Un'Autorità Palestinese senza futuro

Dr Mohsen M. Saleh  MohsenMSaleh1

7 gennaio 2022

Sfortunatamente, siamo entrati nel 2022 con un'Autorità Palestinese (AP) priva di qualsiasi orizzonte politico, o di qualsiasi orizzonte per porre fine all'occupazione israeliana, al lavoro istituzionale o allo sviluppo economico. Abbiamo una PA con una leadership che non ha visione o volontà, o in breve, una PA senza futuro.

L'incontro tra il presidente dell'AP Mahmoud 'Abbas e il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz nella casa di Gantz vicino a Tel Aviv la sera del 28 dicembre, è stato un'evidente indicazione del fallimento e dell'impotenza dell'AP mentre saluta il 2021. La riunione ha perso gran parte del suo valore (se mai ne ha avuto uno fin dall’inizio) non essendo ufficiale, ha anche confermato la funzione operativa dell'AP, responsabile solo della gestione delle esigenze legate alla vita quotidiana, mentre la sua natura di entità nazionale palestinese inclusiva è stato minimizzato  e cancellato. In un momento in cui gli insediamenti israeliani, l'ebraicizzazione e l'aggressione ai luoghi santi e alla moschea di al-Aqsa vengono intensificati e i villaggi palestinesi vengono regolarmente attaccati dai coloni sionisti, Abbas si è recato per rassicurare Gantz sul fatto che l'Autorità Palestinese è determinata a continuare la collaborazione in materia di sicurezza con Israele impedendo l’insorgere della  resistenza contro l'occupazione. Nello stesso tempo, qualsiasi discorso sul rilancio del processo di pace sembra un gioco assurdo che non rispetta il pensiero del popolo palestinese e della Ummah (nazione) araba e musulmana.

L'AP (o in pratica la leadership di Fatah e dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP)) entra nel 2022 senza un orizzonte politico, sia nel quadro interno palestinese, sia nel quadro del progetto nazionale palestinese e dei suoi percorsi primari.

Nel 2021, le leadership dell'Anp e dell'OLP hanno perso tutta la credibilità che potevano avere, dopo aver bloccato il percorso della riconciliazione nazionale palestinese e delle elezioni come preludio per riorganizzare il fronte interno palestinese; a cominciare dal blocco delle elezioni legislative, che ha portato all'ostruzione delle elezioni presidenziali dell'AP e delle elezioni del Consiglio nazionale palestinese (PNC). I palestinesi non vedono più questa leadership come qualificata per gestire la questione della riconciliazione. Ora non c'è altra scelta che cercare una leadership di transizione o un'altra entità che abbia la fiducia del popolo palestinese.

Inoltre, l'AP ha cercato, nella stessa misura in cui ha perso credibilità tra i palestinesi, di dimostrare la sua credibilità verso Israele e gli Stati Uniti. Ha quindi continuato il coordinamento della sicurezza con Israele ai più alti livelli e ha "ingoiato" i tagli israeliani agli stanziamenti per le famiglie dei martiri palestinesi e dei prigionieri dalle tasse che riscuote per conto dell'Autorità Palestinese. L'AP ha cercato di imporre il suo "prestigio" alla propria gente in Cisgiordania (WB) reprimendo le proteste pro-resistenza, il dissenso politico e le manifestazioni popolari. Ciò è culminato con l'uccisione dell'attivista politico e per i diritti umani Nizar Banat. L'AP ha concluso il 2021 con un atto di conflitto causato dalla sua agenzia affiliata "Sicurezza nazionale" in Libano, quando i suoi membri hanno attaccato il funerale di un membro di Hamas, uccidendo tre persone e ferendone decine, in un atto immorale senza precedenti nella storia palestinese.

Questa Autorità e la sua leadership hanno perso la direzione e la ragione di esistenza, dopo che il processo di pace ha raggiunto un punto morto e la soluzione dei due Stati è crollata. Israele è riuscito a "gestire" il processo di pace abbastanza a lungo senza risultati, a raddoppiare l'ebraicizzazione e le attività di insediamento a Gerusalemme e WB; e a trasformare l’AP in uno strumento operativo che le protegge le spalle reprimendo la sua gente, facendo il lavoro sporco per suo conto e mascherando il suo colonialismo con un livello di servizio "a cinque stelle", come dicono i leader israeliani. Israele ha beneficiato dell'AP come copertura politica e come mezzo per ottenere il riconoscimento politico dagli stati del mondo, compresa la normalizzazione delle relazioni con i paesi arabi e musulmani. Di conseguenza, Israele ha ottenuto una migliore stabilità e crescita economica, mentre tiene in ostaggio e accerchia la questione palestinese, preparandosi a  liquidarla alle condizioni di Israele. A poco a poco, Israele ha imposto la sua visione sul campo, trasfigurando la soluzione dei due stati in "annessione strisciante" e "disimpegno strisciante", portando avanti le sue teorie su una maggiore espansione territoriale e una popolazione palestinese più piccola, gestita dai suoi agenti e surrogati.

Allo stesso tempo, la leadership dell'AP cerca di superare in astuzia le fazioni della resistenza, imponendo loro la condizione di rispettare la "legittimità internazionale", come se questa fosse l'unica via per la salvezza e per avere uno stato palestinese nella WestBank e nella Striscia di Gaza (GS ), quando essa stessa non è riuscita per oltre tre decenni a sfruttare questa "legittimità" e i suoi strumenti per raggiungere questo obiettivo.

In particolare, l'AP sembra non essere in grado di valutare il “peso qualitativo” dei motori del cambiamento e dell'influenza nel progetto nazionale di liberazione. Pertanto, attribuisce maggiore importanza alle acrobazie diplomatiche e all'appagamento degli Stati Uniti e persino di Israele, mentre miseramente fallisce nel trattare con la sua gente e nello sfruttare il suo enorme potenziale in Palestina e nella diaspora. Allo stesso modo, l'AP ha ignorato qualsiasi tentativo di riorganizzare il fronte interno palestinese su basi autentiche e rappresentative, le capacità e il potenziale delle fazioni di resistenza, gli indipendenti ed i vari palestinesi, arabi e musulmani di talento e competenti. Soprattutto, l'AP si è preoccupata di mantenere il predominio di una particolare fazione (cioè Fatah) su tutti gli affari palestinesi, escludendo ed emarginando gli altri.

Di conseguenza, questa dirigenza priva di ogni orizzonte politico, è determinata a continuare a "lottare contro i mulini a vento". Non ha alcuna ricetta per affrontare il fallimento del processo di pace se non quella di correre più veloce verso il suo miraggio. Non ha soluzione per riorganizzare il fronte interno palestinese se non attraverso un ulteriore dominio di una particolare fazione. L'AP non ha orizzonte per la lotta e la liberazione, e non ha orizzonte per costruire potenziali istituzioni ufficiali che accolgano il popolo palestinese, i suoi componenti e le sue potenzialità sotto lo stesso ombrello.

Anche nella sfera economica, l'AP non ha una visione o un programma reale per sfruttare le capacità, l'esperienza, le potenzialità e il capitale dei palestinesi in patria e nella diaspora. Non ha la capacità di arruolare e mobilitare queste risorse in un progetto nazionale di liberazione.

A livello delle proprie strutture, nell'AP, c'è una sistematica corruzione finanziaria e amministrativa, che è piena di lavoro falso e di occupazione basato sulla lealtà, con incarichi ricoperti essenzialmente da membri di Fatah e partigiani, e quando  questi sono affiliati a movimenti di resistenza, vengono  esclusi, a prescindere dal loro merito o competenza, attraverso un sistema di "clientelismi patrimoniali". Invece di preparare un ambiente economico adatto alla liberazione dall'occupazione e allo sviluppo di una "economia di resistenza", l'AP è entrata nel catastrofico Protocollo di Parigi. Di conseguenza, l'economia palestinese in WB e GS è diventata ostaggio dell'occupazione e dei suoi strumenti, mentre allo stesso tempo ha perseguito un modello di consumo come se fossimo nella fase post-liberazione.

Data la situazione, abbiamo un'AP e una leadership senza una visione di liberazione o una volontà di cambiamento, o alternative ai percorsi che hanno dimostrato il loro fallimento. Eppure il più grande disastro è che questa leadership è determinata ad andare avanti e ripetere le stesse politiche più e più volte, pur accettando di rimanere ostaggio della "buona volontà" degli altri, anche se avversari o nemici. Peggio ancora, la leadership dell'Autorità Palestinese si rifiuta di dimettersi, o almeno di farsi da parte e di dare spazio a un processo serio e trasparente per riorganizzare il fronte interno palestinese. Invece, l'AP è soddisfatta del suo ruolo continuato nella sottomettere e reprimere il popolo palestinese e le sue forze di resistenza.

Questa leadership è diventata un peso per il popolo palestinese. Che ci piaccia o no, ha creato condizioni più favorevoli per il progetto israeliano. Non è più possibile continuare a gestire la lotta contro un progetto sionista globale, i suoi strumenti di influenza e le principali reti di interessi, attraverso leader che non hanno i requisiti minimi necessari per guidare una grande causa globale come la questione palestinese.

Pertanto, prima o poi, il popolo palestinese dirà la sua e se ne farà carico assumendone il controllo.

FONTE:  Alzaytouna.net

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all'autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor.

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese