Il segreto di Naftali Bennett per arrivare al potere: lui non è Netanyahu

Akiva Eldar

5 ottobre 2020 – Al Jazeera

Il declino di Netanyahu potrebbe segnare l’ascesa di un altro leader israeliano, persino più a destra di lui.

All’inizio di aprile, in seguito alle elezioni per la ventitreeesima Knesset [il parlamento israeliano, ndtr.], la pandemia da coronavirus ha salvato il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu. Ha fornito al campo rivale, guidato dal capo dell’alleanza Blu e Bianco Benny Gantz e dal leader del partito Laburista Amir Peretz una ragione o – si potrebbe affermare – una scusa per evitare le quarte elezioni in meno di due anni, formando un governo di “unità” guidato da Netanyahu.

Dopo sei mesi, 1.500 morti per la pandemia e più di 800.000 nuovi disoccupati israeliani, la fallimentare gestione della crisi da parte di Netanyahu sta rafforzando l’ascesa stellare del suo arci-nemico, Naftali Bennett, capo dell’alleanza di destra “Yamina” [Verso Destra].

Mentre Israele sta lottando per contenere una risorgente epidemia COVID-19, l’imprenditore di alta tecnologia conservatore che è entrato in politica otto anni fa sta decollando nei sondaggi.

Una recente inchiesta resa pubblica da Channel 12 [televisione privata israeliana, ndtr.] indica che, se le elezioni si dovessero tenere ora, “Yamina” di Bennett guadagnerebbe abbastanza voti da ottenere 21 seggi, un aumento significativo rispetto ai 6 che ha attualmente. Ciò suggerisce che circa mezzo milione di votanti, che equivalgono più o meno a 15 seggi alla Knesset, si sono spostati dal centro politico e dalla destra moderata verso un partito nazional-religioso che chiede l’annessione della Cisgiordania e promuove la colonizzazione, la paralisi del sistema giudiziario e la discriminazione contro le minoranze.

“Yamina”, una reincarnazione del partito della Nuova Destra guidato da Bennett e dalla sua collega, la parlamentare Ayelet Shaked, nelle elezioni dell’aprile 2019 ha ottenuto meno di 140.000 voti e non è riuscita ad entrare nella Knesset. Come mai ora sta raccogliendo l’appoggio di più di 700.000 elettori?

Cosa ha portato persino il giornalista Gideon Levy, alfiere di estrema sinistra di Haaretz [quotidiano israeliano di centro sinistra, ndtr.], ad acclamare Bennett, il patrono delle colonie nei territori occupati, come “la prossima cosa concreta… una persona seria…che corre da un ospedale all’altro… un uomo d’azione… (che) ha delle conoscenze di epidemiologia, come ha già dimostrato nel campo della difesa e dell’educazione [Bennett è stato sia ministro della Difesa che dell’Educazione, ndtr.]”?

Di primo acchito è difficile conciliare la dichiarata preferenza di Bennett per l’annessione della Cisgiordania rispetto agli accordi di pace con gli Stati del Golfo con la sua popolarità tra una maggioranza di israeliani che esprime un ampio sostegno pubblico per tali accordi. In agosto le inchieste hanno indicato che circa l’80% degli israeliani preferisce una normalizzazione con gli Emirati Arabi Uniti all’annessione della Cisgiordania.

La crescente popolarità di Bennett non è dovuta ad uno spostamento ideologico. I sondaggi indicano che “Yamina” non ha preso più di sei-sette seggi dal partito Likud di Netanyahu (sceso da 36 a 29 seggi). Gli altri sono per lo più cittadini ebrei pragmatici che in precedenza hanno votato per l’alleanza Blu e Bianco di Gantz e per il partito Laburista di centro-sinistra.

Ora stanno pensando di dare il proprio voto a Bennett non perché da un momento all’altro siano diventati odiatori di arabi e a favore dell’espansione delle colonie. Di fatto molti di loro si sono uniti alle proteste contro i tentativi del governo di screditare le istituzioni giudiziarie e la polizia.

Piuttosto, il principale punto di forza di Bennett è il fatto di non essere Netanyahu. Nel suo quindicesimo anno al potere la posizione di Netanyahu come leader insostituibile si è chiaramente sgretolata. Persino tradizionali elettori del Likud non accettano più il comportamento edonistico della famiglia Netanyahu.

Solo il mese scorso, mentre gli israeliani stavano soffrendo a causa di un altro blocco totale, il primo ministro ha portato sua moglie e i due figli maggiori a Washington per la firma degli accordi di pace con gli Stati del Golfo. Si dice che si sarebbe persino portato valigie piene di vestiti sporchi per farli lavare e pulire a secco gratis durante il suo soggiorno nella residenza degli ospiti alla Casa Bianca.

Al contrario Bennett ha la reputazione di politico onesto e modesto, che si preoccupa della sicurezza e del benessere del popolo ebraico. E, in mezzo alla più grave crisi sanitaria ed economica che Israele abbia conosciuto, c’è una disperata ricerca di un politico saggio, o almeno competente, con un progetto.

Attualmente, sotto il potere di Netanyahu, c’è un secondo blocco totale in tutto il Paese senza una chiara strategia di uscita. Alcuni reparti di isolamento per il COVID-19 hanno esaurito i letti e/o il personale, mentre il sistema scolastico è allo sfascio.

Nel contempo Netanyahu è impegnato a condurre guerre personali e sta ulteriormente perfezionando le sue capacita di sopravvivenza politica per l’ultima prova – il suo tentativo di evitare un processo per corruzione.

Bennett, in quanto membro dell’opposizione parlamentare, non si deve assumere responsabilità per l’errata politica sanitaria ed economica. Non deve attraversare il campo minato della suscettibilità dei suoi alleati di coalizione, soprattutto quelli dei partiti ultraortodossi, non deve districarsi tra loro e l’interesse generale. Invece ha allestito il suo podio nel ruolo di principale critico del governo ed ha persino pubblicato un libro su come affrontare una pandemia.

Bennett beneficia anche del vuoto creatosi nel centro politico in seguito al passaggio di Blu e Bianco da oppositore ad alleato del governo.

La crescente irrilevanza politica dell’alleanza è stata chiaramente evidenziata dal fatto che Netanyahu ha tenuto i nascenti accordi con gli EAU e il Bahrein nascosti al suo ministro della Difesa e primo ministro in alternanza Gantz e al suo ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi (anche lui un alto dirigente del partito). Come prevedibile, negli attuali sondaggi Blu e Bianco è precipitato dai 35 seggi che ha nella ventunesima Knesset a un sostegno a una sola cifra.

Dopo l’esplicita sfida del deputato Ofer Shelah al leader del partito, Yair Lapid, è a rischio anche il futuro di un altro partito di centro, Yesh Atid.

Altrettanto importante rispetto ai tre fattori che hanno aiutato Bennett a trasformarsi gradualmente da leader di un piccolo partito nazional-religioso nel capo seriamente indicato come candidato a primo ministro è l’elemento che lo ostacolava: l’ideologia. La maggioranza degli ebrei israeliani, dalla destra radicale al centro, è intenzionata a designare un leader che non creda nella pace e che propugni il potere arbitrario della maggioranza e l’oppressione dei deboli.

Questo pragmatismo del centro politico non promette niente di buono per la politica israeliana. L’ascesa di Bennett, un uomo che crede nella superiorità degli ebrei e nella perpetuazione dell’occupazione e dell’oppressione del popolo palestinese, non porterà la pace, la stabilità e la prosperità a Israele.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione editoriale di Al Jazeera.


Akiva Eldar

Akiva Eldar è uno scrittore israeliano ed è un ex-editorialista e opinionista di Haaretz.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)

http://zeitun.info/2020/10/07/il-segreto-di-naftali-bennett-per-arrivare-al-potere-lui-non-e-netanayhu/