Indebolendo un nuovo organismo tecnocratico palestinese, Israele sta cercando di far apparire Gaza ingovernabile e di dimostrare la necessità di un governo militare duraturo.
di Muhammad Shehada
+972, 29 gennaio 2026
Quando l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff ha annunciato l’inizio della Fase Due del piano di cessate il fuoco per Gaza del Presidente Donald Trump a metà gennaio, ha segnato l’inaugurazione del Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), un organismo tecnocratico palestinese composto da 15 membri incaricato di fornire servizi e gestire la ricostruzione nell’enclave devastata, sotto la supervisione del Consiglio per la Pace e del Consiglio Esecutivo di Gaza di Trump.
Nel giro di poche ore dall’annuncio, tutte le principali fazioni palestinesi, tra cui Fatah e Hamas, hanno accolto con favore la formazione del NCAG. Molti dei membri del Comitato sono figure note e rispettate che hanno rapidamente ottenuto il sostegno popolare. Lo stesso presidente Ali Shaath ha perso il padre durante il Genocidio israeliano a Gaza e chiede che Israele sia “ritenuto responsabile”, pur essendo stato apertamente critico nei confronti del Piano “Riviera di Gaza” di Trump. Il commissario per la salute del Comitato, il Dottor Aed Yaghi, è un attivista della società civile di lunga data che ha guidato la Società Palestinese di Soccorso Medico a Gaza. Ayed Abu Ramadan, commissario per il commercio e l’industria, è stato presidente della Camera di Commercio di Gaza ed è stato un forte oppositore della politica israeliana di sostegno alle bande criminali nella Striscia.
Anche l’opinione pubblica di Gaza ha tirato un sospiro di sollievo quando la prima decisione del Comitato è stata quella di rinunciare a tutte le tasse e i diritti imposti a privati e aziende dal governo di Hamas (sia prima del 7 ottobre che dopo il cessate il fuoco), e quando Shaath ha promesso la riapertura del Valico di Rafah nella sua prima apparizione televisiva al Forum Economico Mondiale di Davos.
Ma dalla sua costituzione due settimane fa, Israele non ha ancora permesso al NCAG di entrare a Gaza, figuriamoci di ricostruirla.
Sebbene Benjamin Netanyahu abbia accettato di entrare nel Consiglio per la Pace su invito di Trump, il Primo Ministro israeliano ha pubblicamente rimproverato il Presidente e criticato il Consiglio Esecutivo di Gaza definendolo “contrario alla politica israeliana”. Poco dopo, il Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha dichiarato “Gaza è nostra” e ha definito il Piano di Trump “un male per Israele”. Smotrich ha chiesto che il Piano venisse accantonato in favore della ripresa di “un assalto a piena forza contro Gaza” e della ricostruzione di “insediamenti israeliani permanenti” nell’enclave.
Il quotidiano israeliano Maariv ha persino riportato che Israele si sta attualmente “preparando al fallimento del Piano Trump” e ha già avviato i preparativi per riprendere l’assalto a Gaza “senza restrizioni”, cercando questa volta di occupare direttamente l’intera Striscia. L’emittente israeliana Canale 14 ha inoltre sottolineato che il Capo di Stato Maggiore dell’esercito ha approvato i piani per un attacco su larga scala contro l’enclave, inclusa l’invasione di aree in cui le forze israeliane non sono entrate durante due anni di combattimenti.
In altre parole, Israele non ha fatto mistero della sua intenzione di mantenere Gaza in una situazione di stallo a tempo indeterminato. Il governo israeliano sta adottando misure proattive per garantire che la fase due del Piano di Trump non proceda come previsto, e al massimo, come ha osservato Netanyahu con disprezzo, rimanga uno spettacolo “simbolico”, al fine di convincere gli americani che Gaza è ingovernabile e dimostrare così la necessità di un governo militare israeliano duraturo.

Soldati israeliani montano la guardia sul lato israeliano della recinzione che circonda la Striscia di Gaza, 17 settembre 2025. (Flash90)
Tecnocrazia selezionata
La formazione del NCAG è attesa da tempo. Avrebbe potuto essere nominato per sostituire il governo di Hamas a Gaza più di due anni fa: nel dicembre 2023, la dirigenza di Hamas ha concordato all’unanimità di trasferire le funzioni di governo a un organo amministrativo tecnocratico provvisorio, secondo diversi dirigenti del gruppo.
Diversi dirigenti palestinesi mi hanno detto che i nomi dei potenziali membri del Comitato sono sulla scrivania di Netanyahu almeno dall’agosto 2024. L’Egitto ha facilitato i colloqui tra Hamas, Fatah e le altre fazioni palestinesi per raggiungere un accordo sulla composizione del Comitato, stilando una lista di 41 nomi che è stata poi ridotta a 15. Secondo i dirigenti palestinesi, Netanyahu non ha dato una risposta fino a due settimane fa.
Anche dopo che Trump ha incorporato il Comitato amministrativo nel suo Piano in 20 punti, Israele ha continuato a procrastinare per oltre 100 giorni, finché Witkoff non ha fatto pressioni su Netanyahu affinché prendesse una decisione, sperando che la creazione del NCAG avrebbe creato “slancio” dopo che Israele aveva portato il cessate il fuoco sull’orlo del collasso attraverso ripetute violazioni della Prima Fase e ritardando l’arrivo della Fase Due.
L’agenzia di sicurezza israeliana Shin Bet ha ripetutamente posto il veto alla maggior parte dei nomi proposti per il Comitato, tra cui l’avvocato per i diritti umani Amjad Shawa, direttore della Rete delle Organizzazioni Non Governative Palestinesi a Gaza, che avrebbe dovuto presiedere il Comitato, o Maged Abu Ramadan, ex Sindaco di Gaza e attuale Ministro della Sanità dell’Autorità Nazionale Palestinese. Israele ha cercato di manipolare ulteriormente la lista dei nomi per mettere il Comitato in rotta di collisione con Hamas e altre fazioni a Gaza.
Secondo una fonte palestinese informata e un alto funzionario britannico, metà dei membri del Comitato tecnico sono stati scelti personalmente dagli Emirati Arabi Uniti e appartengono alla fazione attorno a Mohammed Dahlan, un tempo dirigente di spicco di Fatah a Gaza, oppositore del Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas, prima di essere esiliato negli Emirati Arabi Uniti nel 2011, dove è vicino al presidente Mohamed bin Zayed.

Il membro del parlamento di Fatah Mohammed Dahlan mentre parla alla stampa dopo il discorso del presidente palestinese Mahmoud Abbas nella città di Ramallah, in Cisgiordania, il 16 dicembre 2006. (Michal Fattal/Flash90.)
Israele sa che Hamas è sospettosa del ruolo degli Emirati Arabi Uniti e ritiene che questi ultimi mirino a far crollare il gruppo, soprattutto in considerazione del suo presunto sostegno alla banda criminale Abu Shabaab, sostenuta da Israele, e del suo investimento nel distopico Campo di cConcentramento di “Nuova Rafah”. Eppure Hamas ha accettato molti di questi nomi, perché non vuole essere vista come un ostacolo al progresso. Tuttavia, il ruolo che più preoccupa Hamas è quello di commissario per la sicurezza del NCAG, che si occuperebbe della polizia e di altre agenzie di sicurezza e supervisionerebbe un previsto smantellamento delle armi offensive di Hamas in stile Irlanda del Nord.
Questo incarico avrebbe dovuto essere assegnato al Generale in pensione dell’Autorità Nazionale Palestinese Mohammed Tawfiq Heles. Tuttavia, il suo nome è stato scambiato all’ultimo minuto con quello dell’ufficiale dei servizi segreti in pensione dell’Autorità Nazionale Palestinese Sami Nasman, nonostante Israele si fosse impegnato a porre il veto a qualsiasi affiliato dell’Autorità Nazionale Palestinese nel Comitato. (Shaath era stato quasi bloccato per questo motivo, ma Israele lo riteneva abbastanza vicino a Dahlan da controbilanciare la sua affiliazione all’Autorità Nazionale Palestinese.)
Hamas e altre fazioni a Gaza considerano Nasman una figura “compromessa” e lo accusano di “collaborare con Israele”, secondo due fonti vicine al gruppo. Nel 2016, un tribunale di Gaza ha condannato Nasman a 15 anni di carcere in contumacia per presunto spionaggio e per aver reclutato cellule incaricate di incendiare veicoli e attaccare infrastrutture pubbliche per creare disordini e destabilizzare il governo di Hamas. Una fonte informata mi ha detto che, dopo il ritiro di Nasman, anche lui si è avvicinato alla cerchia di Dahlan e che gli Emirati Arabi Uniti hanno spinto per la sua nomina al NCAG.
L’inclusione di Nasman nel Comitato ha causato notevole frustrazione tra la dirigenza e i membri di Hamas e della Jihad Islamica Palestinese, e Hamas potrebbe cercare di impedirgli di entrare a Gaza. Questo è esattamente l’obiettivo di Israele: garantire che i militanti di Hamas non abbiano fiducia nel NCAG e si rifiutino di collaborare a un processo di smantellamento guidato dal loro arcinemico, che Israele userebbe poi come pretesto per riprendere il suo attacco.
Ritardare, attaccare, ostacolare
Mentre attraversava Ramallah in Giordania per volare in Egitto per la prima riunione del Comitato il 15 gennaio, Shaath è stato trattenuto da Israele per sei ore al Valico di Allenby. Allo stesso modo, Israele ha impedito a Husni Al-Mughni, commissario per gli affari tribali del NCAG (anch’egli nell’orbita di Dahlan), di attraversare Gaza per entrare in Egitto, probabilmente perché aveva appoggiato la repressione di Hamas contro i collaboratori di Israele nella Striscia.
Questo è stato solo il preludio a ulteriori restrizioni israeliane al NCAG, nel tentativo di impedirgli di svolgere il suo mandato e, in ultima analisi, portarlo al collasso. Israele sta attualmente impedendo al NCAG di assumere funzionari pubblici di Hamas o dell’Autorità Nazionale Palestinese, il che significa che i 15 membri del Comitato si troverebbero da soli, senza personale sul campo per gestire l’enclave. Anche se Israele facesse marcia indietro, insisterebbe nel controllare ogni singolo funzionario impiegato dal NCAG, dando a Netanyahu più potere per limitarne l’operato.

Membri delle Forze Popolari
Non appena il Comitato è stato annunciato, Israele ha anche scatenato le sue bande criminali a Gaza per attaccarlo pubblicamente e promettere di boicottarlo e indebolirlo. Israele ha recentemente utilizzato queste bande per compiere omicidi e operazioni di sabotaggio nelle zone di Gaza sotto il controllo di Hamas, pur mantenendo una plausibile negazione, il che non fa presagire nulla di buono per la sicurezza dei membri del NCAG.
Infatti, i membri del Comitato che attraversano Gaza sarebbero prima costretti a passare attraverso l’area occupata dalla milizia di Abu Shabab, proprio accanto al valico di frontiera di Rafah. La banda ha installato diversi posti di blocco in quest’area, fermando regolarmente delegazioni internazionali e convogli di aiuti. E sebbene l’accordo di Trump stabilisse esplicitamente che Israele avrebbe riaperto il Valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto per consentire il movimento delle persone in entrata e in uscita dall’enclave, Israele ha mantenuto chiuso il valico per oltre 100 giorni dopo il suo annuncio, e ha continuato a farlo per due settimane dalla formazione del NCAG.
Il pretesto di Israele era che Hamas non aveva restituito il corpo di Ran Gvili, l’ultimo prigioniero israeliano ancora a Gaza. Tuttavia, il quotidiano israeliano Israel Hayom ha rivelato lunedì che l’esercito conosceva la posizione approssimativa del corpo di Gvili da oltre un mese, eppure Netanyahu si è rifiutato di autorizzare una missione per recuperarne i resti fino all’ultimo minuto, quando Trump ha insistito per l’apertura del valico.
Nonostante queste pressioni, Israele ha imposto numerose restrizioni volte a rendere l’apertura di Rafah un gesto puramente simbolico. Ad esempio, il governo prevede di consentire l’ingresso a Gaza dall’Egitto a soli 50 palestinesi al giorno; dato che solo in Egitto ci sono circa 150.000 abitanti di Gaza, ciò significherebbe che ci vorrebbero quasi dieci anni prima che tutti facciano ritorno a casa.
Israele insiste inoltre sul fatto che sarà consentito l’ingresso a Gaza ogni giorno a un numero di persone tre volte superiore a quello di coloro che vi fanno ritorno, cercando al contempo di impedire l’ingresso a qualsiasi abitante di Gaza nato fuori dalla Striscia negli ultimi due anni, così come a coloro nati all’estero che non si trovavano a Gaza all’inizio della guerra, anche se in possesso di un documento d’identità palestinese, il che significa che la maggior parte delle famiglie con bambini piccoli sarebbe di fatto bandita dalla propria Patria.
Il governo israeliano manterrà inoltre il pieno controllo su chi potrà entrare o uscire da Gaza, poiché tutti i nomi saranno inviati allo Shin Bet e al COGAT, l’unità di coordinamento civile dell’esercito, per l’approvazione preventiva. Anche i passaporti saranno scansionati e inviati alle autorità israeliane prima di essere timbrati dal personale locale al valico.
Chiunque entri a Gaza dovrà inoltre passare attraverso un posto di blocco israeliano per l’ispezione manuale da parte dei soldati, una misura volta a scoraggiare il ritorno, dato che Israele ha dimostrato la sua disponibilità a rapire e imprigionare palestinesi senza un giusto processo o assistenza legale. Nel complesso, queste politiche suggeriscono che l’ambizione di lunga data di Israele di ripulire Gaza dai suoi abitanti palestinesi non si è placata.

I palestinesi lasciano Gaza attraverso il valico di frontiera di Rafah, 1° novembre 2023. (Atia Mohammed/Flash90)
Proposte deliberatamente impraticabili
Secondo un alto funzionario arabo e due diplomatici europei, gli israeliani adottano un approccio che mira a eludere qualsiasi richiesta di progresso a Gaza, giocando a quello che descrivono come un gioco dell “acchiappa la talpa” o adottando una posizione del tipo “Eccellente, ma…”.
La prima si riferisce alla strategia israeliana di prolungare le discussioni con i mediatori o presso il Centro di Coordinamento Civile-Militare (CMCC) di Trump in Israele con discorsi vuoti e propaganda per giustificare le continue restrizioni. Ci vogliono poi giorni ai membri del CMCC, l’organismo incaricato di attuare il Piano di Trump, per articolare una risposta che smentisca o fornisca una soluzione tecnica alle obiezioni israeliane, nel qual caso gli israeliani ne lancerebbero di nuove.
Ad esempio, Israele sta attualmente limitando l’ingresso di case prefabbricate temporanee a Gaza e persino l’ingresso di tende con il pretesto che Hamas possa estrarre la piccola quantità di alluminio o acciaio utilizzata per costruirle e riciclarla in armi e missili. L’assurdità di questa affermazione è immediatamente resa chiara dal fatto che Israele ha permesso l’ingresso di grandi quantità di cibo in scatola a Gaza, nonché dalle stesse informazioni di spionaggio israeliane, che indicano che Hamas non si sta riarmando e non ha nemmeno “la capacità di produrre razzi e lanciarazzi”.
La seconda strategia israeliana, “Eccellente, ma…”, si riferisce all’approccio di Israele di eludere qualsiasi richiesta di progresso con idee deliberatamente impraticabili. Ad esempio, quando i diplomatici europei hanno sollevato la necessità di rilanciare il settore bancario di Gaza, gli israeliani hanno risposto: “Ottimo, ma creeremo una nuova banca a Gaza con un sistema di criptovalute digitali”, una proposta minata dalla mancanza di una connessione internet e di elettricità stabili nella Striscia, per non parlare di altre vulnerabilità delle criptovalute.
Analogamente, un’importante diplomatica araba mi ha raccontato che quando ha insistito sull’unificazione a lungo termine della Cisgiordania e di Gaza sotto un unico governo, la risposta è stata: “Eccellente, ma sotto il comitato amministrativo tecnocratico”, un organismo la cui unica vera autorità è quella di fornire servizi umanitari. Israeliani e americani le hanno spiegato che Gaza potrebbe fungere da esperimento pilota: se il Comitato avrà successo lì, potrebbe potenzialmente sostituire l’Autorità Palestinese in Cisgiordania.
La diplomatica ha aggiunto che quando ha sollevato la necessità che Israele rilasciasse miliardi di Shekel di entrate fiscali trattenute dall’Autorità Nazionale Palestinese, la risposta è stata: “Eccellente, ma li rilasceremo al Consiglio per la Pace e al NCAG, poiché anche Gaza fa parte del territorio palestinese”.

Aryeh Lightstone e l’ex Segretario di Stato americano Mike Pompeo, presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, 13 maggio 2020. (Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme/CC BY 2.0)
A supportare questo approccio israeliano c’è Aryeh Lightstone, l’imprenditore americano e rabbino di destra che funge da collegamento tra il CMCC, Jared Kushner e Witkoff. Lightstone, che è stato consigliere dell’ex ambasciatore statunitense in Israele, David Friedman, è così vicino a Netanyahu che quest’ultimo gli ha chiesto di guidare la sua campagna elettorale per le elezioni del 2022. Si dice che sia stato coinvolto nella creazione della famigerata Fondazione Umanitaria per Gaza, responsabile del Massacro di centinaia di abitanti di Gaza affamati nei centri di distribuzione degli aiuti.
Due esperti israeliani che hanno incontrato Lightstone lo hanno descritto come “più ideologico e più di destra di Netanyahu”, spiegando che ignora qualsiasi lamentela sollevata dal CMCC a Washington. Lightstone è stato recentemente nominato consigliere speciale del Consiglio per la Pace di Trump, il che gli conferisce ancora più potere su Gaza e consente a Israele un margine di manovra ancora maggiore.
Cementare l’occupazione perpetua
Il più grande ostacolo che il NCAG deve affrontare è il fatto che l’esercito israeliano Occupa ancora circa il 60% di Gaza e non prevede di ritirarsi a breve. Nel frattempo, sta consolidando la sua presenza con diversi avamposti nella zona, mentre coltiva altri collaboratori e bande per eseguire i suoi ordini dall’altra parte della cosiddetta “Linea Gialla”.
Israele ha condizionato qualsiasi ritiro alla creazione e al dispiegamento della Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), ma Netanyahu ha cercato di impedirlo con tutti i mezzi. Questo include il veto alla partecipazione di Turchia e Qatar all’ISF e l’insistenza sul fatto che la forza agisca come subappaltatore dell’esercito e dell’Occupazione israeliani, sorvegliando i palestinesi, confiscando armi ad Hamas e distruggendo tunnel. Secondo un alto funzionario arabo, Israele ha persino spinto l’Azerbaigian a ritirarsi dall’ISF per garantire che rimanesse inattiva al suo arrivo.
Senza un ritiro israeliano, l’NCAG si troverebbe impossibilitato ad accedere a oltre il 60% di Gaza, o sarebbe costretto a operare in quell’area sotto il controllo israeliano, portando così i suoi membri a essere visti dall’opinione pubblica come collaboratori.
Israele sta anche spingendo per l’istituzione di un Campo di Concentramento a Rafah, in cui solo le persone controllate dalle agenzie di sicurezza israeliane potrebbero trasferirsi. Se il NCAG dovesse operare lì, ciò ne eroderebbe sostanzialmente la legittimità, oltre alla sua incapacità di fornire altrove un rifugio e servizi adeguati.
Israele insiste inoltre affinché non sia consentita alcuna ricostruzione a Gaza fino al completo disarmo di Hamas, un processo delicato che probabilmente richiederà anni. E invece di concentrarsi inizialmente sulle armi offensive di Hamas (come i razzi), Netanyahu insiste per raccogliere 60.000 fucili, alcuni dei quali sono nelle mani di potenti famiglie, clan o privati.
Attraverso sabotaggi deliberati, lo scatenamento di agenti criminali e una rete di condizioni impossibili, Netanyahu sta assicurando che il Piano Trump non prenda piede, generando proprio il caos che, a suo dire, richiede un controllo militare israeliano a tempo indeterminato. Non si tratta di un semplice disaccordo politico; è una strategia deliberata per consolidare l’Occupazione perpetua.
Muhammad Shehada è uno scrittore e analista politico di Gaza, membro ospite presso il Consiglio Europeo per le Relazioni Estere.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto per Invictapalestina.org