Kahane è più influente di quanto gli ebrei americani ammettano?

Una nuova biografia esamina le radici americane dell'ideologia di estrema destra di Meir Kahane - e come l'establishment ebraico americano ha abbracciato le sue posizioni. 

Hadas Binyamini, 30 dicembre 2021 , https://www.972mag.com/kahane-american-jews-magid-review/

Il 25 febbraio 1994, Baruch Goldstein, un immigrato americano in Israele, aprì il fuoco nella Moschea di Abramo/Tomba dei Patriarchi a Hebron nella Palestina occupata, uccidendo 29 fedeli palestinesi e ferendone 125 prima di essere ucciso lui stesso dai superstiti circostanti. Goldstein, nato a Brooklyn e laureato alla Yeshiva University, era un devoto seguace del rabbino ortodosso americano e membro della Knesset Meir Kahane, che era stato assassinato qualche anno prima. Goldstein era stato anche membro di due gruppi di estrema destra fondati da Kahane: la Jewish Defense League(JDL) di New York e, dopo che Goldstein si era trasferito nella Cisgiordania occupata, Kach - un partito politico israeliano messo fuori legge dalle autorità nel 1994 dopo la strage di Hebron da parte di Goldstein.

Il massacro di Goldstein indusse i leader e gli intellettuali ebrei ortodossi moderni negli Stati Uniti a un doloroso dibattito sull'ortodossia americana, il sionismo religioso e l'estremismo violento. Alcuni sostenevano che c'era "qualcosa di marcio nel nucleo" dell'Ortodossia Moderna americana che permetteva a sentimenti così violenti di svilupparsi incontrastati; altri la criticavano per essere "troppo tollerante verso l'estremismo di Kahane".

"Non fa differenza quanto sia esiguo il numero di seguaci di Kahane, se le loro dottrine si irradiano. E lo fanno!" ha scritto il rabbino Hillel Goldberg sulle pagine di Tradition, la rivista del Consiglio Rabbinico Ortodosso d'America. Invece di liquidare Goldstein come un pazzo o le sue azioni come il risultato di una frangia della sottocultura israeliana, questi critici hanno indicato la presenza, o addirittura le radici, di questo radicalismo nei loro stessi spazi.

Infatti, secondo una nuova biografia dello studioso Shaul Magid, Kahane rappresentava il "ventre molle" non solo dell'ortodossia americana, ma dell'ebraismo americano in generale. Nel suo libro "Meir Kahane:la vita pubblica ed il pensiero politico di un estremista ebreo americano” ( "Meir Kahane: The Public Life and Political Thought of an American Jewish Radical"), Magid - professore e cultore della materia di Studi Ebraici al Dartmouth College - invita tutte le più prestigiose istituzioni ebraiche americane a interrogarsi sul loro ruolo nel creare dei Kahane e nel perpetuare le sue idee oggi.

Menachem Butler, un ricercatore americano di diritto ebraico, ha considerato che il rabbino Kahane costituisce una sorta di test Rorschach per l'ebraismo americano: che i vari modi in cui gli ebrei ricordano Kahane e la sua eredità rivelano di più su come essi vedono se stessi e la loro comunità che non sul merito della vicenda di Kahane.

Le istituzioni ebraiche tradizionali hanno condannato la violenza razzista di Kahane e minimizzato qualsiasi eredità condivisa con lui, i suoi seguaci e le sue idee, in ossequio all'autopercezione degli ebrei americani come una comunità eccezionalmente progressista con forti impegni liberali.

Nel corso dei decenni, gli ebrei americani liberali sono riusciti per lo più a limitare l'introspezione sulla violenza reazionaria ebraica – nei casi in cui ne hanno parlato - all'esercito israeliano, o a pochi coloni estremisti della Cisgiordania, non ultimo Goldstein. Queste riflessioni mantengono una spessa linea di separazione tra "noi" (ebrei moderati, ragionevoli e pacifici) e "loro" (ebrei estremisti, fondamentalisti e violenti). Ma la considerazione da parte di Magid di Kahane come un pensatore ebreo americano canonico e organico fa vanifica qualsiasi tentativo di distinguere Kahane dalla vita ebraica americana tradizionale. In questo, Magid riflette una necessità recente di fare i conti con le sottocorrenti violente e scioviniste della società americana, da perseguirsi con rinnovata urgenza a seguito del loro sviluppo durante l'era Trump.

È in base a queste considerazioni che Magid ha analizzato sistematicamente i voluminosi scritti di Kahane, unendosi ad altri studiosi contrari all'idea che ci sia mai stato un consenso liberale ebraico negli Stati Uniti. La biografia di Magid stimola coloro che liquidano Kahane come una frangia estremista a fare i conti con il fatto che molte delle sue idee sono oggi incontestabilmente abbracciate dalle organizzazioni ebraico-americane, per non parlare del governo israeliano. Queste idee comprendono le denunce di Kahane dell'assimilazione e del matrimonio misto; il suo sostegno agli insediamenti ebraici nei territori occupati; la sua ossessione per l'"antisemitismo dei neri" e l'antisemitismo a sinistra; e la sua promozione del nazionalismo e del militarismo. E sebbene Magid riconosca che Kahane era un "pensatore di medio livello", più abile come oratore e leader giovanile che come teorico originale, egli prende sul serio la filosofia di Kahane proprio per la sua diffusa accettazione.

Radicato nell’estremismo americano   Nel valutare il contesto dell'ascesa delle posizioni di Kahane, Magid approfondisce i temi principali degli scritti di Kahane - liberalismo, razzismo, comunismo, sionismo e apocalittismo - e trova che la sua ideologia è radicata nel radicalismo americano degli anni '60 e nelle guerre culturali ebraiche dello stesso decennio. Magid sottolinea i paralleli tra Kahane e i suoi contemporanei di sinistra negli anni '60, notando che la relativa stabilità post-bellica dell'ebraismo americano ha generato sia la reazione conservatrice ebraica che la protesta radicale della sinistra ebraica - con i confini tra i due a volte sfumati. Gli appelli di Kahane all'orgoglio ebraico militante, alla liberazione e al rovesciamento dell'establishment ebraico erano a volte, sostiene Magid, virtualmente indistinguibili da quelli dei gruppi contemporanei della Nuova Sinistra ebraica come Jews for Urban Justice, Jewish Liberation Project e Radical Zionist Alliance.

Kahane, come molti pensatori e organizzazioni ebraiche, adottò consapevolmente il linguaggio e le tattiche dalle Pantere Nere e dai movimenti anticolonialisti degli anni '60, compiacendosi quando gli oppositori etichettarono la JDL (Jewish Defense League) come "Pantere Ebraiche". Magid scrive che nella sua estetica militarista, nei discorsi anticolonialisti e nella violenza rivoluzionaria, "Kahane dovrebbe essere collocato accanto a Malcolm X e Stokely Carmichael [Kwame Ture], e la Jewish Defense League dovrebbe essere vista accanto alle Pantere Nere e agli Young Lords". Su questa linea, il libro di Magid approfondisce la somiglianza tra Kahane, il pensiero nazionalista nero e il pensiero ebraico di nuova sinistra, mentre minimizza i paralleli tra la JDL e simili iniziative di revival etnico bianco come la Lega italo-americana per i diritti civili del boss mafioso Joseph Colombo, con cui Kahane collaborava spesso.

Anche i contemporanei di sinistra di Kahane notarono le somiglianze. Magid cita il famoso Yippie antiguerra Abbie Hoffman che dice di Kahane: "Sono d'accordo con i suoi metodi ma non con i suoi obiettivi", mentre un altro ebreo di Nuova Sinistra, spesso citato, scrisse che gli "attacchi della JDL all'establishment ebraico in America sono quasi totalmente validi". I non-comunisti di sinistra mantennero un atteggiamento ambiguo nei confronti della JDL, riconoscendo che essa faceva appello agli "ebrei con problemi reali". Ma riconoscevano che i fini desiderati da Kahane - leggi di purezza razziale, pulizia etnica, soppressione violenta della sinistra, e lo spiegamento aggressivo delle forze armate statunitensi e israeliane - erano in diretta opposizione a quelli della sinistra israeliana e americana. Magid ammette questi diversi obiettivi, ma sostiene che le analisi che danno priorità a queste differenze sono "troppo legate alla 'politica'".

L'equiparazione dell'anti-liberalismo e dello stile di Kahane con quello dell'estrema sinistra riecheggia le posizioni dei liberali della Guerra Fredda che hanno denunciato l'estremismo di destra e di sinistra. Questo focus sull'equivalenza tra destra e sinistra, e la loro reciproca distanza da un presunto centro - un quadro noto come "teoria del ferro di cavallo" - è stato usato per sostenere, ad esempio, la presenza di convergenze tra il totalitarismo sovietico e nazista o tra le posizioni anti-establishment del senatore Bernie Sanders e Trump.

Valutare Kahane insieme alla sinistra radicale adombra certamente una comunanza tra destra e sinistra in termini di rabbia e disgusto per il liberalismo. Ma questi paragoni possono anche creare l'impressione che la protesta dirompente e il nazionalismo armato siano stati i contributi unici della sinistra negli anni '60, quando queste tattiche erano in realtà esercitate con successo e fantasia dagli anticomunisti e dai conservatori di destra negli Stati Uniti e oltre.i discorsi sui diritti, il rifiuto del liberalismo e l'antielitismo non sono tattiche intrinsecamente di sinistra o rivoluzionarie, ma piuttosto forme che possono essere dirette verso vari fini politici.

L'"America di mezzo" ebraica   Studi e rapporti precedenti offrono una diversa comprensione di Kahane e della JDL – pur sempre collocandoli all'interno dello stesso periodo della fine degli anni '60, ma piuttosto collegandoli alla reazione dei bianchi nei confronti dei movimenti di Liberazione dei neri, reazione che ha generato un attivismo anti-integrazione in tutto il paese ed un atteggiamento di risentimento tra i cosiddetti "Middle Americans".

Una categoria inventata, "Middle America", il nomignolo dato ai cittadini bianchi che si consideravano laboriosi e timorati di Dio e che si sentivano lasciati indietro dai drammatici cambiamenti che stavano attraversando gli Stati Uniti a cavallo del decennio, inclusi i Civil e Voting Rights Acts, la rivoluzione sessuale, la militanza di sinistra, il declino della morale tradizionale e i disordini urbani. Tra il risentimento per la loro perdita di status percepita, e schiacciati dall'aumento delle tasse e da un'economia in declino, gli americani medi denunciarono l'aumento della spesa per il welfare come "elemosina" alle minoranze e le azioni positive come "discriminazione al contrario".

Kahane ha incontrato un grande successo facendo appello agli ebrei "americani di mezzo" durante questo periodo. Tra i suoi elettori c'erano ebrei anziani e ortodossi, sopravvissuti al genocidio, ed ebrei della classe operaia che non guadagnavano abbastanza per trasferirsi nei borghesi "sobborghi dorati di Great Neck e Scarsdale" – secondo la caratterizzazione di Kahane delle aree relativamente benestanti di New York - e che rimanevano negli eufemisticamente definiti "quartieri in cambiamento" di Brooklyn e Queens, mentre le popolazioni nera e portoricana aumentavano.

Nella visione di Kahane, i nemici dell'America di mezzo - intellettuali, élite liberali della costa, e militanti neri - divennero, rispettivamente, l'"establishment ebraico americano liberale", gli ebrei di sinistra privilegiati che odiano se stessi, e gli antisemiti neri, tutti a rappresentare una minaccia esistenziale per l'ebraismo mondiale. Questi nemici furono la molla per Kahane, insieme ad alcuni amici, per formare la JDL nel 1968. I membri della JDL si armarono rapidamente di mazze da baseball e catene e si misero a settacciare quegli stessi quartieri di Brooklyn e Queens "in trasformazione".

Con la sua organizzazione alle spalle, Kahane sosteneva di essere l'autentica voce e il protettore delle masse ebraiche, la veste che presentava per respingere le critiche dei leader ebrei alle politiche della JDL. Un tipico esempio è una polemica del 1970, a seguito di un servizio del New York Times sulla JDL, tra Kahane e il rabbino Maurice Eisendrath, il presidente dell'Unione delle Congregazioni Ebraiche Americane del movimento di riforma. Eisendrath si era riferito alle ronde del gruppo come a "squadre di sicari", Kahane replicò che tali attacchi mostravano quanto l'establishment ricco dominato dalla Riforma non fosse in contatto con la realtà della vita ebraica americana. "Come può un ricco ebreo o un non ebreo criticare un'organizzazione di ebrei della classe media e bassa che vivono quotidianamente nel terrore? Ha detto Kahane. "L'ebreo dell'establishment è scandalizzato da noi, ma il nostro sostegno viene dalla base".

Come spiega Magid, le ambizioni di Kahane si estendevano al di là di un programma “legge e ordine” a livello di quartiere. Il programma di intimidazione e violenza di strada della JDL prometteva non solo il controllo dei quartieri bianchi, ma anche la ristrutturazione dell'identità ebraico-americana. La mobilità verso l'alto, la suburbanizzazione, e decenni di uguaglianza liberale avevano, per Kahane, trasformato gli ebrei americani in smidollati WASH (White Anglo-Saxon Hebrews, attingendo al termine più mainstream di WASP, White Anglo-Saxon Protestants). E come molti pensatori sionisti prima di lui, Kahane ha offerto ai suoi seguaci un percorso verso una mascolinità rinvigorita: una nuova identità di virilità ebraica, potenza e vendetta.

Il rabbino arricchì ulteriormente questa identità di implicazioni internazionali, spendendosi come uomo di propaganda a favore della guerra del Vietnam, di violente azioni militanti a favore dell'ebraismo sovietico e, a tempo debito, promotore dell'espulsione dei palestinesi e della loro sottomissione. Elevando l’esperienza locale a livello internazionale, Kahane elevò Brooklyn ad un significato mondiale, assegnando alla vita urbana americana ed al conflitto di strada una valenza politica globale e un significato messianico.

Da militante per la guerra fredda alla Knesset  Negli anni '50 e '60, prima di fondare la JDL, Kahane si cimentò come guerriero freddo-provocatore. Attraverso il suo amico d'infanzia Joseph Churba, un futuro insider repubblicano della politica estera, il rabbino stabilì contatti nel mondo dell'intelligence di Washington e andò sotto copertura per l'FBI nella John Birch Society di estrema destra. Tentò di mobilitare il sostegno per la guerra del Vietnam istituendo un fallito "Movimento del 4 luglio" finanziato dalla CIA e rivolto agli studenti universitari, e diffuse il vangelo dell'anticomunismo americano alla comunità ortodossa attraverso colonne regolari nel Jewish Press, un settimanale di New York ad alta tiratura, in cui dichiarò che "[il] comunismo è per l'anima ebraica ciò che il nazismo era per il corpo".

A questo scopo, Kahane sosteneva che solo la vittoria americana nel sud-est asiatico avrebbe frenato l'espansione globale del comunismo e quindi assicurato la sicurezza di Israele e protetto gli ebrei dai pericoli dell'antisemitismo sovietico. E, come mostra Magid, questo anticomunismo motivò Kahane a trasformare la JDL nel braccio militante e violento del crescente movimento di massa per gli ebrei sovietici negli anni '60 e '70.

Kahane si trasferì infine in Israele nel 1971, cercando di evitare i suoi crescenti problemi legali negli Stati Uniti a causa del terrorismo della JDL. Dopo diversi tentativi falliti, guadagnò un seggio alla Knesset con il suo partito Kach nel 1984, sulla scia di una reazione di destra agli accordi israelo-egiziani di Camp David e alle iniziative "terra in cambio di pace", che erano state attuate dal primo ministro del Likud Menachem Begin. Kach venne poi escluso dalle elezioni israeliane del 1988, dichiaratamente per il suo incitamento razzista, prima del suo completo bando nel 1994.

Sebbene il rabbino avesse abbracciato razzismo e violenza negli Stati Uniti, Magid scrive che in Israele la visione del mondo di Kahane divenne sempre più apocalittica e fascista, sviluppando giustificazioni teologiche per la violenza anti-palestinese, la supremazia ebraica e l'espansione territoriale. Queste posizioni attirarono una coalizione instabile di immigrati americani e sovietici, così come di ebrei Mizrahi, per i quali il rabbino coltivò un messaggio populista in cui si rivendicava appartenenza e proprietà in un paese che spesso li discriminava ed emarginava - ricordando, in qualche modo, i suoi appelli agli ebrei "dimenticati" di Brooklyn.

Sfiduciato dalla direzione politica del paese, Kahane sviluppò quello che Magid definisce un "post-sionismo militante e apocalittico", in cui "la nonviolenza diventa un atto di profanazione" e solo la crudeltà, la conquista e la supremazia ebraica potrebbero portare alla redenzione. Kahane credeva che l'establishment sionista in Israele - proprio come l'establishment ebraico americano, anche se per ragioni diverse - non fosse adatto a salvaguardare il futuro ebraico. Vedeva l'idea di uno stato "ebraico e democratico", su cui insistevano anche i partiti di destra, non solo come una chiara contraddizione in termini, ma anche fatale per la vitalità dello stato ebraico e, quindi, del popolo ebraico.

Spiegando questa critica in "Uncomfortable Questions for Comfortable Jews"(Domande scomode per Ebrei comodi) del 1987, Kahane scrisse che "[i]l pretendere che uno diventi ebreo per beneficiare della Legge del Ritorno non è democratico. E certamente non è democratico definire Israele come uno Stato ebraico con l'implicazione che non si può permettere ai non ebrei di diventare una maggioranza. E questa è la vera tragedia e il dilemma per i poveri laici... sionisti... Essi vorrebbero tanto presentare il sionismo come un esempio di democrazia e di uguaglianza. Ma non possono".

"Il Giudeo-pessimismo”   Nonostante il fatto del suo ingresso nella Knesset, la carriera israeliana di Kahane non fu mai così influente o rappresentativa come la sua più breve carriera americana, scrive Magid. Il rabbino alla fine non è riuscito, sostiene, a importare i timori tipici di una minoranza ebraica americana degli anni '60 in uno stato a maggioranza ebraica con un forte esercito e un assetto legislativo dedicato a privilegiare i cittadini ebrei.

Che si sia d'accordo o meno con questa caratterizzazione dell'impatto di Kahane sulla politica israeliana, la valutazione da parte di Magid del rabbino come simbolo del pensiero americano post-anni '60 senza dubbio costituirà un riferimento per ogni discorso sull’ebraismo USA. Forse la prova più convincente di questa affermazione risiede nell'adozione da parte di Kahane di alcuni riferimenti concettuali di suoi nemici dichiarati. Magid paragona il modo di intendere l'antisemitismo da parte di Kahane all'afro-pessimismo, una teoria sviluppata da Frank B. Wilderson III e altri pensatori postcoloniali, chiamandola "giudeo-pessimismo".

L'afro-pessimismo pone l'anti-nero come un elemento fondamentale dell'esistenza umana e separato dalle altre oppressioni. In questa visione, l'anti-nero vede intrinsecamente la nerezza come l'opposto della civiltà occidentale, al di fuori della storia e dell'umanità. Magid spiega che Kahane vedeva l'antisemitismo in modo simile, come "un odio sui generis e ontologico verso gli ebrei", distinto da tutte le altre forme di razzismo, che non costituiscono odi eterni e metafisici. Nella visione giudeo-pessimista, "l'antisemitismo non può essere sradicato o risolto, è nel DNA del gentile" e "parte intrinseca della civiltà umana" - rendendo il liberalismo, la democrazia, o qualsiasi altro programma universale inutile nel proteggere gli ebrei dal danno.

Magid mostra come questo modo di intendere l'antisemitismo, sintetizzata nell'adagio rabbinico che "Esaù odia Giacobbe" - che i gentili odieranno per sempre gli ebrei - rimase il fondamento dell'approccio di Kahane a tutto, dal conflitto urbano, alla guerra del Vietnam, ai diritti palestinesi. Ha anche reso il sionismo di Kahane un movimento di una minoranza eternamente oppressa. Magid nota la presenza di questo modo di vedere in "tutto, dalla [Anti-Defamation League] dalla distanza ebraica da Black Lives Matter e dalle posizioni anti-Israele in alcuni circoli progressisti". Il giudeo-pessimismo, e il marchio di sionismo che ispira, sono quindi mainstream nel mondo ebraico.

Durante la Seconda Intifada, più di un decennio dopo l'assassinio di Kahane, le parole scritte con lo spray "Kahane aveva ragione" e "Kahane vive" sono apparse in tutto Israele, e continuano a essere viste e sentite oggi. I seguaci del rabbino sostengono la sua eredità attraverso la violenza dei vigilanti e i partiti nati da Kach. Le richieste di espulsioni forzate di palestinesi e di "trasferimenti di popolazione" non sono più un tabù. Le istituzioni ebraico-americane cercano disperatamente di prendere le distanze - e anche Israele - da questa linea. Ma come Magid mostra in questa importante biografia, perpetuando una visione degli ebrei come una minoranza eternamente assediata che non può avere veri alleati non ebrei, molte delle istituzioni ebraiche americane di oggi comunicano inconsapevolmente che "Kahane aveva ragione".

Hadas Binyamini studia storia ebraica e americana all’Università di New York

Riferimenti: "The Public Life and Political Thought of an American Jewish Radical",(“La vita pubblica ed il pensiero politico di un estremista ebreo americano”) di Shaul Magid, Princeton University Press, 2021.

Rabbi Meir Kahane, 1984. (Yossi Zamir/Flash90)

Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese