The Lancet, 24 maggio 2025
Gaza è sull’orlo della carestia. L'Integrated Food Security Phase Classification, un’iniziativa globale multilaterale volta a migliorare l’analisi della sicurezza alimentare e della nutrizione, riferisce che l’intera popolazione di Gaza sta affrontando livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. Quasi mezzo milione di persone è a rischio di morire di fame, una situazione causata dal rifiuto del governo israeliano di consentire l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza per oltre 11 settimane, nonostante la distruzione della maggior parte dei sistemi agricoli, ittici e alimentari. Al momento della stesura di questo testo, le autorità israeliane hanno annunciato che verranno ora consentiti aiuti minimi a Gaza, ma le quantità finora rilasciate sono considerate del tutto inadeguate dagli operatori umanitari. La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura) stima che, dalla chiusura agli aiuti umanitari, l'apporto calorico medio per persona al giorno a Gaza sia crollato al 67% del minimo necessario per la sopravvivenza, una cifra destinata a diminuire ulteriormente entro il 5 luglio. Eppure il governo israeliano continua a intensificare le sue operazioni militari a Gaza.
La fame è solo uno degli aspetti di questa realtà drammatica. Gli attacchi alle strutture sanitarie e agli operatori della salute sono stati incessanti, e Gaza ha registrato di gran lunga il numero più alto di attacchi alla sanità tra tutti i Paesi in conflitto nel 2024. Molti ospedali sono stati bombardati o distrutti, soprattutto nelle aree settentrionali della Striscia. L’assistenza specialistica è quasi inesistente. L’European Gaza Hospital, l’unica struttura in grado di eseguire interventi chirurgici per il cancro, non è più funzionante. Il sistema sanitario, già moribondo, è stato ulteriormente indebolito dal blocco degli aiuti e dall’uccisione inaccettabile di oltre 1400 operatori sanitari. Medical Aid for Palestinians, un’organizzazione benefica con sede nel Regno Unito, ha dichiarato che “il sistema sanitario di Gaza viene sistematicamente smantellato, rendendo impossibile la sopravvivenza della vita palestinese a Gaza.”
Il governo israeliano ha anche preso di mira infrastrutture civili essenziali per la sopravvivenza dei palestinesi: l’89% dei sistemi idrici e igienico-sanitari e il 92% delle abitazioni sono stati distrutti o danneggiati. Con le zone militari interdette che ora coprono il 70% di Gaza e con circa il 90% della popolazione sfollata in spazi sovraffollati e con scarso accesso a acqua potabile e servizi igienici, le malattie infettive sono dilaganti. La drammatica situazione sanitaria sul campo, dopo 19 mesi di conflitto protratto, è messa nero su bianco in una lettera dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi). Confrontando i dati annuali del 2023 e del 2024, i casi di diarrea acquosa acuta sono aumentati di 36 volte, mentre la sindrome di ittero acuto (indicativa dell’epatite A) è cresciuta di 384 volte. I palestinesi sono costretti a vivere in condizioni disumane in cui le malattie proliferano.
Un recente webinar sulla situazione a Gaza ha riportato che ogni giorno, in media, 35 bambini vengono uccisi, per un totale di almeno 18.000 bambini morti in questo conflitto. Bambini sotto i dieci anni vengono ricoverati con ferite da arma da fuoco. Alcuni muoiono per malnutrizione cronica e quelli che sopravvivono potrebbero non riprendersi mai completamente. Gaza ospita anche il più grande gruppo di bambini amputati della storia moderna. Oltre alle ferite fisiche, il trauma psicologico di vedere le proprie case distrutte e le proprie famiglie uccise lascerà cicatrici permanenti. L’eredità di tale distruzione si sentirà per generazioni.
Per troppo tempo, il governo israeliano ha agito nell’impunità. Intervenendo nello stesso webinar sulla crisi umanitaria in corso, Nick Maynard, un chirurgo britannico che ha compiuto diverse missioni a Gaza, ha dichiarato di aver assistito a “numerosi esempi di evidenti crimini di guerra.” Ma nonostante le ripetute denunce da parte di medici ed esperti di salute pubblica sugli orrori subiti dalla popolazione civile di Gaza, molte accademie mediche e organizzazioni professionali del settore sanitario, che si dichiarano impegnate per la giustizia sociale, non hanno preso posizione. Il loro silenzio è moralmente inaccettabile.
Anche al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha prevalso l’indifferenza, nonostante le continue segnalazioni di “morte, ferimenti, distruzione, fame, malattia, tortura, altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, e sfollamenti ripetuti su larga scala” a Gaza. “Agirete – con decisione – per prevenire un genocidio e per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario?”, ha chiesto Tom Fletcher, capo dell’Ufficio ONU per gli aiuti d’emergenza, al Consiglio di Sicurezza. Una dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia e Canada avverte di azioni concrete se Israele non cesserà la nuova offensiva militare e non eliminerà le restrizioni agli aiuti umanitari. La storia del conflitto israelo-palestinese e il contesto geopolitico circostante sono complessi, ma la comunità internazionale deve agire di fronte a prove inconfutabili per proteggere la salute del popolo palestinese.