Palestinian lives matter

Per la terza notte di fila, il 2 giugno centinaia di persone sono scese in piazza ad Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme est per protestare contro l’uccisione del palestinese Halak avvenuta sabato e le discriminazioni subite esattamente come quella dei neri degli Usa

Roma, 3 giugno 2020, Nena News  http://nena-news.it/israeleterritori-occupati-palestinian-lives-matter/

Centinaia di persone sono scese in strada il 2 giugno per la terza notte di fila a Tel Aviv, Haifa, Gerusalemme est e altri piccoli centri per protestare contro l’uccisione da parte della polizia israeliana del 32enne palestinese Eyad al-Halak avvenuta sabato. Un coro ha unito le piazze: “Palestinian Lives Matter” chiamando esplicitamente in causa il movimento statunitense “Black Lives Matter” che lotta da anni per i diritti della popolazione discriminata nera negli Stati Uniti d’America.

L’omicidio al-Halak ha scatenato profonda indignazione: i poliziotti israeliani che lo hanno incrociato sabato hanno detto di aver pensato che fosse armato o volesse compiere un attacco. Lo hanno perciò inseguito e lo hanno ucciso con sette colpi di arma da fuoco. Nessun tentativo di arresto o di verifica dell’effettivo pericolo. Iyad è morto come sono morti tanti altri palestinesi prima di lui, sospettati di avere in mano un coltello, di voler attentare alla vita di un soldato o un poliziotto israeliano. Organizzazioni internazionali l’hanno definita la pratica dello “shoot to kill”, sparare per uccidere.,

Ieri ad accusare la polizia è stata anche l’insegnante di Halak. Intervistata dal canale 13 della tv israeliana, la donna ha dichiarato di aver gridato ripetutamente agli agenti che Eyad fosse disabile. Ma il suo avvertimento è caduto nel vuoto. Le proteste sono state immediate e sono state subito associate all’uccisione brutale del nero statunitense George Floyd per mano di un poliziotto bianco. Stessa discriminazione razziale, sociale, economica. Stessa disumanizzazione della vittima: siano essi neri o palestinesi poco importa perché non sono come “noi”. La polizia israeliana non “sospetta” mai se si trova di fronte un israeliano. Così come il ginocchio sul collo per 9 minuti come è capitato a Floyd non lo si vedrà mai se il presunto o vero trasgressore ha pelle di color bianco.,

Da giorni i palestinesi portano avanti questo parallelismo. Non a caso ieri ad Haifa e Tel Aviv i messaggi erano per entrambi: “Giustizia per Eyad e per Geroge” recitavano. Non a caso ieri i manifestanti scandivano “Black lives matter” esattamente come “Palestinian Lives matter” perché a loro giudizio è il sistema che è alla base che è lo stesso. “La brutalità della polizia negli Usa e del governo israeliano è rimarcata dalla stessa logica suprematista coloniale che criminalizza gli oppressi e gli emarginati” ha sintetizzato sul portale Middle East Eye l’attivista Amir Marshi. Ma nella piazza di Haifa ieri si è ricordata anche Razan al-Najjar l’infermiera gazawi uccisa due anni fa da un cecchino israeliano. La “colpa” di Razan? Curare i manifestanti palestinesi feriti mentre protestavano nelle manifestazioni della “Grande Marcia del Ritorno” al confine tra la Striscia di Gaza e Israele. “Dobbiamo opporci a questi sistemi di oppressione in tutte le loro incarnazioni e luoghi in solidarietà e stando insieme”, ha aggiunto l’attivista Marshi.,,,

I numeri parlano chiaramente: nel 2019 le forze armate israeliane hanno ucciso 132 palestinesi tra Gaza e Territori Occupati. I gruppi umanitari – da Human Rights Watch e Amnesty – hanno ripetutamente criticato Israele per l’uso “eccessivo della forza” e le sue pratiche di “uccisioni extragiudiziale” per cui raramente qualcuno ha pagato penalmente.,,,,

Il neo ministro della difesa israeliano Gantz ha chiesto scusa e ha promesso l’apertura di una inchiesta. “Ci dispiace veramente per l’incidente in cui Halak è stato ucciso, siamo vicini al dolore della famiglia”. Parole che per i palestinesi risultano ancora più odiose perché pronunciate da chi, proprio in campagna elettorale lo scorso anno, vantava i “risultati” della sua carneficina di palestinesi durante l’offensiva “Margine protettivo” a Gaza nel 2014 quando allora era capo dell’esercito.,

Nessuna parola è stata espressa dalle autorità invece per un altro palestinese, Fadi Adnan Qaad, ucciso venerdì mentre guidava la sua macchina nella Cisgiordania occupata. Secondo l’esercito, l’uomo voleva investire i soldati israeliani con la vettura: aveva accelerato proprio per colpirli mentre erano sulla panchina. Per questo era stato “neutralizzato”. Versione che la famiglia di Qaad respinge: l’uomo doveva prendere sua moglie e i suoi figli. Nena News,

Ben diversamente viene trattato Elor Azaria, il soldato israeliano che ha sparato a morte a un palestinese disarmato e ferito a Hebron, qui ritratto con la famiglia e gli amici in un’aula di tribunale presso la base militare di Kirya a Tel Aviv, il 4 gennaio 2017. (Miriam Alster / Flash90 )