"Morte agli ebrei" avrebbe causato uno scandalo internazionale, ma sul "Morte agli arabi" israeliano si sorvola

di Asa Winstanley
 

Accompagnatemi per alcuni minuti in un esperimento mentale.

Immaginate che le forze di polizia britanniche abbiano permesso a una folla di migliaia di persone di marciare attraverso un'area di Londra con un'alta popolazione ebraica cantando "Morte agli ebrei" e altre simili oscenità violentemente fondamentaliste.

Immaginate un gruppo di razzisti del genere che sfilano in aree come Golders Green o Stamford Hill vomitando frasi come "Che il tuo shtetl bruci" e minacciando l'imminenza di un "secondo Olocausto".

Adesso, immaginate che la polizia, lungi dal cercare di fermare un evento così pericoloso, si schieri dalla parte dei razzisti, proteggendoli mentre procedono. Immaginate la polizia che attacca non i razzisti, ma un piccolo gruppo di contro-manifestanti antirazzisti che cercano di opporsi all'incitamento antiebraico in corso. Immaginate la polizia che assalta i contro-manifestanti, strappando i loro cartelli e le loro bandiere.

Immaginatevi poi che alti politici britannici si mettano ad elogiare la polizia per aver permesso la manifestazione razzista, insistendo in modo bizzarro sul fatto che la manifestazione "Morte agli ebrei" "doveva essere approvata" e applaudendo l'"eccellente" gestione dell'evento.

Immaginate anche che un noto politico di un partito di opposizione partecipi alla manifestazione "Morte agli ebrei". Immaginate che lo stesso politico sia stato recentemente denunciato dai media per aver elogiato la sparatoria nella sinagoga di Pittsburgh del 2018, in cui 11 ebrei furono assassinati nel loro luogo di culto.

Immaginate che il politico non abbia subito conseguenze negative in seguito all'esposizione del suo razzismo antiebraico genocida. Al contrario, che il suo odio lo renda ancora più caro ai suoi elettori. Il suo partito ha guadagnato più seggi in parlamento ed è andato vicino a entrare in un governo di coalizione durante le successive elezioni.

Immaginate che tutto questo non sia successo solo una volta, ma si ripeta ogni anno.

Ora, tutto questo è sicuramente uno scenario impossibile, dobbiamo dirlo. Per fortuna, è certamente impossibile a Londra, Parigi, Berlino o New York.

Ma non in Israele.

Con qualche differenza, la stessa scena spaventosa si è appena verificata a Gerusalemme , la città che Israele rivendica come sua capitale. La differenza principale è una: la banda di teppisti razzisti chiedeva "Morte agli arabi" e non "Morte agli ebrei", poiché loro stessi sono ebrei.

Tutto questo è avvenuto perché Israele è uno stato irrimediabilmente razzista. Un'entità coloniale la cui esistenza si basa sull'espulsione violenta e l'espropriazione su base razzista della popolazione indigena della terra di Palestina.

Uno degli aspetti sottostimati dello spaventoso festival del razzismo anti-palestinese  che abbiamo visto questa settimana a Gerusalemme, incoraggiato dal governo e dalla polizia israeliani, è la bassa età media dei manifestanti che intonavano questi slogan disgustosi.

I video mostrano adolescenti, persino bambini, cantare "Morte agli arabi" in ebraico mentre imperversano per Gerusalemme est, l'area della città abitata per la maggior parte da palestinesi.

Il politico che si è unito a loro è Itamar Ben-Gvir, leader del partito estremista del sionismo religioso. Alcuni filmati scoperti da una televisione israeliana all'inizio di quest'anno mostrano Ben-Gvir travestito da Baruch Goldstein. Goldstein era un colono fanatico proveniente da Brooklyn, New York, che massacrò 29 palestinesi mentre pregavano nella moschea Ibrahimi di Hebron nel 1994. Quel sanguinoso atto terroristico fu ricompensato dal governo laburista israeliano dell'epoca, che impose il coprifuoco, non ai coloni ebrei estremisti che imperversano in quella città, ma ai nativi palestinesi che ne sono la maggioranza.

Eppure, come ho accennato nel mio scenario immaginario, Ben-Gvir non ha subito danni alla sua carriera politica ed è andato molto vicino ad entrare in un governo di coalizione con il primo ministro israeliano uscente, Benjamin Netanyahu. Queste forze sono il futuro di Israele, il futuro del sionismo – lo dimostra la giovane età dei manifestanti.

Eppure, appelli al genocidio di questo tipo tra la corrente principale della società e dello stato israeliani provocano poco più di un'alzata di spalle da parte degli ipocriti politici dell'Occidente. Per fortuna, non si potrebbe immaginare lo stesso silenzio sulle manifestazioni che incitano  "Morte agli ebrei". In realtà, è vero l'opposto. I sostenitori di Israele tendono a esagerare e fabbricare attivamente atti di antisemitismo per poter diffamare e molestare i palestinesi e i loro sostenitori in Occidente.

Come già sottolineato da molti attivisti, nella cultura politica americana, canadese ed europea  gli appelli palestinesi per la libertà e l'uguaglianza destano più parole di preoccupazione e condanna che gli appelli genocidi israeliani che inneggiano "Morte agli arabi".

"Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera" è uno slogan che inneggia a ciò che dice testualmente: libertà e uguaglianza per tutti nell'intera Palestina storica. Eppure coloro che usano questo onorevole slogan sono sistematicamente insultati e diffamati come "antisemiti". Anche gli appelli all' "Intifada", la rivolta palestinese per la libertà, sono etichettati come "antisemiti" dai razzisti anti-Palestinesi britannici, come  Dave Rich del Community Security Trust (un gruppo di pressione filo-israeliano).

Fino a quando non imporremo e forzeremo un cambiamento di questa cultura politica ipocrita, messa in atto da leaders ordinari, c'è ben poca speranza di cambiamento e libertà per i palestinesi.

 

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze