Eugenetica e pulizia etnica: i valori che uniscono gli Stati Uniti e Israele

di Benay Blend

Palestine Chronicle, 20.09.2020

"Sarebbe difficile trovare un momento della storia in cui il governo degli Stati Uniti NON stesse gestendo campi di concentramento e sterilizzasse le persone con la forza". Onyesonwu Chatoyer, organizzatore dell'All African People’s Revolution Party, così si è espresso durante una recente causa in cui un medico è accusato di aver sottoposto donne a isterectomie indesiderate mentre erano detenute in un centro di gestione dell'immigrazione (Immigration Control and Customs Enforcement, ICE).

Come scrive Tina Vasquez, diverse organizzazioni hanno presentato la denuncia per conto di immigrati detenuti nell'Irwin County Detention Center (ICDC), una struttura della Georgia gestita dalla società carceraria privata LaSalle Corrections. Secondo l'informatrice Dawn Wooten, un'infermiera che lavorava presso il centro, diverse donne le hanno detto di essere state trasportate in una struttura esterna per vedere "il collezionista di uteri", il nomignolo dato al medico ritenuto responsabile delle pratiche.

"Quando ho incontrato tutte queste donne che avevano subito interventi chirurgici, ho pensato che ci trovassimo in un campo di concentramento sperimentale", ha dichiarato una delle detenute nella denuncia.

In effetti, l'ICE ha una lunga tradizione nel prendere di mira le donne migranti incinte e altre persone vulnerabili nel sistema di detenzione. In base alla nuova politica di Trump sul "turismo delle nascite", così chiamata in riferimento a quei genitori che presumibilmente si recano negli Stati Uniti per ottenere la cittadinanza per il bambino che stanno aspettando, a chi richiede il ​​visto può essere chiesto di fornire la prova che non viaggiano per quel motivo.

Molte di queste politiche si basano sulla paura di un cambiamento demografico, la paura tra i bianchi americani che il loro capitale culturale stia perdendo valore. E visto che il candidato presidenziale Joe Biden afferma che "c'è un'anima comune che unisce i nostri paesi [Israele e Stati Uniti], generazione dopo generazione", è lecito pensare che entrambi i paesi abbiano paura dei tempi che cambiano.

Ad esempio, dopo averlo negato per anni, Israele nel 2013 ha ammesso di aver ordinato ai medici di iniettare alle donne ebree etiopi un farmaco anticoncezionale contro la loro volontà. Usando lo stesso linguaggio usato dai suprematisti bianchi in America, Netanyahu ha avvertito che gli immigrati illegali dall'Africa "minacciano la nostra esistenza come stato ebraico e democratico".

Le isterectomie forzate possono essere contestualizzate all'interno di una più ampia storia dell'eugenetica in entrambi i paesi. Hitler è forse il più famigerato sostenitore di una razza superiore, ma come osserva Edwin Black, il movimento per la pulizia etnica ha avuto origine negli Stati Uniti.

Una pseudoscienza diretta a "migliorare" la razza umana, la cui forma più estrema mira a sterminare gli esseri umani "indesiderabili". Sfaccettature di questa idea si trovano nei piani strategici come quelli sulla sterilizzazione forzata o le leggi sulla segregazione, così come le restrizioni al matrimonio tra bianchi e afroamericani che sono durate fino al 20° secolo.

Anche negli anni '70 e '80, le donne native americane subivano legature delle tube che pensavano essere un'appendicectomia. Pare che fra il 25 e il 50 per cento delle donne native americane siano state sottoposte a queste procedure tra il 1970 e il 1976. Ancora più sterilizzazioni si sono registrate a Porto Rico, dove tali atti costituiscono una parte oscura della storia dell'isola.

In una decisione del 1927, il giudice della Corte Suprema Oliver Wendell Holmes scrisse: "È meglio per tutto il mondo, se, invece di aspettare di giustiziare per crimini la prole degenerata, o di lasciarla morire di fame per la propria imbecillità, la società impedisce a coloro che sono manifestamente inadatti di continuare la loro specie. ... Tre generazioni di imbecilli sono sufficienti. "

Questa retorica viene ribadita in Israele, dove politici come Ayelet Shaked, del Jewish Home Party, sono noti per le loro osservazioni razziste. Ad esempio, nel 2015, Shaked ha evocato apertamente il genocidio del popolo palestinese pubblicando una citazione di Uri Elitzur, il defunto giornalista di destra e leader del movimento dei coloni israeliani:

“Dietro ogni terrorista, ci sono dozzine di uomini e donne, senza i quali [il nemico] non potrebbe arruolarsi nel terrorismo. Gli attori della guerra sono quelli che incitano nelle moschee, che scrivono programmi di studio omicidi per le scuole, che danno rifugio, che forniscono veicoli e tutti coloro che onorano e danno loro sostegno morale. Sono tutti combattenti nemici e il loro sangue ricadrà su tutte le loro teste. Questo include anche le madri dei martiri, che li mandano all'inferno con fiori e baci. Dovrebbero seguire i loro figli, niente sarebbe più giusto. Dovrebbero andarsene, così come le case in cui hanno allevato i serpenti. Altrimenti, lì verranno allevati altri piccoli serpenti. "

Secondo Ben Norton, le opinioni di Shaked sono sostenute da altri membri del governo di Netanyahu. Durante l'attacco israeliano del 2014 a Gaza, denominato "Operazione Margine Protettivo", Norton riferisce che i militari hanno portato avanti in azione la retorica estrema di Shaked.

Nello stesso periodo, Moshe Feiglin, un membro del partito Likud di Netanyahu, chiese la "conquista dell'intera Striscia di Gaza e l'annientamento di tutte le forze combattenti e dei loro sostenitori". La sua dichiarazione segue le linee della pulizia etnica. "Questo è il nostro paese, il nostro paese esclusivamente", disse, "inclusa Gaza".

Il 14 settembre, l'associazione Bend the Arc: Jewish Action ha twittato:

“La sterilizzazione forzata è un genocidio. Lo ICE sta eseguendo isterectomie di massa su donne immigrate. L'ICE sta commettendo un genocidio. Fa parte di una lunga storia di eugenetica e attacchi alla libertà riproduttiva negli Stati Uniti, un sistema che ha ispirato direttamente il regime nazista".

Bend the Arc, un'organizzazione ebraica "progressista", richiama l'attenzione su tali questioni ma non riesce a stabilire un collegamento con il trattamento israeliano dei palestinesi, definito genocidio anche dal Center for Constitutional Rights (Centro per i diritti costituzionali).

Se i valori comuni uniscono Israele e gli Stati Uniti, come sostiene Joe Biden, allora dovremmo tutti essere preoccupati. Dovremmo tutti cogliere i collegamenti.

Quando, pochi giorni fa, è arrivata la notizia delle sterilizzazioni forzate nel centro di detenzione della Georgia, c'è stata una reazione di shock e indignazione, come avrebbe dovuto esserci. D'altra parte, questo trattamento degli "indesiderabili" ha una lunga storia sia in Israele che negli Stati Uniti. In effetti, entrambi i paesi potrebbero essere facilmente accusati di genocidio, in Israele dei palestinesi e negli Stati Uniti degli indigeni locali.

Inoltre, se c'è pochissima differenza tra Trump e Biden per quanto riguarda il loro sostegno incondizionato a Israele, come sostiene Ramzy Baroud, allora la migliore strategia per gli attivisti in questo paese sono il lavoro educativo e le azioni di base nelle strade.

Kwame Ture (Stokely Carmichael) una volta disse che affinché la non violenza funzioni il tuo avversario deve avere una coscienza. Gli Stati Uniti, concludeva, non ne hanno.

Lo stesso si potrebbe dire per entrambi i candidati, almeno per quanto riguarda Israele. In effetti, il rifiuto di Biden di invertire molte delle politiche israeliane di Trump, scrive Baroud, compreso lo spostamento a Gerusalemme dell'ambasciata americana, rende manifesto il "fallimento morale" del Partito Democratico, che sembra motivato molto più dalla sua agenda politica che da quella etica.

 

Benay Blend ha conseguito il dottorato in studi americani presso l'Università del New Mexico. I suoi lavori accademici includono "Douglas Vakoch e Sam Mickey, Eds. (2017)" 'Né la patria né l'esilio sono parole: Conoscenza situata nelle opere di scrittori palestinesi e nativi americani'. Ha contribuito con questo articolo a The Palestine Chronicle.

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze