Operazione eroica o storia costruita? – Come Israele ha liberato due ostaggi a Gaza

Quando due prigionieri israeliani furono liberati il ​​12 febbraio, un trionfalista Netanyahu dichiarò che il suo genocidio a Gaza stava dando i suoi frutti. Ma Israele sta dicendo la verità?

dallo staff di Palestine Chronicle 

The Palestine Chronicle, 18 febbraio 2024

 

Il 12 febbraio, l’esercito israeliano ha affermato di essere riuscito a liberare due dei suoi prigionieri a Gaza e che i due, Fernando Simon Marman, 60 anni, e Louis Har, 70 anni, erano in buona salute.   "A seguito di un attacco aereo, alle 1:49 (ora locale) le forze speciali hanno fatto irruzione in un edificio nel cuore di Rafah, e hanno trovato Merman e Har al secondo piano sorvegliati da terroristi armati", ha detto l'esercito israeliano in una nota.  "Due uomini israelo-argentini (...) sono stati salvati lunedì in un raid mattutino in cui l'esercito israeliano ha effettuato attacchi aerei che (...) hanno ucciso circa 100 persone nella città di Rafah, nel sud di Gaza", ha riferito la CNN il 12 febbraio.

Ma molto presto, la versione israeliana dell’evento è stata messa in discussione evidenziando le incoerenze nel racconto  israeliano e l’implausibilità del fatto che due prigionieri siano stati liberati,  quando si sa che  la migliore delle unità d’élite israeliane non era riuscita a salvare un solo israeliano vivo nel corso di 129 anni di guerra.   Il resoconto israeliano è stato contestato anche per l'affermazione secondo cui i prigionieri sarebbero stati liberati proprio nel giorno in cui Israele aveva sferrato un'operazione a Rafah.  Da molti giorni, Israele sta costruendo una nuova narrazione secondo cui Rafah sarebba l’epicentro della resistenza palestinese, una ripetizione di narrazioni precedenti relative al nord e al centro di Gaza e, infine, alla città di Khan Yunis nel sud.

La rete di notizie araba Al-Mayadeen ha riferito diversamente sulla  vicenda, fornendo una versione coerente di ciò che è accaduto quel giorno. Questa è la versione Al-Mayadeen.

Quello che è successo  Al-Mayadeen, attraverso le proprie fonti a Gaza, ha riferito che la storia israeliana di un evento avvenuto il 12 febbraio è in gran parte falsa, e che non ha avuto luogo né una coraggiosa operazione di salvataggio a più livelli, né qualcosa del genere. Allora, cos'è successo? Quando le difese israeliane cedettero , insieme ai presidi  militari israeliane, i combattenti palestinesi sequestrarono un certo numero di soldati e militari israeliani, ha riferito Al-Mayadeen.  Nel contempo, membri di clan e di gruppi gazawi,  approfittando del caos che ne  seguìo penetrarono  nelle aree intorno a Gaza, sequestrando un certo numero di coloni israeliani, tra cui civili, bambini e anziani.    “La Resistenza Palestinese non ha potuto controllare e valutare immediatamente la situazione, a causa dei bombardamenti aerei israeliani su Gaza 24 ore su 24”, ha detto Al-Mayadeen, aggiungendo:  In questo contesto, alcune persone, appartenenti ad una nota famiglia di Rafah, hanno sequestrato  Fernando Simon Merman, 60 anni, e Luis Har (70), gli stessi due prigionieri che l’esercito israeliano ha affermato di aver salvato”.

Il gruppo ha portato Merman e Har a Rafah e li ha sistemati in una casa. Il leader del gruppo ha affidato i due detenuti al fratello e a due cugini affinché li custodissero, fornissero loro cibo e medicine, con la speranza di scambiarli con prigionieri palestinesi. L'operazione ha comportato anche lo spostamento dei due ostaggi da un'abitazione all'altra. Poi, il leader del gruppo è stato ucciso nelle vicinanze di Khan Yunis, all'inizio di gennaio. Ciò ha comportato che i tre individui erano diventati a questo punto i sorveglianti  di Merman e Har.  I tre palestinesi peraltro non appartenevano ad alcuna fazione politica e, da quel momento in poi, prendevano decisioni individuali, senza riuscire a cogliere appieno la delicatezza politica o di sicurezza della questione.  

Dopo una serie di decisioni, i due israeliani sono finiti in una casa palestinese nella zona di Shabboura a Rafah. “Approfittando della struttura familiare in cui erano collocati, della impreparazione dei loro sorveglianti  e della loro mancanza di legame con qualsiasi gruppo politico, uno dei due prigionieri, Luis Har, è riuscito a farsi sentire nel gruppo, allettando i tre con la promessa di aiutarli lasciare Gaza verso una qualsiasi altra parte del mondo”, ha detto una fonte ad Al-Mayadeen. Har ha coinvolto sua figlia, che è diventata una visitatrice abituale, sostenendo di gestire una grande azienda, in grado di portare i tre in Europa. Al-Mayadeen ha anche affermato che le prime somme di denaro sono state, in effetti, consegnate ai parenti dei tre residenti di Rafah nel Regno Unito e in Svezia.  Il piano iniziale, come suggerito dalla figlia, prevedeva che i tre sorveglianti gazawi prendessero i due prigionieri e attraversassero il confine con Israele. La proposta fu respinta dalla famiglia, che alla fine acconsentì in cambio di una somma di denaro, a liberare i due prigionieri che poi sarebero passati in  in Egitto e da lì in qualche paese europeo. I tre non sapevano che l'intelligence israeliana stava orchestrando l'intera operazione e che la presunta figlia agiva in base a precise informazioni dell'intelligence.

Il piano finale   Secondo Al-Mayadeen, il piano finale raggiunto tra le due parti prevedeva che i due prigionieri venissero trasportati in un certo punto della zona intorno a Gaza, lontano dalle postazioni   dell'esercito israeliano. A uno dei tre è stato affidato il compito di raggiungere la “figlia” per ricevere il denaro prima di chiamare gli altri due per informarli che potevano liberare tranquillamente i due prigionieri. Furono concordate tre diverse date per lo scambio che vennero  improvvisamente cancellate dalla presunta figlia, la quale sostenne che la cancellazione era per  problemi di sicurezza.  Alla fine si è deciso che la data fosse il 12 febbraio. È probabile che il ritardo fosse legato alla necessità dell’esercito israeliano di prendere pienamente conoscenza della zona e di assicurarsi che il bombardamento aereo impedisse alla Resistenza di ostacolare l’operazione. Ore prima dell’inizio dell’operazione di liberazione dei due ostaggi, Israele effettuò  uno degli attacchi più sanguinosi a Rafah, uccidendo oltre 100 palestinesi e ferendone altre centinaia. Alla fine si trattava della semplice missione di salire le scale della casa, portando via i due ostaggi  insieme ai due giovani, che sembravano disarmati e impreparati. Al-Mayadeen ha anche riferito, citando fonti a Gaza, che il terzo giovane, che stava andando a incontrare la presunta “figlia” del prigioniero, è stato arrestato o giustiziato.

"Questa versione contraddice completamente la versione dell'esercito di occupazione israeliano secondo cui le sue forze avrebbero raggiunto 'segretamente' l'edificio in cui erano tenuti i due, e che" si sarebbero verificati violenti scontri con uomini armati all'interno di un appartamento residenziale e di altri appartamenti in quella zona durante un'operazione militare.."  A causa dei loro ripetuti fallimenti nel raggiungere qualsiasi obiettivo militare o strategico a Gaza, il governo e l’esercito israeliani hanno esagerato i dettagli di quella che hanno dipinto come un’operazione eroica, insistendo sul fatto che è la prova che solo una soluzione militare è possibile per liberare il resto dei prigionieri.

Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese