Israele non sta dimostrando una leadership in fatto di vaccini ma apartheid sanitaria

Dietro i titoli che celebrano i tassi di vaccinazione in Israele si nasconde una storia oscura sulla diseguaglianza sanitaria

di Ariel Gold

08.01.2021,   Counterpunch

In questi giorni i media sono animati da titoli del tipo: “Come Israele è diventato leader mondiale delle vaccinazioni contro il Covid-19”. Mentre gli Stati Uniti hanno finora vaccinato solo l’1,3% della popolazione, Israele ha già somministrato il vaccino a più del 14% dei cittadini. Nello spiegare ciò, i media fanno riferimento alla medicina socializzata di Israele, al fatto che il paese è piccolo ma ricco (potendosi permettere di pagare 62 $ a dose, paragonati ai 19,50 $ pagati dagli Stati Uniti), e alla natura fortemente digitalizzata del sistema sanitario israeliano. Ma dietro i titoli che celebrano i tassi di vaccinazione in Israele si nasconde una storia oscura sulla diseguaglianza sanitaria.

Israele ha una popolazione di circa nove milioni, il 20% di questi sono cittadini palestinesi. Queste persone possono votare alle elezioni, hanno una rappresentanza nel Knesset e stanno ricevendo il vaccino contro il COVID-19. Tuttavia, ci sono circa altri cinque milioni di palestinesi che vivono sotto il dominio israeliano, senza diritti e che, come il resto del mondo, stanno soffrendo a causa della pandemia. A partire dal 1967 i coloni israeliani si sono moltiplicati fino a diventare quasi 500.000, i consigli regionali dei coloni israeliani controllano il 40% della Cisgiordania. Nonostante la normalizzazione, facilitata dagli Stati Uniti, degli accordi con gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain e il Marocco durante la seconda metà dell’anno, che avrebbero dovuto fermare l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele, il 2020 ha visto il più gran numero di approvazioni di unità di insediamento da quando il gruppo Peace Now ha iniziato a tenerne traccia nel 2012.

Nonostante l’Autorità Nazionale Palestinese e Hamas, che dovrebbero essere i governi ufficiali della Cisgiordania e di Gaza, Israele detiene il vero potere. Controlla i confini, la moneta, la banca centrale e riscuote persino le tasse per conto dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Conserva il diritto di compiere operazioni militari in terra palestinese e controlla il grado di libertà, o di non libertà, concessa ai palestinesi. Anche in zone come Ramallah, che sono teoricamente sotto il controllo completo dell’Autorità Nazionale Palestinese, Israele si riserva il diritto di entrare nella città in qualsiasi momento, di chiudere strade e negozi, di irrompere nelle case e di arrestare persone senza avere un mandato.

La distribuzione del vaccino COVID-19 non è assolutamente l’unico sistema di diseguaglianza. Le elezioni israeliane non comprendono i circa cinque milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania e a Gaza. I palestinesi a Gerusalemme Est possono votare alle elezioni municipali, ma non possono recarsi alle urne per le elezioni nazionali, come quelle programmate a marzo (le quarte in due anni). Forse la dimostrazione più palese del fatto che Israele ha due codici legislativi diversi per due diversi gruppi di persone è il suo sistema giudiziario in Cisgiordania. Mentre i coloni, che vi risiedono illegalmente secondo la legge internazionale, sono soggetti al diritto civile, i loro vicini palestinesi vivono sotto la legge militare israeliana. Ciò li rende soggetti a statuti come il Military Order 101, che vieta persino le proteste pacifiche.

Secondo gli accordi di Oslo, firmati nel 1993, l’Autorità Nazionale Palestinese è l’unica responsabile per l’assistenza sanitaria dei palestinesi in Cisgiordania e a Gaza. Tuttavia, quegli accordi erano parte di una visione che contemplava un accordo di pace più ampio che avrebbero dovuto firmare entro cinque anni. Quasi tre decenni dopo, questo più ampio accordo di pace non ha ancora preso forma e Israele ha rafforzato l’impresa degli insediamenti dei coloni trasgredendo la legge internazionale ed eludendo i propri obblighi morali, legali e umanitari in quanto potere occupante. Fornire il vaccino ai palestinesi rientra tra questi obblighi.

I palestinesi in Cisgiordania e a Gaza necessitano urgentemente del vaccino. Al 6 gennaio 2021 ci sono stati 144.257 casi e 1.663 morti a causa del COVID-19 nei territori palestinesi. I tassi di infezione e di mortalità stanno crescendo in modo pericoloso. In sole 24 ore, sono stati annunciati 1.191 nuovi casi e 20 morti a causa del virus. La situazione a Gaza è particolarmente preoccupante. Gaza può subire fino a 12 ore al giorno la mancanza di elettricità. Grazie all’assedio di mare, terra e aria da parte di Israele, e ai molteplici assalti militari all’enclave affollata, a Gaza c’è una grave carenza di medicine e attrezzature mediche oltre a notevoli tassi di povertà e disoccupazione. Stare in quarantena e mantenere le giuste condizioni igieniche è estremamente difficile.

Il sistema Covax dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pensato per assistere i paesi poveri, si è impegnato a vaccinare il 20% dei territori palestinesi. Ma i vaccini Covax non hanno ancora l’approvazione necessaria di “uso d’emergenza” da parte dell’OMS. Gerald Rockenschaub, capo della sede dell’OMS a Gerusalemme, ha riferito che i vaccini Covax non saranno probabilmente disponibili per la distribuzione nei territori palestinesi fino a “inizio-metà 2021”. Secondo il ministero della salute palestinese, i territori sono stati in una crisi finanziaria che li ha lasciati quasi senza fondi per acquistare le dosi di vaccino. Anche quando hanno trovato i soldi, i vaccini che hanno provato a comprare dalla Russia a dicembre non sono stati consegnati perché la Russia ha deciso che non aveva abbastanza dosi da vendere.

Nella prima settimana del 2021, l’Autorità Nazionale Palestinese ha iniziato a chiedere aiuto a Israele nel procurarsi il vaccino. Fino a oggi, i funzionari israeliani hanno riferito che potrebbero offrire alla Cisgiordania e a Gaza quello che gli rimane dopo aver vaccinato i cittadini israeliani e i palestinesi di Gerusalemme Est. Se questo non è un apartheid medico, ditemi voi cos’è.

Traduzione a cura di Valentina Timpani per Nena News