Il razzismo di Winston Churchill sulla Palestina

Thomas Suárez*, The Electronic Intifada, 18 giugno 2020

https://electronicintifada.net/content/winston-churchills-racist-legacy-palestine/30481

Nelle scorse settimane la statua di Churchill a Londra è stata fatta oggetto di proteste antirazziste. “Queste statue ci ricordano il nostro passato, pur con i suoi difetti” ha detto il primo ministro Johnson ribadendo che “non possiamo fingere di avere una storia diversa da quella che è effrettivamente stata”. Ma “fingere di avere una storia diversa” sembra invece proprio lo scopo di tali statue.

La statua ci mostra il Churchill che contribuì alla sconfitta dei nazisti. Ma nasconde il Churchill che ha reso possibili altri crimini contro l’umanità. E questi comprendono i crimini commessi nei confronti dei palestinesi. E riguardo ai palestinesi, mantenerci ignoranti del passato serve a tenerci ignoranti del presente. Serve a perpetuare l’ingiustizia alla quale Churchill ha contribuito e che continua oggi incessantemente con il sostegno britannico.

Approvò lo spossessamento

Fin dai primi tempi dell’appoggio britannico al sionismo, Churchill appoggiò lo spossessamento dei palestinesi non ebrei assicurando che essi non avessero voce in capitolo su quanto riguardava il destino della propria terra. “Negli interessi della politica sionista” disse nell’agosto 1021 come Ministro delle Colonie “tutte le istituzioni elettive sono state state finora rifiutate dagli arabi”. Un chiarimento sulle posizioni di Churchill su razza e Palestina si può reperire negli atti della commissione Peel del 1937, istituita a seguito della Grande Rivolta Araba.

La rivolta fu una risposta a come l’Inghilterra, in accordo con i sionisti, aveva introdotto un sistema di discriminazione per cui ai palestinesi venivano negate occupazioni, terra e risorse in favore dei coloni ebrei. L’Inghilterra, che allora amministrava la Palestina su mandato della Società delle Nazioni, soffocò con violenza la rivolta. Le audizioni della commissione Peel del 1937 iniziarono con un esame delle ragioni per cui l’Inghilterra aveva firmato il progetto di insediamento sionista, in riferimento alla dichiarazione Balfour del 1917. Si può facilmente dedurre che un imperialismo vecchia maniera, e cioè l’idea che i sionisti sarebbero stati di sostegno all’impero, fossero le intenzioni della commissione, ma ciò non venne mai detto a parole.

L’origine del tutto era stato nella prima Guerra Mondiale. L’inghilterra richiedeva il coinvolgimento degli USA ed i sionisti sostenevano di poter ottenere tale risultato nel caso che il governo britannico avesse dato loro la Palestina. Come testimoniò Lloyd George, primo ministro ai tempi della dichiarazione Balfour, “i sionisti ci fecero una precisa promessa che avrebbero fatto del loro meglio per orientare le opinioni degli ebrei in tutto il mondo alla causa degli alleati … nel caso che il governo britannico avesse dichiarato la sua simpatia per una amministrazione ebraica in Palestina.”

“Era importante orientare l’opinione pubblica ed i sentimenti della popolazione ebraica americana, disse Lloyd George, in quanto nel 1917 non vi erano divisioni americane al fronte e nelle trincee ed a quei tempi avevamo buone ragioni per ritenere che il favore o l’ostilità degli ebrei potesse comportare una notevole differenza”

Il diritto di andare giù pesanti

Churchill testimoniò nel medesimo modo. Il sionismo fu favorito in quanto “era un potente fattore di orientamento dell’opinione pubblica in America da cui ottenemmo grandi vantaggi nel corso della guerra.” Ma Horace Humboldt che era stato ambasciatore britannico a Berlino nei cinque anni precedenti all’ascesa di Hitler nel 1933 ed è ricordato per i suoi insistenti avvertimenti sulle ambizioni di Hitler, a proposito dei lavori della commissione Peel ebbe a chiedere “se la politica filosionista valesse il fatto di mettere a repentaglio la vita dei nostri soldati” e domandò a Churchill “avendo conquistato la Palestina, riteniamo di poterne disporre come ci pare?” Churchill rispose richiamando gli impegni dati quando gli inglesi conquistarono la Palestina verso la fine del 1917. “Nella conquista della Palestina abbiamo deciso di fare certe promesse agli ebrei” disse.

Il presidente della commissione, William Peel, domandò a Churchill “se non fosse quello un modo discutibile di governare” e che “solo quando gli ebrei fossero stati la maggioranza l’operazione sarebbe stata fattibile”. Churchill rispose brutalmente: “Noi abbiamo il diritto di andar giù pesanti per via della nostra autorità”. Lo storico Reginald Coupland disse nel corso delle audizioni che il cittadino inglese medio si sarebbe chiesto “perché mai agli arabi venisse negata l’autodeterminazione e perché dovessimo sparare sugli arabi per mantenere la promessa fatta agli ebrei”

Peel dal canto suo domandò a Churchill se l’opinione pubblica britannica “non si sia stancata e non si chieda perché mai ogni due o tre anni vi è una sorta di campagna contro gli arabi e noi mandiamo truppe a sterminarli? Gli inglesi potrebbero chiedersi: Perchè viene fatto tutto ciò? Quale è la colpa di questa gente? Perchè lo fate? Per dare una patria agli ebrei?”

“E i metodi erano assai brutali“ aggiunse Laurie Hammond, che aveva lavorato con l’amministrazione britannica in India. “Non dico che i metodi sono quelli degli italiani ad Addis Abeba, riferendosi ai massacri di Mussolini nel febbraio 1937, tuttavia ciò ha voluto dire far saltare in aria interi villaggi e cose del genere”. Gli inglesi, volle che si ricordasse, avevano fatto saltare parte del porto palestinese di Giaffa

Peel era della stessa opinione ed aggiunse che “hanno fatto saltare una quantità di case palestinesi in modo da terrorizzare la popolazione. Ho visto foto di queste cose, roba che saltava in aria”. Ma quando Peel pose la questione se si trattasse ”non tanto di mostrarsi energici” ma piuttosto di indebolire e mettere a tacere gli arabi che semplicemente volevano restare nel loro paese, allora Churchill perse la pazienza. “Io non ammetto che il cane che ha un canile abbia dei diritti sul suo canile” disse ”anche se c’è stato per un lungo tempo”. Egli negò che “un grande torto fosse stato fatto agli indiani d’America od ai neri dell’Australia” con la loro sostituzione con “una razza di livello più elevato”. Dieci anni dopo, nel 1948, la pulizia etnica, l’espropriazione ed il soggiogamento della Palestina si svolse in pieno. E Churchill, il grande combattente contro gli orrori del fascismo e del razzismo, se questo riguardava gli europei, non aveva cambiato il suo punto di vista sui “cani nel canile”. Nel gennaio del 1949, in un discorso al Parlamento inglese, Churchill liquidò le vittime della pulizia etnica sionista come “arabi che erano arrivati in Palestina nel corso dei 25 anni di amministrazione britannica“ e che vi avevano “trovato lavoro grazie alle occasioni che avevamo creato noi”.

Anche se resta comunque difficile giudicare Churchill con il punto di vista dell’oggi, rimane il fatto che il ministro degli esteri inglese di allora, il laburista Ernest Bevin, nella stessa occasione in Parlamento ebbe a dire: “il fatto di cacciare via dalle proprie case della povera gente innocente, che ciò avvenga in Germania da parte di Hitler o altrove da parte di chiunque altro, è un crimine, e noi dovremmo sforzarci tutti insieme per fermare una cosa del genere”

Smontare i miti dei leaders del passato non serve tanto a mostrare la loro ipocrisia, ma piuttosto la nostra. Oggi UK, Europa USA e Canada, tutti contribuiscono a rafforzare i crimini contro i palestinesi. Fino a che questi crimini continueranno, la statua di Churchill non ci avrà insegnato nulla.

*Thomas Suárez, violinista di livello internazionale e dirigente del Conservatorio Nazionale Palestinese Edward Said di Gerusalemme è l’autore di “Stato del Terrore: Come il Terrorismo ha creato la moderna Israele”

 

Grande Rivolta Araba del 1936 e Commissione Peel (NdR)

  • Agosto 1929. Moti antisionisti in Palestina dovuti alla disoccupazione e divieto ai non-ebrei di lavorare le terre acquisite dagli ebrei. Viene massacrata ed espulsa la secolare comunità ebraica di Hebron
  • Novembre 1935 i Britannici uccidono in uno scontro a fuoco vicino a Jenin Izz al-Din al-Qassam, attivo a Hebron nel 1929 e fondatore nel 1930 della milizia terroristica Mano Nera
  • 19 aprile 1936 scoppia la rivolta araba. Una settimana dopo, il muftī di Gerusalemme, Hajji Amin al-Husayni, fonda il Supremo Comitato Arabo. Il comitato proclama lo sciopero generale arabo chiedendo la fine dell'immigrazione ebraica in Palestina, il divieto di vendita delle terre agli Ebrei, indipendenza nazionale ed nonché elezioni immediate. Azioni armate insurrezionali e sabotaggio di oleodotto, ferrovia, kibbutz
  • Ottobre 36. Lo sciopero viene revocato e la violenza si attenua
  • Novembre 1936. Viene costituita dagli inglesi la Commissione Peel per indagare sulla rivolta in atto in Palestina
  • Luglio 1937. La Commissione Peel pubblica un rapporto in cui per la prima volta viene proposto un piano di spartizione della Palestina. Gli arabi si oppongono al piano di partizione. Il Supremo Comitato arabo si oppone all’idea di uno stato ebraico e richiede invece uno Stato di Palestina indipendente “con la protezione di tutti i diritti degli ebrei e delle altre minoranze, e la ragionevole salvaguardia degli interessi britannici”. Inoltre domanda la cessazione dell’immigrazione ebraica e della vendita di terra ad ebrei,   sostenendo che la creazione di uno stato ebraico e la mancanza di indipendenza della Palestina alla fine del mandato britannico è un tradimento della parola data dall’Inghilterra
  • Autunno 1937. Riprende la rivolta araba e, schiacciata dagli inglesi, si esaurisce nel marzo del 1939 con 15mila morti palestinesi ed espulsione dei dirigenti palestinesi