La Corte Mondiale esaminerà 57 anni di occupazione israeliana

52 paesi parteciperanno alle udienze relative ai territori palestinesi occupati

Human Rights Watch, 16 febbraio 2024

L’Aja. Si prevede che un numero senza precedenti di paesi e organizzazioni internazionali parteciperà alle udienze della Corte internazionale di giustizia (ICJ) sull’occupazione israeliana che inizieranno dal 19 febbraio 2024, ha affermato oggi Human Rights Watch. Cinquantadue paesi e tre organizzazioni internazionali parteciperanno al procedimento orale,in numero maggiore che in qualsiasi altro caso da quando la più alta corte del mondo ha iniziato ad operare nel 1946.

L’ampia partecipazione alle udienze e le numerose comunicazioni scritte riflettono il crescente interesse internazionale ad affrontare il fallimento decennale a garantire il rispetto del diritto internazionale nei territori palestinesi occupati.

“La Corte Internazionale di Giustizia è pronta per la prima volta a considerare in modo ampio le conseguenze legali dell’occupazione di quasi sessant’anni da parte di Israele e dei maltrattamenti del popolo palestinese”, ha affermato Clive Baldwin, consulente legale esperto di Human Rights Watch. “I governi che stanno presentando le loro argomentazioni alla corte dovrebbero cogliere queste udienze storiche per evidenziare i gravi abusi che le autorità israeliane stanno commettendo contro i palestinesi, compresi i crimini contro l’umanità dell’apartheid e dei procedimenti giudiziari”.

Il procedimento orale deriva da una richiesta del dicembre 2022 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per un parere consultivo da parte del tribunale sulle conseguenze legali delle politiche e delle pratiche in atto da parte di Israele nei territori palestinesi occupati.

La Corte ha l'opportunità di giudicare l'occupazione prolungata, di considerare le pratiche e le politiche di Israele che violano i divieti legali internazionali contro la discriminazione razziale, compresi i crimini contro l'umanità di apartheid e di carcerazione e di valutare le responsabilità legali di altri paesi e delle Nazioni Unite, in riferimento a violazioni del diritto internazionale derivante dall’occupazione.

Sebbene i pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia non siano vincolanti, possono avere una grande autorità morale e legale e possono infine diventare parte del diritto internazionale consuetudinario, che è giuridicamente vincolante per gli Stati.

Questo procedimento, che durerà sei giorni, è diverso dal caso portato dal Sudafrica davanti allo stesso tribunale in cui si sostiene che Israele sta violando la Convenzione sul genocidio nel contesto delle ostilità tra le forze israeliane e i gruppi armati palestinesi, di cui si è avuto un inasprimento a seguito dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Nel dicembre 2003 l'Assemblea Generale aveva richiesto per la prima volta all'ICJ un parere consultivo relativo ai Territori palestinesi occupati. Nel luglio 2004, il parere consultivo dell'ICJ ha rilevato che il percorso della barriera di separazione di Israele – il Muro- violava il diritto internazionale e che avrebbe dovuto essere smantellato.

La richiesta presentata alla corte nel dicembre 2023 ha una portata più ampia. L’Assemblea Generale ha chiesto alla Corte di pronunciarsi sulle “conseguenze giuridiche derivanti dalla continua violazione da parte di Israele del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, dalla sua prolungata occupazione, insediamento e annessione” dei Territori Palestinesi Occupati, compresi “la sua adozione di leggi e misure discriminatorie correlate” e sulle conseguenze legali che l'occupazione e le pratiche di Israele possono avere per tutti gli stati e per l'ONU. La richiesta offre alla Corte l’opportunità di valutare la situazione due decenni dopo il suo ultimo parere consultivo sui Territori palestinesi occupati e di fornire indicazioni sulla applicazione della legge, compresa la conferma del diritto internazionale umanitario e la legislazione sui diritti umani. La Corte potrebbe anche valutare la condotta di Israele ai sensi della legislazione internazionale sui diritti umani, compresi i divieti di discriminazione razziale e del diritto penale internazionale, compresi i crimini contro l’umanità dell’apartheid e dell’uso della carcerazione.

L'ICJ giudica le controversie tra Stati ed emette pareri consultivi sul diritto internazionale. Non ha giurisdizione sulla condotta di gruppi armati non statali come Hamas. La Corte penale internazionale (CPI), al contrario, si occupa di gravi crimini internazionali presumibilmente commessi da individui, compresi membri di gruppi armati. Il procuratore della CPI ha confermato che dal marzo 2021 il suo ufficio conduce un'indagine su presunti crimini commessi a Gaza e in Cisgiordania dal 2014 e che la corte ha giurisdizione sui crimini internazionali commessi da tutte le parti coinvolte nelle attuali ostilità tra Israele e gruppi armati Palestinesi.

Human Rights Watch ha documentato che le autorità israeliane stanno commettendo i crimini contro l'umanità dell'apartheid e dell’abuso carcerario contro i palestinesi. Dato che le responsabilità di una potenza occupante nei confronti dei diritti della popolazione occupata aumentano nel tempo, Human Rights Watch ha anche chiesto a Israele di garantire ai palestinesi nei territori occupati diritti almeno uguali a quelli che garantisce ai propri cittadini, oltre che le tutele previste dal diritto internazionale umanitario.

L'ICJ è composta da 15 giudici eletti dall'Assemblea generale e dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per un mandato di nove anni. Cinquantasette stati e organizzazioni internazionali avevano presentato una richiesta scritta di avvio di un procedimento nel luglio 2023, prima dell'escalation delle ostilità di ottobre. Quindici stati e organizzazioni internazionali hanno presentato ulteriori osservazioni scritte nell'ottobre e nel novembre 2023. Tra i paesi che hanno partecipato alla procedura orale figurano Palestina, Sudafrica, Belgio, Brasile, Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Namibia, Pakistan, Indonesia, Regno Unito, Svizzera e Unione Africana. Israele ha presentato una dichiarazione scritta e ha scelto di non partecipare alle udienze orali. L'ICJ emetterà il suo parere legale in una data da definire. La prassi passata indica che il parere sarà emesso entro la fine del 2024.

 Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese