La Nakba palestinese non è terminata nel 1948; è in corso

Dott.ssa Amira Abo el-Fetouh

9 maggio 2022 alle 12:05

Israele ha appena celebrato quello che chiama Independence Day e che si basa sul mito della liberazione nazionale dal colonialismo britannico e sull'istituzione di uno stato indipendente sognato dalle successive generazioni di ebrei. In questo giorno, ogni anno, Israele mostra i suoi muscoli militari e tiene celebrazioni in tutto il paese.

Gli israeliani celebrano il furto e l'occupazione della Palestina, una terra con profonde radici arabe. L'"indipendenza" di Israele ha sostituito il colonialismo britannico con un colonialismo di insediamento ancora più orribile. Non per niente i palestinesi chiamano l'instaurazione dello stato coloniale di Israele la Nakba — la Catastrofe — perché ciò che accadde nel 1948 non fu la liberazione dal colonialismo o l'indipendenza, ma la più grande rapina a mano armata del ventesimo secolo. Un intero paese è stato sequestrato a causa della pulizia etnica della popolazione indigena palestinese da parte dei sionisti. Inoltre, la Nakba non iniziò e non terminò nel 1948; è ancora in corso.

In quanto tali, le celebrazioni dell'"indipendenza" israeliana non commemorano il passato; incoraggiano ciò che sta ancora accadendo a Gerusalemme, in Cisgiordania, nel Negev, in Galilea e nel resto della Palestina occupata. I palestinesi in Israele ricordano la Nakba e la pulizia etnica sotto lo slogan "Il tuo giorno dell'indipendenza è il nostro giorno della Nakba" per sottolineare il fatto che la loro terra è stata rubata e occupata con la forza, l'inganno e la falsificazione della storia. Ecco perché è stato vergognoso che gli Emirati Arabi Uniti abbiano inviato ad Israele un telegramma di congratulazioni in questo giorno.

Probabilmente ancora più vergognoso è il fatto che la Nakba sia stata benedetta dalla comunità internazionale nel momento in cui il riconoscimento di Israele è stato sancito con un seggio nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. E questo nonostante non abbia mai soddisfatto la condizione per la sua adesione e cioè il ritorno dei profughi palestinesi. Da allora lo stato di occupazione è stato protetto dai "membri permanenti" del Consiglio di sicurezza dell'ONU, istituito appositamente per raggiungere gli obiettivi delle potenze nucleari nel secondo dopoguerra. I paesi coloniali si affrettarono a riconoscere l'entità coloniale di insediamento impiantata in terra araba; il primo è stato l'Unione Sovietica, seguito dagli Stati Uniti (non il contrario, come spesso si crede). Oriente e Occidente hanno lavorato insieme per pugnalare alle spalle il popolo arabo, anche se, se non fosse stato per i complotti degli stati arabi, l'Occidente non sarebbe stato in grado di portare a termine la sua cospirazione riguardo alla Palestina araba.

La pianificazione per la creazione dell'entità sionista iniziò alla fine del diciannovesimo secolo. Un serio lobbismo degli stati coloniali portò alla pubblicazione della disastrosa Dichiarazione Balfour del 1917 in cui il governo britannico prometteva il suo sostegno per "l'istituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico". Era una promessa fatta da coloro che non possedevano la terra a coloro che non ne avevano alcun legittimo diritto. La promessa si è avverata il 14 maggio 1948, e da allora i palestinesi hanno vissuto in esilio e sotto occupazione, con tutte le sofferenze che ciò implica. La lotta dei palestinesi contro l'occupazione della loro terra va avanti da 74 anni, nonostante i complotti dei governanti arabi contro di loro. Il mondo non ha dato loro giustizia né ripristinato i loro diritti o la terra usurpata; la comunità internazionale, guidata dagli Stati Uniti, sostiene Israele ed i paesi arabi fedeli agli Stati Uniti agiscono come guardiani dei confini non ancora dichiarati di Israele. È un progetto coloniale espansionista.

Ricordando la Nakba durante la pandemia di Covid-19 – Cartoon [Sabaaneh/Middle EastMonitor]

Tutti i governanti arabi, senza eccezioni, hanno negoziato con la questione palestinese di fronte al loro popolo che ama la Palestina, dai tempi di Gamal Abdel Nasser fino ad oggi, per consolidare la propria presa sul potere. Quello che è successo dietro le quinte è, però, completamente diverso, ed è venuto alla luce solo dopo anni di inganni nei trattati di pace firmati con il nemico israeliano. Il 13 settembre 1993, l'OLP firmò gli Accordi di Oslo con Israele. In questi accordi  l'organizzazione di "liberazione" ha riconosciuto Israele e ha rimosso dal suo statuto nazionale la clausola sulla lotta armata per liberare la Palestina dal mare al fiume in cambio di un'"autorità” immaginaria che è stata creata solo per fornire sicurezza allo stato di occupazione ed essere il precursore di uno stato indipendente che non è mai stato realmente destinato a nascere.

Il furto della terra palestinese è proseguito nel corso degli anni del cosiddetto "processo di pace", con insediamenti e infrastrutture illegali israeliane sempre di più e sempre più grandi che hanno reso impossibile la presenza di un territorio contiguo sufficiente per l'esistenza di un tale stato. Rimane meno del 20 per cento della Palestina storica lasciata ai palestinesi, ed è tutta dominata dall'occupazione militare israeliana.

I disastrosi accordi di Oslo hanno portato ad un numero maggiore di  uccisioni e arresti - da parte delle forze di sicurezza israeliane e dell'Autorità palestinese - di palestinesi che lottano per la loro libertà. L'Intifada di Aqsa nel settembre 2000 ha ripristinato lo spirito di resistenza del popolo palestinese sotto il leader Yasser Arafat. Era tornato dagli Stati Uniti frustrato dopo l'incontro con il primo ministro israeliano Ehud Barak a Camp David, sotto gli auspici del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton; era convinto a quel punto che non avevano senso accordi di pace con Israele. L'istituzione di uno stato palestinese con Gerusalemme capitale e il ritorno dei profughi palestinesi nella loro terra era un'illusione.

Arafat stesso guidò l'intifada. La rivolta includeva il Movimento di Resistenza Islamica, Hamas, che non aveva abbandonato le richieste palestinesi e la restaurazione di tutta la Palestina, dal mare al fiume. Non c'era modo per ottenerlo se non attraverso una legittima resistenza.

I manifestanti anti-israeliani si sono radunati fuori dal Brooklyn College per manifestare a sostegno dei palestinesi e per protestare prima della Nakba 74 a Brooklyn di New York City, Stati Uniti, il 5 maggio 2022. [Tayfun Coşkun – Agenzia Anadolu]

Iniziò così una nuova fase della lotta palestinese che è continuata fino a  quando Arafat è stato assediato nel suo complesso di Ramallah e poi ucciso nel 2004 come "punizione" per l'intifada. Il ritiro unilaterale di Israele nel 2005 dalla Striscia di Gaza sotto il peso della resistenza di Hamas, che ha resistito  nonostante l'assassinio del suo fondatore e guida spirituale, lo sceicco tetraplegico Ahmed Yassin, il suo leader, il dottor Abdel Aziz Rantisi e altri. Da allora sono state lanciate quattro grandi offensive militari contro i palestinesi a Gaza, accompagnate da un blocco globale terrestre, marittimo e aereo dopo che Hamas ha vinto le elezioni parlamentari del 2006. In tutto questo, la legittima resistenza non è stata né indebolita né minata; la determinazione del popolo palestinese a fare enormi sacrifici per liberare la propria terra resta forte. Lo fanno con dignità e onore.

Il nemico israeliano non è riuscito a mettere in ginocchio il popolo palestinese a Gaza, così come non è riuscito a sconfiggere Hamas. Ecco perché il capo della "sacra" autorità di coordinamento della sicurezza a Ramallah, Mahmoud Abbas, ha il compito di cercare di screditare il movimento islamico e di abbatterlo. Si unisce alle accuse di "terrorismo" usate per descrivere la legittima resistenza all'occupazione militare israeliana. Ha anche tagliato gli stipendi ai dipendenti dell'Autorità Palestinese nella Striscia di Gaza per far rivoltare la gente contro Hamas, ma il suo piano è fallito.

Non c'è dubbio che ci sia ottimismo all'interno della grande nazione palestinese, e questo è fonte di ispirazione. La gente ha saputo ribaltare la situazione sullo stato di occupazione in molte occasioni, con la sua innovazione e creatività nella lotta. Gli israeliani vivono nella paura, mentre i palestinesi credono che vinceranno o moriranno in questo processo. Un tale popolo è imbattibile.

L'attuale generazione include i pronipoti dei palestinesi che furono espulsi dalla loro terra nella prima ondata di pulizia etnica durante la Nakba. La maggior parte non è stata nelle case dei nonni e nella terra in quello che oggi è lo stato usurpatore di Israele, ma la  Palestina vive ancora nei loro cuori e nelle loro menti. Sono la prova vivente che l’affermazione dei sionisti che "I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno" è una bugia. Il vecchio è morto, ma solo dopo aver consegnato le chiavi ai giovani, tramandando la missione in modo che non dimentichino mai. Il popolo palestinese non sarà sconfitto nella sua lotta per vivere con onore, libertà e dignità.

https://www.middleeastmonitor.com/20220509-the-palestinian-nakba-didnt-end-in-1948-it-is-ongoing/

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese