Il sostegno degli ebrei non sionisti alla Palestina

di Ilan Pappe

This week in Palestine, maggio 2024

 

Fin dal momento in cui è apparso, il Movimento Sionista ha incontrato un’opposizione di principio e ideologica da parte di molti ebrei. Quando emerse alla fine del diciannovesimo secolo, il suo argomento principale era che l’unica soluzione al crescente antisemitismo in Europa era la ridefinizione del giudaismo come nazionalismo attraverso la colonizzazione della Palestina.

Gli ebrei socialisti e comunisti credevano che una rivoluzione internazionale fosse la soluzione migliore e gli ebrei liberali riponevano la loro fiducia in un mondo più democratico e liberale. Per loro l’ebraismo era una fede, alla quale aderivano in modi diversi, ma che avrebbe dovuto portarli a prendere parte al rendere il mondo nel suo insieme un posto migliore.

Queste controvoci si spensero per un po’ durante e dopo l’Olocausto. Il Genocidio degli ebrei in Europa ha dato credito agli occhi di molti ebrei alla necessità di uno Stato Ebraico, anche a costo di distruggere la Palestina e i palestinesi.

Il più importante sostegno ebraico al sionismo e poi a Israele venne dalla comunità ebraica americana. Fino al 1918 questa comunità era in gran parte indifferente al sionismo, e molti dei suoi membri erano addirittura ostili all’idea.

Tuttavia, a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, e in particolare dopo la Seconda Guerra Mondiale, il sionismo si diffuse molto rapidamente nella comunità ebraica americana. Anche prima della comparsa dell’AIPAC, i gruppi filo-sionisti avevano cominciato a influenzare la politica americana nei confronti della Palestina e poi di Israele. (Ho appena finito di scrivere un libro che ripercorre quella storia in dettaglio: Lobbisti per il Sionismo su Entrambi i Lati dell’Atlantico – "Lobbying for Zionism on Both Sides of the Atlantic".)

Dalla creazione dello Stato di Israele, alcuni organismi come il Consiglio Americano per l’Ebraismo (American Council for Judaism) sono rimasti critici nei confronti del sionismo e di Israele, e sebbene questo gruppo sia diminuito di numero e abbia ammansito le sue critiche nei confronti di Israele dal 1967, serve ancora a ricordare che uno può essere un ebreo americano senza essere sionista.

In questo secolo ci sono due principali voci antisioniste tra gli ebrei americani. Una è una sezione degli ebrei ortodossi in America, le comunità Satmar e Neturei Karta. La prima, la comunità più numerosa, è più non sionista che antisionista, mentre la seconda partecipa attivamente al Movimento di Solidarietà filo-palestinese.

L’altra è la Voce Ebraica per la Pace (Jewish Voice for Peace – JVP) fondata nel 1996 da tre studentesse ebree americane di Berkeley. Sono ufficialmente impegnati ad agire contro le violazioni israeliane dei diritti dei palestinesi e sostengono pienamente la campagna BDS. Il JVP è diventato una parte molto importante delle manifestazioni filo-palestinesi dopo che Israele ha iniziato la sua Politica Genocida nella Striscia di Gaza.

Più di cento anni dopo il successo del Movimento Sionista nel sionizzare ampi settori della comunità ebraica americana, sembra che i problemi inerenti a tale approccio stiano tornando a perseguitare gli ebrei americani in generale e i sostenitori di Israele in particolare.

La prima sfida era quella di una duplice lealtà. Se gli ebrei sono una nazione a sé stante, quali interessi servono? La soluzione trovata dai sionisti americani fu che il giudaismo non è nazionalismo in America ma solo in Israele. La cosa ha funzionato per un po’, anche se l’AIPAC ha violato le leggi americane sul lobbismo incanalando denaro per fare pressioni per conto di un Paese straniero. La questione diventerà più acuta in futuro, quando atti come il Genocidio a Gaza saranno visti da molti americani come in conflitto con l’interesse nazionale americano.

L’altra vecchia sfida era che fin dall’inizio era chiaro che gli alleati “naturali” degli ebrei sionisti americani erano i sionisti cristiani. Il forte sostegno di quest’ultimo gruppo a Israele ha un prezzo. La coalizione di cristiani fondamentalisti appoggiava incondizionatamente Israele poiché desiderava vedere gli ebrei in Israele e non negli Stati Uniti, ed era fiduciosa che la giudaizzazione della Palestina fosse parte del piano divino per il ritorno del Messia e la fine dei tempi (che prevedeva la conversione degli ebrei al cristianesimo). Nel frattempo è imperativo che i fedeli diano un sostegno incondizionato a Israele, ma ciò non nasconde facilmente il forte antisemitismo del Sionismo Cristiano. Oggigiorno viene identificato chiaramente con i coloni ebrei fondamentalisti in Cisgiordania e con le fazioni più estreme all’interno del sistema politico israeliano.

Ma è la nuova sfida che porta molti di noi a credere che la prossima generazione di ebrei americani avrà una visione diversa del sionismo e di Israele. A partire dal 1967, gli ebrei americani furono gradualmente esposti alla portata dell’oppressione da parte di Israele dei palestinesi che vivevano nella Cisgiordania Occupata e nella Striscia di Gaza e trovarono difficile sostenere Israele.

La sfida morale di sostenere Israele è diventata ogni anno più ardua dal 1967. L’assedio di Gaza iniziato nel 2006 ha aumentato il numero di giovani ebrei in America che non solo voltavano le spalle a Israele ma si impegnavano profondamente nel Movimento di Solidarietà con i palestinesi.

Pertanto, non sorprende che molti più giovani ebrei siano scesi in strada quando è iniziato il Genocidio israeliano a Gaza. La loro importante partecipazione ha rivelato qualcosa di più profondo, o almeno ha messo in luce un potenziale fenomeno prospetticamente più profondo per il futuro. Questa particolare solidarietà indica un futuro in cui, per molti ebrei americani, il sionismo non sarà l’unica opzione per definire il loro ebraismo e, a maggior ragione, essi potrebbero condividere l’idea che il loro ebraismo li contrappone a Israele e alle sue politiche.

Se ciò dovesse accadere, si tradurrebbe nella transizione dall’indifferenza degli ebrei americani al sionismo nella decisione di abbandonare del tutto il sionismo. (Il verbo gettare a mare in questo contesto è stato suggerito da Peter Beinart, la cui personale fuoriuscita dal sionismo incarna questo possibile scenario futuro.)

Se questo è uno scenario valido, è un’interessante chiusura di un ciclo etico e ideologico, forse anche una rettifica dell’ingiustizia storica. Gli ebrei americani erano spesso fedeli ai valori universali (siano essi liberali o socialisti) che li collocavano al centro delle importanti lotte per la giustizia sociale negli Stati Uniti. Questi valori furono messi da parte nei confronti di Israele, creando un’ipotetica posizione, conosciuta nel gergo comune come PEOP: Progressista Tranne che Sulla Palestina.

I cambiamenti radicali sono chiaramente dominio dei Millennials (nati tra gli anni ’80 e ’90) e della Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012), il che accentua la prospettiva di un cambiamento radicale nel futuro che potrebbe non essere ancora facilmente individuabile nel presente. Ma la possibilità per molti ebrei, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, di dissociarsi da Israele, e non pochi di loro svolgono un ruolo centrale nel tentativo di isolare e rendere Israele uno Stato reietto, è una prospettiva fattibile per il prossimo futuro.

Attivisti ebrei americani chiedono il cessate il fuoco a Gaza al congresso americano.

Senza un forte sostegno da parte della comunità ebraica americana, e con la possibile erosione di tale sostegno da parte delle comunità ebraiche altrove, l’attività di lobbismo per Israele sarà mantenuta dai Sionisti Cristiani e dai Repubblicani di destra, mentre a livello mondiale Israele dovrà fare affidamento su partiti e movimenti nazionalisti fascisti e di destra. Una tale coalizione minerà il pilastro morale su cui poggia il Progetto Sionista e potrebbe successivamente influenzare anche il pilastro materiale delle alleanze strategiche nella regione e nel mondo in generale.

All’interno di questo possibile scenario, potrebbe essere interessante seguire alcuni esempi più concreti. Il primo è il movimento JVP (Voce Ebraica per la Pace), che ha assunto un ruolo cardinale nell’attivismo filo-palestinese dopo il 7 ottobre 2023. Si tratta ancora di un movimento marginale, ma il suo collegamento organico con il Movimento generale di Solidarietà palestinese potrebbe espanderlo esponenzialmente in futuro.

Un altro caso di studio da seguire è l’enorme movimento studentesco nei plessi universitari americani noto come Hillel House. I membri di questo movimento si sono ribellati alla loro organizzazione madre dopo l’assalto israeliano a Gaza nel 2014 e hanno fondato un’organizzazione molto più critica nei confronti di Israele chiamata Open Hillel.

Infine, c’è il caso di un movimento chiamato ReturnTheBirthright (Ritorno per Diritto di Nascita). È emerso come un antidoto alla Legge Israeliana del Ritorno. Secondo questa legge, ogni ebreo nato nel mondo può diventare immediatamente cittadino israeliano. L’iniziativa ha respinto questa offerta israeliana “trasferendo” il diritto ai rifugiati palestinesi e ai loro discendenti. La logica alla base di ciò è che mentre i palestinesi che sono stati espulsi dalla Palestina non possono tornare, e i parenti dei palestinesi nella Palestina storica non possono riunire le loro famiglie, è gravemente ingiusto concedere questo trattamento preferenziale agli ebrei ovunque si trovino.

Protesta di gruppi ebrei alla Grand Central Station, New York.

Pertanto, il sostegno degli ebrei non sionisti alla liberazione della Palestina può svolgere, e svolgerà, un ruolo in futuro. Non basterà da solo ad avviare un processo di trasformazione. Ma, in un mosaico di altri cambiamenti fondamentali che coinvolgono l'opinione pubblica, l’equilibrio del potere sul campo e l’implosione dall'interno della società ebraica israeliana, potrà aiutare ad abbreviare gli inevitabili giorni bui che precedono una nuova alba, comune agli ebrei e agli arabi nella Palestina Storica.

 

Ilan Pappé è professore all’Università di Exeter. In precedenza è stato docente di scienze politiche presso l’Università di Haifa. È autore del recente Lobbying for Zionism on Both Sides of the Atlantic (Lobbisti per il Sionismo su Entrambi i Lati dell’Atlantico) di The Ethnic Cleansing of Palestine, The Modern Middle East (La Pulizia Etnica della Palestina, il Medio Oriente Moderno); A History of Modern Palestine: One Land, Two Peoples (Una Storia Della Palestina Moderna: Una Terra, Due Popoli) e Ten Myths about Israel (Dieci Miti su Israele). Pappé è descritto come uno dei “Nuovi storici” israeliani che, dal rilascio dei pertinenti documenti del governo britannico e israeliano all’inizio degli anni ’80, hanno riscritto la storia della creazione di Israele nel 1948.

Traduzione: Beniamino Rocchetto per Invictapalestina.org