Noi, rifugiati palestinesi, ci scusiamo con i tedeschi per la nostra impudenza

Vi abbiamo mandato le loro voci mentre gridavano “Morte agli arabi”, e così avete  chiuso anche  le vostre orecchie, per paura di ricordare ciò che i nazisti fecero agli ebrei la notte del 9 novembre, tre anni prima dell’Olocausto

di Abdelrahman al-Qalaq

Raseef22, 26.05.2021

Cari tedeschi,

Noi rifugiati ci scusiamo per la nostra impudenza e audacia quando citiamo le leggi sui diritti umani. Ci siamo dimenticati che non è facile per noi condividere l’umanità che appartiene ai bianchi. Ci scusiamo anche per i suoni strozzati che escono dalle gole dei nostri martiri nei video su Internet. Non abbiamo mai avuto la possibilità di padroneggiare una lingua in cui morire con più grazia.

Proprio come dicono i vostri notiziari serali: è un grosso problema vedere le mani alzate di giovani rifugiati  davanti al vostro governo. Quelle mani le cui unghie hanno graffiato la pelle del Mar Mediterraneo, mentre nuotavano lontano dalla morsa del dittatore.

Sì… Siamo i figli dei campi profughi palestinesi, dove vedevamo come i bambini d’Europa potevano telecomandare i loro aerei giocattolo, mentre la mattina i nostri genitori parlavano del bombardamento di aerei israeliani su Gaza. Eravamo solo bambini, e i nostri aquiloni ancora si innalzavano nel cielo con la nostra ricerca del diritto di vivere al di fuori di un mondo che getta i suoi profughi dietro porte chiuse. Poi siamo diventati un po’ più grandi e gli aerei del regime siriano sono arrivati ​​e hanno rubato il nostro campo, le nostre case, le nostre scuole e i nostri caffè. Così, siamo emigrati in Europa e ci siamo trovati improvvisamente dietro la porta da cui guardavamo la nostra utopia infantile. Ci siamo trovati a far parte di uno scenario fantascientifico che in seguito si è rivelato essere nient’altro che una miserabile distopia, la stessa  per cui ci tappavamo le orecchie quando ne parlavano i nostri genitori. I nostri sogni di un mondo libero e giusto erano solo uno stratagemma per sfuggire al fatto che questo mondo non poteva essere altro che sè stesso. Quanto all’utopia, vi rimase, confortando l’immaginazione di chi era all’ombra dei tetti di lamiera.

Sì… È un grosso problema che i rifugiati si affollino nelle vostre strade pulite e osino sventolare le bandiere della Palestina. Infastidiscono i passanti con la loro incerta lingua tedesca e alzano la voce con canti che potrebbero disturbarvi mentre a fine giornata vi sedete davanti all’enorme schermo televisivo. Ci scusiamo per questo, ma il numero di palestinesi uccisi da Israele in soli cinque giorni è salito a centotrentasette, e voi, figli della civiltà, del progresso e della tecnologia, amate i numeri accurati. Odiate chi è in ritardo agli appuntamenti e alle scadenze, odiate chi non rispetta i numeri. Sono centotrentasette volti! Sono centotrentasette cuori! Sono centotrentasette nomi! Sono centotrentasette sogni! La morte è stata scritta per loro prima ancora che un solo loro sogno potesse avverarsi.

Ci scusiamo per la nostra ingenuità mentre traduciamo per voi ciò che sta accadendo in un paese dimenticato dai diari di un colonizzatore in pensione. Ma proviamo vergogna e dolore verso l’umanità. La stessa umanità che menziona leggi e clausole sui diritti umani, a cui, dopo settantatré anni della difficile situazione dei palestinesi e della loro Nakba, mentre siamo davanti ai discendenti dei colonizzatori, dobbiamo ancora spiegare perché l’occupazione dovrebbe essere chiamata occupazione. Stiamo ancora vedendo come un muro lungo 703 chilometri non sia sufficiente per far riconoscere questo stato di apartheid, e nemmeno per chiamare queste azioni con i loro nomi legittimi.

Non lo chiamavate così in Germania, Austria e Polonia ottant’anni fa? Ma oggi, dopo settant’anni di espulsione dei palestinesi dalle loro case e dalle case dei loro padri e nonni, non abbiamo sentito nel telegiornale tedesco delle otto una sola notizia sulla pulizia etnica che l’occupazione sta praticando nel quartiere di Sheikh Jarrah. Non vi siete preoccupati di mostrare le immagini dei manifestanti disarmati, i cui occhi sono stati accecati da proiettili di gomma e le cui ossa sono state rotte e calpestate sotto gli zoccoli dei cavalli. Poi all’improvviso, dopo che Gaza ha dato la sua prima risposta, avete cominciato ad aprire il vostro notiziario, ogni sera, con i missili dei “terroristi” che stanno uccidendo innocenti.

Vi abbiamo inviato le foto dei coloni la notte dell’attacco ai palestinesi nelle città di Haifa, Jaffa, Lod, Ramla e Acri. E in risposta, avete voltato le spalle agli assassini mentre si aggiravano per le città in cerca di un palestinese da uccidere e di una casa palestinese da distruggere. Vi abbiamo mandato le loro voci mentre gridavano “Morte agli arabi”, e così  avete  chiuso anche  le vostre orecchie, per paura di ricordare ciò che i nazisti fecero agli ebrei la notte del 9 novembre, tre anni prima dell’Olocausto.

E tutto questo non vi basta per chiamare queste azioni con i loro giusti nomi. Avete girato la testa e tappato le orecchie, in modo da non riconoscere come l’occupazione israeliana di oggi stia sostituendo i ruoli di ieri – come un killer narcisista, il cui nemico è sé stesso e la storia.

Cari tedeschi,

oggi state incriminando chi sta per essere ucciso, mentre cerca di allontanare il coltello dal collo; pensate  alla storia che  credevate di esservi lasciati alle spalle, quella storia  di cui la verità non è mai stata accettata, ad eccezione di quella proveniente dalla labbra dei potenti .

 

Le opinioni e i punti di vista espressi in questo articolo sono quelli dell’autore e non riflettono necessariamente la politica o la posizione ufficiale di Raseef22

Traduzione di Grazia Parolari per Invictapalestina.org