L'amministrazione Biden non vuole che la Corte penale internazionale indaghi sull'uccisione di Shireen Abu Akleh

https://mondoweiss.net/2022/12/the-shift-biden-administration-doesnt-want-icc-investigating-shireen-abu-akleh-killing/8 dic. 2022

Al Jazeera sta presentando alla Corte penale internazionale (Cpi) il caso dell’uccisione della giornalista Shireen Abu Akleh. La richiesta comprende un dossier risultante da 6 mesi di indagine condotta dal network sulla morte della sua reporter e nuovo materiale.

Lina Abu Akleh, nipote di Shireen, ha rilasciato una dichiarazione pubblica sulla vicenda durante una conferenza stampa all'Aja. "È chiaro che Israele ha una storia e una politica statale de facto che prende di mira i giornalisti palestinesi come mia zia per mettere a tacere le loro denunce sulle violazioni dei diritti umani di Israele contro i palestinesi", ha dichiarato ai giornalisti. "I soldati israeliani non sono quasi mai ritenuti responsabili dei loro crimini di guerra, il che crea una cultura di impunità che permette a queste atrocità di continuare. Ma quando è troppo è troppo. Dobbiamo porre fine all'impunità per i crimini di guerra israeliani. È ora di fare giustizia per Shireen e per tutti i palestinesi uccisi dall'esercito israeliano". "Ci aspettiamo che il procuratore lavori rapidamente per stabilire la verità e la giustizia e che il tribunale si pronunci con sulle responsabilità di individui ed istituzioni responsabili di questo crimine", ha proseguito. "Le prove sono estremamente chiare. È ora che la CPI agisca. Non vi aspettereste lo stesso se vostra zia, vostra sorella o il vostro migliore amico venissero uccisi?".

La reazione di Israele alla notizia non è stata sorprendente. "Nessuno indagherà sui soldati dell'IDF e nessuno ci farà la predica sulla morale in guerra, di certo non Al Jazeera" ha dichiarato il Primo Ministro Yair Lapid.Come si ricorderà, il governo israeliano ha anche recentemente dichiarato che si rifiuterà di collaborare con l'indagine dell'FBI sulla morte di Abu Akleh.

Il nuovo ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, che di recente ha elogiato il soldato dell'IDF che ha ucciso un palestinese a bruciapelo, ora chiede l'espulsione di Al Jazeera da Israele.

Con gli Stati Uniti le cose si complicano. Non perché ritengano che la Corte penale internazionale debba indagare sulla morte di Abu Akleh, ma perché hanno speso mesi e mesi a blaterare di responsabilità e trasparenza. Durante il briefing del Dipartimento di Stato di martedì, Matt Lee dell'Associated Press ha chiesto a Ned Price del caso Al Jazeera e il portavoce ha fornito tutti i soliti argomenti.  "Era una cittadina statunitense", ha ricordato Price. "Era una reporter intrepida. Il suo giornalismo era noto al pubblico di tutto il mondo. Era conosciuta dalle persone in questo edificio e anche dai nostri funzionari nella regione". Ma....

"Per quanto riguarda la CPI, manteniamo le nostre obiezioni di lunga data alle indagini della CPI sulla situazione palestinese e riteniamo che la CPI debba concentrarsi sulla sua missione principale, che è quella di operare come tribunale di ultima istanza per punire e scoraggiare i crimini di atrocità".

L'anno scorso l'amministrazione Biden ha eliminato le sanzioni e le restrizioni sui visti imposte da Trump ai funzionari della CPI, ma ha anche chiarito che non vuole che indaghino su Israele. "La CPI non ha giurisdizione su questa materia. Israele non è parte della CPI, non ha acconsentito alla sua normativa e nutriamo serie preoccupazioni riguardo al modo in cui la CPI possa esercitare le proprie funzioni sul personale israeliano", ha dichiarato il Segretario di Stato Tony Blinken dopo che la CPI ha annunciato la creazione di una Commissione d'inchiesta sui potenziali crimini di guerra perpetrati nei territori palestinesi occupati. "I palestinesi non si qualificano come Stato sovrano e quindi non sono qualificati per ottenere l'adesione come Stato alla Corte penale internazionale o per delegare la propria tutela giuridica".

Questa settimana il procuratore della CPI Karim Khan ha dichiarato che cercherà di visitare la Palestina nel 2023.

Una lettera

A proposito di indagini sui crimini di guerra israeliani, alla Camera USA c'è una proposta di legge (presentata dal deputato Gregory Steube) che mira a eliminare la Commissione d'inchiesta del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sui crimini di guerra israeliani e a ridurre i finanziamenti statunitensi all'ONU sulla questione. Attualmente ha 119 cosponsor (su 435 deputati): 101 repubblicani e 18 democratici. La proposta è stata presentata anche al Senato (presentata dal senatore Tim Scott), dove sei repubblicani e sei democratici hanno finora aderito.

Ora Marc Rod di Jewish Insider riferisce che 49 parlamentari hanno inviato una lettera all'ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite Linda Thomas-Greenfield, chiedendo agli Stati Uniti di chiudere l’indagine e di ridurre i finanziamenti. La lettera fa riferimento al Rapporteur delle Nazioni Unite per i diritti umani Miloon Kothari, criticandolo per aver parlato di gruppi ebraici pro-Israele durante un'intervista a Mondoweiss.

"Come ben sapete, il lavoro investigativo distorto della commissione si è rivelato profondamente problematico. Oltre a rapporti incompleti e parziali, lo staff della commissione ha fatto numerosi commenti antisemiti", si legge nella lettera. “La presidente Navi Pillay ha definito Israele uno "Stato di apartheid" e ha sostenuto il boicottaggio dello Stato ebraico, mentre il commissario Miloon Kothari ha recentemente affermato che gli ebrei controllano i media - un pernicioso luogo antisemita. Ad aggravare le profonde lacune rappresentate dal lavoro e dal personale della commissione c'è la natura permanente e senza precedenti del suo mandato, che garantisce perennemente l'impegno delle risorse delle Nazioni Unite a favore di questo organismo investigativo profondamente imperfetto. Per questo motivo c'è una forte urgenza bipartisan nel Congresso di chiarire che gli Stati Uniti non hanno intenzione di contribuire con fondi al funzionamento continuo della commissione".

Inutile dire che Kothari non ha mai detto che gli ebrei controllano i media.

"Il rispetto dei diritti umani è un valore americano fondamentale e un ideale a cui tutti gli attori internazionali devono rendere conto", continua la lettera. Tale rendiconto deve essere fatto in modo equilibrato e coerente con le norme internazionali e la Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite fallisce abissalmente nel soddisfare questi standard". Prendere posizione contro i pregiudizi anti-israeliani all'interno delle Nazioni Unite è stata una priorità sia per le amministrazioni democratiche che per quelle repubblicane. Vi ringraziamo per il vostro sostegno a Israele e per aver perseguito una pace giusta per il conflitto israelo-palestinese di fronte a quest'ultima azione anti-Israele nell’ambito delle delle Nazioni Unite. Nelle prossime settimane l'Amministrazione dovrà raddoppiare gli sforzi diplomatici per garantire che i finanziamenti a questa indagine discriminatoria cessino definitivamente. Siamo pronti ad assistervi in ogni modo per difendere Israele, il nostro alleato democratico".

Molti repubblicani hanno firmato insieme ai soliti democratici.

I termini dell’indagine

I termini dell’indagine li possiamo riassumere da un altro articolo di Jewish Currents dal titolo “Quello che non verrà risolto dall'indagine dell'FBI sull'uccisione di Shireen Abu Akleh” (https://jewishcurrents.org/what-the-fbis-investigation-of-shireen-abu-aklehs-killing-wont-resolve)    Eccone una sintesi:

Le unità israeliane sono regolarmente dotate di armi americane. Ma la legge statunitense proibisce la vendita di armi di fabbricazione americana a militari stranieri che commettono violazioni dei diritti umani. Nel caso di Abu Akleh si ha che un esercito straniero ha usato un'arma di fabbricazione statunitense per uccidere una cittadina americana.

Per costringere il Dipartimento di Stato a indagare sull'incidente lo strumento principale è la legge Leahy - dal nome del suo autore, il senatore del Vermont Patrick Leahy - che proibisce alle unità militari straniere che si impegnano in "gravi violazioni dei diritti umani", comprese le esecuzioni extragiudiziali, di ricevere armi e addestramento dagli Stati Uniti.

Affinché la legge Leahy possa essere applicata, devono essere soddisfatti tre condizioni: 1) L'unità militare straniera in questione deve aver commesso un "grave" abuso dei diritti umani 2) Deve aver ricevuto armi di fabbricazione statunitense 3) Il governo straniero in questione deve aver rifiutato di ritenere responsabile il soldato che ha commesso la violazione. I difensori dei diritti umani sostengono che tutti e tre i fattori sono presenti nel caso di Abu Akleh. A giugno, Al Jazeera ha pubblicato un'immagine del proiettile da 5,56 mm di fabbricazione statunitense che avrebbe ucciso Abu Akleh. A luglio il portavoce della Casa Bianca Ned Price ha dichiarato che un test balistico supervisionato da funzionari statunitensi ha rilevato che il proiettile che ha ucciso la giornalista era troppo danneggiato perché gli investigatori potessero trarre una conclusione definitiva sulle sue origini.

La sede ICC (International Criminal Court) all'Aja

Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese