I PALESTINESI STANNO VINCENDO LA GUERRA DELLA LEGITTIMITÀ

Di Ramzy Baroud - 6 ottobre 2020

https://arab.news/5yzan

Uno dei termini più discussi nel contesto dell'occupazione israeliana della Palestina è "il diritto internazionale." È quasi sempre presente, sia che si discuta delle guerre israeliane e dell'assedio a Gaza, sia che si tratti dell'espansione di insediamenti illegali in Cisgiordania o dell’implementazione della segregazione contro i palestinesi in Israele e nei territori occupati.

Nonostante l'importanza e la rilevanza del termine, tuttavia, raramente, se non mai, si traduce in qualcosa di concreto. L'assedio israeliano a Gaza, ad esempio, continua senza sosta da oltre 13 anni senza che il diritto internazionale protegga la popolazione palestinese dalle violazioni dei diritti umani da parte di Israele. Poi c'è il fatto che il mese scorso il governo israeliano ha approvato 1.000 unità di insediamenti colonici illegali in Cisgiordania. Anche questo viene fatto in aperta violazione del diritto internazionale, ma Israele probabilmente lo farà comunque.

Quando si tratta di violare il diritto internazionale, Israele appartiene a una categoria unica, perché il suo comportamento è sempre governato dalla sua forza militare e dal sostegno dei suoi alleati occidentali.

Per approfondire la relazione tra diritto internazionale, risoluzione dei conflitti e responsabilità, ho parlato con il Prof. Richard Falk, uno dei massimi esperti mondiali di diritto internazionale ed ex relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani palestinesi. Particolarmente rilevanti per la nostra discussione sono stati i continui sforzi palestinesi per ritenere i presunti criminali di guerra israeliani responsabili presso la Corte penale internazionale (CPI). Il fatto che la corte abbia accettato di indagare sulle accuse di crimini di guerra in Palestina ha generato una reazione furiosa da parte di Israele e sanzioni senza precedenti da parte degli Stati Uniti, che prendono di mira i giudici e il personale della CPI, incluso il procuratore capo Fatou Bensouda.

Ho chiesto a Falk della portata limitata dell'indagine della Corte Penale Internazionale, poiché la corte esaminerà solo i crimini di guerra israeliani, il che significa che esclude i crimini contro l'umanità, tra le altre procedure che dovrebbero essere applicabili nel caso di Israele. "Lo scopo dell'indagine è qualcosa di imprecisato, quindi è una questione di discrezione politica", ha detto Falk. "Il tribunale prende una posizione che deve essere cauta nel delimitare la propria giurisdizione e quindi cerca di restringere la portata di ciò che è disposto a indagare".

Ha aggiunto: "Non sono d'accordo con questa visione ma è rappresentativa del fatto che la Corte Penale Internazionale, come l'ONU stessa, è soggetta a un'immensa pressione geopolitica". Tuttavia, l'esperto di diritto internazionale ha descritto l'indagine della CPI come una "svolta", ha detto: "Israele ha denunciato la Corte come se fosse improprio esaminare qualsiasi stato che rivendica la questione dell'impunità geopolitica. Quindi si assiste a una negazione dello stato di diritto."

Non si può negare che questa svolta e le posizioni delle istituzioni internazionali riguardo all'illegittimità dell'occupazione israeliana siano dovute al duro lavoro di Falk e di altri sostenitori del diritto internazionale nel corso degli anni. In effetti, gli incessanti tentativi di zittire Falk e altri come lui sono stati effettuati nella speranza che le loro critiche alle violazioni di Israele non portassero alla fine a temute indagini come quella della CPI.

"Ci sono ONG molto militanti orientate al sionismo, come UN Watch, che si impegnano in attività diffamatorie e usano tutte le risorse ed energie a loro disposizione per persuadere le persone, compreso il Segretario generale delle Nazioni Unite, a criticarmi e sollecitare il mio licenziamento o qualche altro tipo di sanzioni", ha detto Falk delle sfide che ha dovuto affrontare durante il suo periodo all'ONU tra il 2008 e il 2014. Fortunatamente, "alla fine, il ruolo di relatore speciale è stato ampiamente rispettato e c'erano moltissimi sostenitori della mia attività, compresi i ministeri degli esteri, anche al di fuori del mondo islamico. Sentivo che era un incarico importante da mantenere".

"I gruppi sionisti erano ovviamente molto frustrati e non hanno cercato di rispondere ai miei rapporti sulle violazioni dei diritti umani nei territori occupati; piuttosto si sono concentrati sul diffamare e screditare il messaggero piuttosto che indirizzare il messaggio", ha detto Falk, identificando l'essenza stessa della strategia usata dai gruppi filo-israeliani, sia all'ONU che altrove.

Ho anche chiesto a Falk del termine "occupazione", che, nella mia comprensione limitata, è stato definito dalle Convenzioni di Ginevra e da altri statuti internazionali per descrivere un periodo transitorio, durante il quale una potenza occupante è responsabile del benessere e della sicurezza di una popolazione civile in un territorio occupato. "Il diritto internazionale è piuttosto ambiguo riguardo alla durata di un'occupazione militare e Israele ha avanzato una sorta di argomentazione pretestuosa sostenente che le Convenzioni di Ginevra e la normale legge che disciplina l'occupazione militare non è applicabile perché questo è un caso di sovranità contestata piuttosto che di occupazione territoriale", ha detto Falk.

Insieme al sostegno statunitense e occidentale e ai veti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Israele ha storicamente sfruttato questa ambiguità per rafforzare, invece che cessare, la sua occupazione della Palestina.

Secondo Falk, poiché il diritto internazionale "non determina una durata precisa di un’occupazione, il modo più efficace per contestarla dal punto di vista del diritto internazionale è che Israele ha commesso molteplici violazioni fondamentali degli obblighi di una potenza occupante, la costituzione degli insediamenti, l'annessione graduale, l'inclusione di Gerusalemme nello Stato sovrano di Israele. Sono tutte violazioni fondamentali della Quarta Convenzione di Ginevra e rappresentano un ostacolo a una possibile fine dell'occupazione nel senso in cui era intesa: Riportare la popolazione civile ad una società pre-occupazione." Ha descritto questa situazione come un "grave difetto legale e politico".

Ma c'è motivo di ottimismo? Falk crede di sì. "Poiché il colonialismo e l'oppressione hanno perso la loro accettabilità come forme di comportamento politico legittimo, l'equilibrio politico è cambiato e la perseveranza delle lotte nazionali si è rivelata più formidabile delle armi a disposizione delle potenze coloniali", ha detto.

Secondo Falk, la storia è chiaramente dalla parte dei palestinesi, che stanno già "vincendo la guerra della legittimità".

 

Ramzy Baroud è giornalista ed editore di The Palestine Chronicle. È autore di cinque libri. Il suo ultimo è "Queste catene saranno spezzate: storie palestinesi di lotta e sfida nelle carceri israeliane" (Clarity Press, Atlanta). Baroud è un ricercatore senior non residente presso il Centro per l'Islam e gli Affari Globali (CIGA), Istanbul Zaim University (IZU).

Il suo sito web è www.ramzybaroud.net

Trad: Beniamino Rocchetto - Liberamente

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=794588038000719&id=100023485904130