Definanziare il razzismo "no-profit", da New York alla Palestina

di Nada Elia

Middle East Eye, 01.09.2021

Una nuova organizzazione sta sfidando le leggi statunitensi che permettono di dirottare milioni di dollari di tasse verso gruppi di coloni israeliani che godono dello status di organizzazione no profit, aiutandoli a sfrattare le famiglie palestinesi

Il famoso video di YouTube del colono israeliano Yaakov Fauci che dice alla palestinese Muna el-Kurd "Se non ti rubo io la casa, la ruberà qualcun altro" ha dato a molti americani una chiara visione di come avviene esattamente la pulizia etnica: è furto, spudoratamente riconosciuto come tale.

E deriva da una posizione in cui ci si sente totalmente nel diritto, senza assolutamente considerare alcuna responsabilità per le conseguenze del proprio atto. "Mi piace quello che è tuo, perché non dovrei essere io a rubarlo?"

Anche il fatto che Fauci, originario di Long Island (New York), sia finanziato da un'organizzazione di coloni statunitensi, è stata per molti una novità, insieme alla consapevolezza che questa organizzazione non sia la sola del genere a raccogliere fondi negli Stati Uniti per sponsorizzare ebrei americani disposti a impossessarsi delle case palestinesi.

Ora, una coalizione appena lanciata, Defund Racism, sta facendo luce su alcuni di questi gruppi, che ogni anno convogliano milioni di dollari deducendoli dalle tasse per progetti di insediamento, a spese dei contribuenti statunitensi.

Come spiega Mohammed el-Kurd, il fratello gemello di Muna: "Parliamo spesso di colonialismo di insediamento, e usiamo questo termine, che è spesso accademico, per descrivere cosa sta succedendo. Ma quando vieni a guardare come si manifesta - come questo colonialismo di insediamento si cristallizza nella vita reale - trovi queste organizzazioni di coloni che lavorano attivamente per sfollare i palestinesi o isolare le comunità palestinesi l'una dall'altra nel Naqab, nei territori occupati nel 48 o in Cisgiordania".

Obiettivo raggiungibile

Defund Racism chiede al procuratore generale dello Stato di New York, Letitia James, di impedire a queste istituzioni con sede negli Stati Uniti di affermare di essere "istituzioni di beneficenza" e quindi esenti dal pagamento delle tasse. In particolare, sperano che James revochi lo status 501 (c) (3) di esenzione fiscale per ciascuna delle organizzazioni di coloni negli Stati Uniti.

Gli organizzatori di Defund Racism hanno detto a Middle East Eye che ritengono il loro obiettivo realistico, perché James, che ha già affrontato frontalmente la National Rifle Association (l'NRA è uno dei gruppi di pressione più influenti degli Stati Uniti), ha una comprovata esperienza.

Inoltre, chiedendo a James di indagare sull'abuso dello "status di beneficenza", piuttosto che cercare di far passare un disegno di legge che dovrebbe essere approvato dalla Camera dei Rappresentanti, poi dal Senato, e poi essere firmato dal presidente degli Stati Uniti, la campagna chiede semplicemente a un funzionario eletto di far rispettare le leggi che sono già in vigore.

Per i lettori che non hanno familiarità con lo status 501 (c) (3), questa designazione fiscale è concessa alle organizzazioni senza scopo di lucro che sono state approvate dall'Internal Revenue Service come organizzazioni di beneficenza esenti da tasse. Il termine "beneficenza" ha un significato vago che comprende scopi religiosi, educativi, caritatevoli, scientifici, letterari, di sicurezza pubblica, promozione di sport non professionistici o la prevenzione della crudeltà verso animali e bambini.

Avere uno status di "beneficenza" significa che quando cittadini o residenti statunitensi donano a queste organizzazioni, possono sottrarre la loro donazione dalle loro tasse. Questo perché le organizzazioni di beneficenza dovrebbero offrire servizi che il governo federale o statale dovrebbe altrimenti fornire, o che i residenti potrebbero dover garantire a proprie spese.

Defund Racism spera che James concluda che queste organizzazioni stanno violando le basi del loro status di beneficenza, dal momento che non forniscono un bene pubblico alle comunità negli Stati Uniti. Piuttosto, come recita la dichiarazione della missione del gruppo, la campagna per Defund Racism “mira a scoprire atti illeciti finanziati da queste organizzazioni attraverso l'uso del loro status di beneficenza, fermare lo sfruttamento delle leggi di beneficenza statunitensi che finanziano l'estremismo e la violenza dei coloni e che hanno come risultato la sottomissione e lo spostamento delle comunità palestinesi”.

E sperano che le organizzazioni di solidarietà con la Palestina negli Stati Uniti supportino la loro battaglia.

Esporre la disonestà

Il sito web di Defund Racism è molto informativo e documenta le attività di molti dei gruppi per i "diritti dei coloni" che finanziano l'espulsione dei palestinesi dalle loro case a Sheikh Jarrah, Hebron, Silwan, Naqab e altrove. "La quantità di denaro che solo una manciata di enti di beneficenza registrati a New York scaricano nel movimento dei coloni israeliani è sorprendente", si legge. "Dal 2014 al 2019, una manciata di organizzazioni ha avuto quasi 320 milioni di dollari di entrate lorde".

Oltre 200 organizzazioni e attivisti, principalmente basati in Palestina, hanno aderito alla campagna.

Muhammad el-Kurd
L'attivista palestinese Mohammed el-Kurd nel quartiere occupato di Gerusalemme Est Sheikh Jarrah. Il cartello in arabo recita "Il diritto alla casa è un diritto sacro". (AFP)

Bana Abu Zuluf, un membro dell'organizzazione palestinese Good Shepherd Collective, ha detto a MEE: "Non è sufficiente dire che gli insediamenti sono illegali. Sì, dobbiamo protestare, ma le proteste non possono essere solo 'rah, rah, rah' ', devono essere collegate a un cambiamento strutturale tattico. Ci sono organizzazioni che sviluppano e finanziano questi insediamenti e che hanno dei nomi".

Defund Racism ha stretto una partnership con al-Awda New York, la coalizione palestinese per il diritto al ritorno. Progettano insieme di esporre la disonestà dietro l'affermazione che il finanziamento di insediamenti illegali sia un atto "caritatevole". A luglio, fuori dalla casa di Yaakov Fauci a New York, l'avvocato per i diritti umani Lamis Deek ha spiegato che l'immunità totale concessa a persone come Fauci dall'Europa e dagli Stati Uniti stava normalizzando la pulizia etnica dei palestinesi.

"Gli americani coinvolti in crimini di guerra e genocidio violanola legge federale degli Stati Uniti", ha detto Deek. "È scioccante che ci sia impunità per tali atti di palese violenza, ed è scandaloso che lo Stato di New York protegga attivamente, promuova e celebri tale violenza."

Cambiamenti strutturali

A guardar bene, questa campagna, così come gran parte dell'attivismo per la giustizia in Palestina nel corso degli anni, non riguarda solo i diritti dei palestinesi. Oltre a far luce sugli abusi contro i palestinesi, la campagna mira anche a smantellare i modi in cui il sistema 501 (c) (3) degli Stati Uniti finanzia anche il suprematismo bianco e altri gruppi di odio. Così il Southern Poverty Law Center, ad esempio, ha esposto nel suo rapporto del 2020 che:
“Negli ultimi anni, numerose istituzioni di beneficenza sono state utilizzate dai donatori per sostenere indirettamente le organizzazioni che utilizzano il loro status fiscale senza scopo di lucro per cercare attivamente fondi per promuovere il razzismo e il fanatismo. Nel 2013 e 2014, ad esempio, il National Policy Institute, un'organizzazione fondata dal leader nazionalista bianco Richard Spencer, ha ricevuto due sovvenzioni anonime del Donor-Advised Fund (DAF) dalla Community Foundation for the Central Savannah River Area. Spencer ha utilizzato il National Policy Institute per sostenere un "etnostato" che sarebbe uno "spazio sicuro" per i bianchi".

Un anno prima, nel maggio 2019, la filiale californiana del Council on American Islamic Relations, aveva pubblicato Hijacked by Hate: American Philanthropy and the Islamophobia Network, un rapporto che mappava il flusso di finanziamenti dalle fondazioni esentasse a gruppi islamofobici.

Come afferma Defund Racism nel suo toolkit: “Questa campagna per decolonizzare il sistema no-profit statunitense è un modo per collegare i movimenti di resistenza. È un modo in cui possiamo combattere contemporaneamente l'antisemitismo e il colonialismo in modi significativi, che possono portare a cambiamenti strutturali. Chiediamo la fine di questo finanziamento del razzismo - di tutto il razzismo. Ci stai?"

 

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all'autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Nada Elia insegna nell'American Cultural Studies Program alla Western Washington University e sta completando un libro sull'attivismo della diaspora palestinese.

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze