Il Rapporto HRW sull’apartheid in Israele agita il mondo ebraico

Michele Giorgio, sul manifesto del 28/4 ha riportato la scontata reazione del governo israeliano: il rapporto, affermano, «è un libello di propaganda, privo di alcuna credibilità». Hrw, sostengono, «da tempo porta avanti la sua agenda al fine di promuovere il boicottaggio di Israele». Le reazioni al rapporto HRW sono in realtà assai diversificate. Nel seguito si riportano opinioni e preoccupazioni che agitano il mondo ebraico, riferite da Forward, giornale USA dell’ebraismo “liberal”. In quanto segue  potrete trovare anche molte delle argomentazioni usate dai sionisti di casa nostra.

CJ Werleman, pubblicista, https://forward.com/news/468514/jewish-groups-are-mostly-ignoring-report-accusing-israel-of-apartheid/

In pubblico, i gruppi ebraici e filo-israeliani americani mostrano di prestare poca attenzione al rapporto di Human Rights Watch che accusa il governo israeliano del crimine di apartheid. Il rapporto per la prima volta fa uso del termine apartheid da parte di HRW, autorevole gruppo newyorkese. Il giorno della pubblicazione del rapporto, organizzazioni tra cui AIPAC e l'American Jewish Committee non hanno rilasciato dichiarazioni né twittato sul rapporto. Un'eccezione è stata la Conferenza dei presidenti delle principali organizzazioni ebraiche americane. I suoi leader in una dichiarazione hanno definito il rapporto "vergognoso" e hanno affermato che "tenta di demonizzare, delegittimare e applicare i doppi standard allo Stato di Israele".

Anche il governo israeliano ha espresso una forte reazione. Gilad Erdan, ambasciatore di Israele presso gli Stati Uniti e le Nazioni Unite, ha definito il rapporto "una raccolta di bugie e falsificazioni, al limite dell'antisemita, che fa parte della campagna in corso dell'organizzazione contro Israele". Erdan ha detto che il rapporto riflette i pregiudizi del suo autore, Omar Shakir, direttore del gruppo per Israele e Palestina. "Ha agito continuamente contro Israele e i suoi numerosi 'rapporti' non valgono la carta su cui sono scritti", ha detto l'ambasciatore in una nota.

Le principali testate giornalistiche - dal New York Times alla Reuters alla CNN - hanno dato spazio alla pubblicazione del rapporto, così come molti organi di stampa ebraici e israeliani, tra cui il Times of Israel e the Forward.

I gruppi e gli attivisti filo-palestinesi e anti-occupazione hanno invece commentato favorevolmente su Twitter il rapporto:

  • IfNotNow, gruppo ebraico progressista di sinistra, ha twittato che "l'apartheid è parte della realtà sul campo" e ha esortato gli ebrei americani a "darsi il tempo necessario per leggere" il rapporto.
  • L'Institute for Middle East Understanding (IMEU, istituto filo-palestinese fondato da americani, NdR)ha evidenziato le citazioni chiave del rapporto e ha esortato "i diversi Paesi a condizionare il finanziamento dell'esercito israeliano al fatto che Israele adotti misure per porre fine all'apartheid ed a porre divieti di viaggio e congelamento dei beni ai funzionari israeliani che sostengono l'apartheid".
  • Sumaya Awad, un'attivista palestinese-americana e redattrice senior dei media presso l'IMEU ha definito Israele "uno stato di apartheid in cui il suprematismo ebraico nega sistematicamente ai palestinesi i loro diritti e commette crimini contro l'umanità".
  • Ishaan Tharoor, giornalista del Washington Post, ha scritto che l'uso del termine "apartheid" da parte di Human Rights Watch riflette un cambiamento in corso nel modo di considerare Israele. "Più a lungo la parità di diritti per i palestinesi viene differita, più ampia è la questione dell'apartheid", ha ammonito.

Jeremy Ben-Ami, presidente di J Street, è stato citato da Tharoor nel suo articolo: "Questo nuovo rapporto di HRW solleva preoccupazioni critiche che dovrebbero turbare profondamente sia i sostenitori di Israele che coloro che hanno a cuore i diritti dei palestinesi", ha detto Ben-Ami. "Il fatto che l'occupazione minacci intrinsecamente il futuro di Israele come patria democratica del popolo ebraico e implichi la privazione sistematica dei diritti dei palestinesi non può essere semplicemente ignorato".

Joel Swanson, Università di Chicago : L'ostilità totale di Human Rights Watch nei confronti di Israele  https://forward.com/opinion/468523/apartheid-israel-palestinians-human-rights-watch/

È difficile capire da dove cominciare quando si tratta dell'ostilità totale di Human Rights Watch nei confronti di Israele. Un membro del suo comitato consultivo per il Medio Oriente e l'Africa pare sia membro del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, un'organizzazione terroristica. Uno dei suoi ricercatori esperti in materia di diritti umani è stato scoperto nel 2009 come un entusiasta collezionista di cimeli nazisti.  Il suo direttore fondatore e presidente emerito (Bernstein) è andato sulle pagine del New York Times per denunciare la direzione dell'organizzazione, scrivendo che "Human Rights Watch ha perso la prospettiva critica su un conflitto in cui Israele è stato ripetutamente attaccato da Hamas e Hezbollah, organizzazioni che ce l’hanno con i cittadini israeliani e usano il proprio popolo come scudo umano. Questi gruppi sono sostenuti dal governo dell'Iran, che ha dichiarato apertamente la sua intenzione non solo di distruggere Israele, ma di uccidere gli ebrei ovunque ".  Il rapporto non si occupa della realtà dei ripetuti negoziati di pace sullo status dei territori, né della realtà del terrorismo palestinese. Leggendolo, non sapreste che non c'era una barriera di separazione tra la Cisgiordania e Israele prima del 1967 prima che un'ondata di attentati suicidi terrorizzasse la società israeliana. Il numero di quegli attentati si è azzerato dopo la costruzione del muro.  Per capire quanto sia lontano Human Rights Watch dall'essere credibile, guardate il modo in cui tratta la questione di Gaza. Nel 2005, Israele ha ritirato unilateralmente ogni cittadino e soldato israeliano dalla striscia. Hamas salì presto al potere, sulla base dell'annientamento di Israele e l'assassinio di ebrei.In risposta all'ascesa di Hamas, Israele ha assicurato il confine di Gaza e mantiene il controllo dell'ingresso e dell'uscita nel suo territorio.

Peter Osnos, nato in India da una famiglia di profughi ebrei di Varsavia: Quale sarà il giudizio nel futuro di quel che fa oggi la popolazione ebraica di Israele?   https://forward.com/opinion/468466/hrw-report-on-israel-likely-to-cause-more-problems-than-it-solves/

Settantacinque anni dopo l'Olocausto, gli storici stanno ancora discutendo sul ruolo della popolazione tedesca nel sostenere Hitler e combattere fino alla fine nella seconda guerra mondiale. In che modo una futura generazione di studiosi giudicherà una popolazione di ebrei israeliani che oggi prestano servizio in un esercito che impone ciò che ora HRW chiama apartheid, popolazione di ebrei israeliani che continua a votare per i partiti di destra che sostengono l’apartheid?

Hirsh Goodman: Ho vissuto l'apartheid in Sud Africa. Parlarne per Israele è inappropriato    https://forward.com/opinion/468497/apartheid-israel-human-rights-watch-palestinians/

Ho lasciato il Sudafrica da adolescente nel 1965 a causa della sua politica di apartheid. Ho criticato apertamente e costantemente le politiche di insediamento di Israele. E io mi considero di sinistra nello spettro politico israeliano. Per me, questo documento di HRW sminuisce e deride sia la parola "apartheid" che le sue conseguenze. È una vergogna per la memoria dei milioni di persone che hanno sofferto sotto quella politica in Sud Africa – compresi molti attivisti anti-apartheid della comunità ebraica, alcuni a me vicini, che hanno perso libertà e sono stati rovinati.  Nell'ottobre 2009, Robert Bernstein, il fondatore di Human Rights Watch e suo presidente per 20 anni, se ne è andato dall’organizzazione sbattendo la porta per “aver pubblicato rapporti sul conflitto arabo-israeliano che stanno aiutando coloro che desiderano trasformare Israele in uno stato paria."    Ironia della sorte, gran parte dei casi presentati da Human Rights Watch si basa su dati forniti da gruppi di lavoro con sede in Israele. Nessuno di quei gruppi - più di 40 in tutto - sarebbe stato in grado di funzionare sotto un vero regime di apartheid. Come ho visto accadere agli attivisti che conoscevo in Sud Africa, durante l'apartheid, i militanti di quei gruppi si sarebbe trovato dietro le sbarre e senza neanche il beneficio di un processo.

Eric Goldstein, uno dei presentatori del rapporto HRW :  Denunciare Israele per apartheid? Non è una decisione che abbiamo preso alla leggera.    https://www.hrw.org/news/2021/04/27/say-israel-committing-apartheid-its-not-decision-we-reached-lightly

Durante la prima intifada, le speranze di una svolta nel processo di pace avevano messo in ombra la perdurante situazione di repressione e l'intenzione sempre più chiara delle autorità israeliane di perpetuare un sistema inteso alla prosperità degli ebrei israeliani a scapito dei palestinesi, cioè un sistema di dominazione.   Quando sono arrivato nel 1989, i palestinesi avevano una certa possibilità di muoversi all'interno della Cisgiordania, tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e in Israele, anche se Israele a volte imponeva coprifuoco e chiusure temporanei per reprimere le forme di resistenza, comprese manifestazioni che a volte potevano essere violente. Tre decenni dopo, quasi 600 posti di blocco permanenti e ostacoli complicano enormemente la possibilità dei palestinesi di muoversi in Cisgiordania. Una chiusura israeliana che limita il flusso di persone e merci in entrata e in uscita dalla Striscia di Gaza priva 2 milioni di palestinesi del diritto alla libera circolazione, compresa la Cisgiordania, con rare eccezioni.

Altre politiche, come la confisca massiccia della terra in Cisgiordania e la revoca dei diritti di residenza per molti palestinesi di Gerusalemme, hanno più a che fare con l'istituzione del controllo ebraico israeliano sulla demografia e sulla terra che con la sicurezza.

Quello che è finito è la possibilità di dire, se vogliamo essere seri, che tutto ciò è temporaneo. Le autorità israeliane oggi intendono chiaramente mantenere questo sistema di grave discriminazione nel futuro, un intento che costituisce il terzo strumento del crimine di “apartheid”.

Perchè si abbia un vero cambiamento, dobbiamo chiamare la situazione quello che è: un sistema oppressivo e discriminatorio che non mostra segni di terminare e che corrisponde alla definizione legale di apartheid.

Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo Palestinese