

In breve, essi risultarono come effetto di processi interni non conseguiti a imposizioni esterne. 

L'analisi precedente chiarisce dunque da dove derivano le differenze riguardo a democrazia, libertà e diritti umani. Dunque, anche se vi è un comune intendimento riguardo a valori e principi, le società araba ed europea possiedono una diversa interpretazione degli aspetti essenziali della questione. 

 

4. La questione della democrazia nei Paesi della “Primavera Araba”

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L'occupazione israeliana è considerata da parte del mondo Arabo quale principale ostacolo verso la democrazia e la libertà (Foto: Ryan Rodrick Beiler) 

Alla luce di questa analisi occorre tornare alla prima questione e cercare di capire dove e' che le esperienze dell'Occidente e dei Paesi Arabi si incontrano e dove invece differiscono quando consideriamo i concetti di democrazia, libertà e diritti umani.

Nel modo Arabo questo concetto assume due principali dimensioni:

1. La prima dimensione ha a che fare con i diritti fondamentali di tutti i cittadini dello Stato e comprende le libertà personali e sociali - la libertà di espressione e di credo, la regola del diritto e la separazione dei poteri-e tutti gli altri diritti fondamentali riconosciuti dalle convenzioni internazionali compresa pari opportunità nella istruzione, lavoro, salute, relazioni di genere, protezione dei diritti dei minori, etc. A questo livello le società Arabe applicano un concetto universale dei diritti umani, simili a quello applicato in Occidente.

Questi diritti devono venire garantiti in base alle specifiche esigenze delle comunità in modo da promuovere uno sviluppo politico, economico e culturale della società.

Una volta riconosciuta la libertà politica e sociale, la società viene messa in grado di stabilire le proprie priorità.

Se per esempio consideriamo i diritti economici, la prima necessità è quella di definire i fattori determinanti dello sviluppo all'interno della società. Al fine di massimizzare le sue risorse umane e naturali.

Il concetto di democrazia, libertà e diritti umani è tuttavia assai più di un processo teorico e mentale. Esso è un processo di costruzione basato sulle condizioni materiali ed il suo punto di riferimento è la realtà sociale nelle sue diverse componenti.

E' così che si spiega il fallimento di tentativi modelli di sviluppo democratico ed economico di tipo occidentale a paesi del terzo mondo ed in particolare agli Stati Arabi, alle condizioni dettate dalla Banca Mondiale e dalle politiche di dipendenza economica. 

Possiamo concludere che democrazia e libertà sono il risultato per eccellenza di scelte interne socio-politiche,. Queste scelte devono essere basate sulle esperienze culturali e storiche della società e su lotte e cambiamenti che coinvolgano la maggioranza della popolazione.

Questa prima dimensione del concetto è legato alla seconda. 

2. La seconda dimensione è legata al concetto di Stato Sovrano, lo Stato che è capace di mantenere l'unità del suo popolo e del suo territorio e di proteggere le risorse strategiche per conto dei suoi cittadini e delle future generazioni. Questa dimensione costituisce la cornice entro cui diviene possibile il processo di cambiamento democratico. La società può subire cambiamenti profondi solo se lo Stato assume un forte ruolo centrale nello stabilire le priorità per la sua popolazione e nell'utilizzo delle risorse materiali ed umane.

In altre parole, il cambiamento democratico è possibile solo se è consolidato il concetto di cittadinanza e se vi è uno sviluppo effettivo della società civile basato su principi di giustizia, diritti umani, legalità. 

E' questo un punto cruciale che deve essere tenuto presente nell'analisi dei Paesi Arabi. La democrazia non è un processo procedurale ma è il risultato dell'interazione di componenti sociali diverse in tutte le lori specificità.

E' assai importante sottolineare il ruolo centrale dello Stato-nazione non dipendente dall'egemonia occidentale e dall'imposizione di priorità esterne.

Come provato attraverso la Storia, l'intervento straniero costituisce uno dei principali fattori che determinano la permanenza del sottosviluppo di questi Paesi, lo sfruttamento delle loro risorse e la paralisi dei processi di cambiamento.

Inoltre, questi interventi esterni hanno favorito la permanenza per decenni di regimi dittatoriali in gran parte del mondo arabo. 

In questo contesto va analizzato come l'occupazione Israeliana venga percepita nella coscienza araba. La lotta dei Palestinesi costituisce un assioma nella mente del popolo Arabo e parte dell'esperienza storica delle società Arabe che non può venire trascurata. Ogni processo di cambiamento dunque, in ogni Paese Arabo, deve porre tra le sue priorità la Palestina e la lotta contro l'occupazione Israeliana.

Non si tratta solo di una questione di moralità, dignità e diritti umani. Malgrado l'importanza di questi aspetti, l'occupazione israeliana è stata considerata, per diversi decenni, una delle ragioni principali della paralisi dello sviluppo democratico. Essa ha comportato lo sfruttamento delle risorse umane e naturali dell'area ed ha provocato guerre crudeli e sanguinose. Nel mondo Arabo l'occupazione Israeliana contraddice totalmente il concetto di democrazia, libertà e diritti umani e favorisce la divisione e le alleanze con i regimi Arabi più reazionari.

Dunque nel mondo Arabo e specie in Palestina la lotta contro l'occupazione Israeliana costituisce una componente fondamentale del concetto di democrazia, libertà e diritti umani 

Alla luce di questa analisi risulta chiaro il nesso tra prima e seconda dimensione.

Trascurare la seconda dimensione significherebbe vivere nelle illusione di democrazia e libertà in una realtà in cui le persone hanno diritto al voto ma dove nei fatti vivono in uno Stato in cui l'obiettivo delle élite al potere è quello di far proprie le risorse pubbliche, legittimare la corruzione e mantenere il sistema di potere a detrimento degli interessi della popolazione e della nazione.

Le elite al potere in un contesto neocoloniale vedono loro maggior interesse nel garantire gli interessi dei loro padroni esterni come condizione per ottenerne la protezione. Dimenticare il processo storico che contraddistingue la formazione degli Stati europei - e che costituisce la condizione sine qua non anche per gli Stati Arabi - significa infilarsi nel vicolo cieco degli stati fantoccio e delle repubbliche delle banane.

Questi Stati sono formalmente indipendenti ma in realtà sono soggetti all'egemonia esterna. Ciò inevitabilmente porta ad una discrepanza con i diritti personali e nazionali esistenti in uno Stato sovrano indipendente. 

Altri esempi potrebbero rapidamente chiarire l'importanza di questo argomento, ad esempio la reazione dei poteri capitalistici alla crisi finanziaria che ha afflitto i paesi dell'occidente negli ultimi 3 anni. Quello di cui siamo stati testimoni e' l'impossessarsi del ruolo degli Stati attraverso la privatizzazione dei settori pubblici più importanti quali scuola, sanità, acqua, elettricità. 

Il risultato di questa crisi economica esterna è stata una preoccupante deriva delle politiche interne degli Stati ed un pericoloso attacco a democrazia, libertà e diritti umani. In altre parole, i cittadini dell'occidente patiscono ora sulla loro pelle come la dipendenza dalle istituzioni capitalistiche possa danneggiare i diritti dei popoli. 

Nel contempo, trascurare la prima dimensione comporterebbe di vivere in uno stato autoritario che legittima repressione e dittatura nel nome di un superiore interesse nazionale. Allora, se i cittadini hanno paura dello Stato e non godono di libertà e diritti, è impossibile salvaguardare sovranità e dignità nazionali. Questa è la situazione dei regimi di polizia, dove il compito dello Stato non è più la tutela dei diritti dei cittadini, ma in cui lo Stato stesso è strumento di oppressione e repressione del popolo al fine di esercitare il suo potere. 

La questione della democrazia, libertà e diritti civili negli Stati della Primavera Araba si colloca tra queste due dimensioni.

Questa questione ha creato una situazione di grande confusione, dubbi e timore del futuro, ed ha aperto la porta ad interventi esterni negli affari interni di questi Paesi. Senza dubbio le politiche degli Stati coloniali hanno giocato un ruolo fondamentale nel deviare il cammino delle rivolte poiché l'obiettivo degli occidentali non è la realizzazione di un vero cambiamento democratico nelle società Arabe. Quindi gli USA e gli europei hanno usato tutti i loro mezzi politici, strategici, economici e in qualche misura militari per imporre un modello di democrazia coloniale e di controllare i Paesi Arabi. 

A Tunisi, dopo l'estromissione del loro amico storico Ben Alì, gli occidentali hanno tentato di mantenere il controllo sul Paese attraverso una nuova alleanza con i Fratelli Musulmani andati al potere a Tunisi.

In questo contesto, anche molti attori della società civile mostravano preoccupazione nei riguardi delle reali intenzioni del nuovo governo - per esempio riguardo alle donne, ma i Paesi occidentali non hanno insistito per un più alto livello di democrazia. Questi Stati hanno invece appoggiato i nuovi poteri democraticamente eletti anche se il prezzo pagato dalla popolazione è alto in termini di peggioramento dei diritti di espressione e dei diritti delle donne che costituivano il miraggio di lunghi anni di lotta. 

In Libia la NATO ha svolto un ruolo fondamentale nel processo di cambiamento. Gli occidentali, con il pretesto della protezione di democrazia e diritti umani , hanno intrapreso una guerra per controllare il petrolio e per tenere il paese nell'orbita occidentale, la stessa cosa accaduta qualche anno prima con Saddam Hussein in Iraq. Dall'istante in cui gli occidentali si sono assicurati l'egemonia in Libia, hanno smesso di preoccuparsi di libertà e diritti umani. Oggi nessuno sembra interessato alle uccisioni quotidiane tra estremisti religiosi nè di un sistema politico che non rispetta i diritti dei cittadini e non risponde ai bisogni della popolazione.

Il più eclatante esempio del ruolo dannoso giocato dagli occidentali nella Primavera Araba è quello dell'Egitto, che ha sempre avuto importanza politica, economica e culturale nel mondo Arabo.

Qui gli USA hanno stabilito una solida alleanza con i Fratelli Musulmani prima considerati un pericoloso potenziale nemico.

Lo scambio è stato chiaro: se i Fratelli Musulmani rispettano gli interessi USA in Egitto e gli accordi firmati con Israele, se loro controllano le frange di Fratelli Musulmani in Palestina e se considerano l'Iran una minaccia diretta, allora possono fare “tutto quel che vogliono a livello interno. Inoltre, gli USA hanno offerto al nuovo governo egiziano il loro sostegno economico attraverso la Banca Mondiale e attraverso investimenti da parte dei Pesi del golfo quali Qatar e Arabia Saudita. 

L'esperienza in Yemen non differisce da questo contesto.Il movimento popolare è stato bypassato dall'iniziativa del Consiglio alla Cooperazione dei paesi del Golfo il quale ha convinto il presidente Ali Abdallah Saleh a fare un passo indietro ma dove non è cambiata la struttura del sistema. Naturalmente tale mossa fu benedetta dagli USA e dalla maggior parte dei paesi UE, anche se la popolazione yemenita non ha cessato di manifestare richiedendo un cambiamento radicale. 

Anche in Bahrein la gente chiedeva democrazia, libertà, diritti umani. Invece nè gli Usa nè gli europei hanno fatto nulla contro la repressione da parte dei tank sauditi. 

I fatti accaduti nei Paesi Arabi di Egitto, Siria, Tunisia, Yemen e Bahrein indicano che il problema di democrazia, libertà, diritti umani continua ad esistere. Di fatto in questi Paesi la struttura dei precedenti regimi rimane e la gente sta ancora a lottare per una reale democrazia, libertà,, non solo per elezioni libere ma anche per giustizia sociale, diritti umani, soddisfazione delle loro richieste culturali, politiche ed economiche. Di conseguenza, lottano per l'indipendenza dalle condizioni imposte dagli occidentali e dalla Banca Mondiale. Chiedono e lottano per uno Stato indipendente, dotato di piena sovranità , capace di decisioni autonome riguardo alla sua politica estera. E, tra l'altro, che sostenga la lotta dei Palestinesi contro l'occupazione israeliana.

 

5. Il caso Siriano 

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                   Quali sono gli obiettivi delle diverse forze di opposizione presenti in Siria? (Foto: occupycorporatism.com) 

A questo punto è assai importante capire come tradurre il concetto di democrazia, libertà, diritti umani nel contesto siriano. Come mai qui non si è verificata una Primavera Araba, anche se i movimenti sono iniziati da più di un anno e mezzo? Perché c'è stato un robusto e continuativo tentativo di distruggere lo Stato nazionale siriano e di abbattere il regime? Perché i Paesi occidentali hanno indistintamente avviato una guerra globale in Siria?

Perché tutti i tentativi di intervento da parte degli occidentali e da parte dei paesi del Golfo non sono riusciti ad attrarre la maggioranza della popolazione siriana?

Cosa c'entra “democrazia, libertà, diritti umani” con il reclutamento di diecine di migliaia di militanti di al-Qaeda e di gruppi Wahabi e Salafiti? Come è che queste campagne militari, politiche e mediatiche non sono riuscite a distruggere l'unita' del popolo siriano? 

Per trovare una risposta a queste questioni occorre un'analisi approfondita della societa' siriana.

Ovviamente questo paese ha dei denominatori comuni con altri Stati Arabi, ma nel contempo vi sono delle caratteristiche che fanno della Siria un caso unico. Di conseguenza il processo di cambiamento in Siria deve affrontare questioni difficili e complicate che spiegano le sconfitte politiche, morali e culturali che gli occidentali hanno subito nei loro tentativi di esportare in Siria la loro”democrazia coloniale”. 

Qui va chiarito un punto: nessuno può negare che in Siria vi fosse una volontà spontanea di cambiamento, riforme, diritti umani, così come in altri Paesi Arabi. Il popolo siriano aveva il diritto ed il dovere di lottare contro repressione, corruzione e dittatura.

Tuttavia il movimento sociale popolare ed il processo di cambiamento bisogna che avvenga entro certe regole ed assiomi a garanzia che non vi sia un processo di distruzione e che il popolo siriano non venga privato della sua volontà.

In primo luogo, la gran maggioranza dei siriani sa che in ogni processo di cambiamento nel paese si deve mantenere l'indipendenza e la sovranità nazionale. Lo Stato siriano, in particolare, è il risultato di sacrifici storici e di lotte contro i poteri coloniali fin dalla occupazione ottomana e poi dalla occupazione israeliana del Golan siriano. Tutte queste esperienze storiche giocano un ruolo fondamentale nella memoria collettiva siriana.

Di conseguenza occorre sottolineare che la maggior parte dei siriani sono contrari all'intervento occidentale ed all'occupazione israeliana e lottano contro i tentativi occidentali di trasformare il loro Stato in uno stato fantoccio. Ogni processo di cambiamento che non rispetti queste regole è destinato al fallimento.

In secondo luogo, per comprendere l'atteggiamento del popolo siriano, occorre ricordare il ruolo chiave della Siria nella ricerca dell'unità del mondo arabo nel nome del pan-arabismo.Per secoli, fin dal periodo Ommayad Damasco è stata il centro del mondo arabo. Di conseguenza, nella percezione di siriani, la resistenza e l'opposizione ad ogni tentativo di marginalizzare e di interferire negli interessi nazionali siriani è considerato un dovere. 

In terzo luogo, nella percezione di sé dei siriani è presente un sentimento generale di orgoglio riguardo ai conseguimenti culturali, politici ed economici ottenuti nel corso della storia. I siriani sono orgogliosi del ruolo storico e culturale svolto dal loro Pese nell'ambito della regione in quanto esso fu la culla del più grande impero islamico, la dinastia Ommayad. Inoltre , la coscienza collettiva siriana si basa sul concetto di coesistenza di diversi gruppi sociali e religiosi, dove ciascun soggetto sociale ha pari diritti -musulmani, cristiani, alawiti, sunniti, kurdi e drusi hanno convissuto insieme fin dagli albori della storia umana. 

Un quarto punto da citare è che la Siria considera se stessa quale punto di riferimento della legge religiosa islamica. In altre parole, la Siria è una delle fonti dell'Islam le cui pratiche religiose dipendono da quel che dicono gli Ulema siriani. La direttiva esterna è considerata illegittima e ciò spiega il perché le fatwa (verdetti religiosi) provenienti dall'estero invitando i siriani alla rivolta contro il regime non hanno avuto successo.. Lo stesso vale per i cristiani siriani i quali, così come anche quelli libanesi e palestinesi, non stanno tanto a seguire le raccomandazioni del Vaticano. 

Per finire, i siriani considerano la loro situazione come ottenuta da un lungo processo storico nell'ambito politico, culturale, ed economico. Di conseguenza essi sono pronti a lottare per mantenere il ruolo centrale della Siria nel mondo Arabo e la sua sovranità così come il sostegno della Siria ai movimenti nazionali di resistenza nella regione.

Ciò spiega perché ogni processo di cambiamento in Siria deve prioritariamente mantenere le sue conquiste storiche ed il ruolo nazionale dello Stato. Quindi ogni processo di cambiamento in Siria deve valorizzare tali conquiste. Qualunque regime alternativo che voglia essere accettato e riconosciuto dai siriani deve essere maggiormente progressista di quello attuale per quanto riguarda le scelte di carattere economico, sociale, politico e strategico. 

Alla luce di questa analisi e senza scordare gli aspetti negativi e repressivi dell'attuale regime, Bashar al-Assad ed il partito Baath sono il risultato di questo lungo processo storico e della lotta del popolo siriano con tutte le sue specificità. Ciò per dire che è stato il popolo siriano a creare il partito Baath e non viceversa. Se ciò non fosse vero, come potremmo spiegare il fatto che la gran maggioranza dei siriani continuano a sostenere il regime e lo Stato siriano malgrado tutte le pressioni esterne di tipo militare, mediatico, politico esercitate dai paesi occidentali e da parte dei loro alleati (Turchia e Paesi del Golfo) che hanno perfino ispirato l'assassinio di quattro esponenti di primo piano delle forze armate?   

Allo stesso tempo, quel che si dice è che il regime siriano sopravvive grazie al sostegno da parte dell'Iran e da parte cinese e russa, è una semplificazione della realtà. Senza dubbio l'appoggio di queste nazioni ha avuto un ruolo importante nel rafforzare la capacità; di resistenza del regime, ma allo stesso tempo dobbiamo considerare diversi fattori che hanno reso possibile tale sostegno:

Il primo fattore: Cina e Russia non avrebbero assunto tale posizione se avessero valutato che Bashar al-Assad e lo Stato siriano fossero stati fragili e che la maggioranza dei siriani stessero lottando per il loro abbattimento.

Il secondo fattore: sicuramente la posizione russa ha contribuito a bloccare un intervento reazionario e colonialista in Siria sotto l'ombrello del Consiglio di Sicurezza (intervento della NATO come in Libia) e l'imposizione di una no-fly zone. Di fatto, la Russia non ha mai avuto un ruolo nella politica interna della Siria: il suo scopo era di bloccare e condannare ogni tipo di intervento occidentale nelle questioni interne siriane. A questo punto dobbiamo porci una domanda: se i 22 milioni di siriani - come la propaganda sostiene - intendevano abbattere il regime, perché mai avrebbe avuto bisogno dell'intervento NATO in aggiunta al già scandaloso finanziamento, reclutamento e militarizzazione di migliaia di militanti per combattere contro il regime? 

In breve, la Siria costituisce un caso diverso da quello degli altri Paesi Arabi (Tunisia, Egitto, Libia, Yemen) per quanto riguarda il ruolo e la posizione dello Stato nazionale. Prima della Primavera Araba questi Stati erano alleati degli USA e dipendenti dai diktat occidentali. La Siria non lo era e ciò spiega perché il popolo siriano ha sentito il bisogno del cambiamento della politica interna senza compromettere la sovranità e l'indipendenza dello Stato nazionale. 

La questione della democrazia e dei diritti umani in Siria è di conseguenza ancora più problematica. Malgrado l'alto prezzo che il popolo siriano sta pagando da più di un anno e mezzo, esso non vuole appoggiare una opposizione che apertamente dichiara di voler smantellare il ruolo nazionale della Siria, come Burhan Ghalium fece a Istanbul.

La politica occidentale nei confronti del regime di Assad cerca la subordinazione e la dipendenza attraverso la distruzione dello Stato nazionale siriano per mezzo dei vicini alleati. Ma il popolo siriano non riconosce una valida alternativa in questi gruppi armati che pretendono di combattere per “la loro libertà” e scelgono di mantenere lo Stato nazionale siriano e la sua politica estera di opposizione ad ogni tentativo di intervento occidentale e di imposizione di una democrazia coloniale. 

Questa è la medesima ragione per cui gli occidentali sono stati del tutto silenti riguardo alle proteste sociali avvenute nei regimi reazionari di Qatar, Bahrein ed Arabia Saudita. Questo spiega anche l'improvviso ed appassionato amore nei confronti dei Fratelli Musulmani e per le organizzazioni estremiste e fondamentaliste quali al-Qaeda e Salafiti che costituivano il nemico numero uno fino a poco tempo fa. 

Per concludere, risulta offensivo che i regimi più reazionari quali Qatar, Bahrein ed Arabia Saudita sventolino la bandiera della democrazia al fine di includere la Siria nella loro orbita; è altresì offensivo che gli Stati europei e gli USA diano legittimazione alle loro guerre in nome dei diritti umani e della libertà. Non è sufficiente dichiarare la fedeltà a democrazia, libertà e diritti umani. Occorre dare una definizione precisa di questo concetto, prendendo in considerazione le specificità dei Paesi   e le condizioni politiche interne ed esterne degli Stati. Infatti senza ombra di dubbio, la strada dell'inferno è lastricata da gente che ha le più nobili intenzioni. 

Questo articolo e' apparso per la prima volta in Arabo su www.ahewar.org 

(tradotto da Claudio Lombardi)