Giustizia tra israeliani e palestinesi (Parte 1)

https://bip-jetzt.de/   BIP-Aktuell #220

di Prof. Dr. Norman Paech,

Norman Paech è professore emerito tedesco di scienze politiche e diritto pubblico , ex- parlamentare della “Linke” e critico di Israele. Nel 2010 era a bordo della "Mavi Marmara" della “Freedom Flotilla” per rompere l’assedio di Gaza e fu arrestato: a suo avviso, il blocco della Striscia di Gaza costituisce un crimine contro l'umanità, la cattura delle navi da parte di Israele una violazione del diritto internazionale.

In qualità di membro dell'"Alleanza per la giustizia tra israeliani e palestinesi" (BIP) tedesca ha tenuto recentemente la conferenza: "Israeliani e palestinesi - Vivere sotto la discriminazione e l'illegalità?”

Le sue critiche nei confronti della politica tedesca verso Israele valgono anche in gran parte per la politica italiana, ndr).

Nel 1947 Bertold Brecht scrisse: “Lode della dialettica”. Immaginate se l'avesse scritta ieri a Gerusalemme:

Lode della dialettica

L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.

Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

La violenza garantisce: Com’è, così resterà.

Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda

e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora:

quel che vogliamo, non verrà mai.

Chi ancora è vivo non dica: mai!

Quel che è sicuro non è sicuro.

Com’è, così non resterà.

Quando chi comanda avrà parlato,

parleranno i comandati.

Chi osa dire: mai?

A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi.

A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.

Chi viene abbattuto, si alzi!

Chi è perduto, combatta!

Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà

fermare?

Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani

e il mai diventa: oggi!”

.....Che cos'è la giustizia? Che cos'è la giustizia tra israeliani e palestinesi? Per noi la giustizia non deriva dall'ordine della creazione, come per la Stoa greca e poi per il cristianesimo, in cui la legge di rango superiore è lo standard di giustizia per la legge di rango inferiore. In altre parole, la giustizia della legge umana deriva dalla legge naturale e, in ultima analisi, dalla legge divina - e di conseguenza incarna una pretesa di assolutezza ed eternità. Noi - il che corrisponde soprattutto a me come giurista - siamo più orientati verso il materialismo degli epicurei, che, con Marx ed Engels, staccavano la giustizia da ogni trascendenza e predeterminazione. Nel 1975, con il titolo "Sionismo - Ideologia di Stato e razzismo", scrissi un commento alla Risoluzione 3379 delle Nazioni Unite, appena approvata all'epoca, con la quale l'Assemblea Generale condannò a maggioranza (72:35:32) "il sionismo (come) forma di razzismo e discriminazione razziale". Un mese dopo, 101 Stati dell'ONU hanno condannato la collaborazione di Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania Federale, Giappone e Italia con la Repubblica sudafricana e li hanno invitati a smettere di collaborare con il "regime razzista".

L'esistenza di una stretta relazione tra sionismo, apartheid e colonialismo era già stata espressa dall'ONU nella risoluzione 3151 del 14 dicembre 1974. La risoluzione 3379 è stata abrogata nel dicembre 1991 dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, ma non il razzismo della politica israeliana. E tutti i governi tedeschi sono scivolati sempre più in basso, sul lato sbagliato della storia nella loro politica mediorientale, come ha recentemente accusato Ilan Pappe. Perché non si tratta di giustizia, ma - secondo Ilan Pappe - probabilmente ancora di assolvere se stessi dall'Olocausto.

In risposta alla mia domanda sulla giustizia potrei ora parlarvi degli sgomberi e delle distruzioni a Silvan/Gerusalemme Est o dell'attuale cacciata di 2400 palestinesi da Masafer Yatta e del verdetto dell'Alta Corte. Oppure dell’omicidio a sangue freddo della giornalista Shirin Abu Akleh... Chi farà i nomi dei 79 palestinesi uccisi da quando Naftali Bennett è entrato in carica nel giugno 2021? Ma anche tutte le illusioni associate ai nomi di Oslo, Camp David e Taba sono svanite...

Il punto è: perché la politica e i media appoggiano così incondizionatamente i crimini israeliani- perché la politica degli insediamenti, l'espulsione e il regolare numero di morti sono crimini - e come si può rompere questo consenso per porre fine alla miserabile occupazione, per ottenere giustizia?

Il problema in Germania è l’eredità di Auschwitz. Disse anni fa Alfred Grosser (ebreo franco-tedesco, ndr): ” Arriverei persino a dire che i giovani tedeschi possono commemorare Auschwitz solo se allo stesso tempo si battono per l'uguaglianza delle persone in tutto il mondo, il che significa anche per i palestinesi. Questa è l'irresistibile conseguenza di Auschwitz, e commemorarla richiede che lo diciamo apertamente". Questa è l'interpretazione di Auschwitz data da Felicia Langer, Lea Tsemel, Amira Hass, Gideon Levy, Avraham Burg, Moshe Zuckermann e molti altri ebrei, ma è comunque un'opinione minoritaria, soprattutto in Germania. Ma questa disputa sulla corretta interpretazione di Auschwitz è ovviamente al centro non solo delle feroci accuse di antisemitismo, ma anche della paralisi della politica tedesca sulla questione della giustizia e della sua “tifoseria” per la parte israeliana.

Notiamo che con l'intensificarsi del furto di terra e dell'espulsione, cioè dell'apartheid in Israele e nei territori occupati, il rifiuto di qualsiasi critica a queste condizioni si è intensificato nella stessa misura. L'affermazione che il movimento BDS è antisemita e quindi non può essere uno strumento di resistenza ha ricevuto persino la consacrazione parlamentare. Sebbene ciò sia strano per uno Stato che si spinge fino al limite con sanzioni sempre più dure contro Iran, Siria e Russia, diventa comprensibile se si tiene conto della supremazia della memoria dell'Olocausto. Questa risoluzione del Bundestag (parlamento tedesco, ndr) è il momentaneo apice del "pensiero ortodosso politico" e il punto più basso di giudizio parlamentare.

Con questa risoluzione, tuttavia, il Bundestag si spinge oltre la sua sfera di potere, rendendo con questo tabù (la critica a Israele) per così dire illegale un movimento di resistenza in Palestina. (La risoluzione del parlamento tedesco è stata definita da istituzioni internazionali una violazione della libertà di espressione, ndr).

La canonizzazione della memoria dell'Olocausto vieta il confronto con altri genocidi (p.es. il colonialismo). Come un'ipoteca inamovibile, grava su tutti i tentativi di superare il passato e di rimodellare il futuro.

Traduzione: Leonhard Schaefer