Nessuna speranza per Mansour Abbas da parte del suprematismo ebraico

Abbas aveva sperato in un ruolo di pontiere che gli permettesse di influenzare la politica israeliana. Ma non può farcela con Bezalel Smotrich e l'estrema destra.

Meron Rapoport, collaboratore di Local Call, 5 aprile 2021  https://www.972mag.com/mansour-abbas-jewish-supremacy/

Mansour Abbas aveva toccato il cielo con un dito dopo che il suo partito islamista Ra'am, contrariamente alle aspettative era entrato alla Knesset. Dopo le elezioni, Abbas ha tenuto un discorso in prima serata considerato dagli esperti come storico, in cui ha dichiarato: "Io, Mansour Abbas, un uomo del movimento islamico, sono un orgoglioso arabo e musulmano, un cittadino dello stato di Israele che dirige la più grande movimento nella società araba, ho il coraggio di sostenere una visione di pace, sicurezza reciproca, collaborazione e tolleranza tra i popoli ".

Porgendo la mano all'estrema destra israeliana, Abbas sembrava offrire un messaggio di collaborazione: "Se non riusciamo a trovare il modo per sconfiggere l'ignoranza e sconfiggere il razzismo, lasceremo in eredità alla prossima generazione una realtà complessa, pericolosa e impossibile".  Ma ora, una settimana dopo la sua vittoria elettorale e mesi dopo aver chiarito che avrebbe potuto partecipare ad una coalizione con Netanyahu, i risultati per Abbas si stanno scontrando contro il muro del suprematismo ebraico.

Le speranze di Abbas di avere un qualche tipo di influenza sul governo si basavano sul fatto di dichiararsi "né di destra né di sinistra". Pertanto -e in disaccordo con la lista congiunta– avrebbe potuto fungere da pontiere e ottenere maggiori vantaggi per i suoi.Ma questa formula è sempre stata fuorviante. Abbas non potrebbe mai davvero fare da intermediario tra la "destra" e la "sinistra". Dopotutto, se questa fosse stata la realtà, la destra sarebbe stata in grado di formare una coalizione in un solo giorno. Infatti, una coalizione di destra guidata dal Likud può ancora essere costruita in più modi senza l'aiuto di Abbas.

Abbas, quindi, avrebbe potuto fungere da pontiere non tra la destra e la sinistra, ma tra il campo "chiunque tranne Netanyahu" e il campo "nessun altro che Bibi". La sua forza politica deriva dal fatto che sarebbe stato l'unico uomo che può rendere Netanyahu primo ministro, ottenendo in cambio da Netanyahu, almeno sulla carta, dei risultati per suoi elettori quali alcune modifiche alla legge sullo stato nazione ebraico, fermare certe demolizioni di case e riconoscere i villaggi beduini nel deserto del Naqab / Negev.

Ma ora viene fuori che questa idea ha ben poca fattibilità politica. Per formare un governo, Netanyahu ha bisogno sia di Abbas che di Bezalel Smotrich, un politico di estrema destra fautore di una versione ipernazionalista del suprematismo ebraico. Non so dire se Netanyahu abbia ingannato Abbas e gli abbia assicurato che sarebbe riuscito a tenere a bada Smotrich; o se Abbas si sia sbagliato e non abbia compreso la rigidità della destra israeliana; o che Abbas sapesse esattamente cosa sarebbe successo e avesse deliberatamente ingannato i suoi elettori.

Ad ogni modo, Smotrich non era convinto dal discorso di Abbas e lo ha mandato a fare le valigie. "Gli arabi, che diventeranno partner legittimi sotto gli auspici della destra, molto probabilmente si uniranno alla sinistra", ha scritto Smotrich in un post di Facebook, in cui ha spiegato perché si rifiuta di prendere in considerazione anche solo l'idea di incontrare Abbas, anche se ciò portasse alla formazione di un governo di destra. Il motivo è semplice, ha spiegato Smotrich: la destra può promettere ai cittadini arabi solo diritti civili, mentre la sinistra parla sia di diritti civili che di nazionalità.

Nessuna carta più da giocare

Con il veto di Smotrich, Abbas è ora costretto a tornare nel campo "chiunque tranne Bibi", che si è recentemente ribattezzato "campo del cambiamento" senza buone carte da giocare. La formazione di un "governo del cambiamento" non dipende esclusivamente da lui; i suoi quattro seggi alla Knesset potrebbero portare un governo anti-Netanyahu a 62 seggi, ma i cinque seggi conquistati dalla Lista Congiunta (senza la fazione Balad, che già ha annunciato che non parteciperà) possono portarlo a 63. Il governo può raggiungere gli ambìti 61 seggi anche se solo la fazione Hadash di sinistra della Lista Unita sostenesse il governo in un voto di fiducia.

In questo caso, ci si dovrà chiedere se la decisione di Abbas di staccarsi dalla lista congiunta a gennaio e di muoversi in modo indipendente sia valsa la pena. Dopotutto, se non si fosse distaccato, c'era una ragionevole possibilità che la Lista congiunta avrebbe mantenuto i suoi storici 15 seggi alla Knesset e forse addirittura aumentato il suo potere. Se l'obiettivo di Abbas era quello di incidere significativamente, allora è chiaro che è stato pressochè un fallimento.

Anche se una coalizione anti-Netanyahu non dovesse nascere e Israele andasse a una quinta elezione, non è chiaro come tutto questo potrebbe essere considerato un buon risultato per Abbas. In effetti, la scissione della lista congiunta ha impedito la possibilità - che poteva essere teorica ma per lo meno esisteva - di formare un governo senza estremisti di destra come Gideon Sa’ar e Naftali Bennett.

Quindi sì, il risultato simbolico di Abbas è importante. Consapevolmente od inconsapevolmente, ha contribuito a smascherare l'ipocrisia del primo ministro, che era disposto ad abbandonare anni di retorica anti-araba e anti-islamica se questo significava rimanere al potere, nello stesso tempo ha messo a nudo la posizione della destra in termini di suprematismo ebraico, come esposto in modo così eloquente da parte di Smotrich.

Dopo aver dato la loro benedizione al partito islamista Ra'am, sarà difficile per il Likud e i partiti ultraortodossi della coalizione di Netanyahu opporsi all'adesione dei partiti arabi alla coalizione. Ma è possibile che non sarà Abbas a beneficiare di questo precedente, ma piuttosto la Lista Unita e tutte le correnti politiche in Israele, arabe ed ebree, che credono nella partnership tra le due etnoe ebraica e araba. Correnti che, come ha affermato Smotrich, promuoveranno il partenariato arabo-ebraico sia a livello civile che nazionale.

Il capo del Partito Sionista Religioso Bezalel Smotrich portato in trionfo  dai sostenitori presso la sede del partito a Modi’in la notte delle elezioni, il 23 marzo 2021. (Sraya Diamant / Flash90)

 Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese