Le autorità di occupazione israeliane si accaniscono a livello personale contro i difensori dei diritti umani palestinesi nella campagna di aggressione della società civile palestinese

12 dicembre 2021 https://www.addameer.org/news/4611

Con una allarmante escalation dell'occupazione israeliana che prende di mira sistematicamente i difensori dei diritti umani palestinesi (HRD Human Rights Defenders) e le organizzazioni della società civile (CSO Civil Society Organisations), le autorità di occupazione israeliane hanno iniziato una nuova campagna di persecuzione contro il 79enne Bashir Khairi. Khairi è un avvocato palestinese e un Difensore dei Diritti Umani che è stato consulente legale di diverse Organizzazioni della Società Civile palestinesi. Inoltre, è un ex prigioniero politico arrestato nel 1968 e incarcerato per 15 anni nelle prigioni dell'occupazione israeliana.

Il 29 ottobre 2021, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno preso d'assalto la casa del signor Khairi a Ramallah, arrestandolo e trasferendolo direttamente alla base militare di Ofer. Il 1° novembre 2021, il procuratore militare israeliano ha richiesto un apliamento della detenzione del signor Khairi al 3 novembre, poi all'8 novembre, poi ancora al 15 novembre 2021, tutte approvate dal tribunale militare israeliano. Il 15 novembre 2021, il procuratore militare ha presentato una lista di accuse contro il signor Khairi relative alla sua presunta associazione in un'organizzazione considerata "illegale" secondo l’ordinamento militare israeliano. In particolare, la lista delle accuse citava come prova eventi risalenti a decenni fa, tra cui il 2000, il 2014 e il 2017, compresa la sua partecipazione a eventi pubblici. Oltre a questi fatti contro di lui, l'atto d'accusa citava testimonianze non correlate e inaffidabili di due ex dipendenti di un'altra organizzazione, nel tentativo di collegarlo, insieme alle sei Organizzazioni della Società Civile palestinesi oggetto della campagna di diffamazione orchestrata dall'occupazione israeliana, ad "attività terroristiche".

Tuttavia, in considerazione dell'età avanzata del signor Khairi, le sue condizioni di salute e le accuse datate a suo carico, il tribunale militare israeliano ha ordinato il suo rilascio su cauzione il 21 novembre 2021. In risposta, il procuratore militare ha chiesto il rinvio del suo rilascio di 72 ore per presentare un appello, e dopo l'approvazione del tribunale militare, ha successivamente richiesto un'estensione della sua detenzione fino al 6 dicembre 2021, che il tribunale militare ha nuovamente approvato. Il 6 dicembre, il giudice militare israeliano ha modificato i termini del rilascio del signor Khairi per aumentare la cauzione a 10.000 NIS, insieme a una garanzia di terzi di 20.000 NIS. Ciononostante, il procuratore militare israeliano ha chiesto di rinviare il suo rilascio di 24 ore sulla base di un ordine di detenzione amministrativa, al quale il tribunale ha acconsentito. Il 7 dicembre 2021, il procuratore militare israeliano ha emesso un ordine di detenzione amministrativa di 6 mesi, senza accusa o processo, contro Bashir Khairi, fino al 28 aprile 2022, sulla base di "prove segrete" secondo cui egli costituisce un'imminente "minaccia alla sicurezza" della regione.

L'udienza di conferma dell'ordine di detenzione amministrativa era stata fissata al 9 dicembre 2021, poi rinviata al 14 dicembre. Tuttavia, alla luce del procedimento giudiziario militare farsesco che maschera malamente l’accanimento persecutorio delle autorità d'occupazione israeliane, il sig. Khairi ha annunciato in una lettera, lo stesso giorno, la sua intenzione di boicottare ogni ulteriore procedimento giudiziario militare. Il signor Khairi scrive: "Al fine di armonizzarmi come avvocato e uomo di legge, considero questa procedura di trasferimento alla detenzione amministrativa, indipendentemente dalla sua durata, come in contraddizione con il più elementare dei diritti umani di difendersi e di vedere le accuse mosse contro se stessi, e ciò in violazione del diritto internazionale... chiedo che il mio avvocato difensore, l'avvocato Mahmoud Hassan, non mi rappresenti davanti a tali tribunali".

Tentativi di associare la criminalizzazione degli individui con una campagna sistematica per mettere fuori legge le organizzazioni della società civile palestinese     L'arresto arbitrario e la persecuzione del 79enne Difensore dei Diritti Umani Bashir Khairi si inseriscono nell'ultimo attacco senza precedenti e generalizzato del regime di occupazione israeliano contro la società civile palestinese, iniziato il 19 ottobre 2021, con la criminalizzazione di sei delle più eminenti Organizzazioni palestinesi impegnate in un lavoro critico sui diritti umani nei territori palestinesi occupati. La criminalizzazione di Addameer e di altre cinque organizzazioni della società civile palestinese, basata su presunte "prove segrete", è stata ampiamente denunciata dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani e dagli organismi delle Nazioni Unite come un "attacco frontale al movimento palestinese per i diritti umani", che costituisce una persecuzione politica priva di qualsiasi base giuridica.

La mossa aggressiva di chiudere forzatamente le sei organizzazioni segue i tentativi falliti in passato dalle autorità di occupazione israeliane nel maggio 2021 di fare pressione sulle nazioni europee per tagliare i finanziamenti ai gruppi sulla base di un "dossier segreto" che asseriva legami con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Un'indagine sul dossier, ottenuta dall'Intercept, ha riferito che il dossier si basa principalmente sugli interrogatori israeliani di due ex dipendenti, tra cui un contabile, che lavoravano per un settimo gruppo separato della società civile palestinese e che erano stati licenziati dopo essere stati sospettati di cattiva condotta finanziaria. Le loro testimonianze, in gran parte non collegate alle sei organizzazioni, sono anche inaffidabili; un avvocato di uno dei contabili ha detto che le testimonianze sono state "raccolte sotto costrizione".

Tuttavia, le autorità di occupazione israeliane continuano la loro campagna di attacco sistematico e di lunga data contro la società civile palestinese, persistendo nei loro tentativi di criminalizzare ulteriormente le sei OSC palestinesi prese di mira. Il 17 novembre 2021, un tribunale militare israeliano ha condannato Juana Rashmawi, 63 anni, operatrice umanitaria spagnola e responsabile della raccolta fondi per l'Health Work Committees (HWC), un'importante organizzazione palestinese che fornisce servizi sanitari a centinaia di migliaia di palestinesi, e che è stata messa fuori legge secondo ordini militari israeliani, a seguito di un patteggiamento. Il procuratore militare israeliano ha modificato l'atto d'accusa in modo da farvi inserire paragrafi che non erano di fatto collegati a Rashmawi, ma che considerassero rapporti con le sei Organizzazioni palestinesi prese di mira e il PFLP.

Tale mossa palesemente motivata politicamente, immediatamente sfruttata dai ministeri israeliani della "Difesa" e degli Esteri per giustificare la loro criminalizzazione delle organizzazioni, ha spinto l'avvocato di Rashmawi, Avigdor Feldman, a presentare una lettera alla corte per denunciare tale modifica nella imputazione.

Con una mossa rara, la corte militare israeliana ha pubblicamente rifiutato tali correlazioni, limitando la sentenza alle accuse delineate nell'atto d'accusa originale. Il caso di Juana Rashmawi mette in evidenza i tentativi delle autorità di occupazione israeliane di ottenere la criminalizzazione dei singoli Difensori dei Diritti Umani grazie ad un sistema giudiziario militare israeliano privo di garanzie di processo equo e in cui sono comuni maltrattamenti, che comprendono anche la tortura, al fine di giustificare la criminalizzazione della società civile palestinese.

La pratica dell'occupazione israeliana della detenzione amministrativa come strumento coercitivo che equivale alla tortura   Allo stesso modo, l'arresto arbitrario e la continua detenzione dell'avvocato 79enne e HRD Bashir Khairi riflette i persistenti tentativi delle autorità di occupazione israeliane di incarcerarlo nel tentativo di costringere a testimoniare e/o a patteggiare per criminalizzare più ampiamente leOrganizzazioni della Società Civile palestinesi. Questo è particolarmente evidenziato dalle accuse arbitrarie e datate contro di lui, che, quando si dimostrano insufficienti per incarcerarlo, vengono successivamente trasformate in un ordine di detenzione amministrativa senza accusa o processo.

Significativamente, i tribunali militari israeliani mostrano una marcata deferenza al procuratore militare israeliano, come evidenziato dalla continua detenzione arbitraria del signor Khairi. Più in generale, Addameer Prisoner Support and Human Rights Association ha subìto in prima persona l’azione del sistema giudiziario militare israeliano verso l’obiettivo primario di stabilire un sistema completo di apartheid israeliano, cosa che richiede un'ulteriore dettagliata considerazione internazionale. Avvocati, detenuti ed ex detenuti riportano una vasta gamma di violazioni del giusto processo davanti ai tribunali militari israeliani. Attraverso l'esercizio dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, le autorità militari israeliane impongono efficacemente il controllo sul territorio palestinese, sopprimono qualsiasi forma di resistenza palestinese contro le politiche dell'occupazione, e reprimono il popolo palestinese dal suo diritto all'autodeterminazione.

Inoltre, la persecuzione del signor Khairi da parte delle autorità d'occupazione israeliane attraverso l'uso arbitrario della detenzione amministrativa, dopo i precedenti tentativi falliti di tenerlo continuativamente in carcere, riflette la pratica più ampia dell'occupazione israeliana della detenzione amministrativa come strumento di tortura psicologica e di repressione.

La detenzione amministrativa secondo il diritto internazionale   La detenzione amministrativa è la misura più estrema che il diritto internazionale umanitario permette a una potenza occupante di usare contro i residenti di un territorio occupato. Le convenzioni internazionali chiariscono che una potenza occupante può usare la detenzione amministrativa contro persone protette solo per "motivi imperativi di sicurezza" (Quarta Convenzione di Ginevra, art. 78).

Le pratiche di detenzione amministrativa sistematiche e arbitrarie dell'occupazione israeliana sono in netta violazione del diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda i principi internazionalmente riconosciuti di un processo equo e il suo ampio uso come forma di punizione collettiva e criminale. Le autorità d'occupazione israeliane continuano a mettere i palestinesi in detenzione amministrativa a tempo indeterminato sulla base di "materiale segreto" che non viene rivelato né ai detenuti né ai loro avvocati. Inoltre, la detenzione amministrativa è regolarmente impiegata come misura coercitiva e di ritorsione nei confronti di attivisti palestinesi, membri della società civile, studenti, ex prigionieri e loro familiari.

Il regime di detenzione amministrativa sistematico e arbitrario dell'occupazione israeliana viola anche numerosi standard internazionali. Per esempio, i detenuti amministrativi della Cisgiordania sono deportati dal territorio occupato e internati all'interno della potenza occupante, in diretta violazione dei divieti della Quarta Convenzione di Ginevra (articoli 49 e 76). Inoltre, ai detenuti amministrativi sono spesso negate le regolari visite familiari secondo gli standard del diritto internazionale, e Israele regolarmente non separa i detenuti amministrativi dalla regolare popolazione carceraria come richiesto dalla legge. Inoltre, nel caso di minori detenuti, le autorità di occupazione israeliane regolarmente non considerano l'interesse superiore del minore bambino come richiesto dal diritto internazionale.

A tal fine, il relatore speciale delle Nazioni Unite Michael Lynk ha denunciato come illegale la pratica della detenzione amministrativa da parte dell’occupante israeliano, in cui i palestinesi sono privati della loro libertà "senza accuse, senza un processo, senza conoscere le prove contro di lei o lui, e senza un equo controllo giudiziario", chiedendo inoltre a Israele, come potenza occupante, "di abolire la sua pratica della detenzione amministrativa, [e] rilasciare i detenuti che attualmente detiene".

Sulla vicenda di Juana Rashmawi Tribune Juive titola trionfalmente:

 Juana Rashmawi confessa di essere un’agente di collegamento che ha trasferito milioni di shekel al FPLP   https://www.tribunejuive.info/2021/11/11/juana-rashmawi-avoue-etre-une-agente-de-liaison-qui-a-transfere-des-millions-de-shekels-daide-au-fplp/

NdR    è stata giudicata non dalla magistratura ordinaria bensì da un tribunale militare con cui ha dovuto patteggiare 13 mesi di detenzione e 50mila shekel di ammenda. Va ricordato che Ahed Tamimi per evitare 13 anni di condanna dovette patteggiare col tribunale militare 8 mesi di carcere

Traduzione a cura di  Associazione di Amicizia Italo-Palestinese