Le condizioni imposte da Israele per la fornitura di ventilatori al popolo indifeso di Gaza sono disumane

Un paese umano li avrebbe liberati tutti senza condizioni, come un gesto di umanità durante il coronavirus.

Di Gideon Levy

Haaretz, 15.04.2020

Se Israele avesse anche solo un blriciolo di umanità nei confronti degli abitanti della Striscia di Gaza, almeno durante la pandemia di coronavirus, sospenderebbe immediatamente tutti i divieti e consentirebbe un intervento sanitario ed economico illimitato nell’enclave. Se mostrasse più generosità e meno costrizioni, potrebbe riuscire ad ottenere uno scambio di prigionieri con Hamas.

Ma in Israele, dove l’epidemia ha stravolto tutto, solo una cosa rimane com’era; crudeltà, ottusità e blocco di Gaza. Il mondo intero è cambiato, ad eccezione della prigione più grande del mondo, che attende con angoscia un focolaio con a disposizione solo 65 ventilatori, senza kit test per oltre 2 milioni di persone e con le porte chiuse la cui chiave è nelle mani del carceriere israeliano.

Il culmine dell’umiliazione: all’inizio di questa settimana, Haaretz ha riferito che Hamas potrebbe fornire a Israele informazioni sui due civili israeliani e sui resti di due soldati detenuti a Gaza in cambio di ventilatori. Fonti israeliane hanno rapidamente negato la mera contemplazione di un simile scambio, spingendo Hamas a smentire. Non c’è modo di sfuggire all’allusione storica suggerita dal titolo.

A me il titolo ha ricordato l’accordo siglato dall’israelita Rudolf Kasztner con i nazisti, veicoli militari in cambio di ebrei. No, non è uguale, non è nemmeno paragonabile. Gaza non deve affrontare un olocausto, ma solo un disastro umanitario la cui portata  è ingigantita dalla pandemia. Ma se qualcuno in Israele avesse preso in considerazione la possibilità di negoziare la fornitura di macchine per la respirazione assistita alla Striscia ponendo eventuali condizioni alla loro consegna, quel duro confronto è inevitabile.

Gaza ha solo 65 ventilatori perché è stata imprigionata da Israele per quasi 15 anni. È intollerabile che un generale israeliano decida come, e soprattutto cosa non sarà permesso. È a dir poco malvagio. Con quale diritto un generale israeliano decide quanti ventilatori avrà Gaza? Da dove arriva questa malvagità?

Quando la Turchia vuole aiutare la Striscia, Israele pone ostacoli. Invece di affrettarsi a portare alcuni dei ventilatori che il Mossad ha rubato in giro per il mondo, come si sono vantati i leader dell’agenzia di spionaggio. E invece di invitare il mondo a “Non dimenticare Gaza”, la Striscia è lasciata soffocare con 65 ventilatori, che sono solo un simbolo del suo disagio.

Sotto c’è il possibile scambio di prigionieri. Qualcuno pensava che un accordo potesse essere estorto con il pretesto del coronavirus. Gaza ha cessato il fuoco dall’inizio della pandemia. Non stanno nemmeno lanciando palloncini incendiari. Israele avrebbe dovuto rispondere con un gesto di benevolenza. Ma in Israele, è considerato un segno di debolezza.

La domanda su chi sia più umano, Benjamin Netanyahu o Yahya Sinwar, è tutt’ora senza risposta. Il primo ministro israeliano, come tutti i suoi predecessori, è responsabile dell’abuso su molte altre persone. L’unica risorsa del leader di Hamas a Gaza sono due civili e due corpi. Sinwar vuole ottenere il rilascio di alcune delle migliaia di persone che si trovano nelle carceri israeliane, alcune delle quali sono prigionieri politici o stanno scontando dure condanne.

Innanzitutto, chiede il rilascio degli anziani, dei malati, delle donne, dei minori e dei 55 prigionieri che Israele ha scandalosamente riarrestato dopo averli liberati nello scambio di Gilad Shalit, come rappresaglia per il rapimento e l’uccisione di tre ragazzi israeliani nel 2014 cedendo alla pressione dei coloni.

Un paese umano li avrebbe liberati tutti senza condizioni, come un gesto di umanità durante il coronavirus. Finora, Israele non è disposto a liberarli anche nell’ambito di un accordo. Dopotutto, dobbiamo mostrare ad Hamas chi è più forte e  potente.

Tutto ciò che possiamo fare è pensare con sgomento alle persone indifese di Gaza. Angosciate dalla pandemia, che la Striscia non è preparata ad affrontare, e sulla crescente disperazione economica e mentale. All’inizio del mese un generale israeliano ha proibito l’importazione a Gaza di computer e apparecchiature di comunicazione, essenziali durante una pandemia, con il pretesto che merci simili erano state rubate nel territorio.

Inoltre, ancora una volta, Israele ha irrorato di veleni, con gli aerei, le colture vicino al confine. Il vento trasporta le sostanze tossiche nei campi profughi, insieme alle intenzioni ancora più velenose di Israele, nelle province di disperazione, angoscia e paura.

Trad. di Beniamino Rocchetto per Invictapalestina.org