Il linguaggio che favorisce l’espansionismo israeliano

Considerando i termini che usa, l'amministrazione Biden sembra intenzionata a consegnare il territorio occupato a Israele, proprio come ha cercato di fare l'amministrazione Trump. Idem la grande stampa.

“Si vince prima con le parole che con le armi” (Moshe Dayan)

Michael F. Brown 17 agosto 2021 https://electronicintifada.net/blogs/michael-f-brown/biden-administration-and-media-hand-occupied-land-israel

Recentemente, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e i media hanno entrambi travisato Shebaa Farms indicando che fa parte del nord di Israele. In realtà, è territorio occupato. Secondo le Nazioni Unite è territorio siriano occupato, mentre per il Libano e anche per la Siria è territorio libanese occupato. Tuttavia, il 6 agosto, il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha twittato che "Condanniamo con la massima fermezza gli attacchi missilistici di Hezbollah in Israele". Il Dipartimento di Stato non ha risposto alle domande inviate la scorsa settimana da The Electronic Intifada in cui si chiedeva se sostenesse l'affermazione di Price secondo cui l'attacco era contro Israele. Non c'è stata nemmeno risposta a una domanda che chiedeva se "ora la posizione del Dipartimento di Stato è quella che le aree precedentemente considerate come territorio siriano occupato o libanese fanno parte del nord di Israele?" Questa sembra essere la posizione del Dipartimento di Stato, il che significa in effetti che l'amministrazione Biden sta confermando le politiche di Donald Trump di riconoscere l'annessione di Israele dei territori occupati in violazione del diritto internazionale. La pubblicazione del Dipartimento di Stato "Rapporti nazionali 2020 sulle pratiche per i diritti umani: Israele, Cisgiordania e Gaza" rileva che gli Stati Uniti "hanno riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele nel 2017 e la sovranità di Israele sulle alture del Golan nel 2019". La pubblicazione tuttavia concede che "Il linguaggio in questo rapporto non è inteso a trasmettere una posizione su eventuali questioni di status finale da negoziare tra le parti in conflitto, compresi i confini specifici della sovranità israeliana a Gerusalemme, o i confini tra Israele e qualsiasi futuro stato palestinese”. Tuttavia, non viene fatta alcuna menzione specifica delle alture del Golan e di come devono essere considerate, così come se Siria e Libano siano considerati "parti in conflitto". Le osservazioni di Price e il perdurante silenzio del Dipartimento di Stato indicano fortemente che l'amministrazione Biden sostenga la violazione della legge internazionale operata dall'amministrazione Trump quando si tratta del territorio siriano.

La terminologia dei Media

Anche i media non sono stati chiari con i titoli che dicono una cosa e il testo dell'articolo che ne dice un'altra. Ad esempio, il New York Times che titola "Hezbollah lancia razzi contro Israele mentre incombe il rischio di escalation". Eppure l'articolo stesso poi dichiara che Hezbollah “ha anche segnalato che la sua salva di razzi non aveva lo scopo di rompere l'attuale equilibrio, dichiarando che i suoi combattenti avevano sparato decine di razzi su terreni aperti vicino a siti israeliani in una zona di confine contesa conosciuta come Shebaa Farms .” Il giornale aggiunge poi: “Shebaa Farms – noto in Israele come Mount Dov – è una striscia rivendicata da Israele, Libano e tanche dalla Siria vicino all'intersezione di tutte e tre le nazioni, adiacente alle alture del Golan”. Queste espressioni mancano di chiarire che Shebaa Farms è occupata da Israele, optando invece per l'eufemistico termine di "contestato". Eufemistica è anche la frase di apertura dell’articolo con il suo riferimento alla "frontiera settentrionale di Israele". I lettori meritano un titolo e una presentazione più chiari. Una didascalia della foto rende l’informazione ancora meno chiara: la prima didascalia afferma che "venerdì l'artiglieria israeliana ha sparato verso il Libano dopo che una raffica di razzi è stata lanciata dal Libano nel nord di Israele". Ma come abbiamo già stabilito, Hezbollah in realtà non ha sparato in quello che viene descritto come "Israele settentrionale". Il giornale non ha risposto alla mia domanda se sta ora accettando il punto di vista di Israele e dell'amministrazione Trump che questo è “Israele settentrionale” piuttosto che territorio occupato. Una seconda didascalia della foto afferma: "Venerdì i vigili del fuoco hanno risposto nel villaggio di Ein Qiniyya sulle alture del Golan dopo che il sistema di difesa antimissile Iron Dome di Israele ha intercettato un razzo lanciato dal Libano". Le alture del Golan non sono menzionate come occupate, ma dei lettori che siano già informati sapranno almeno che le alture del Golan sono considerate territorio occupato, tranne che da Israele e dagli Stati Uniti. Il Washington Post propone una falsa dichiarazione simile. Il suo articolo è intitolato "Hezbollah rivendica la responsabilità del lancio di nuovi razzi in Israele, suscitando timori di escalation". Il titolo errato è contraddetto all'interno dell'articolo da questo passaggio: "L'escalation, che in gran parte ha preso di mira una striscia di confine contesa nota come Shebaa Farms, ha aumentato il timore che gli scambi, finora limitati, rischiassero di sfociare in un conflitto aperto".

Lo stesso nel  caso del New York Times:  qui non si fa riferimento al territorio come occupato usando ancora l'eufemistico termine di "contestato". Il Washington Post cita poi una dichiarazione di WhatsApp inviata da parte dell’addetto stampa di Hezbollah: “Alle 11:15 di venerdì, e in risposta ai raid aerei israeliani nel Libano meridionale svolti giovedì, [ due gruppi] della resistenza islamica hanno bombardato il terreno aperto nel perimetro delle posizioni dell'occupazione israeliana nelle fattorie di Shebaa con decine di razzi da 122 ml”. La posizione dell'esercito israeliano è poi riassunta da The Post. “L'esercito israeliano ha detto che 19 razzi sono stati lanciati verso Israele, di cui tre in Libano. Degli altri, 10 sono stati intercettati dal sistema di difesa aerea israeliano e sei sono atterrati in aperta campagna vicino alle città di Ein Qiniyya e Neve Ativ.” Ein Qiniyya e Neve Ativ, un insediamento coloniale israeliano, si trovano entrambi nelle alture del Golan occupate da Israele, sebbene la società di affitti per le vacanze Airbnb li elenchi falsamente come parte di "Israele". La dichiarazione dell'esercito israeliano è propaganda e fa una rivendicazione territoriale non riconosciuta da gran parte del mondo, ma ha fatto notizia sia su The Post che su The Times. Entrambi i giornali hanno ignorato le mie e-mail e non hanno pubblicato alcuna correzione. In passato, hanno almeno riconosciuto e talvolta corretto il loro testo o fornito una correzione formale di un errore geografico. Le risposte ora, tuttavia, stanno diventando sempre meno frequenti man mano che gli autori dei titoli si vanno adeguando alle esigenze dell'espansione territoriale israeliana.

Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese