L'iniziativa del 19 gennaio verrà registrata e riscoltabile www/maiindifferenti.it
GAD LERNER: HANNOUN, LA SINISTRA E LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA
Non lo scopriamo certo dai mandati di cattura emessi dalla Procura di Genova che una componente dell'associazionismo islamico radicato in Italia ha da sempre legami organici con Hamas, movimento nazionalreligioso palestinese che fra i suoi metodi di lotta contempla anche il terrorismo suicida spacciato per martirio; e l'omicidio di civili israeliani ritenuti di per sé "colpevoli" in quanto sionisti, "occupanti abusivi" di una terra rivendicata per diritto divino "Dar al-Islam" (casa dell'Islam). Per quanto Hamas abbia avuto l'accortezza di non perpetrare attentati in Europa, la componente più radicale della Fratellanza Musulmana sposa da almeno un trentennio la sua ideologia jihadista dentro le comunità immigrate. E ha innervato con slogan di sostegno a una non meglio precisata resistenza armata le prime manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese quando Israele ha reagito con forza devastatrice all'attacco del 7 ottobre 2023.
A tutti noi, ebrei compresi, che abbiamo scelto di denunciare pubblicamente i crimini perpetrati dal governo e dalle forze armate israeliane è capitato inevitabilmente di trovarci -anche, talvolta- in cattiva compagnia. Non mi stupisce che militanti di Hamas all'estero abbiano dirottato a vantaggio della loro organizzazione raccolte di fondi di beneficenza. Né mi stupisce che Mohammad Hannoun sia stato ricevuto in sedi istituzionali nella sua veste di presidente di un'associazione filantropica di copertura. Tanto meno che abbiano manifestato al suo fianco personaggi italiani che con parole sbagliate incitano alla guerra anziché cercare percorsi di dialogo e reciproca comprensione fra israeliani e palestinesi. Il contrario di ciò che servirebbe per contrastare il fanatismo che opprime quei popoli e che viene esportato da laggiù sulla nostra sponda del Mediterraneo. E' in corso una guerra feroce nella quale esponenti di diversi schieramenti vengono fotografati accanto a tiranni e loschi figuri di ogni risma. La destra italiana che s'illude di metterci in imbarazzo per via di questi arresti, di immagini compromettenti ne ha collezionato album interi. Noi continueremo a impegnarci per la nascita di uno Stato palestinese al fianco di un Israele sicuro e democratico. Contro i predicatori e i finanziatori di guerra. P.S. Nella foto: Mohammad Hannoun insieme al leader di Hamas Ismahil Haniyeh, poi ucciso da Israele
Hannoun e Hanyeh
TOMASO MONTANARI : “Anche se esistesse davvero una rete italiana di finanziamento ad Hamas (e lo si dovrà dimostrare in tribunale, e non certo basandosi sui “dati” forniti dai servizi segreti dello Stato genocida di Israele…), davvero nessuno di coloro che hanno manifestato contro il genocidio di Gaza dovrebbe «chiedere scusa», come invece ciancia il solito funesto ciarlatano iracondo di Matteo Salvini. Quelle manifestazioni non erano per Hamas,ma per la sopravvivenza e l’autodeterminazione del popolo Palestinese (che, tra l’altro, paga tutti interi anche i danni prodotti dalle condotte criminali di Hamas).
Quando la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo specifica che l’inchiesta non toglie nulla all’enormità dei crimini del governo israeliano, sul quale pendono mandati di cattura internazionali, lo fa cercando di prevenire l’oscena, prevedibile (e puntualmente verificatasi) strumentalizzazione politica (di destra e purtroppo non solo…) degli atti (almeno in parte dovuti) della magistratura. Non è solo un problema della politica: lo spazio dedicato dai media italiani a questa inchiesta è incredibilmente sproporzionato rispetto a quello dedicato ai crimini dei vertici dello Stato di Israele, in ogni caso incomparabilmente più grandi di quelli di Hamas. E i toni sono incomparabilmente più duri: il terrorismo di Israele va benissimo, perché è fatto nel nostro interesse.
I morti non sono tutti uguali, siamo ancora e sempre in piena mentalità coloniale e suprematista. Per i nostri media mainstream, i palestinesi sono umani di serie b (quando sono considerati umani…). Anche io sono stato presentato a Mohammad Hannoun, in un evento pubblico con migliaia di persone presenti: e allora? Gli attacchi a Laura Boldrini, a Francesca Albanese e ad altre personalità pubbliche che compaiono in fotografie con lui sono spregevoli e fondati sul nulla. E spesso sono scagliati da persone che si vantano dei loro ritratti in compagnia di Netanyahu (e magari di Bolsonaro, di Putin, o di Trump): i cui crimini (al contrario di quelli presunti di Hannoun) sono certi, e noti a tutti”. Il nostro governo si compone di mentitori seriali e di manutengoli di delinquenti autentici e non presunti!
COORDINAMENTO DEI GIURISTI E AVVOCATI PER LA PALESTINA (GAPA) - Comunicato Stampa i
Sull’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammed Hannoun – Solidarietà non è reato: fiducia nella Magistratura, ma allarme per la criminalizzazione del dissenso e della tutela dei diritti 27/12/2025
Il Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina esprime stupore e sconcerto per la grancassa mediatica alimentata, in queste ore, da alcune testate dell’area della destra politica e culturale in merito alla notizia di cronaca dell’indagine che ha portato questa mattina all’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammed Hannoun, accusato di aver gestito una rete di finanziamenti diretti ad Hamas. I toni allusivi, strumentalmente e farisaicamente scandalistici e spesso deformanti, utilizzati dagli articolisti sembrano perseguire l’obiettivo di trasformare ogni forma di denuncia del Genocidio e delle gravissime violazioni del diritto internazionale perpetrate da Israele in Palestina, nonché ogni manifestazione di solidarietà attiva verso il popolo palestinese, in un sospetto “fiancheggiamento” di presunte attività terroristiche. Riaffermiamo con chiarezza la massima fiducia nell’operato della Magistratura italiana e il pieno rispetto delle sue prerogative costituzionali. Proprio per questo auspichiamo che ogni accertamento venga condotto con rigore, serenità e garanzie piene, senza cedere a pressioni esterne, né lasciarsi condizionare da campagne mediatiche che, al di là dei singoli casi, mirano a disegnare un quadro “politico” utile a intimidire e delegittimare il dissenso.
Non è affatto chiaro, allo stato, il motivo per cui i fondi di cui disponevano gli arrestati siano stati ritenuti destinati a finalità diverse da quelle umanitarie. Il ricorso a fonti israeliane per dichiarare l’appartenenza ad Hamas di determinate organizzazioni umanitarie non può essere ritenuto decisivo per la scarsa attendibilità di tali fonti, in quanto provenienti da Stato uso alla manipolazione politica della giustizia oltre che sotto accusa per genocidio e altri gravi crimini internazionali. Peraltro va considerata anche la natura complessa delle organizzazioni politiche palestinesi, sorrette da un certo consenso sociale e legittimate dalle norme di diritto internazionale alla resistenza contro l’occupante. È doveroso ricordare che la solidarietà, la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di associazione e l’impegno civile a tutela dei diritti fondamentali sono pilastri dell’ordinamento costituzionale. Allo stesso modo, l’azione di informazione, denuncia e tutela legale relativa a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario – incluse le condotte genocidarie che la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale stanno valutando e investigando – non può essere compressa o delegittimata con insinuazioni, etichette infamanti o generalizzazioni che finiscono per colpire indiscriminatamente attivisti, volontari, operatori umanitari, giuristi e cittadini.
In un contesto segnato da una tragedia umanitaria di proporzioni immani, quella dell’Olocausto del popolo palestinese, la pretesa di presentare la solidarietà come “sospetta” e la difesa dei diritti come “pericolosa” costituisce un rovesciamento grave dei principi democratici: si tenta di spostare l’attenzione dalla protezione delle vittime e dall’accertamento delle responsabilità verso un terreno di delegittimazione del movimento di solidarietà e delle sue forme pubbliche e trasparenti di impegno. Come Giuristi e Avvocati per la Palestina continueremo, con ancora maggiore determinazione, nell’opera di tutela e assistenza legale volontaria a favore di chiunque subisca provvedimenti repressivi ingiusti o sproporzionati, lesivi dei principi del diritto costituzionale e del diritto internazionale. Continueremo a farlo apertamente, in modo trasparente e nel pieno rispetto della legalità, nella convinzione che i principi di solidarietà, eguaglianza e giustizia non siano negoziabili e debbano prevalere su ogni tentativo di intimidazione o criminalizzazione del dissenso, così come continueremo a denunciare e chiedere l’avvio di indagini penali per l’accertamento delle responsabilità e la punizione di autori e complici del genocidio tuttora in atto.
Invitiamo, pertanto, tutte le istituzioni, l’avvocatura, il mondo accademico, la società civile e gli organi di informazione a respingere la logica delle insinuazioni e a difendere lo spazio democratico di chi chiede verità, responsabilità e protezione dei diritti umani per il popolo palestinese, senza ambiguità e senza doppi standard.
Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)
DESTRA SCATENATA (Rassegna stampa da Pagine Ebraiche del 28/12 e 31/12) :
Corriere della Sera, si sono svolte nuove perquisizioni nelle sedi di gruppi propal che facevano capo a Mohammad Hassoun e le operazioni «hanno portato al sequestro di 1,5 milioni di euro in contanti e, trovati nascosti in una intercapedine, una bandiera di Hamas, una chiavetta usb contenente cori inneggianti al movimento e tre computer». Le donazioni sono un elemento-chiave al vaglio degli inquirenti. Secondo la gip genovese Silvia Carpanini, citata dal Corriere, uno degli scopi per cui sono state utilizzate era anche «provvedere al sostentamento dei familiari di persone coinvolte in attentati terroristici o di detenuti per reati terroristici, rafforzando così l’intento di un numero indeterminato di componenti di Hamas di aderire alla strategia terroristica e al programma criminoso del gruppo, anche compiendo attentati suicidi».
La Stampa: “La piovra di Hamas. Covi in 15 città”, titola La Stampa. «Non solo il finanziamento di Hamas per sette milioni di euro. Ma la condivisione di un’ideologia. Di un “sistema” perpetrato da vent’anni, in cui le azioni rinforzano i pensieri fondamentalisti e viceversa. È questo il terrorismo, secondo chi indaga». «È solo colpa delle accuse di Israele se siamo in questa situazione» dichiara a Repubblica il 29enne Mahmoud Hannoun, figlio di Mohammad, indagato con la famiglia per partecipazione ad associazione terroristica. Per Hannoun jr, i soldi raccolti e portati in Turchia «era denaro destinato ad attività benefiche».
Il Tempo «Erano in Siria con la Abspp di Mohammad Hannoun sia la pentastellata Stefania Ascari che l’ex grillino Alessandro Di Battista, chiedendo donazioni dai propri profili social», racconta il Tempo.
Gabriele Canè, sui giornali del gruppo QN(Resto del Carlino, Nazione, Il Giorno, Il Telegrafo), riflette sulla zona grigia evocata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Può contenere lo slancio delle passioni, come alimentare la violenza. Fino al buco nero del terrorismo». «Hamas è, per l’Europa, un’organizzazione terroristica», ricorda alla Stampa il senatore dem Graziano Delrio. Per questo, prosegue Delrio, «serve una netta presa di distanze da parte di tutte le forze politiche, per isolare i personaggi che lo sostengono o lo giustificano». Apprezzamento e ringraziamento alle forze dell’ordine, al governo e alle autorità di sicurezza. Silenzio sulla magistratura.
Per Libero, l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled «non poteva essere più esplicito» sul passaggio della nota in cui i magistrati che indagano su Hassoun menzionano i presunti “crimini” compiuti da Israele a Gaza. Intanto c’è chi non ha preso bene gli arresti. Sono «gli irriducibili del fronte propal» di cui parla il Giornale, con «una macchina da propaganda a pieni giri».
Per Claudio Cerasa, direttore del Foglio, «c’è un filo conduttore nella violenza che incendia il mondo libero, ma un pezzo dell’opinione pubblica ha scelto di rimuoverlo o di minimizzare». Quel filo conduttore, osserva, è la minaccia della jihad e l’urgenza di combatterla. Sempre sul Foglio, Giuliano Ferrara scrive: «Se si scopre che coloro che sollecitavano il tuo stato emozionale, creavano i miti neri di un’Israele bellicista e criminale, spargevano e spacciavano come una droga l’ideologia del genocidio, erano gli stessi capaci di depistare i fondi per la pace a un’armata di guerra nichilista, fanatica, il cui scopo è lo stesso cantato dalle folle, “dal fiume al mare” ovvero piazza pulita degli ebrei e della loro nazione stato popolo, si spera che qualcosa cambi».
Il Giornale ospita una lettera di Dalia Gubbay, appena riconfermata assessore alle scuole della Comunità ebraica di Milano, sulla recita di Chanukkah dei bambini dell’asilo. «Ognuno di loro è un mondo. E di nuovo il pensiero prende altre strade. Irrompono immagini atroci di quel 7 ottobre, frammenti di 80 anni fa e poi di Sydney, si mischiano, il cappottino rosso della bambina di Schindler’s List e la maglietta gialla della bimba uccisa in spiaggia pochi giorni fa», sottolinea Gubbay. «Torno a guardare queste creature che qualcuno vorrebbe insidiare perché ebree. Mi concentro sulle parole delle canzoni: si insegna la pace, la luce, la vita, il coraggio, la speranza». Hannoun aveva un rapporto tra le altre con la Qatar Charity. Come spiega il Giornale, «non stiamo parlando di una ong qualunque, ma di un colosso, guidato da Hamad bin Nasser al-Thani, membro della famiglia dell’emiro, che ha donato 25 milioni di euro per la nascita di moschee e centri islamici in Italia».
“In commissione Antimafia scoppia il caso Ascari”, racconta Libero, spiegando come la deputata del M5S sia «nel mirino del centrodestra per la sua partecipazione a una serie di iniziative, soprattutto all’estero, promosse dal network riconducibile a Mohammad Hannoun».
Al vaglio degli inquirenti c’è anche l’esistenza di un possibile “filo rosso” tra la rete filo-Hamas e le molotov lanciate davanti al consolato Usa di Firenze, tra il 31 gennaio e l’1 febbraio del 2024, da un cittadino italiano di origini palestinesi. Il giovane fu assolto dall’accusa più grave, quella di terrorismo.