Israele, l’ufficiale della task force: “Resteremo a Gaza per altri 50 anni, il nostro obiettivo denazificare Hamas”

Gabi Siboni: Non li abbiamo capiti, sono irrazionali. Il loro obiettivo sterminarci, dobbiamo distruggerli se vogliamo sopravvivere

di Lucia Annunziata

La Stampa, 6 febbraio 2024

Questa intervista va preceduta da un avvertimento: dura, dolorosa, a tratti insopportabile. Ma sincera. un ritratto in chiaroscuro, rabbioso, determinato, delle valutazioni, ma anche degli umori che circolano dentro (una parte?) dell esercito Israeliano. Chi non vuole misurarsi con questi sentimenti è avvertito. Ma chi vuole tenere gli occhi aperti forse ne trarrà una lezione. Quale, lo deciderete voi. Molto dipende da quello che voi stessi lettori avete dentro di voi su questo drammatico conflitto in corso fra Israele e Hamas. La daremo in due parti per non tagliarla, perchè non si possa dire che stata manipolata. In ogni caso, registrata, con il consenso dello stesso intervistato.

Il Colonnello Gabi Siboni esce dal Southern Command dell’Idf, che coordina tutte le operazione militari in corso nella Striscia di Gaza. Non ha nessuna visibile traccia militare addosso, “non amo le divise, come non amo le scarpe” , dirà a un certo punto di questa intervista. Colonnello, Ingegnere, esperto in Cyber Security, Siboni è specialista di Sicurezza nazionale e direttore dei programmi Military and Strategic Affairs e Cyber Security all’Istituto Inss (national security studies) all’Università di Tel Aviv. è anche senior consulente per l’IDF (Israel Defence Force).  Il suo curriculum militare è molto lungo. Da Colonnello e Comandante di brigata partecipa alla Operazione Litani, alla Prima Guerra del Libano, il conflitto in Sud del Libano, alla Prima e alla Seconda intifada, e alla Seconda Guerra del Libano, durante la quale è chief of staff di una divisione.  Siboni, dopo il 7 ottobre è stato richiamato in servizio dall’IDF, per un lavoro non descrivibile , ci dice. Un dettaglio ancora forse serve a inquadrare quest’uomo: ha tre figli, tutti riservisti, che hanno combattuto anche se ora in guerra ce n’è uno solo. Ha lasciato il suo lavoro, tutto. Dovrà, dopo, ricominciare daccapo .

Siboni, a che punto è la guerra in Gaza? 

S:  Prima di tutto vorrei dare una visione di insieme. Ormai già sapete che prima del 7 ottobre la nostra intelligence viveva con una idea fissa: che se Hamas fosse stata aiutata e fosse stato dato lavoro a Gaza, non avrebbe commesso crimini. Per me è facile dare questo giudizio, perchè avevo già scritto l’anno scorso che Hamas e Jihad sono parte di una stessa trama, uno schema strategico, in un articolo sulla strategia dell’Iran che si basa su due pilastri: il nucleare e i proxy (forze che combattono per suo conto), di cui circondato. Abbiamo pensato che il miglior modo per trattare l Iran era attraverso i proxy che sono di paglia, e devo dire che i nostri scenari erano molto peggiori di quello che sta succedendo ora, perchè quello finale era che Hezbollah e Hamas avrebbero attaccato simultaneamente. Sorpresa? Per noi stata una grazia che solo Hamas stia combattenndo ora, e al Sud di Be’ersheva .

C' era una strategia in campo, già pronta, per questo scenario o era solo una previsione?

S:    Era solo uno scenario. Un irragionevole e strano scenario, e questo proprio quello che ci ha portato qui. Tutta la nostra intelligence ci disse che non era credibile. Ma è stato come la guerra del Kippur in cui nessuno credette che Sadat non avrebbe attaccato senza copertura aerea .

Dei Tunnel sapevate e quanto?

S:   Ma la cosa incredibile è l’ammontare di denaro e di costruzione che Hamas ha fatto a Gaza negli ultimi 17 anni. E’ abnorme. Fantastico. Difficile da immaginare. Ci sono 700 chilometri di tunnel .

Come possibile che ci siano 700 km lì sotto? Come li hanno disposti in quello spazio limitato?

S: Ci sono tante e tante questioni cui non sappiamo rispondere. La magnitudine del lavoro, appunto. L’ idea su cui hanno lavorato è stata tagliare tagliare tagliare, farne sempre di più piccoli nel corso degli anni. Quello che vede ora è , a essere onesti, qualcosa che è fatto con grande spirito.

C’è anche una voce che circola qui: che Hamas avrebbe costruito anche un enorme rifugio antiatomico ma non sembra troppo incredibile anche questo? 

S:  Un rifugio antiatomico? Può essere, può essere. Il problema è che i nostri amici americani li spingono a fare questo gioco del carburante il fatto che noi per Hamas dobbiamo ringraziare Bush, portò Israele a lasciare Hamas a partecipare alle elezioni .

E cosa ne avrebbero ricavato, gli Usa?

S:  Quello che vede, l’appoggio che ha raccolto Hamas, e che raccoglie ancora ora .

E lei crede, come vuole una versione anche israeliana, che questo appoggio sia dovuto alla paura?

S:No, no e no. Ho raggiunto la conclusione che non esistono palestinesi buoni, ma solo palestinesi che non hanno la possibilità . Se i palestinesi in Gaza avessero le camere a gas ci metterebbero nelle camere a gas. Sono sicuro. Sono stati lodati, gli sono state date tante cose, e quando soffrono dicono all’Idf sì , vogliamo finirla con Hamas , ma chi pu credergli? Questa la tragedia dei Palestinesi. Noi giudichiamo i Palestinesi con i nostri occhi, con la nostra logica. Noi riflettiamo su di loro la nostra logica e diciamo che non sono razionali, e ci chiediamo perchè . Vede, quando è successo il 7 ottobre la condizione economica di Gaza era al suo apice, e dunque non capiamo. Vede, questo il problema sempre dell intelligence: quando proietti la tua logica sul nemico, finisci col non capirlo. Hanno un diverso set di valori.

Come definisce i valori Palestinesi: non occidentali, non democratici?

S:  Vuole una risposta chiara? Niente Ebrei .

Una provocazione, la sua?

No, loro non vogliono nessuna frontiera, nessun limite .

E’ stato sempre così o questo è il risultato degli anni recenti?

Ne ho parlato con un amico mio ieri. Nel 1929 abbiamo avuto una rivolta in una delle città dove Ebrei ed Arabi vivevano insieme. Vivevano insieme, e poi gli arabi hanno massacrato i loro vicini. Lo so perchè una delle zie di mia moglie fu uccisa allora. Io non capisco, anche se lo capisco, ma il risultato finale è che vogliono liberarsi di noi .

Torniamo alla guerra. Siete riusciti ad ottenere un qualche controllo di Gaza?

Credo che l’Idf abbia condotto una perfetta grande operazione. Abbiamo una piccola forza militare, e abbiamo molti problemi. Abbiamo poca terra, per cui cerchiamo di fare il possibile e ora abbiamo ridotto le unità in Gaza soprattutto perchè dobbiamo gestire al meglio le nostre risorse: non si può tenere ad esempio un riservista per sempre perchè dobbiamo farlo tornare al lavoro, per l’economia .

In Occidente si sta molto parlando di un vostro terzo stadio dell’intervento (uno in cui ci dovrebbero essere meno vittime, nda). E’ solo propaganda?

No. E’ solo che dobbiamo lasciar liberi per ragioni pratiche i soldati .

Che impatto ha questa riduzione di forze?

Solo che prenderà molto più tempo. Questa guerra durerà per un lungo tempo .

Quanto tempo è per lei lungo ?

Per ottenere il nostro primo stadio ci vogliono un paio di anni. E poi per riuscire a ottenere quello che vogliamo dobbiamo stare a Gaza 50 anni .

50anni?

Non so esattamente, ma dico 50 per indicare che qui c’è un lungo termine .

Qual l’obiettivo che segna la conclusione di un primo anno?

La ridotta capacità militare di Hamas. Hamas non deve essere un elefante .

In Occidente si parla di Hamas, e non solo come neutralizzazione.

Sono d accordo. Se dobbiamo davvero andare per i prossimi 50 anni attraverso un processo che io chiamo di denazificazione, dehamasificazione, dobbiamo eliminare ogni esterna esposizione della ideologia di Hamas. Come per i Nazi. Ci sono ancora nazisti nel mondo e non praticano il loro nazismo perchè una violazione o altro. La stessa cosa Hamas. Questo il mio punto di vista, dobbiamo inseguirli fino alla fine del tempo. E lo faremo. I nostri amici e nemici devono capire come siamo determinati a ottenere questo obbiettivo; e se è in 50 anni, lo faremo. Così è . Non ci sono modi per girarci intorno, se vogliamo vivere

Fine della prima parte