Alla conferenza di J Street insieme progressisti americani e criminali di guerra israeliani

Ali Abunimah (1) , 19 Aprile 2021    https://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/j-street-brings-together-progressives-israeli-war-criminals

L’associazione ebraica J Street ha tenuto online la sua conferenza annuale nel secondo fine settimana di aprile. La lobby liberal filo-israeliana ha potuto contare un ampio elenco di interventi, compresi i cosiddetti progressisti in Parlamento, figure dell'amministrazione Biden e persino alcuni palestinesi. Costoro figurano accanto a criminali di guerra israeliani incalliti con le mani sporche di molto sangue palestinese e libanese.

Questo avviene nello stesso mese in cui Alexandria Ocasio-Cortez, forse la più influente progressista al Congresso, ha dato una esplicita dimostrazione di adeguarsi ad una lobby israeliano di destra a New York. Negli ultimi anni, un numero crescente di democratici hanno mostrato riluttanza a partecipare all'AIPAC, il potente gruppo di pressione israeliano che è sempre di più visto come allineato con l'estrema destra sia negli Stati Uniti che in Israele. La parlamentare Betty McCollum - che non partecipa a J Street - ha persino denunciato l'AIPAC come un "gruppo di odio". Il fatto di intervenire a J Street –accogliente, più gentile che non l'AIPAC - è quindi diventato un modo per i democratici di rendere omaggio a Israele e alla sua lobby, e nel contempo tentare di rabbonire una base del partito che sta diventando sempre più favorevole ai diritti dei palestinesi.

Sul palco virtuale di J Street questa settimana si sono avvicendati  membri progressisti della Camera Ro Khanna, Ayanna Pressley, Pramila Jayapal, Barbara Lee e Jamaal Bowman, così come la unanimemente rieletta presidente della Camera Camera Nancy Pelosi. Sono intervenuti i senatori Bernie Sanders ed Elizabeth Warren i quali si sono pronunciati per il condizionamento degli aiuti militari USA ad Israele. E’ intervenuto il reverendo Raphael Warnock, in precedenza sostenitore dei diritti dei palestinesi il quale all’improvviso si è venduto alla lobby filo-israeliana nel corso della sua campagna elettorale in Georgia per un seggio in senato contro la repubblicana Kelly Loeffler. Ha partecipato anche il suo collega senatore democratico della Georgia Jon Ossof, il quale peraltro non ha mai negato di essere un filo-israeliano a tutto tondo.

Il capogruppo democratico in Senato    Di spicco tra gli oratori alla conferenza  J Street è il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer, i quale ha accusato movimento non violento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) come "antisemita" e dicendosi convinto di essere inviato Dio in Senato per proteggere Israele.Schumer dichiara spesso che il suo nome deriva dalla parola ebraica shomer - guardiano."Credo che Hashem [Dio], in realtà, mi abbia dato il nome come uno dei miei ruoli che è molto importante nel Senato degli Stati Uniti, essere uno shomer per Israele, e continuerò ad esserlo con ogni parte del mio corpo, ”Ha detto Schumer.

L'amministrazione Biden è stata rappresentata dall'ambasciatrice statunitense all'ONU Linda Thomas-Greenfield, che recentemente ha accusato il movimento BDS di essere antiebraico e che ha ribadito l'opposizione del suo governo ad esso. A loro si è unito il membro della Camera Tom Malinowski, sostenitore falco del sostegno militare statunitense ad Israele e dunque altro oppositore del BDS.

Ci sono stati diversi rappresentanti di quel che rimane della sinistra sionista di Israele, tra cui il leader del partito laburista Merav Michaeli e Nitzan Horowitz, segretario di Meretz.

E a rappresentare l'alleanza tra il regime di apartheid di Israele e le dittature regionali sostenute dagli Stati Uniti c'è stato Yousef Al Otaiba, l'ambasciatore da lunga data degli Emirati Arabi Uniti negli Stati Uniti.

J Street si oppone ai diritti fondamentali dei palestinesi   Proprio come i partiti democratico e repubblicano, J Street e AIPAC rappresentano due facce essenzialmente degli stessi interessi, nonostante le differenze di stile e di aspetto.  Quando si tratta della sostanza dei diritti dei palestinesi, J Street e AIPAC sono molto più d'accordo che in disaccordo. Sia J Street che AIPAC affermano di sostenere la defunta "soluzione dei due stati" con l'obiettivo di perpetuare Israele come stato "ebraico".   Come altri intransigenti filo-israeliani, J Street sostiene pienamente il rifiuto razzista di Israele di consentire a milioni di rifugiati palestinesi di tornare nelle case da cui sono stati etnicamente ripuliti solo ed esclusivamente perché non erano ebrei.  J Street ha persino pubblicato una propaganda razzista sulla “minaccia demografica da parte della popolazione palestinese priva di uno Stato” - come se la semplice esistenza dei palestinesi fosse un atto di violenza contro Israele.  E proprio come l'AIPAC, J Street mantiene la sua ferma opposizione al BDS, un movimento modellato sulla campagna di solidarietà internazionale che ha contribuito a porre fine all'apartheid in Sud Africa.  J Street cerca di addolcire questa opposizione al BDS affermando che essa non si oppone ai boicottaggi "che sostengano esplicitamente una soluzione a due stati, riconoscano il diritto di Israele di esistere e si concentrino solo sul territorio occupato".  Ma J Street ripete le abituali calunnie del governo israeliano - senza fornire alcuna prova - secondo cui i leader del movimento BDS vanno "esprimendosi con argomentazioni antisemite inaccettabili". 

Non c'è stata una dimostrazione più chiara dell'impegno di J Street a favore di queste posizioni anti-palestinesi che quando il gruppo ha ritirato il suo appoggio a Rashida Tlaib quando si è candidata per la prima volta al Congresso nel 2018. J Street ha ritirato il suo sostegno per Tlaib dopo che la Tlaib, Democratica del Michigan, aveva espresso sostegno al BDS e a un unico stato democratico in cui palestinesi ed ebrei israeliani fossero stati uguali davanti alla legge.

È vero che J Street ha cambiato alcune delle sue posizioni     Pur rimanendo un forte sostenitore di miliardi di aiuti militari statunitensi all'anno a Israele, il gruppo sta approvando un nuovo disegno di legge che impedirebbe a Israele di utilizzare i fondi statunitensi per violazioni, tra cui la detenzione di bambini palestinesi e la demolizione di case palestinesi.  Ma J Street non ha avuto niente a che fare con il duro lavoro di base per portare questo disegno di legge al Congresso.  Il fatto che il gruppo stia saltando sul carro è un segno che sa che il terreno sta cambiando e che deve agire per mantenere la sua credibilità "progressista" anche se continua a mantenere posizioni profondamente anti-palestinesi.  In particolare, mentre J Street afferma che gli aiuti statunitensi a Israele non dovrebbero essere usati per pagare il conto per l'annessione o per "calpestare i diritti dei palestinesi", non ritiene che i 3,8 miliardi di dollari annuali dei contribuenti statunitensi ad Israele debbano essere effettivamente tagliati, condizionati o annullati, ma solo che il suo utilizzo sia “limitato” a scopi specifici.

Criminali di guerra e razzisti     Indubbiamente molti dei Democratici che sono intervenuti a J Street potrebbero affermare che lo stanno facendo in nome della "pace".  Ma apparire insieme a dei criminali di guerra impuniti è uno strano modo per dimostrarlo. Hanno condiviso  il palco virtuale di J Street con Ehud Olmert, che in qualità di primo ministro israeliano ha ordinato l'attacco Operazione Piombo Fuso a Gaza nel dicembre 2008, uccidendo più di 1.400 palestinesi, la stragrande maggioranza civili, tra i quali 300 bambini. Olmert era anche al comando quando Israele ha invaso il Libano nel 2006, bombardando a tappeto il paese con bombe a grappolo e uccidendo più di 1.100 persone, per lo più civili.  Ha partecipato  anche l'ex ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni, che ha eluso i tentativi delle autorità giudiziarie di diversi paesi di interrogarla sul suo ruolo nel massacro del 2008-2009 a Gaza.  Livni, va ricordato, si è vantata nel gennaio 2009 che "Israele ha dimostrato una vera superviolenza nel corso della recente operazione, cosa che ho richiesto".  Gli stimati oratori di J Street includono anche il maggiore generale in pensione Yair Golan, che ha partecipato all'operazione Piombo fuso e ha comandato le forze di occupazione che impongono l'oppressivo governo militare israeliano ai palestinesi in Cisgiordania.   Come comandante delle forze israeliane ai confini con il Libano e le alture siriane del Golan occupate da Israele, Yair Golan ha svolto un ruolo significativo nel sostegno da parte di Israele - che alla fine includeva armi e finanziamenti - ai gruppi armati jihadisti legati ad al-Qaeda in Siria.  Un altro soggetto della macchina dell'oppressione israeliana che trova accoglienza in J Street è Ami Ayalon, ex capo dell'agenzia israeliana di spionaggio e tortura Shin Bet.

Uno degli sponsor della conferenza di J Street è Commanders for Israel’s Security.    Questo gruppo rappresenta più di 300 generali israeliani in pensione, nonché ex agenti dello Shin Bet e dell'agenzia israeliana di spionaggio e assassinio internazionale Mossad, impegnati nella "separazione israeliana dai palestinesi" nel nome della preservazione della "democrazia ebraica".  Questi amministratori dell'occupazione si preoccupano della "situazione demografica" di Israele esattamente nello stesso modo in cui lo facevano una volta i governanti bianchi del Sud Africa.   Commanders for Israel’s Security si riferisce alla prospettiva di dare ai palestinesi - a cui si fa riferimento come "musulmani" - diritti pieni e uguali come una "sciagura".   Tra gli argomenti razzisti che il gruppo avanza per non concedere pieni diritti ai palestinesi sotto il dominio israeliano c'è che "Israele sarebbe responsabile dei servizi medici per milioni di palestinesi annessi" e che "la nostra salute ne risentirebbe".

Secondo il diritto internazionale, Israele è già legalmente responsabile della salute dei palestinesi che occupa, ma sceglie di infrangere tale obbligo, anche negando ai palestinesi i vaccini COVID-19. Tale segregazionismo è ciò che spesso passa per politica "progressista" quando si tratta di Israele.

Anche le organizzazioni israeliane tra cui Ir Amim, che denuncia le attività di insediamento a Gerusalemme, e Breaking the Silence, un gruppo di ex militari critici dell'occupazione, stanno appoggiando una conferenza che sta offrendo il palcoscenico a funzionari militari israeliani impuniti.

Sulla Corte Penale Internazionale   Svicolando magistralmente, J Street ha dichiarato a marzo di non poter prendere posizione sulla recente decisione della Corte penale internazionale di aprire un'indagine formale sui crimini di guerra commessi nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza. Allo stesso tempo, J Street ha affermato di non poter sostenere la "totale impunità" per le azioni di Israele. Ma se J Street non ha il coraggio di sostenere le indagini della Corte penale internazionale, si oppone al movimento BDS non violento, si oppone al taglio degli aiuti statunitensi a Israele e, inutile dirlo, condanna qualsiasi forma di lotta armata palestinese, allora, in effetti, sostiene la totale impunità per Israele.  Non può avere la botte piena e la moglie ubriaca.  Almeno rifiutandosi di sostenere le indagini della Corte penale internazionale, J Street si risparmia l'imbarazzo di ospitare a parlare personaggi i quali, a suo avviso, potrebbero un giorno essere tenuti a rendere conto delle loro azioni in tribunale.

Copertura palestinese e musulmana    Purtroppo, alcuni palestinesi e attivisti musulmani hanno scelto di dare copertura a J Street e alle sue politiche profondamente anti-palestinesi.  Ovviamente non sorprende che il leader dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas fosse tra i principali oratori.  J Street vede giustamente Abbas come un alleato nella loro ricerca congiunta per abrogare il diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi.   Altri palestinesi che partecipano - nonostante l'opposizione di J Street al BDS e ai diritti dei rifugiati - sono il membro palestinese del parlamento israeliano Ayman Odeh e l'imprenditore e attivista palestinese-americano Sam Bahour.

Parla anche Rawan Odeh, un palestinese di cui si è saputo recentemente essere coinvolto in "Heart of a Nation", una nuova iniziativa "progressista" pro-Israele lanciata da un ex membro dell'AIPAC. Essi si stanno unendo a Salam al-Marayati, direttore del Consiglio per gli affari pubblici musulmani e convinto difensore di EMGAGE, il gruppo musulmano americano (sopratutto pachistani e indiani,NdR) che sostiene e raccoglie fondi per candidati filo-israeliani.

Un altro partecipante di J Street è Yehuda Kurtzer, presidente dello Shalom Hartman Institute del Nord America. Fa parte dello Shalom Hartman Institute di Gerusalemme, che lavora a stretto contatto con l'esercito israeliano e ospita la Muslim Leadership Initiative(MLI).  MLI organizza viaggi gratis in Israele per i cosiddetti leader musulmani americani come parte di uno sforzo per cooptarli come portavoce della propaganda israeliana sotto la bandiera del cosiddetto dialogo interreligioso.

Dare una bella faccia all'apartheid       J Street, con l'aiuto dei progressisti e di alcuni palestinesi, continua a proporsi come il volto accettabile della lobby israeliana, quella che i Democratici possono abbracciare senza sentirsi in colpa.  Forse il segno più chiaro di dove si trovi davvero J Street è il suo silenzio a proposito del rapporto di gennaio del noto gruppo israeliano per i diritti umani B'Tselem che dichiara - finalmente - che Israele gestisce un regime di apartheid contro i palestinesi in tutto il territorio tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo.  Come hanno osservato Phil Weiss e Joshua Gold a Mondoweiss, B'Tselem ha messo in difficoltà i gruppi di pressione israeliani "perché sulla scia del rapporto è quasi impossibile definirsi sia progressisti che filo-israeliani, come fanno J Street e molti altri gruppi."   "Se riconosci che Israele pratica l'apartheid, in sostanza stai aproando il BDS", hanno aggiunto Weiss e Gold. "Poiché l'apartheid è un crimine contro l'umanità, e come nel caso dell'apartheid in Sudafrica, il dovere di ognuno è sostenere il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni".  J Street non può riconoscere l'apartheid israeliano, perché opponendosi ai diritti dei rifugiati palestinesi sostiene la segregazione razziale, la supremazia ebraica e la discriminazione.  J Street non approva il BDS perché non vuole che i palestinesi abbiano potere, status ed uguali diritti, o che abbiano il controllo del loro destino. J Street rimane un nemico dei diritti dei palestinesi, e la sua missione risulta quella di dare un volto più morbido e "progressista" all'apartheid. Nessuno dovrebbe cascarci o assistere alla farsa.

(1) Ali Abunimah, giornalista palestino-statunitense, sostenitore della soluzione “uno Stato unico” co-fondatore di Electronic Intifada

Bernie Sanders ed Elisabeth Warren, decisamente per i diritti dei palestinesi

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese