https://www.jewishvoiceforlabour.org.uk/article/shema-israel-a-poem-by-erich-fried/
https://www.jungewelt.de/artikel/512458.geworden-wie-sie.html
Shema Israel. Poesie contro l’ingiustizia
La poesia come arma dell’antisionista Erich Fried
Erich Fried: Poeta poco noto in Italia. Austriaco, nato a Vienna nel 1921, fuggito dalla persecuzione nazista e rifugiatosi in Gran Bretagna nel 1938. La settimana scorsa è stato l’anniversario della sua morte nel 1988.

Erich Fried, Londtra 1973
In molte delle sue poesie Fried critica severamente le politiche razziste e di supremazia di Israele e il trattamento dei palestinesi da parte dello Stato sionista. Convinto antisionista, esprime una critica pungente alla storia dello Stato, in particolare alla sofferenza che ha inflitto agli altri. Fried ha avuto una forte influenza sul movimento del 68 e sulla nuova sinistra in Germania.
“Ascolta, Israele" è una poesia che riflette sulla storia della persecuzione e sulla trasformazione di Israele in persecutore. Si riferisce anche allo "Shema Israel", una preghiera fondamentale della fede ebraica che significa "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo”

Nel giugno 1967, prigionieri di guerra egiziani furono costretti con la forza delle armi dai soldati israeliani a togliersi le scarpe sulla sabbia rovente (71 °C) del deserto. La propaganda israeliana diffuse la notizia che i soldati egiziani erano fuggiti lasciando indietro le loro scarpe.
Ascolta, Israele!
Quando eravamo perseguitati,
ero uno di voi.
Come posso rimanere tale,
se voi diventate persecutori?
Il vostro desiderio era quello
di diventare come gli altri popoli
che vi hanno ucciso.
Ora siete diventati come loro.
Siete sopravvissuti
a coloro che sono stati crudeli con voi.
La loro crudeltà
continua ora a vivere in voi?
Ai vinti avete ordinato:
“Toglietevi le scarpe”.
Come capri espiatori li avete
spinti nel deserto
nella grande moschea della morte
dove i loro sandali sono sabbia
ma non hanno accettato il peccato
che volevate imporre loro.
L'impronta dei piedi nudi
nella sabbia del deserto
sopravvive alle tracce
delle vostre bombe e dei vostri carri armati.
Erich Fried poteva immaginare Israele solo come uno Stato di cittadini con pari diritti, indipendentemente dalla loro origine. Rifiutava categoricamente lo Stato nazionalista dei sionisti
Nel 1976 Fried vide costretto a pubblicare un saggio intitolato «L'antisionismo è antisemitismo?». Già allora egli era stato diffamato come «antisemita ebreo». Nel suo saggio chiarì che “qui l'accusa di antisemitismo viene abusata” e che l'equiparazione tra ebraismo e sionismo – e di conseguenza “l'ingiusta espressione di antisemitismo di sinistra” – risale alla propaganda sionista.
Ciò che conta
Al momento non conta
QUANDO è stato
che il governo oppressivo
di Israele
si è trasformato
in un governo criminale.
Ma conta
riconoscere
che ora è un
governo criminale.
Non conta più nemmeno
discutere
su quale modello
segua per commettere i suoi crimini.
Questi crimini stessi
portano visibilmente le tracce del loro modello.
Ma ciò che conta
non è solo scuotere la testa con rammarico o stupore
di fronte a questi crimini,
ma finalmente
fare qualcosa per contrastarli.
Non conta
cosa uno sia:
musulmano, cristiano, ebreo, libero pensatore:
Un essere umano
che è tale
non può tacere
di fronte a ciò che sta accadendo.
La critica di Erich Fried si rivolge fin dall'inizio contro la politica di occupazione israeliana che mette in discussione la sua stessa esistenza basata sull'esperienza del dolore ebraico. La sua solidarietà va a chi soffre, alle vittime della violenza, non ai carnefici.
Fried agì come Rosa Luxemburg: “l'atto più rivoluzionario è e rimane quello di dire sempre e ad alta voce ciò che è”:
Per lui i bambini del villaggio palestinese di Deir Yassin, massacrati nell'aprile 1948 – l'inizio della Nakba – non erano «altri» bambini rispetto a quelli del ghetto di Varsavia. Tali confronti e le sue critiche a Israele hanno portato Fried così sotto tiro che una volta è stato minacciato di morte dalla Lega di Difesa Ebraica del fascista israeliano Meir Kahane.
Egli rimase un ammonitore, doveva “dire cose amare”: “L’orrore è che ( gli Israeliani, ndr) non provano orrore”.
Nell’anno della sua morte 1988 scrisse:
Un ebreo ai combattenti sionisti
Cosa volete veramente?
Volete davvero superare
coloro che vi hanno calpestati
una generazione fa
nel vostro stesso sangue
e nei vostri stessi escrementi?
Volete ora trasmettere agli altri le antiche torture
con tutti i dettagli sanguinosi
e sporchi
con tutto il piacere brutale
dei torturatori
che i nostri padri hanno subito
allora?
Volete davvero essere voi
la nuova Gestapo
la nuova Wehrmacht
la nuova SA e SS
e trasformare i palestinesi
nei nuovi ebrei?
Ma allora -
perché cinquant'anni fa
anch'io, da bambino ebreo
sono stato tormentato
dai vostri aguzzini-
anch'io voglio essere un nuovo ebreo
insieme a questi nuovi ebrei
in cui voi
state trasformando i palestinesi
E voglio aiutarli a tornare
come persone libere
nel loro stesso paese, la Palestina
da cui li avete cacciati
o in cui li torturate
voi apprendisti della svastica
voi sciocchi mostri
della storia mondiale
a cui sulle vostre bandiere
la stella di David
si trasforma sempre più rapidamente
nel segno maledetto
con le quattro zampe che
ora non volete vedere
ma di cui oggi seguite la strada!
Traduzione: Leonhard Schaefer