Verso una solidarietà tra lotte Mizrahi e Palestinesi

Da: Le femministe Mizrahi che scuotono lo scenario dei diritti umani in Israele  

Un nuovo movimento sta portando un modello alla lotta per i diritti dei gruppi più invisibili ed emarginati della società israeliana. Riuscirà ad avere successo?  Ben Reiff 12 aprile 2022 https://www.972mag.com/shovrot-kirot-mizrahi-feminist-activism/

Sapir Sluzker Amran lavorava ancora come avvocata a tempo pieno quando incontrò Dalal Daoud per la prima volta. Era novembre 2018 e, come ogni anno, Sluzker Amran aveva cercato un modo significativo per celebrare l'imminente Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

All'epoca, Daoud, una cittadina palestinese di Israele, stava scontando una condanna a 25 anni nell'unica prigione israeliana per sole donne, Neve Tirtza, per aver ucciso il marito che aveva ripetutamente abusato di lei, e l'aveva chiusa in catene nella loro casa. Dopo aver appreso la storia di Daoud e aver parlato con lei al telefono, Sluzker Amran aveva deciso: quest'anno avrebbe raccolto dei soldi per Daoud da spendere nello spaccio della prigione, come un modo per dimostrarle che ci sono donne all'esterno che si preoccupano di te.  Ha poi deciso di lanciare una campagna per il rilascio di Daoud, riducendo il suo orario di lavoro in modo da poter passare un giorno alla settimana a coordinarla.

"Un piccolo gruppo di donne e alcune organizzazioni hanno aderito alla campagna, e tutto è stato pianificato insieme a Daud", racconta Sluzker Amran a +972 Magazine. La campagna ha combinato la protesta sul terreno con una diffusa attività sui social media e la copertura dei media tradizionali, insieme al lobbismo nella Knesset. Ha funzionato. Dopo diversi mesi di campagna, Daoud è stata rilasciata sulla parola nel giugno 2019. "Il giorno in cui [Daoud] è stata rilasciata, ho deciso di lasciare il mio lavoro di avvocato perché ho visto che questo è più efficace", dice.

Armata di una formula per il successo, a Sluzker Amran mancavano ancora i mezzi per mettere in atto quella formula su più vasta scala. Ciò di cui aveva bisogno era un movimento, e sapeva esattamente a chi poteva rivolgersi per aiutarla a realizzarlo: la sua partner di lunga data nell'attivismscrittoreo, Carmen Elmakiyes Amos. La coppia era stata attiva insieme per diversi anni in una serie di lotte contro la povertà.  E così, alla fine del 2019, è nato un nuovo movimento: Shovrot Kirot (ebraico per "Rompere i muri", nella forma femminile).

Un nuovo modello di attivismo  Riflettendo sulle loro esperienze nelle ONG e non essendo riusciti a portare il tipo di cambiamenti che desideravano nella società israeliana, Sluzker Amran e Elmakiyes Amos hanno identificato un problema sistemico che chiamano il "triangolo delle ONG". C'è una separazione totale, sostengono, tra gli "esperti" che lavorano professionalmente nelle organizzazioni per i diritti umani; i loro "clienti" nelle comunità emarginate, che spesso diventano dipendenti dal sostegno delle ONG; e coloro che finanziano il lavoro delle ONG, che di solito sono grandi fondazioni internazionali, ricchi donatori stranieri, o anche governi stranieri.

Il modello Shovrot Kirot, al contrario, mira a far ricadere queste tre categorie separate in una sola: i "clienti" stessi sarebbero in prima linea nella lotta per i loro diritti, e il loro finanziamento verrebbe principalmente da piccole donazioni che permettono al movimento di mantenere la sua indipendenza.  Tuttavia, l'aspirazione di sostenere il movimento principalmente attraverso piccole donazioni si sta rivelando difficile come ci si potrebbe aspettare. Elmakiyes Amos spiega che è particolarmente difficile raccogliere denaro per questo tipo di lavoro.

Una politica di sfratti è una violenza contro le donne  Seguendo le orme di Lo Nechmadim/Lo Nechmadot e di altri movimenti che lo hanno preceduto, la lotta per gli alloggi pubblici rimane un'area centrale di attenzione per Shovrot Kirot. Più di 30.000 famiglie in Israele sono attualmente in lista d'attesa del governo per tali alloggi, mentre altre migliaia non possono nemmeno fare domanda a causa dei severi criteri di selezione .

Negli ultimi anni, il quartiere di Givat Amal a nord di Tel Aviv è diventato un potente simbolo di un sistema e della lotta per la giustizia - una lotta alla quale Shovrot Kirot ha portato ancora una volta il suo nuovo modo di organizzare. La storia di Givat Amal è una storia di sfruttamento, abbandono e promesse non mantenute. Originariamente fondata nel 1947 da un establishment sionista ashkenazita che vedeva i Mizrahim come "materiale umano" per la colonizzazione della Palestina, i primi residenti ebrei di Givat Amal vi si stabilirono per impedire il ritorno dei rifugiati palestinesi dal villaggio di al-Jammasin al-Gharbi. Alle famiglie Mizrahi, tuttavia, fu impedito di possedere formalmente le proprietà in cui erano state trasferite.

Nonostante le molteplici promesse che i residenti di Givat Amal non sarebbero stati sfrattati senza un pieno risarcimento e un nuovo alloggio, i terreni sono stati ripetutamente venduti da sotto i loro piedi fino a quando l'attuale proprietario, il magnate immobiliare Yitzhak Tshuva, ha approvato un progetto di sviluppo su larga scala nel 2005 che ha reso il loro sfratto inevitabile.

Sebbene i residenti stiano ancora aspettando il risarcimento promesso dal governo, il fatto stesso di aver forzato la mano al governo è un risultato che dà loro qualcosa a cui aggrapparsi mentre la lotta continua.

Collegare le lotte

Nonostante si definisca come un movimento femminista mizrahi, la natura del lavoro di Shovrot Kirot comporta connessioni tra la lotta mizrahi e le lotte di altre comunità oppresse in Israele - compresi i cittadini palestinesi. Negli ultimi mesi, il movimento è stato sempre più attivo a Jaffa, dove un aggressivo processo di gentrificazione sta eliminando la popolazione palestinese rimasta in città dopo la Nakba.

La lotta mizrahi deve rispondere a se stessa

Costruire la solidarietà tra comunità oppresse è certamente un'ambizione degli attivisti di Shovrot Kirot, anche se attualmente è solo un sottoprodotto indiretto del loro lavoro. Per ora, Amar crede che esista ancora una tensione tra chi promuove i "diritti sociali" e chi promuove i "diritti politici" - principalmente la lotta palestinese.

 "Non mi rivolgo al "campo della pace", la maggior parte dei quali viene da un posto molto privilegiato e da famiglie che sono già di sinistra", continua Sluzker Amran. "Mi rivolgo alle persone che sanno cosa si prova a subire la brutalità della polizia, che non si stupiscono nel vedere la polizia uccidere Iyad al-Hallaq, o quando vedono come la polizia si comporta con i beduini nel Negev e nelle manifestazioni ogni venerdì a Gerusalemme Est occupata". A Givat Amal e in altri luoghi, vedono gli sgomberi a Sheikh Jarrah e nel Negev, vedono l'immagine della vecchia donna che implora la polizia o i soldati di lasciarla rimanere nella sua casa. "Non è la stessa cosa", chiarisce Sluzker Amran, "ma la gente vede le analogie; non ho bisogno di indicarle perché sono chiare.

Per Sivan Tahel, un attivista di Shovrot Kirot che si occupa principalmente della questione della violenza della polizia, "Dire 'sono una donna Mizrahi' è già una dichiarazione politica"

Tuttavia, anche se Tahel riconosce le connessioni tra diversi gruppi emarginati che affrontano gli stessi problemi sociali, mette anche in guardia contro l'appiattimento delle loro differenze. "Collegare le popolazioni significa creare un meccanismo che sovverte il sistema del divide et impera", dice. "Ma se vogliamo unificare le lotte, è importante riconoscere che ogni popolazione è unica".

Spiega ancora: "Parlare sempre della lotta Mizrahim come una porta d'accesso alla lotta di un'altra comunità che si suppone sia più debole di noi è dannoso, perché i Mizrahim sono stati esclusi e oppressi per oltre 70 anni senza alcun processo di giustizia o restituzione. Essere Mizrahi significa dover costantemente lottare per il proprio posto, e dover costantemente convincere la gente che stai dicendo la verità sulla tua oppressione. Quindi la lotta Mizrahi ha bisogno di rispondere da sola, e Shovrot Kirot ci sta dando la possibilità di farlo".

Un attivista del movimento Lo Nechmadim/Lo Nechmadot guida una folla di manifestanti per la giustizia sociale sulla Ayalon Highway di Tel Aviv, 15 luglio 2012. (Oren Ziv/Activestills.org)

Ben Reiff è un pubblicista  ed attivista del Regno Unito.

Traduzione e riduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese